Marduk, ovvero sinonimo di black metal. Una band che all’attivo può vantare ben undici full length album registrati in studio, ben tre live album ed una marea di EP e mini CD tutti rigorosamente black metal non può non essere considerata come uno dei capisaldi di questo genere. Quantità, certo, ma ovviamente abbinata alla qualità. Molti, troppi, sono i gruppi della prima ora che nel corso degli anni hanno cambiato il loro stile, allontanandosi decisamente in alcuni casi dalle fondamenta del black metal. I Marduk non hanno mai sperimentato situazioni che avrebbero potuto portali lontano dai dettami fondamentali della musica diabolica per antonomasia. Fedeli alla linea, ma anche capaci di rinnovarsi di album in album, di evolversi e di trovare ogni volta una strada diversa verso la violenza pura. Per il Marduk il black metal è soprattutto violenza, violenza abbinata alla velocità: un binomio, questo, che ha affascinato un’intera generazione di fan che ha sempre guardato a questa band come al vero baluardo della musica black metal brutale senza compromessi. Pochi, ma devastanti rallentamenti, nessun elemento sinfonico, i Marduk di Morgan hanno messo a ferro e fuoco tutto il globo con la loro musica diabolica ed i loro concerti annichilenti. A metà della loro carriera i nostri, involontariamente, hanno anche dato una grande spinta a quello che oggi possiamo indicare come ‘war black metal’. Con l’album "Panzer Division Marduk", infatti, la band ha inserito la sua tanto cara tematica della guerra non solo nei testi, ma anche nella musica trasformando le canzoni in veri e propri campi di battaglia con un sound marziale e metallico. Non importa se già qualcosa di simile esisteva già: i Marduk, con il loro peso specifico, sono riusciti a dare una forte impronta a questo sottogenere di black metal che negli anni seguenti si è sviluppato enormemente. Ma l’influenza dei Marduk non si limita a questo. Essi sono ormai l’icona del black metal tirato dall’inizio alla fine, e hanno fatto di tutto per mantenere questa nomea il più a lungo possibile. Ora la band è maturata anche sotto questo aspetto e l’undicesimo album in studio ne è la riprova più evidente. La violenza dunque continua, ancora nel segno dei Marduk e quel simbolo scelto dalla band anni ed anni or sono: quel pentacolo rovesciato al centro del quale troneggia un lupo famelico la dice lunga su quale sia la filosofia della band di Morgan e quale la fame di black metal che continua a tormentare la creatura Marduk…
LA STORIA: L’ETà MITICA
Il black metal deve le sue radici ad alcuni gruppi storici degli anni ’80 ma, per come lo conosciamo ancora oggi, il black metal (con tutti i suoi connotati distintivi) è nato in Norvegia. Mayhem e Darkthrone sono ovviamente e giustamente i nomi più noti di una scena passata alla storia, per vari motivi, a partire dall’inizio degli anni ’90. Norvegia, ma non solo. C’è un gruppo che non proviene dalla terra dei fiordi bensì dalla vicina Svezia e che forse più di altri può considerarsi progenitore del black metal: i Marduk. Fondati nel lontano 1990 dal chitarrista Morgan Steinmeyer Hakansson, già un anno dopo i Marduk incidono il loro demo blasfemo "Fuck Me Jesus" ed un 7" intitolato "Here’s No Peace", che però momentaneamente decidono di non diffondere. La band inoltre inizia subito a sfogare la propria passione per la musica dal vivo e vengono realizzati i primi concerti. Già l’anno successivo esce il debut "Dark Endless" per la svedese No Fashion, etichetta che presto costringerà Morgan e soci a trovare un altro contratto discografico, contratto che non tarda ad arrivare con la francese Osmose Productions. Nel 1993 esce così l’ottimo "Those Of The Unlight", album in cui oltre a Morgan alla chitarra c’è anche Magnus ‘Devo’ Andersson alla sei corde; al basso invece troviamo l’esordiente B.War (destinato a rimanere in formazione per moltissimi anni), mentre il nuovo cantante (e qui pure batterista) è Joakim Gothberg. Il 1994 segna il primo concerto all’estero della band tenutosi ad Oslo in Norvegia, ma questo è anche l’anno della definitiva consacrazione dei Marduk all’interno della scena internazionale, grazie anche all’uscita del violentissimo terzo full length album: "Opus Nocturne". Da segnalare l’ennesimo cambio di formazione con l’entrata del micidiale batterista Fredrik Andersson che ‘ruba’ il posto a Joakim che in questo album si occupa soltanto delle parti cantate; non c’è più invece Magnus ‘Devo’ Andersson e da questo momento i Marduk avranno uno ed un solo chitarrista: il leader Morgan. ‘Devo’ però è destinato a ritornare all’interno del gruppo nel 2004 in qualità di bassista e di produttore del gruppo. La band si fa notare per la notevole attività live in cui riversa tutta la violenza di cui è capace.
L’ETà DELL’ORO
Arriva il 1996 ed è il tempo del primo album dei Marduk uscito dagli Abyss Studio svedesi di Peter Tagtgren (Hypocrisy): "Heaven Shall Burn… When We Are Gathered" che segna una delle tante svolte nella carriera dei Marduk: l’entrata in formazione del cantante Erik ‘Legion’ Hagstedt. Legion, Morgan, B.War e F.Andersson: questa è da molti considerata come la miglior formazione mai avuta dai Marduk. Migliore o no, è indubbio che con questa formazione i Marduk si siano affermati come una delle più importanti e famose black metal band mondiali. Sono gli anni in cui i Marduk inevitabilmente vengono paragonati con altre grandi band della prolificissima scena black metal svedese: dai Dissection ai Dark Funeral, ma sarà soprattutto con quest’ultima band che nascerà una sorta di ‘dualismo’ che dividerà molti fan della musica nera. Anche i rapporti tra i due gruppi non sono tra i migliori, ma ad ogni modo ognuno prosegue per la propria strada: i Marduk suonando costantemente dal vivo e sfornando quasi annualmente un full length album, mentre i Dark Funeral centellinando i propri album negli anni.
Nel 1997 i Marduk suonano di supporto al concerto della reunion dei leggendari Mayhem tenutosi in Germania. I tour si susseguono. e nei due successivi anni escono altri due album al fulmicotone: il demoniaco "Nightwing" e il tanto discusso "Panzer Division Marduk". Quest’ultimo album viene indicato da parte della critica come il "Reign In Blood" del black metal, mentre per altri i Marduk hanno perso un po’ del proprio smalto diabolico per diventare una war-black metal band. Indubbiamente "Panzer Division Marduk" è un album che ha influenzato tantissimo un’intera generazione di giovani gruppi black metal, introducendo il tema della guerra in maniera così plateale non solo nei testi, ma anche musicalmente, con suoni che sembrano delle vere e proprie mitragliate.
IL DECLINO
Il nuovo millennio significa ancora una volta tempo di cambiamenti per i Marduk: avviene infatti il divorzio (da quel poco che ufficialmente si sa in modo piuttosto turbolento) tra la band e la label francese Osmose Prod. Da questo momento, considerato che con le etichette la band non ha mai avuto troppa fortuna, Morgan fonda la propria etichetta (La Blooddawn Prod.) che d’ora in avanti produrrà gli album dei Marduk e sarà supportata dalla sempre più intraprendente Regain Records, label anch’essa svedese. Il primo album ‘autoprodotto’ dei Marduk è "La Grande Danse Macabre", uno degli album più criticati insieme al successore "World Funeral" del 2003. Indubbiamente il periodo che la band sta attraversando non è tra i migliori e lo dimostra il fatto che, di lì a poco, la storica formazione si disintegrerà completamente. La prima grande defezione i Marduk la subiscono con la fuoriuscita del batterista Fredrik Andersson, sostituito su "World Funeral" dal talentuoso e giovane Emil Dragutinovic. I Marduk a questo punto sembrano un gruppo in declino il cui futuro è tutto da inventare, ma è proprio nel momento più buio (o uno dei peggiori) della band che Morgan trova la forza di rialzarsi in piedi e in tempo record metter su una nuova formazione che evidentemente gli porta anche nuove ispirazioni nel processo di composizione. Vengono reclutati Daniel ‘Mortuus’ Rosten (dai Funeral Mist e Triumphator) e c’è il ritorno di ‘Magnus ‘Devo’ Andersson in qualità di bassista.
LA RINASCITA
Nel 2004 esce il tanto atteso "Plague Angel", applaudito da gran parte della critica come un vero e proprio capolavoro d’arte nera. ‘Mortuus’ sembra proprio non voler far rimpiangere l’ugola di Legion, mentre la sessione ritmica è sempre devastante nonostante l’alternarsi dei suoi protagonisti, là dove Morgan sembra aver ritrovato un riffing ispirato e più diversificato rispetto al recente passato. Nel frattempo la macchina infernale dei Marduk non si ferma e continua la lunga serie di tour in tutto il globo. Una band così talentuosa e presente dal vivo non può che pubblicare l’ennesimo live album, intitolato "Warschau", che esce nel 2005 (dopo che i Marduk avevano nel corso degli anni già pubblicato "Live In Germania" nel 1997 e "Inferal Eternal" nel 2000). L’ultimo cambio di line up, nel frattempo, vede l’avvicendarsi dietro le pelli di Lars Broddesson che prende il posto di Dragutinovic. Nel 2007 esce il nuovo capolavoro della band intitolato "Rom 5:12". Nel frattempo i Marduk (sempre attenti al mercato e all’aspetto commerciale della musica che non si limita alla pubblicazione di full length album, ma che riguarda anche i numerosi EP pubblicati, il merchandise infinito proposto ai fan e un’attività live a tappeto) sfruttano il supporto DVD per produrne addirittura tre in soli tre anni! Prima tocca a "Funeral Marches And Warsongs" nel 2004, poi è il turno di "Blackcrowned" nel 2005 e l’anno seguente arriva "Blood Puke Salvation". Non paga di tutto il materiale in circolazione a nome Marduk, la band fa ristampare dalla Blooddawn tutti gli album usciti in precedenza per la Osmose Prod. Ormai i nostri sono inarrestabili e in questi giorni esce il nuovo e contorto "Wormwood", ennesimo album oscuro ed estremo, ennesimo motivo di scontro tra i fan della band che vedono i Marduk di questi anni come la brutta copia di quelli degli anni ’90 e coloro che continuano a supportare un gruppo che, pur rinnovandosi continuamente, non ha mai messo da parte il proprio inconfondibile stile. Una cosa è certa: se ascoltate black metal prima o poi incontrerete sulla vostra strada i Marduk, una band che sta ancora scrivendo una parte importante della storia di questo genere musicale demoniaco.
MARDUK: INTERVISTA A MORGAN STEINMEYER HAKANSSON
Morgan Steinmeyer Håkansson è un personaggio carismatico e particolare. Quello che va dicendo da anni ormai lo sappiamo tutti e spesso le sue risposte sembrano quelle di una persona eccessivamente montata o esaltata, se non superba. La verità non è niente di tutto questo, Morgan è una persona molto affabile e simpatica, ma è anche una persona che crede fermamente in quello che fa e guai a chi gli tocca la sua creatura prediletta: i Marduk. Consapevole di essere alla guida di uno dei più grandi gruppi black metal di sempre, stavolta abbiamo voluto andare a sondare il passato della band, alla vigilia di un nuovo full length album che dovrà saziare le grandi aspettative degli ammiratori dei Marduk sparsi in tutto il globo. Morgan è stato poco espansivo come suo solito, ma non per questo meno disponibile. Il leader dei Marduk preferisce i fatti alle parole e i quasi venti anni di blasfemia e violenza del suo gruppo dimostrano solo una cosa: i Marduk sono una band che va presa sul serio più che mai.
HAIL GRANDI MARDUK! IN QUESTA INTERVISTA VORREI FARE UN PASSO INDIETRO ALLA VOSTRA GLORIOSA CARRIERA PRENDENDO SPUNTO DA TUTTE LE RISTAMPE DEI VOSTRI VECCHI ALBUM CHE IN QUESTI MESI STA FACENDO LA REGAIN RECORDS. A COSA E’ DOVUTA QUESTA SCELTA DELLA REGAIN? SIETE STATI CHIAMATI IN CAUSA PER DECIDERE QUESTA SOLUZIONE E SU COME DOVEVANO ESSERE RIDISEGNATE LE COPERTINE DELLE RISTAMPE O SU QUALE MATERIALE INEDITO INSERIRE COME BONUS DVD DA AFFIANCARE ALLE RISTAMPE DEGLI ALBUM? Morgan: “In realtà le ristampe sono state fatte dalla mia etichetta personale, la Blooddawn Production. La Regain Records si è solo limitata ad apporre il proprio marchio e a pensare alla distribuzione. Era da tempo che volevo ristampare i nostri album classici con una nuova veste grafica e penso che il lavoro finale sia venuto in fin dei conti piuttosto bene!”.
I MARDUK HANNO MAI CAMBIATO IL LORO APPROCCIO AL BLACK METAL PRIMA DI INIZIARE IL CONSUETO PROCESSO DI STESURA DEI BRANI PER UN NUOVO ALBUM? IO DIREI DI NO IN QUANTO IL VOSTRO STILE BENE O MALE E’ RIMASTO SEMPRE LO STESSO IN TUTTI QUESTI ANNI, SEI D’ACCORDO CON ME? Morgan: “Sì, sono d’accordo con te in quanto non direi che il nostro approccio sia cambiato nel corso del tempo, in fin dei conti si tratta sempre di un approccio forte alla musica violenta. I Marduk esistono per suonare musica dura e aggressiva, questo è poco ma sicuro!”.
DOPO COSI’ TANTI ANNI DI ATTIVITA’ INTENSA, ORA I MARDUK SEMBRANO VIVERE UNA SECONDA GIOVINEZZA: DOVE TROVATE ANCORA LA FORZA E L’ATTITUDINE PER ANDARE AVANTI A QUESTI RITMI SFRENATI, AD INCIDERE GRANDI ALBUM ED ESSERE SEMPRE IN TOUR? Morgan: “In effetti abbiamo un’agenda che è sempre piena di impegni. Non penso però a quello che ci sta succedendo come a una ‘seconda giovinezza’, non è questo il sentimento che provo dentro di me perché siamo sempre stati una band forte, non c’è nessuna rinascita dei Marduk, siamo sempre stati rappresentativi e forti in tutti questi anni!”.
LE RISTAMPE SONO DAVVERO USCITE IN EDIZIONE DELUXE! SEI SODDISFATTO DEL RISULTATO FINALE E DEL MATERIALE CHE E’ STATO INCLUSO NEI BONUS DVD? Morgan: “Certamente, si tratta davvero di ottimo materiale!”.
C’E’ SECONDO TE UN ALBUM CHE RENDE MEGLIO DAL VIVO CHE NON IN STUDIO? Morgan: “A questa domanda non saprei davvero come rispondere. Che certe canzoni riescano meglio dal vivo che non in studio è fuori di dubbio, ma se devo citare un album completo allora non saprei dire. Il punto fermo è che i Marduk sono una forza sia dal vivo che in studio di registrazione!”.
“PANZER DIVISION MARDUK” ALLA SUA USCITA VENNE ANNUNCIATO DA ALCUNI GIORNALI COME IL “REIGN IN BLOOD” DEL BLACK METAL. PENSI DAVVERO CHE QUELLA RELEASE AVESSE QUALCOSA IN COMUNE CON GLI SLAYER? SE SI’, COSA IN PARTICOLARE? Morgan: “Si tratta soltanto di dichiarazioni affascinanti, ma che non si basano su nulla di concreto, tutto qui”.
IN “OBEDIENCE” AVETE INCLUSO UNA COVER DELLA PUNK BAND DEI MISFITS. COSA VI PIACE DI LORO IN PARTICOLARE: LA MUSICA, IL LOOK O COS’ALTRO? Morgan: “Mi piace davvero tanto Glenn Danzig e tutti i suoi lavori. Oltretutto suono nei Devil Whorehouse che pagano più che un semplice tributo a questa grande band e a questo genere musicale. Per l’uscita di ‘Obedience’ avevamo capito che era il momento giusto per fare una cover di quel tipo”.
MARDUK E DARK FUNERAL SONO SEMPRE STATI DUE ICONE DEL BLACK METAL SVEDESE CONOSCIUTE IN TUTTO IL MONDO, MA QUALI SONO I RAPPORTI TRA DI VOI? Morgan: “No comment! (e questo suo ‘no comment’ vale più di mille risposte…, ndR)”.
PARLIAMO DI UN ALBUM CHE IN PASSATO E’ GIA’ STATO RISTAMPATO DALLA REGAIN RECORDS: “THOSE OF THE UNLIGHT”: COME MAI A SUO TEMPO AVEVATE SCELTO COME COVER ALBUM QUELLA SUGGESTIVA IMMAGINE DEI NOVE CAVALIERI NERI DI TOLKIEN? ANCHE VOI SIETE INTERESSATI A TEMATICHE FANTASY? Morgan: “Sì, a volte lo siamo”. CREDI CHE ORA I MARDUK SIANO PIU’ BRAVI SUL PALCO RISPETTO AL PERIODO DI “LIVE IN GERMANIA”? COSA RICORDI DI QUEL TOUR IN PARTICOLARE? ERA QUELLO IL MIGLIOR PERIODO VISSUTO CON LA VECCHIA LINE UP? Morgan: “Anche questa è una domanda alla quale è davvero difficile rispondere perché ormai i Marduk hanno una formazione completamente differente da quella di ‘Live In Germania’ quindi non so dirti se ora suoniamo meglio rispetto al passato. Quello che però posso dirti è che l’attuale formazione è la più salda che i Marduk abbiano mai avuto”.
MOLTI FAN E GIORNALI AFFERMANO CHE IL PERIODO D’ORO DEL VOSTRO GRUPPO SIA FINITO CON “PANZER DIVISION MARDUK”, ANCHE SE PERSONALMENTE RITENGO CHE I VOSTRI ULTIMI DUE ALBUM SIANO DEI CAPOLAVORI… CREDI DAVVERO CHE DOPO QUELLA RELEASE NON SIATE SEMPRE STATI AL LIVELLO DELLA VOSTRA FAMA? Morgan: “Guarda, sinceramente non mi interessa cosa pensano le altre persone, ciò che conta è che i Marduk non sono mai stati così forti come adesso!”.
POSSIAMO TRANQUILLAMENTE CONSIDERARE “ON DARKENED WINGS” E “MATERIALIZED IN STONE” DUE CANZONI SIMBOLO DEL VOSTRO PASSATO, QUALI SONO INVECE I BRANI SIMBOLO DEI MARDUK DI QUEST’ULTIMO PERIODO? Morgan: “Be’, un paio ci sarebbero, ma non è così facile come credi scegliere quali. Probabilmente ‘Throne Of Rats’ e ‘The Hangman Of Prague’ potrebbero ben rappresentare i Marduk, ma non saprei, forse ce ne sono altre ugualmente rappresentative…”.
COME MAI AVETE SCELTO IL LUPO COME SIMBOLO DELLA BAND? Morgan: “Perché no?”.
QUALE ALBUM SECONDO TE E’ IL PIU’ OSCURO E QUALE IL PIU’ VIOLENTO DELLA VOSTRA CARRIERA? Morgan: “Tutti i nostri album sono violenti e oscuri! Non voglio sceglierne uno in particolare!”.
AVETE SCELTO COME NOME DELLA BAND QUELLO DI UNA DIVINITA’ SUMERA; QUALI ELEMENTI DELLA MITOLOGIA SUMERA TROVATE COSI’ INTERESSANTI? Morgan: “Leggi tra le righe dei nostri testi e troverai la risposta che stai cercando…”.
CREDI CHE L’ANTICRISTIANESIMO SIA STRETTAMENTE CONNESSO ALLE TEMATICHE DELLA GUERRA E DELLA MORTE? IN CHE MODO? Morgan: “Forse non lo è in maniera così stretta, ma credo che in fin dei conti la connessione esista; la guerra e la morte sono due tematiche davvero importanti per i Marduk”.
SO CHE IN PASSATO AVETE AVUTO MOLTI PROBLEMI CON LA VOSTRA EX ETICHETTA, LA FRANCESE OSMOSE PROD., AVETE RISOLTO IL CONTENZIOSO CON QUESTA LABEL? ORA SIETE SODDISFATTI DEL LAVORO DELLA REGAIN RECORDS? Morgan: “Oggi come oggi i problemi avuti con la Osmose Prod. non mi interessano più. Certo, la Regain è una buona etichetta per un gruppo come i Marduk, ormai lavoriamo assieme sin dai tempi de ‘La Grande Danse Macabre’!”.
IN MOLTI BOOKLET DEI VOSTRI ALBUM TROVIAMO TESCHI ED OSSA… AVETE MAI VISITATO L’ENORME OSSARIO DI SEDLEC (KUTNA HORA) IN REPUBBLICA CECA? E’ UN POSTO DAVVERO IMPRESSIONANTE, DOVE SI RESPIRA VERAMENTE ARIA DI MORTE… Morgan: “Yes, ci sono stato e posti antichi come quello mi piacciono molto. Voglio sempre esplorarne di nuovi per catturarne la giusta ispirazione”.
L’USCITA DEL VOSTRO NUOVO ALBUM SI AVVICINA… Morgan: “Sì, l’album si intitolerà ‘Wormwood’ e uscirà a fine settembre! Più avanti conoscerai anche i dettagli della nostra nuova release!”.
RECENTEMENTE AVETE SUONATO AL METALCAMP IN SLOVENIA: COSA PENSI DI QUESTO FESTIVAL, TI PIACE LA LOCATION? Morgan: “Senza dubbio è un buon festival… (ci ripensa un po’, ndR) sì, te lo confermo!”.
MARDUK – FUCK ME JESUS (DEMO)
Tracklist
1.
Intro: Fuck Me Jesus
2.
Departure From The Mortals
3.
The Black
4.
Within The Abyss
5.
Outro: Shut Up And Suffer
Durata totale 00:12:38
Nei negozi dal 11 Giugno 1991
Legenda download:
Audio
Video
Testo
Tablatura
Recensione di Paolo "Cernunnos" Vidmar
Ovviamente il primo demo autoprodotto degli svedesi Marduk non poteva che avere una lunga serie di ristampe dopo la sua originaria uscita indipendente a metà del 1991. Le varie ristampe si devono alla Osmose Prod., che per lungo tempo è stata l’etichetta dei Marduk. Inutile dire che le ristampe contengono anche delle bonus track, sia il rifacimento di "Dark Endless" sia un paio di cover dei Bathory inizialmente registrate per far parte del tributo ai Bathory denominato "In Conspiracy With Satan". I brani di "Fuck Me Jesus" sono confluiti, come spesso accade per i brani di un demo, nel primo album della band, lo storico "Dark Endless". Tutti i brani sono diventati assai celebri, ma qui preme sottolineare la violenza e bellezza infernale di una canzone come "The Black", che ben rappresenta ciò che erano i Marduk nei loro primi anni di vita: una band sanguinaria, violenta, con un sound proprio, del tutto diverso da quello che c’era all’epoca nella vicina Norvegia. L’estro del talentuoso chitarrista Morgan "Evil" Steinmeyer Håkansson si stava formando, ma le basi erano già state gettate con questo demo satanico. Su questi primi lavori della band è possibile ascoltare il primissimo cantante del gruppo, Andreas "Dread" Axelsson, davvero niente male anche se ben presto sostituito dal bravo Joakim "Af Gravf" Göthberg. Questo "Fuck Me Jesus", il cui titolo metteva subito in chiaro il messaggio anticlericale dei Marduk, è giustamente entrato nella storia come inizio dell’Armageddon sonoro ideato dai Marduk!
Voto: 7.0
MARDUK – DARK ENDLESS
Tracklist
1.
Still Fucking Dead (here’s No Peace)
2.
The Sun Turns Black As Night
3.
Within The Abyss
4.
The Funeral Seemed To Be Endless
5.
Departure From The Mortals
6.
The Black…
7.
Dark Endless
8.
Holy Inquisition
Durata totale 00:30:15
No Fashion Records
Nei negozi dal 01 Dicembre 1992
Legenda download:
Audio
Video
Testo
Tablatura
Recensione di Paolo "Cernunnos" Vidmar
Gli album di debutto spesso e volentieri si differenziano dall’intera successiva discografia di una band, sia perché con il passare del tempo la band definisce il proprio stile, sia perché il fermento e la forza esplosiva sono altissime quando si muovono i primi passi e spesso non si riesce a ricreare il feeling dell’album di debutto. A questa sorta di legge universale gli svedesi Marduk non si sottraggono: il loro debut "Dark Endless" esce nel 1992 e non può che essere specchio di quel preciso periodo in cui il nascente black metal stava ancora cercando la propria indipendenza stilistica dal pesante retaggio black metal. "Dark Endless" non può essere altro che figlio del suo tempo, qui la macchina bellicosa Marduk, una delle più micidiali in ambito black metal, deve ancora nascere, in questa release i Marduk muovono i primi passi, ancora immersi nelle atmosfere e nello stile di un death metal parecchio oscuro, ma che non può essere ancora definito puro black metal, perché solo alcuni brani possono già essere etichettati in questo senso. L’ibrido è comunque affascinante perché tipico di quel periodo, e possiede un’atmosfera totalmente diversa dalla marea di album che oggigiorno vogliono ‘suonare’ come i primi anni ’90, diversi perché qui ci si voleva ‘liberare’ dal death metal, ora invece si aggiunge questa componente volutamente per far sembrare ‘vecchia scuola’ il black metal proposto. Siamo agli antipodi. Se volete respirare l’atmosfera di quegli anni e per ragioni anagrafiche o di altro tipo non l’avete fatto, allora "Dark Endless" è un buon antipasto dal quale cominciare. Errate invece se pensate qui di trovare già il tipico zampino dei Marduk più conosciuti… non è uno scherzo, sono passati davvero diciasette anni, nel frattempo. La ‘magia’ di "Dark Endless" è comunque quella di possedere a livello embrionale l’oscura malvagità che esploderà già con la seconda release della band. Album ‘storico’.
Parecchi di voi ricorderanno ancora nitidamente, anche se sono passati all’incirca quindici anni, l’uscita di questa importante release nella storia del black metal; con "Those Of The Unlight" e con il succession "Opus Nocturne", i Marduk si sono fatti conoscere al mondo intero e hanno contemporaneamente scritto pagine importanti nella storia del black metal. Era il 1993 e l’impatto devastante di brani come "Burn My Coffin", "Wolves" o l’opener "Darkness Breeds Immortality" è ancora vivido in chi ha avuto la fortuna di scoprire questi quattro demoni svedesi in quegli anni. Un brano come "On Darkened Wings" andrebbe insegnato sui banchi di scuola, qui i Marduk hanno dato benzina sul fuoco che anima la perenne fiamma nera del black metal, non ci sono dubbi. A distanza di così tanti anni è impressionante constatare quanto questo album abbia condizionato migliaia di band intente ad avvicinarci a questo genere, i Marduk anche con i successivi album sono sempre stati una palestra fondamentale per la crescita delle nuove leve. La Regain Records ha dunque fatto bene a ristampare un album di assoluto valore, l’ha fatto con un nuovo artwork niente male anche se inferiore all’originale. In questa edizione avete anche il bonus di tre brani live della band suonati nel 1993, peccato la qualità come ipotizzabile non sia delle migliori anche se soddisfacente. Se finora avete snobbato questo album credendolo mediocre, allora avete la possibilità del riscatto pena la condanna eterna. Questo è il black metal.
Si fa presto a definire "Opus Nocturne". Il titolo dell’album non deve essere stato scelto a caso, del resto. Questo album rappresenta uno dei più alti inni alle tenebre mai osati in passato (né in futuro) dalle band black metal. Questo è l’album che ha reso immortali i Marduk, che li lascerà per sempre nella storia del black metal. E’ vero che con gli anni i Marduk si sono evoluti, sono diventati ancora più devastanti, è vero che in seguito la band ha annoverato tra le proprie fila grandissimi musicisti e soprattutto cantanti come Legion e Mortuus, ma questo album conserva quel misticismo che solo il più elevato ed ispirato black metal può avere e può donare alle tenebre, un po’ come "In The Nightside Eclipse" degli Emperor. Lo strabiliante e predecessore "Those Of The Unlight" viene persino subissato da un album ancora più violento e soprattutto ‘magico’. "Opus Nocturne" contiene delle canzoni che sono pari al livello di capolavori precedenti quali "On Darkened Wings": basti pensare all’opener "Sulphur Souls". Con questo album, inoltre, nasce la ‘leggenda’ dei Marduk come gruppo estremo che gioca sempre su tempi iperveloci, quasi che per Morgan e soci il black metal vero debba intendersi soltanto in tal forma. Ma dato che esiste sempre l’eccezione che conferma la regola, in questo grande album c’è una delle migliori canzoni mai scritte dai Marduk in tutta la loro ormai ventennale carriera: "Materialized In Stone". L’eccezione. Un brano affatto veloce, ma lento e cadenzato, pesante però come un macigno, solido come il granito ed intriso di malvagità e poesia allo stesso tempo. Insomma, un vero capolavoro. Capolavoro come la copertina, che non può far pensare ancora al libro di Tolkien, "Il Signore Degli Anelli", che così profondamente esercita il suo fascino sui giovani gruppi metal di tutto il mondo. Dopo la cover di "Those Of The Unlight" ecco infatti un’altra copertina che rimanda all’immaginario fantasy, senza togliere nulla alla violenza dell’immagine ritratta. Si va alla guerra e i Marduk sembrano proprio pronti a questo evento, evocato in tutte le note di un album eseguito al fulmicotone. Un album perfetto, questo è il giudizio della storia. La ristampa di questa grandiosa release, uscita nel 2006 per la Regain Records, non aggiunge molto ad un contenuto perfetto: a parte rendere la copertina con colori più vivi, l’edizione si limita ad incluedere quattro brani già presenti nella versione originale suonati in presa diretta dalla band. Niente di trascentendale, ma se vi siete persi la versione originale dell’Osmose Prod. uscita nel 1994 allora anche questa ristampa rappresenta una buona occasione per entrare in possesso di una release che DEVE far farte della vostra collezione di album black metal. Correva l’anno 1994, uno di quegli anni indimenticabili per il black metal e per chi li ha vissuti, un’età in cui ogni release che usciva era adombrata da un’aura di mistero. Ma "Opus Nocturne" trascende tutte le contingenze, è un capolavoro che si regge in piedi da solo, nel tempo e nello spazio. Memorabile.
"Heaven Shall Burn… When We Are Gathered", il quarto full length album dei Marduk esce in un momento infuocato per la storia del black metal e cioè intorno alla metà degli anni ’90. Questa release, insieme alla precedente ("Opus Nocturne") e alla successiva ("Nightwing"), fa parte del periodo d’oro per i Marduk e presenta una grandissima novità: il nuovo singer Legion al posto del defezionario e Joakim. "Heaven Shall Burn… When We Are Gathered" è un grande album black metal che presenta brani diventati storici, e non solo nella scaletta dei live della band. Si può ovviamente citare "Infernal Eternal" oppure una "Dracul Va Domni Din Nou In Transilvania" o la conclusiva "Legion" per dimostrare la validità di questa release, ancora sulla cresta dell’onda nonostante abbia già dodici anni. Al momento della sua uscita sancì una volta per tutte l’ingresso dei Marduk all’attenzione del mondo extreme metal, ma non mancò qualche critica: molti infatti non accolsero nel migliore dei modi il cambio di vocalist, ed il paragone con lo splendido "Opus Nocturne" era pesante come un macigno. Ma alla fine "Heaven Shall Burn…" si è imposto perché non è facile trovare un album black metal tirato a velocità folli per tutta la sua durata sfoderando nel contempo una valanga di ottimi riff e spettacolari canzoni. Insomma, un album d’oro per un’epoca che lo fu altrettanto e sfortunatamente non si potrà rivivere in futuro. Un must.
Ennesimo EP dei Marduk che, per la gioia dei propri fan, offrono la solita prova di maturità proponendo e riarrangiando delle cover di gruppi cari ai componenti della band svedese. Oltre agli ormai immancabili Destruction e soprattutto Bathory, coverizzati in pratica da quasi tutto il mondo del metal estremo, in "Glorification" troviamo anche delle novità: due cover dei Piledriver ed il remix di "Glorification Of The Black God", quest’ultima con una breve intro in chiave classica ripresa dal brano "A Night On Bare Mountain" di Mussorgsky. La produzione è buona, anche qui il sound dei Marduk è quello caratteristico. Inutile dire che i Marduk ci sanno fare, sanno come reinterpretare le canzoni di altri gruppi e farle proprie, insinuando nel loro mood quella caratteristica aura infernale che è innata nell’arte nera della band svedese guidata come sempre da Morgan Steinmeyer Håkansson. In realtà questa produzione è abbastanza superflua, ma i Marduk vogliono sempre tener alto l’interesse intorno a sé. Per gli amanti della band questa è un’altra release che non può mancare nella propria collezione, per tutti gli altri invece è meglio aspettare l’uscita del prossimo nuovo album, che di certo non tarderà troppo.
A dispetto del bonus DVD presente sulla ristampa dell’album "Nightwing", stavolta la Regain Records, oltre a riproporci con un artwork diverso "Live In Germania" dei Marduk, offre qualcosa di veramente interessante: anziché uno dei mille concerti registrato piuttosto male ed in maniera spesso e volentieri amatoriale dei Marduk tenutosi nel 1997, ora si può accedere a qualcosa di veramente underground, ovvero il primo concerto tenuto dai Marduk fuori dalla Svezia. Era il 1994 e l’esibizione è in un pub di Oslo, roba davvero per fan sfegatati della band! Stavolta quindi la ristampa della Regain Records offre qualcosa di interessante oltre ad un artwork rifatto, ma non per questo necessariamente migliore dell’originale. Sul live in questione invece c’è poco da aggiungere: venne registrato in uno dei momenti di massimo livello raggiunti dalla band, il tour è quello del vincente "Heaven Shall Burn…" ed i pezzi divenuti ormai storici ci sono in quantità industriale. Si passa difatti da "On Darkened Wings" all’allora nuova "Dracul Va Domni Din Nou In Transilvania", fino alla monumentale e ancora insuperata "Materialized in Stone". I Marduk dal vivo, inutile nasconderlo, hanno sempre annichilito la platea e questo "Live In Germania" è la dimostrazione di un ottimo black metal live suonato da una band in stato di grazia. Piuttosto interessante è il paragone con l’esibizione dei Marduk ad Oslo presente sul DVD, dove vedrete una band ancora un po’ impacciata, davvero un’immagine singolare per la band svedese! Per tutti i fan dei Marduk anche questa ristampa potrebbe diventare un must.
"Here’s No Peace" è il primo EP dei Marduk. Registrato originariamente nel 1991 negli Hellspawn Studios come un 7", questo EP venne successivamente ristampato altre due volte: una prima volta nel 1997 dalla Shadow Records, e l’anno successivo dalla Bloddawn Prod./Regain Records in versione digipack ed LP 10" e 12" con artwork diverso, un poster omaggio e soprattutto l’aggiunta di due cover track degli svedesi Bathory. Il risultato è più che apprezzabile, i Marduk degli esordi avevano già bello e delineato il loro trademark, divenuto nel tempo conosciutissimo, inconfondibile e anche copiatissimo. I brani in pratica sono soltanto due, poiché bisogna escludere l’omonimo brano che in sostanza fa soltanto da introduzione alla bellissima "Still Fucking Dead" e alla macabra "Within The Abyss", già presente su "Fuck Me Jesus". Poco più di sette minuti bastano ai Marduk per dimostrare di quale pasta siano fatti, e non a caso, infatti, ritroviamo questi due brani (come quelli del demo "Fuck Me Jesus") sull’ormai storico debut full length album "Dark Endless". Non a caso il brano "Still Fucking Dead", trasudando violenza e odio, è stato scelto come opener dell’album di debutto della band. Il sound di questa release è un mix letale di malvagità e violenza, mentre una cupa aura infernale avvolge i brani dei giovanissimi Marduk, predestinati ad una grande carriera.
A dieci anni esatti dalla sua indimenticabile uscita, la Regain Records ha deciso di ristampare anche "Nightwing" dei Marduk. La band black metal svedese, nel corso della sua lunga carriera tutt’altro che finita, ha attraversato periodi alti e bassi e "Nightwing" rappresenta sicuramente uno dei suoi apici, il più alto se rapportato alla formazione storica Legion, Håkansson, B. War, Andersson. Oltre ad avere una veste del tutto nuova, la versione proposta dalla Regain Records presenta anche un DVD dell’intero concerto tenuto dai Marduk in Olanda nel 1998. In teoria si tratta di un’ottima mossa commerciale per invogliare chi non avesse ancora questo gioiello black metal in casa a farsi avanti una volta per tutte, ma la domanda che nasce spontanea dopo aver visto il DVD live è la seguente: com’è possibile che per una live band come i Marduk, su tutti i palchi d’Europa e non da più di quindici anni, non si sia mai voluto produrre un DVD come si deve, veramente professionale? Il potenziale che ha da offrire questa band è davvero immenso eppure sembra che nessuna label se ne sia resa conto! Torniamo a parlare di "Nightwing", la quintessenza dell’apocalisse black metal, la pestilenza e le fiamme dell’Inferno lasciate divampare su tutto il globo, ecco la vera natura della musica dei Marduk: brani come "Of Hells Fire", "Slay The Nazarene" o la stessa titletrack hanno fatto semplicemente storia. In "Nightwing" vive ancora lo spirito infernale dei Marduk, quello delle origini, prima che la sirena a richiami pseudo-guerrafondai tradotti in un war metal d’assalto stregasse i soldati Marduk di "Panzer Division Marduk". Ora la band sembra tornata quella di un tempo e proprio per questo un album come "Nightwing" suona attuale come non mai. Se vi manca un pezzo di storia del black metal allora correte ai ripari facendo vostra o la versione originale o questa ristampa. Forever burning flames!
A tanti anni di distanza dall’uscita di "Panzer Division Marduk" (era il 1999 in cui i Marduk rilasciarono questo album massacrante) si discute ancora sull’effettivo valore di questa release. Il pubblico subito si divise tra estimatori e detrattori, forse come mai era successo per la band di Morgan Håkansson. In modo esagerato questo CD venne etichettato come il "Reign In Blood" (album degli Slayer, ovviamente) del black metal. Per la sfortuna dei Marduk, nonostante la celebrità raggiunta nel corso degli anni, il loro album non ha segnato la storia del metal estremo come invece hanno fatto gli Slayer con quella release incendiaria. In "Panzer Division Marduk" il black metal assume una nuova connotazione: non c’è più misticismo, né l’eco dantesca dei demoni e dell’inferno, stavolta l’inferno viene rigettato sulla terra, in quello scenario terrificante che è la guerra. A parte l’etichetta di guerrafondai che si sono tirati dietro, a ragione o torto, i Marduk, sta di fatto che questo album segna una virata stilistica per la band. Il black metal è asettico, violentissimo, serrato, non concede tregue; sembra davvero di essere sotto tiro di una mitragliatrice infallibile. Pura violenza insomma, non cosa nuova ai Marduk, ma presentata sotto ad una veste nuova. Il valore reale di questa release però non è eccelso, perché le canzoni sono troppo simili, per colpa di un riffing piatto ad eccezione di alcuni casi come l’opener e "Blooddawn". Ci sono comunque altri brani che hanno fatto la storia dei Marduk e che la band continua a riproporre in veste live, ma è certo che i quattro panzer svedesi in passato hanno saputo offrire di meglio. La genialità di "Panzer Division Marduk" sta invece, ma lo possiamo dire solo ora dando uno sguardo al passato, è l’esser riuscito ad aprire un vero a proprio filone black metal denominato anche war black metal in cui tanti gruppi hanno trovato il modo di sfogarsi. Un black metal in cui riecheggia la violenza di una vera battaglia, un irresistibile richiamo a nuove leve come Endstille, Eternal Majesty ad altre centinaia di gruppi. La nuova riedizione curata dalla Regain records oltre ad offrire anche un video clip, aggiunge pure due bonus track; la veste grafica è leggermente cambiata, ma non è stravolta come invece è avvenuto per le altre ristampe della Regain Records sempre con gli album dei Marduk. Una ristampa che ha un senso per le nuove leve che devono ancora scoprire questo mattatoio sonoro e per gli irriducibili fan-collezionisti dei Marduk ai quale viene richiesto l’ennesimo sacrificio monetario.
Voto: 7.0
MARDUK – INFERNAL ETERNAL
Tracklist
1.
Disc 1
2.
Panzer Division Marduk
3.
Burn My Coffin
4.
Baptism By Fire
5.
The Sun Turns Black As Night
6.
Of Hells Fire
7.
502
8.
Materialized In Stone
9.
Beast Of Prey
10.
Those Of The Unlight
11.
Sulphur Souls
12.
Dreams Of Blood And Iron
13.
Fistfucking God’s Planet
14.
Disc 2
15.
On Darkened Wings
16.
Into The Crypts Of Rays (celtic Frost Cover)
17.
3. Still Fucking Dead
18.
Slay The Nazarene
19.
5. Departure From The Mortals
20.
Legion
Nei negozi dal
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Testo
Tablatura
Recensione di Morbid
A quattro anni di distanza dall’ottimo Live in Germania, i Marduk festeggiano i 10 anni di attività regalandoci (si fa per dire…) un doppio live album con tiratura limitata a sole 1500 copie, che riesce nel difficile intento di rappresentare l’intera loro carriera, dal primo demo ‘Fuck me Jesus’ all’ultimo, ottimo, mcd ‘Obedience’. Il gruppo svedese è uno dei pochissimi che sono riusciti a tenere intatta la propria identità pur mantenendo altissima la qualità della musica prodotta. Difatti i Marduk, come i Darkthrone, rimangono alcune tra le pochissime icone del black metal che rimangono legate all’aspetto più primitivo del genere, senza dare spazio a tastiere o aperture melodiche… a dir la verità ho ravvisato, col passare degli anni, una progressiva ‘Slayerizzazione’ del gruppo soprattutto nell’uso della chitarra solista e nella messa in secondo piano della famosa ‘zanzarina’ tanto cara al ‘true’ black metal, ma tutto ciò non ha fatto altro che far diventare il suono dei Marduk ancora più violento e d’impatto, magari meno atmosferico ma sempre più estremo, nel vero senso della parola. E tutto ciò spicca appunto in ‘Infernal Eternal’, forse insieme a ‘Mediolanum capta est’ dei Mayhem il live black metal più violento e distruttivo che abbia mai ascoltato. La cosa che lo rende manifestatamente migliore rispetto al precedente Live in Germania è che qui tutti gli album della loro discografia sono ugualmente tnuti in considerazione, mentre lì veniva dato troppo risalto a ‘Heaven shall burn’, dal quale tour era stato registrato il live. Nelle 18 tracce dei 2(!) cd si va infatti dalle primissime release come ‘Departure from the mortals’ ad ultimi capolavori come ‘Panzer division Marduk’ a così via, passando anche per la melodicissima (sempre nei limiti dei Marduk, eheh) ‘Materialized in stone’, la mia preferita, da ‘Opus Nocturne’. Sono presenti nel cd anche 3 tracce rom che non ho avuto il tempo di visionare perché il mio computer sta morendo ;) , ma mi dicono siano tre stupendi video di cui uno è l’opener ‘Panzer Division Marduk’. Il disco inoltre è venduto al prezzo di un solo cd, ed è anche il primo ad essere prodotto dalla casa discografica dal chitarrista-leader Morgan (Blooddawn records), fondata dopo che i Marduk hanno ‘splittato’ dalla storica Osmose. In definitiva, ragazzi, correte subito a comprare ‘Infernal Eternal’, in quanto tra un mesetto sarà ritirato dal mercato e allora vi sarete persi l’occasione di lasciarvi devastare dalla più violenta band mai esistita!
Join the forces of Satan for you will see Grim and dark the future’s going to be!!!
Uscito nel 2000, questo EP intitolato "Obedience" non è la prima volta ad esser stato ristampato. Inutile negare le release degli svedsi Marduk siano un ottimo affare per l’etichetta di turno che promuove il materiale, e la Regain Records ha pensato bene di ristampare quasi in toto la discografia della storica black metal band cercando di invogliare il pubblico arricchendo le release originali o con l’aggiunta di bonus track o con qualche DVD allegato. "Obedience" è un EP breve e mozzafiato da assimilare con un unico respiro profondo. La titletrack è un brano al fulmicotone davvero micidiale e di alto livello, mentre la successiva "Funeral Bitch" è più atmosferica ed impostata maggiormente sui mid tempo. Conclude il trio dei brani ‘originari’ presenti nella prima edizione, la cover dei Celtic Frost "Into the Crypts of Rays". Inutile dire che i Marduk sanno proporre una cover sempre in modo intelligente e devastante, non facendo rimpiangere le versioni originali. In definitiva, per chi non è mai stato in possesso di questo EP, "Obedience" è davvero un breve ma ottimo prodotto, i Marduk si dimostrano qui una band assai in salute! Si parlava poco fa di cover, come bonus offerto dalla Regain Records c’è anche l’intrigante cover nientemeno che dei Misfits: "Earth A.D.". Davvero esaltante è la versione black metal di un brano punk che già in origine aveva il sangue nero che scorreva nelle sue vene! Se collezionate tutte le uscite dei vostri amati Marduk e le relative ristampe, allora vale la pena avere anche questa versione del violento "Obedience"!
Dopo il tanto amato, e allo stesso tempo discusso, "Panzer Division Marduk", i Marduk ritornano in studio per registrare quello che probabilmente è uno dei capitoli meno riusciti della loro discografia: "La Grande Danse Macabre", uscito a inizio millennio, nel 2001. Dopo la mitragliata sonora di "Panzer Division Marduk" e la violenza line di "Infernal Eternal" (uscito nel 2000), chi si aspettava un ritorno al fulmicotone della band scandinava rimase senza dubbio piuttosto deluso. I nodi iniziano a venire al pettine anche per una grande band come i Marduk, le idee si impoveriscono, la stagnazione sembra inevitabile anche se i Marduk hanno cercato, registrando un album più pesante ed oscuro, di cambiare un po’ le carte in tavola, ma senza grande successo. I Marduk, a parte singole e grandiosi canzoni composte, non sono fatti per suonare mid tempo, la loro forza è nella violenta velocità del ritmo, fin troppo facile riconoscerlo. Invece con "La Grande Danse Macabre" si ha un appiattimento del sound, e del ritmo, portato stavolta spesso e volentieri su giri bassi. Un esempio su tutti di questo ‘esperimento’ mal riuscito è la titletrack o anche "Summers End". Il riffing di Morgan inizia ad essere un po’ tutto uguale e anche Legion ci mette del suo con delle metriche tutte uguali, risultato della sua scarsa vena compositiva, ma dovute in parte anche alla sterile vena creativa delle linee di chitarra che il cantante si prefigge di seguire. Due soli sono gli episodi vincenti di questa release: "Bonds Of Unholy Matrimony" e "Death Sex Ejaculation", non a caso due dei brani più violenti. In questa release però i Marduk sono veramente poco ispirati, e lo si sente anche in un brano piuttosto scontato, seppur sufficientemente violento, come "Jesus Christ… Sodomized". Il concept dell’album piuttosto intrigante che gira attorno al tema secolare dell’Ars Moriendi non riesce, da solo, a salvare i Marduk dalla crisi compositiva che implacabile è arrivata anche in casa svedese. Questo album (inutile citare le comunque ovvie ristampe di cui è stato oggetto negli anni) rappresenta l’inizio di un tunnel durato qualche anno e che ha inevitabilmente portato drastici cambiamenti nella line up, cambiamenti capaci di far resuscitare in tutta la sua forza il dio sumero Marduk!
Ma lo sapevate che i Marduk hanno inciso anche per un’etichetta italiana? Non è fantasia, la riprova è questo 7″ EP della durata di dieci minuti scarsi limitato a 1500 copie. L’anno di uscita è il 2002 per l’italianissima Warlord Records, un periodo in cui i Marduk mostravano evidenti segni di cedimento in sede di songwriting. Altra cosa sono sempre stati i Marduk dal vivo: una macchina da guerra che difficilmente perde qualche colpo e questo EP lo dimostra in maniera eloquente. I due brani presentati in sede live su questo EP sono due ottime song: la magistrale “Slay The Nazarene” e la devastante “On Hells Fire”. La registrazione non è delle migliori, ma sufficiente per riconoscere senza problemi i due brani suonati e senza far perdere a questi la loro innata violenza. Quello che sorprende in positivo dei Marduk di questo periodo è la loro disponibilità a registrare per etichette minori live EP su vinile, cosa che non tutti i gruppi ormai famosi sono disposti a fare. Gli amanti della band svedese non possono farsi mancare questo piccolo, ma importante tassello di una discografia sempre più imponente. Questo EP inoltre presenta ai propri fan un elemento nuovo e devastante del gruppo: quel giovane Emil Dragutinovic che già si dimostra una macchina infernale dietro le pelli. Rispolverate il vostro piatto e mettete su questo EP. Naturalmente a tutto volume!
"Hearse" non è altro che il singolo che fa da apripista all’imminente uscita del nuovo full length album dei Marduk "World Funeral". Il singolo in questione preannuncia l’entrata definitiva in formazione del giovane e talentuoso batterista Emil Dragutinovic, new entry su "World Funeral", che sarà però anche l’ultimo CD in cui presenzieranno due pezzi storici del gruppo: Legion e B.War. Una vera e propria rivoluzione era imminente nei Marduk, band che era sempre più lontana dai fasti di un tempo e che forse aveva necessariamente bisogno di nuova linfa. Ad ogni modo il brano "Hearse" è un brano riuscitissimo, supportato da una produzione limpida e potente. La curiosità di questo singolo però forse sta più nel vedere i Marduk cimentarsi con la cover di una band storica come i Possessed. A ben sentire "Phantasm" possiamo dire che i Marduk passano l’esame a pieni voti perché sono stati capaci di dare vitalità e potenza al brano, anche se inesorabilmente la cupa atmosfera tipica dei Possessed qui è alquanto scemata. Del resto i Possessed resteranno sempre i Possessed. Il singolo "Hearse" rappresenta in qualche modo l’inizio della fine del modo in cui per anni abbiamo conosciuto i Marduk. Una fine più che onorevole, che farà spazio ad una rinascita in grande stile.
Marduk! Aspettavo con impazienza il loro ritorno, ed ero curioso di sapere a quale nuovo e terrificante assalto sonoro dovevo preparare i miei padiglioni auricolari. Presto detto: i Marduk del 2003, dopo il per lo più ignorato "La Grande Danse Macabre" hanno scelto di cambiare pelle, almeno parzialmente, prendendo coscienza del loro potenziale tecnico (fondamentale l’apporto del nuovo batterista, che ha dalla sua una grande padronanza del proprio strumento), sfornando un disco più complesso di quello che ci si potrebbe aspettare dai loro standard e dai forti connotati death metal. Certo, lo screaming di Legion è come sempre inconfondibile, e il trademark non è cambiato moltissimo, così come l’atmosfera e l’attitudine di fondo, ma è impossibile non accorgersi di come la nuova consapevolezza tecnica della band e la produzione, più che mai in linea coi tempi, facciano assumere a questo nuovo "World Funeral" connotati che non si possono riscontrare in nessun altro disco dei quattro demoni svedesi. Inoltre, chi si aspettava un nuovo "Panzer Division Marduk" o un altro "Heaven Shall Burn" rimarrà piuttosto deluso: sono presenti, infatti, sì i classici pezzi tiratissimi alla Marduk (vedi per esempio l’iniziale "With Satan And Victorious Weapons" o l’incazzatissima "Cloven Hoof", a mio avviso un possibile nuovo classico), ma questi sono alternati da pezzi molto più rallentati (e in parecchie occasioni anche più atmosferici), tra cui segnalo le ottime "Bleached Bones", "Castrum Doloris" (ecco il perfetto esempio di come creare una song grandiosa attingendo da radici death metal pur mantenendo un’attitudine fottutamente black metal, con l’aggiunta di una fortissima connotazione melodica che rappresenta un’ulteriore elemento di novità). I pezzi migliori comunque vengono riservati alla seconda parte del disco: sto parlando dell’incredibile "Hearse" (primo singolo estratto dall’album), che ci delizia già nei suoi primi secondi con un riff tipicamente death metal che addirittura ricorda gli inossidabili Nile (!!!), dell’ottima "Night The Long Knives" (anche questa contenente un riff di chiara matrice brutal che potrebbe ricordare il gruppo sopracitato) e di "Bloodletting", la song che più di tutte in questa ottava fatica del gruppo svedese ha connotati death metal, e che presenta un andamento molto groovy nel suo incedere. Spero di avervi dato un’idea di come suona questo nuovo "World Funeral" (cari detrattori, buoni solo a sostenere che i Marduk fanno un disco fotocopia all’altro, fateci un pensiero!), ed anche se alcune sfaccettature di questo nuovo sound sono ancora da definire, siamo di fronte ad un disco più che buono per una band che dopo il recente "La Grande Danse Macabre" veniva data già per spacciata da molti, e che con questo disco ha dimostrato non solo di sapersi rialzare alla grande, ma di saper modificare il proprio sound per restare al passo coi tempi. Forse non ci troviamo al cospetto di un capolavoro paragonabile a "Opus Nocturne" o "Heaven Shall Burn" ma, per quanto mi riguarda, con questo lavoro i Marduk hanno dimostrato ancora una volta di sapere come creare un disco dal livello qualitativo comunque superiore a molti di quei gruppetti semi-sconosciuti che si pongono come nuove speranze per il futuro del black metal, e questo basta. Meditate gente, meditate…
"World Funeral", dopo una lunga agonia, aveva convinto un po’ tutti e soprattutto aveva rilanciato le quotazioni di una band che sembrava ormai allo sbando. Poi però le voci dell’allontanamento di Legion prima e di B. War poi avevano rigettato il nome della band nello scetticismo più nero. Niente di più sbagliato a giudicare dall’infernale "Plague Angel", un album che si posiziona nei primissimi posti di gradimento nella sterminata discografia della band svedese. Alla fine la band guidata da Morgan H. ha guadagnato da questi recenti cambi di formazione, e nuova linfa vitale è confluita nel progetto Marduk. Interessante notare come lo stesso Morgan abbia beneficiato di questa ventata d’aria nuova, perché stavolta il songwriting di "Plague Angel" è fresco, potente, letale e non stagnante e tutto uguale come accadeva ormai da troppi anni. Alla voce, ‘terrificante’, c’è il bravo Mortuus: il nuovo singer è più vario rispetto al suo predecessore Legion, e soprattutto le sue metriche non sono tutte uguali. Bisogna però anche dire che il nuovo frontman dei Marduk ha potuto beneficiare di un songwriting molto ispirato, stavolta, e quindi a ben vedere non era solo colpa di Legion se le metriche negli ultimi album degli svedesi erano tutte così simili tra loro, e tale colpa andava condivisa con l’aridità compositiva del chitarrista Morgan. Anche se il membro storico dei Marduk sembra essere rinato, chissà che non scelga di inserire nella line up un altro chitarrista per variare meggiormente il riffing della band. Da segnalare anche il ritorno in gruppo di Magnus Devo Andersson in qualità di bassista, che aveva già fatto parte della band nei primi due album in qualità allora di chitarrista. L’album è sia velocissimo, grazie alla prova disumana – si spera non ‘truccata’ – del batterista Emil Dragutinovic, sia lento e presenta delle parti che riportano in mente l’intramontabile "Materialized In Stone", anche se i livelli sono ovviamente inferiori, ma comunque degni di nota. I Marduk finalmente non hanno registrato nei soliti Abyss Studio e quindi "Plague Angel" ha una registrazione meno scontata, con suoni più abrasivi e limpidi. L’aura marziale è presente anche su questo lavoro della band e per accentuare le parti evocative di tale mood i Marduk hanno deciso di collaborare per l’occasione con gli Arditi, progetto di H. Moller dei Puissance e M. Bjorkman che vede un mix di percussioni militari e loop industriali oppressivi. Il risultato è devastante, le canzoni sono rasoiate violentissime, ma per niente scontate e le parti lente sono opprimenti e apocalittiche: un mix vincente in tutte le canzoni dell’album. Una release che davvero sorprende per intensità e qualità, elementi che gli stessi Marduk avevano trascurato sensibilmente negli ultimi anni. Non c’è una canzone in particolare da elogiare, tutte sono legate una all’altra e formano un’unica pellicola assolutamente incendiaria. "Plague Angel" suona migliore anche del tanto decantato "Panzer Division Marduk". Le discussioni degli esperti in materia abbiano inizio…
Questo ennesimo EP dei Marduk, uscito pochi mesi dopo il full length "Plague Angel", è in sostanza un quattro tracce venduto esclusivamente durante il Deathmarch Tour che vide protagonista la band tra il 2004 ed il 2005 per promuovere il nuovo album e mostrare ai propri fan la nuova formazione con Mortuus alla voce, il ritorno nella band di Devo in veste di bassista e quella piovra di Emil Dragutinovic alla batteria. Oltre all’ottima versione di un brano infernale come "Steel Inferno", ci sono altri due brani presi a prestito da "Plague Angel", ma suonati qui in sala prove e non in studio di registrazione. La devastazione che i Marduk riescono ad avere sempre e comunque è davvero impressionante e questa versione ne è la dimostrazione più evidente e genuina. A completare il tutto il brano atmosferico "Tod Und Vernichtung", che ricorda proprio la titletrack "Deathmarch", brano però presente solo nella versione full length di "Plague Angel" e unica canzone non scritta interamente dai Marduk, ma ideata assieme alla band degli Arditi. Cos’altro aggiungere a questo EP che già non si sappia? Senza dubbio saranno state vendute parecchie copie durante il tour dei Marduk, e questa è una promozione commerciale intelligente dal contenuto più che discreto. Diavoli dei Marduk, la sanno davvero lunga su come ottenere di continuo l’attenzione (e i portafogli) dei loro fan!
Un live per i Marduk è davvero poco più che una formalità. Per celebrare il quindicesimo anno di attività la band ha pensato di pubblicare ufficialmente un altro live album. La release è anche e soprattutto un’occasione per presentare ai propri fan le qualità di frontman di Mortuus, in formazione dal 2004; oltre a Mortuus ritroviamo anche Devon, che militò nei Marduk dal 1992 al 1994 in qualità di chitarrista. Inevitabilmente la vostra mente ben presto inizierà a fare un paragone tra questo live ed il mitico "Live In Germania" del 1997. Possiamo solo dire che sono entrambi due ottimi live album, ma è indiscutibile che Mortuus, a differenza del suo predecessore Legion, riesce a gettare con la sua presenza ed il suo screaming un’aura mortifera sulla musica dei Marduk. I brani marziali e tetri di "Plague Angel" dal vivo rendono davvero bene, mentre i numerosi cavalli di battaglia della band vengono eseguiti come sempre in maniera perfetta. Non ci sono critiche da fare a quello che è forse il gruppo black metal che dal vivo riesce a rendere nel modo migliore la musica dei propri album, forte di un’esperienza live a dir poco impressionante. "Warschau" è, in definitiva, l’ennesimo richiamo al quale i fan dei Marduk non possono non rispondere. "Warschau" è il degno dipinto di un’era dei Marduk nuova e tutta da scoprire, forse si tratta di una seconda età dell’oro per la band svedese. Lunga vita ai Marduk!
La seconda Età dell’Oro per i Marduk era iniziata con il funereo "Plague Angel" e continua ancora con il sorprendente "Rom 5:12". Continuano i cambi della line up in casa Marduk: Emil Dragutinovic è stato rimpiazzato nel novembre del 2006 da Lars Broddesson, altra macchina dietro alle pelli, e la situazione non è cambiata. Morgan sta attraversando una seconda giovinezza, è ispirato come agli inizi di carriera e dopo il capolavoro mortifero e opprimente di "Plague Angel", i Marduk propongono un album black metal meno malato, più tradizionale si potrebbe dire, di certo il più vario dell’ultimo decennio. A tratti sembra di ripercorrere l’intera carriera della band ascoltando le sole canzoni di "Rom 5:12" che si rivela una scommessa vincente in quanto il full length mantiene una sua coesione interna nonostante ci siano canzoni al fulmicotone, altre cadenzate, altre macabre come "1651" scritta assieme agli Arditi. L’opener e "Imago Mortis" sono due nuovi monumenti del black metal da celebrare, ma poi ci sono altri acuti importanti come "Limbs Of Worship" che non lasciano diminuire l’impatto devastante della release. Diciamolo francamente, i Marduk con l’arrivo di Mortuus alla voce sono tornati a far sul serio, sarà una coincidenza? Sono finiti i tempi in cui i Marduk facevano più notizia per la loro onnipresenza a tutti i festival, ai black video game, al merchandise più interessante della stessa musica: "Rom 5:12", come già il suo predecessore, li riporta in cima alla scena mondiale perché è difficile trovare al giorno d’oggi un gruppo realmente black metal così in forma (occhio ai Gorgoroth però!). Se aggiungete che assistere ora ad un loro concerto è una delle esperienze più estreme e gratificanti alle quali potete assistere allora il gioco è fatto. Certo i capolavori del passato come "Opus Nocturne" sono irraggiungibili anche perché immersi nell’aura magica della prima metà degli anni ’90, ma le ultime due perle dei Marduk meritano uguale rispetto. Il Male è tornato, la profezia si avvera.
Voto: 8.0
MARDUK INTERVISTA 2007 – DANZANDO CON LA MORTE
Qualcosa è cambiato da un po’ di tempo… il repulisti fatto da Morgan anni fa all’interno della band ha rivitalizzato i Marduk, forti di una nuova line up e di una vena musicale ispirata come ai bei vecchi tempi, dopo anni ed anni di ombra. I Marduk si riprendono il trono lasciato vacante grazie a due album devastanti, l’oscurissimo e marziale "Plague Angel" ed il nuovo "Rom 5:12", una delle release più dinamiche e particolari dell’intera carriera del gruppo svedese. Abbiamo avuto il piacere di parlare dell’universo dei Marduk con Morgan, da sempre anima della band. Morgan si è dimostrata una persona simpaticissima, affabile e con tanto entusiasmo..cosa non scontata vista la lunga carriera dei Marduk, ma evidentemente il ciclo si è rinnovato!
CIAO MORGAN, COME STAI?
"Benissimo grazie!".
LASCIAMI DIRE INNANZITUTTO CHE SEGUO LA TUA BAND SIN DAL VOSTRO SECONDO ALBUM "THOSE OF THE UNLIGHT"…
"Grandissimo!".
MI PIACCIONO TANTISSIMO I VOSTRI PRIMI LAVORI, FINO A "OPUS NOCTURNE", COSI’ COME HO APPREZZATO DAVVERO LE ULTIME DUE RELEASE, NON A CASO SONO STATE TOP ALBUM SU METALITALIA.COM!
"Ti ringrazio per queste parole, è una bellissima cosa per me sentirle".
HO VISTO L’ALTRO ANNO IL VOSTRO ULTIMO TOUR ASSIEME A IMPALED NAZARENE ED ALTRI, A PRAGA AVETE FATTO UN CONCERTO CAPOLAVORO! MA PERCHE’ E’ SALTATO IL NUOVO TOUR IN PRIMAVERA ASSIEME AGLI ENSLAVED?
"Abbiamo avuto problemi organizzativi con la Metallysee, in pratica avevano già fissato delle date mentre noi eravamo all’oscuro di tutto! Credo proprio che sarà l’ultima volta che collaboriamo con loro. Adesso stiamo cercando un’altra agenzia, ma per organizzare un tour in primavera non c’era veramente più tempo".
PENSI CHE SARA’ LA VOSTRA ETICHETTA, LA REGAIN RECORDS AD OCCUPARSI DEL NUOVO TOUR FISSANDO LE NUOVE DATE?
"No, questo è certo. Sarà semplicemente un’altra booking agency ad occuparsene e torneremo di certo in Italia e suoneremo più di una data!".
TI PIACE VENIRE A SUONARE NEL NOSTRO PAESE?
"Puoi scommetterci! Sono venuto per la prima volta nel 1995 e da allora abbiamo cercato sempre di tornarci anche se non abbiamo un posto preferito, ci piace suonare ovunque!".
QUESTA ESTATE A QUALI FESTIVAL PARTECIPERETE?
"Dobbiamo ancora decidere, il casino con la Metallysee ha scombinato tutti i piani che avevamo anche per l’estate, adesso stiamo lavorando per trovare alcuni accordi per poter partecipare a qualche buon festival estivo in giro nel mondo".
QUAL E’ IL FEELING PRINCIPALE CHE VOLEVATE CATTURARE MENTRE STAVATE REGISTRANDO IL NUOVO ALBUM?
"Sicuramente quello che si prova quando guardi negli occhi la Morte, si tratta di tutta una serie di sensazioni personali che si creano a contatto con questa esperienza estrema. Guardare anche il mondo con gli occhi della Morte, come accadeva ad esempio nelle epoche antiche e specialmente nel Medioevo. Il tema della Morte è fondamentale, lo trovi presente dalle scritture sacre sino ai giorni nostri. Tutto questo è strettamente connesso con lo spirito e la musica del nuovo album".
COME MAI AVETE DECISO DI PRENDERE DA UN PASSO DELLA BIBBIA IL TITOLO DEL NUOVO ALBUM?
"Non ci vedo niente di strano, nella Bibbia questo passo recita così: ‘perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte e così la morte è passata su tutti gli uomini, perchè tutti hanno peccato’. Il mondo passato, specialmente quello medievale seguiva molto le parole della Bibbia, con questo passo è evidente quanto la Morte avesse presa su quella società perchè in fin dei conti siamo umani".
QUALI PRINCIPI NON CRISTIANI DOVREBBE SEGUIRE UNA PERSONA?
"Dimostrarsi un lupo e non una pecora, questa è la mia semplice visione che ho della vita. Non a caso il lupo è simboleggiato nel nome dei Marduk, per noi è una guida, è un simbolo, ci trasmette il suo spirito!".
POSSIAMO CONSIDERARE IL NUOVO ALBUM COME UN CONCEPT?
"No, i testi tra loro sono ovviamente affini, ma il nuovo CD non è un vero e proprio concept. Tutto ruota attorno alla morte come era già successo in ‘La Grande Danse Macabre’; il concetto della morte è un chiodo fisso nella mia testa e ciò genere in me grandi sensazioni".
E CREDO CHE TUTTO CIO’ SI SENTA BENISSIMO NEL MOOD DEL NUOVO ALBUM…
"Lo spero! La visione della vita attraverso gli occhi della morte comporta la creazione di vari stati mentali e tutto ruota attorno ad essa, copertina dell’album compresa".
IL NUOVO ALBUM E’ DAVVERO MOLTO VARIO, CI SONO PARTI LENTE E VELOCI, MA FORSE ALCUNE CANZONI SONO MENO ESTREME DEL CD PRECEDENTE, MA PER CONTRO SEMBRANO MOLTO PIU’ DIRETTE..
"Non lo so, per me è importante dare unità all’album e dargli una giusta atmosfera, bisogna saper legare testi e musica nel modo giusto".
COME SONO STATI I RESPONDI DI "PLAGUE ANGEL"?
"Molto buoni direi, ma quelli del nuovo album sono più che ottimi! Io lo considero il nostro miglior album, ma sono felice di sentire che i fan la possono pensare diversamente e ognuno ha un suo album preferito della nostra discografia e non c’è un album in assoluto che piace a tutti, questo significa che siamo originali".
COME SONO I VOSTRI RAPPORTI CON LA REGAIN RECORDS?
"Ottimi. Avevamo lasciato la Osmose Prod. con la quale abbiamo avuto dei problemi, ora abbiamo un’etichetta tutta nostra e la Regain promuove ovunque i nostri lavori, siamo estremamente soddisfatti!".
COSA PENSI DEGLI ALTRI GRUPPI DELLA REGAIN?
"Sono tutti ottimi gruppi, chissà che un giorno non si organizzi un tour con le band della Regain!".
CREDI CHE I CAMBI DI LINE UP ABBIANO INFLUENZATO IL SONGWRITING PROCESS?
"No, quello è sempre rimasto lo stesso, ma con l’avvento di nuove persone crescono le motivazioni ed il gruppo si rafforza, in questo senso la band cambia. Voglio gente che dedichi tutta la sua anima alla band!".
IO CONTINUO A DIRE CHE CON I NUOVI INNESTI NELLA LINE UP DEGLI ULTIMI ANNI AVETE INCISO GLI ALBUM MIGLIORI ASSIEME AI PRIMISSIMI LAVORI…
"Ti ringrazio! Di certo i nuovi arrivati hanno portato nuovo sangue, quindi quello che hai detto è giusto".
PENSO CHE L’OPENER DEL NUOVO ALBUM E "IMAGO MORTIS" RAPPRESENTINO IL TRADEMARK ATTUALE DEI MARDUK…
"Perchè no?! Può essere benissimo come dici tu".
NEGLI ULTIMI DUE ALBUM C’E’ LA COLLABORAZIONE TRA VOI E GLI ARDITI…
"E ne sono molto contento perchè le loro parti arricchiscono la release e infondono anche tanta atmosfera, adesso il nostro viaggio verso la morte è più completo".
PENSI IN FUTURO DI INCREMENTARE QUESTE PARTI FINO AD INTRODURRE PESANTI CONTAMINAZIONI INDUSTRIAL O GENERI AFFINI?
"Non lo saprei proprio, non pianifico mai nulla, se mi piace una cosa la faccio, altrimenti no!".
MORGAN, TI SEI SEMPRE INTERESSATO DI MUSICA INDUSTRIAL?
"Sì, da tanti anni ascolto diverse cose industrial, qui in Svezia abbiamo una validissima scena! Non si tratta di un’influenza che ho subito, si tratta di una visione della musica che ho sempre avuto".
MI CONFERMI CHE ORA LA REGAIN STA FACENDO USCIRE TUTTI I VOSTRI PRIMI CD RIMASTERIZZATI CON UNA NUOVA VESTE GRAFICA?
"Sì, te lo confermo! E dovrebbero suonare piuttosto bene! la decisione è stata presa assieme, è una buona idea perchè così alcuni album possono essere finalmente distribuiti in America cosa che fino ad oggi non era ancora successa".
LE NUOVE CANZONI COME SUONERANNO DAL VIVO?
"Spero bene come tutte le altre! Non abbiamo mai avuto problemi a presentare i nuovi brani dal vivo".
…DIFATTI DAL VIVO SIETE ASSOLUTAMENTE UNA DELLE MIGLIORI BAND DI METAL ESTREMO, VOI RIUSCITE A TRASMETTERE TUTTA LA VIOLENZA SUL PALCO, COSA CHE NON TUTTI I GRUPPI BLACK METAL RIESCONO A FARE…
"Ti ringrazio! Noi ci mettiamo sempre il cuore e in questo periodo siamo particolarmente convinti delle nostre alte potenzialità".
IN TUTTA LA VOSTRA CARRIERA AVETE SCRITTO POCHISSIME CANZONI LENTE…
"Yeah! (ride, ndA)".
…UNA DI QUESTE E’ L’IMPAREGGIABILE "MATERIALIZED IN STONE"… SCRIVERAI MAI UNA ‘SECONDA PARTE’ DI QUESTO BRANO?
"Nel nuovo album ci sono diverse parti lente…".
CONCORDI CHE "PANZER DIVISION MARDUK" E’ STATO IL VOSTRO ALBUM CHE PIU’ DI TUTTI HA INFLUENZATO GLI ALTRI GRUPPI?
"Non lo so, può darsi, ma non è che mi interessi molto anche se mi fa piacere sentire che c’è gente che segue i passi dei Marduk".
BENE MORGAN, E’ TUTTO, GRAZIE PER LA TUA DISPONIBILITA’!
Ogni volta che si aspetta l’uscita discografica di un gruppo importante, specialmente quando è uno dei vostri gruppi preferiti, c’è sempre un po’ di tensione/preoccupazione. Preoccupazione che la band non sia pari alle grosse aspettative, paura di avere una cocente delusione. Niente paura, ancora una volta i Marduk centrano il bersaglio e lo annientano. I ‘nuovi’ Marduk, quelli da “Plague Angel” in poi, sembrano venuti da un altro pianeta, sono un gruppo devastante e portentoso. Rinnovarsi nella tradizione: questa è la magia dei Marduk degli ultimi anni! Più oscuro ancora del suo predecessore “Rom 5:12” e più contorto e vario di “Plague Angel”, il nuovo “Wormwood” è forse l’album più intricato che la band abbia mai registrato. Non temete, gli elementi tipici del trademark dei Marduk ci sono tutti, ma il mood non si fa catturare subito, l’album durante i primi ascolti vi sembrerà sfuggente, solo in un secondo tempo la tensione escatologica insita nella note di “Wormwood” si rivelerà a voi con tutta la sua forza distruttrice. Il senso apocalittico che avvolge la release è nascosto, strisciante, come un serpente un po’ alla volta stritola l’anima della release, la contorce e solo all’ultimo inietta il veleno letale. Non preoccupatevi dunque se all’inizio il nuovo album non vi catturerà l’anima, dovete solo pazientare un poco e poi tutta la grandezza di “Wormwood” vi si rivelerà. Il nuovo album contiene qualche ventata innovativa: nell’opener c’è uno stacco del tutto inedito per i Marduk nel quale solo la base ritmica continua a suonare interrotta dai stacchi di chitarra di Morgan. Ci sono ancora alcuni influssi thrash metal, ma di ‘nuovo’ c’è un riffing black metal molto ‘swedish’ e melodico, che i Marduk in passato assai raramente hanno usato. Anche gli amanti della velocità vengono accontentati perché un brano come “Whorecrown” riporta l’estremismo sonoro dei Marduk a quello che possedevano a metà degli anni ’90. “Wormwood” è un album assai contorto ma intrigante, che dimostra come i Marduk riescano sempre a non essere scontati. Altro capolavoro da collezionare obbligatoriamente.
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