LINKIN PARK: il nuovo “The Hunting Party” traccia per traccia!

Pubblicato il 06/06/2014

Speciale a cura di Davide Romagnoli

“Quando avevo quindici anni [..] mi piaceva la musica offensiva sa in termini di testi che di suono, qualcunque cosa potesse far incazzare i miei. Per fare questo disco abbiamo dovuto metterci in contatto con tutto ciò”. Queste le parole di Mike Shinoda offerte come preambolo per il sesto album della formazione losangelina, giunta ormai alla decade e mezza di attività. Aleggiava nell’aria anche una sorta di massima euristica da offrire come etichetta a questo “The Hunting Party” come “una sorta di prequel per Hybrid Theory”. Parole forti, soprattutto dopo le tendenze elettroniche-dubstep-soft pop introdotte negli ultimi lavori. Negli studi Warner di Milano abbiamo avuto la possibilità di ascoltare in anteprima il nuovo lavoro di Shinoda e Soci ed ecco una breve disamina delle tracce di questo attesissimo “The Hunting Party” che si configura subito come il disco che suona (o che vuole suonare) come i “vecchi” Linkin Park.

 

LINKIN PARK- The Hunting Party - 2014

LINKIN PARK – The Hunting Party
Etichetta: Warner
Data di pubblicazione: 17 giugno 2014
Durata: 45:12

 

1. KEYS TO THE KINGDOM
Finalmente si ri-sentono i Linkin Park come qualcuno li aveva lasciati qualche anno fa. Forse una decina di anni fa. “Be careful what you shoot because you might hit what you aim for”. Opener esplosiva al punto giusto che fa storcere il naso a chi sperava in un nuovo “A Thousand Suns”.

2. ALL FOR NOTHING (Feat. Page Hamilton)
Dopotutto non era del tutto falso ciò che Shionoda aveva affermato: il fatto cioè che si volesse riprendere un po’ quelli che furono per la band le influenze principali di quando erano ragazzini. Il brano è una trasposizione più moderna (e matura, forse) di quella rabbia che aveva contraddistinto la prima produzione della band. Il frontman degli Helmet, Page Hamilton, pur non essendo in alcun modo fondamentale per la riuscita del brano, denota comunque, per la sua sola presenza, una direzione chiara che il gruppo ha voluto intraprendere. O mostrare di aver intrapreso, quantomeno.

3. GUILTY ALL THE SAME (Feat. Rakim)
Altro featuring, questa volta col rapper storico Rakim che affronta un 24 battute nel bridge del pezzo. Pezzo presentato in anteprima come singolo giusto poco tempo fa su YouTube. Il brano segue liricamente l’invettiva contro l’essere umano usurpatore e colpevole,  ed è accompagnato dallo standard di marcia di batteria che prosegue un po’ in tutto il disco, intervallato da quelli che sono i riff più vecchio stampo di scuola Linkin Park. Pezzo tutto sommato da considerarsi come quanto di buono ci si potesse aspettare dal formato canzone cui siamo stati abituati a fruire dal gruppo losangelino. Non eccessivamente scontato e neppure dirottato totalmente su nuove coordinate. Un buon singolo degno di essere chiamato “singolo rock”.

4.   THE SUMMONING
Brevissimo intermezzo piuttosto superfluo.

5. WAR
Radici Black Flag o quasi primi Metallica sembrano offrirsi da contorno a questo episodio interessante del disco. Pur non essendo nulla di originale, alcune parti particolarmente aggressive e veloci fanno da sfondo al ritornello di un Bennington più che canonico, riuscendo ad integrarsi benissimo con un pezzo diretto e incisivo che risulta in un ascolto piacevole. Lontano anni luce da “A Thousand Suns” e i featuring con Aoki.

6. WASTELANDS
Altra canzone canonica Linkin Park style: riff – strofa di Shinoda – ritornello aperto di Bennington – strofa – ritornello- bridge – ritornello solo voce e ripresa con tutti gli strumenti con Bennington che urla. Funziona sempre. Gli amanti di “Minutes To Midnight” troveranno soddisfazione.

7. UNTIL IT’S GONE
Forse la più smaccatamente “Transformers style”. Una semi-ballad condita di distorsioni, assolutamente radio-friendly. Forse la più prevedibile e la meno interessante. E forse quella più venerabile dai kids abituati a videogame e Linkin Park.

8. REBELLION (Feat. Daron Malakian)
La più vicina alla summa del disco, ai primi LP e alle influenze System Of A Down di cui figura anche il nome di uno degli esponenti principali. Forse anche una delle migliori del disco. Piacevole anche sentire Bennington gridare come se fosse tornato quindicenne durante il bridge. Anche se forse solo di facciata, riesce comunque a far apprezzare il brano e a riposizionare i canoni sulla ripresa di coordinate più tipicamente rock “pestato”.

9. MARK THE GRAVES
“The scars will never fade”. Un inizio potente sfocia nella strofa canonica per poi ripiombare tra alti e bassi in un coinvolgente riff heavy metal. Altrettanto canonica e significativa per “The Hunting Party”, riprendendo influenze del passato e cercando di recuperare quell’ethos da camera adolescenziale contro tutto e tutti, con un esercito di dischi e una chitarra elettrica.

10. DRAWBAR (Feat. Tom Morello)
Ci voleva Tom Morello per un pezzo di pianoforte e synth? Ah, forse per un mezzo arpeggio che poteva fare Shinoda con le mani ingessate?! Influenze Nine Inch Nails di fine anni novanta fanno da sfondo a questo interludio che però non è affatto male, anche se si aspetta fino alla fine che entri Morello con uno stoppato sulle corde della chitarra, o un assolo, o uno spippolamento sul jack in. Niente. Forse passava di li in studio di registrazione mentre Shinoda improvvisava sulle tastiere e si è fatto una paglia con Bennington. Pezzo dubbioso.

11. FINAL MASQUERADE
La canzone che ci si aspettava dai Linkin Park degli ultimi tempi. Cantilenante al punto giusto, melodica al punto giusto. Da ragazzini col pugno chiuso verso il cielo nelle prime file dei concerti. Un buon ethos emerge, seppur nei medesimi toni standard descritti in precedenza. Dopotutto, è una formula che funziona, non pesa e addirittura risulta gradevole.

12. A LINE IN THE SAND
Eh no. Non c’è effettivamente nessuna ballata strappalacrime in questo disco. Neanche alla fine. E non c’è neanche nessun pezzo di elettronica fondamentalmente. La protesta finale contro il sistema e la sua caccia grossa si esplicita nella finale “Give me back what’s mine” e un ritornello da vecchio giovane incazzato.

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