METAL & GAMES: Assassin’s Creed: Valhalla

Pubblicato il 08/12/2020

Articolo a cura di Roberto Guerra

Non ci vuole poi molta fantasia per immaginare cosa starete pensando in questo momento: probabilmente qualcosa riguardo l’attinenza tra uno speciale dedicato a un videogioco e un sito che quotidianamente si occupa esclusivamente di musica metal e affini. Ebbene, all’alba del 2021 non è certo un mistero la quantità incredibile di anelli di congiunzione che sussistono tra questi due mondi apparentemente così lontani, eppure vicini più di quanto un qualsiasi scettico potrebbe mai ipotizzare. Non è un caso che una buona fetta di appassionati del media videoludico si definisca abitualmente amante della musica metal, ed è sufficiente presenziare ad una qualsiasi fiera dedicata per avere conferma di ciò; oppure, in mancanza d’altro, si può fare una capatina sullo store online EMP, che da diversi anni tratta diversi prodotti a tema, oltre al solito merchandise a sfondo musicale. Tuttavia, al di là dei gusti soggettivi, esistono dei videogiochi che più di altri riescono a trasmettere delle sensazioni specifiche, equiparabili a quelle che scuotono letteralmente le nostre membra ogni volta che inseriamo nel lettore un qualsiasi album delle nostre band del cuore.
Ma cosa rende ‘metal’ un videogioco? Sicuramente il primo pensiero ricade sulla colonna sonora, e in molti casi ciò è corretto, anche alla luce delle innumerevoli comparsate ad opera di formazioni più o meno famose. Esistono però anche delle componenti teoricamente meno tangibili da tenere in considerazione; anzi, potremmo quasi dire che la vera discriminante sia da ricercare tramite un’ottica più concettuale, ma come di consueto è bene andare con ordine.
Inauguriamo questa nuova rubrica prendendo in analisi uno dei titoli del momento, ovvero quell'”Assassin’s Creed: Valhalla” che da ormai un mese fa parlare di sé, etichettato da molti come uno dei migliori capitoli in assoluto della celebre saga targata Ubisoft.
Grazie alla disponibilità del leader dei Wardruna, nonché compositore della colonna sonora del gioco, Einar Selvik, abbiamo anche il piacere di raccontarvi i dettagli delle musiche che accompagnano questa nuova uscita della saga di “Assassin’s Creed”. Troverete una mini-intervista proprio al carismatico songwriter in fondo all’articolo.


IL GIOCO

Giunta al dodicesimo capitolo ufficiale, senza contare espansioni e spin-off vari, nonché terzo della cosiddetta ‘trilogia delle origini’, una delle saghe più longeve e proficue del nuovo millennio sfodera l’ascia di guerra e ci catapulta direttamente nel nono secolo d.c., e per l’esattezza nei panni del guerriero norvegese Eivor, intento a prendere parte alla famosa espansione vichinga all’interno dei confini britannici, a seguito di un prologo dall’alto contenuto di pathos ambientato nelle fredde terre di Norvegia. Durante il corso degli eventi narrati, il protagonista si ritroverà coinvolto in un’importante quantità di conflitti e alleanze, che porteranno man mano la sua notorietà a crescere, così come le sue responsabilità nei confronti del clan del Corvo, guidato dal suo fratello d’armi Sigurd. In tutto questo troveranno posto ovviamente gli Occulti, incarnazione originale degli Assassini, la cui presenza al fianco di Eivor plasmerà il futuro stesso della confraternita che abbiamo imparato ad amare da ormai oltre un decennio.

Scegliamo volontariamente di non aggiungere altro sulla trama, onde evitare possibili spoiler in merito a una storia a parer nostro tra le più profonde e interessanti tra quelle apparse nella saga, tenendo anche presente che questa sarà parzialmente condizionabile dal giocatore tramite un sistema di scelte, magari non curato quanto quello di un qualsiasi titolo Bioware o Cd Projekt, ma comunque sufficiente a mettere letteralmente in crisi più di un fruitore in svariate occasioni man mano che la run procede verso il finale, una saga dopo l’altra come da tradizione norrena.

Spendiamo qualche parola piuttosto sul gameplay e sul comparto tecnico. Il sistema di combattimento, abbinato ovviamente all’immancabile esplorazione, prende quanto di buono fatto dai due capitoli precedenti, affinando il tutto e aumentando esponenzialmente la dose di violenza, come ben riconoscibile dalle cruentissime mosse finali eseguibili con una qualsiasi delle numerose combinazioni di armi presenti; ognuna di queste è essenzialmente unica, onde evitare quella sensazione di ripetitività legata al looting a tratti compulsivo di “Assassin’s Creed: Origins” e “Assassin’s Creed: Odyssey”. Inoltre, riteniamo che gettarsi nella mischia durante un assalto in compagnia della propria ciurma di razziatori sia quanto di più gratificante ci si potesse aspettare. Ovviamente si ripresentano anche alcuni difetti tipici, come ad esempio un’intelligenza artificiale a tratti un po’ deficitaria, unita ad alcune spigolosità nel momento in cui si tenta di agire con un approccio stealth, che perlomeno si ripresenta nuovamente ricco di diversivi e nascondigli, in linea con i capitoli storici della serie.

Tanti alti e qualche basso per il comparto grafico, che comunque su console di nuova generazione rende piuttosto bene, così come su un pc dotato di una buona componentistica, permettendo alle ambientazioni mozzafiato di presentarsi in tutto il loro splendore, alla luce di qualche bug di troppo e di una resa dei volti ancora in parte da affinare. Chiaramente le versioni dedicate alle periferiche old-gen sentono maggiormente il peso del confronto, ma in mancanza d’altro suggeriamo comunque di acquistare il gioco, nel qual caso non si disponga della pazienza necessaria ad aspettare. Della soundtrack parleremo più avanti.


UNA SAGA D’ACCIAIO

Conclusa la chiosa sulle componenti puramente ludiche giungiamo ora alla domanda fondamentale: in che modo Assassin’s Creed: Valhalla si può considerare ‘metal’? Partiamo ovviamente dalla splendida colonna sonora, la cui tracklist è presente nel paragrafo successivo, curata in parte dal mitico Einar Selvik, leader dei Wardruna, che pur essendo una formazione di genere folk, nota anche per aver curato la colonna sonora della serie TV “Vikings”, è notoriamente ben più che associabile al filone metal. Chi conosce il peculiare stile della band, avvertirà nel sound tipico della musica popolare nordica di epoca vichinga una piacevole sensazione di familiarità, e sarà sufficiente attendere poco tempo per lasciarsi immediatamente catturare da quanto fatto da Einar per valorizzare i quadri in movimento ammirabili con in mano il pad. Questi ultimi variano dal bianco gelo della Norvegia, sotto un’aurora boreale splendente come non mai, alle distese di verde e colori accesi tipiche della Gran Bretagna; e se lo si desidera, mentre si naviga a bordo del drakkar, è possibile udire dai membri della ciurma delle canzoni che si piantano in testa sin da subito, a riprova dell’immensa cura che è stata riservata per la valorizzazione delle atmosfere.

Come non citare poi il contesto stesso in cui le vicende di Eivor prendono forma: il tema vichingo è infatti tra i più apprezzati del panorama metal mondiale, al punto tale da portare molti appassionati a sfoggiare simboli e adottare look che non stonerebbero tra i confini di Ravensthorpe; il tutto a prescindere che si sia fan di realtà più orecchiabili come gli Amon Amarth o i Tyr, o di formazioni più intente a valorizzare la componente culturale, come ad esempio i Manegarm, i Falkenbach o i Thyrfing, per non parlare di Bathory ed Enslaved. E fidatevi di noi, a sventrare sassoni e predoni con un’ascia a due mani assumendo posizioni degne di una copertina dei Manowar, sotto il vigile occhio del dio Odino, mentre un corvo esplora il campo di battaglia per noi, ci si sente davvero come in uno dei migliori album ad opera delle varie line-up viking metal presenti sul mercato, anche grazie ai succulenti rimandi storici e persino esoterici, ben presenti nella rappresentazione di quell’epoca.

In tutto questo metteteci anche esilaranti gare di bevute, degne degli Ensiferum e dei Brothers Of Metal, e anche la controparte più leggera e divertente dell’argomento è servita; anzi, con un po’ di fantasia questo ci riporta alla mente le numerose sbronze prese nelle aree a tema vichingo di qualche festival come il Wacken Open Air, con più di qualche lacrimuccia a rammentarci l’anno silente appena trascorso.
Tuttavia, come esplicato anche nella prefazione, ciò che maggiormente ci fa sentire a casa giocando a “Valhalla” risiede molto più a fondo nelle pieghe dello svolgimento, in grado di toccare delle tematiche concrete come la guerra, la violenza, la trasgressione e la voglia di avventura; ma anche altre molto più profonde come il pregiudizio, la fratellanza, la ricerca della gloria e del riscatto sociale, la possibilità di perdere noi stessi nel momento in cui il successo supera le aspettative e tanto altro. Tutte sensazioni che molti appassionati di metal hanno vissuto, o quantomeno osservato, nel corso della vita, e negare la netta somiglianza tra le emozioni trasmesse dalla musica e quelle percepibili giocando a “Valhalla”, sarebbe oltremodo superficiale. Potremmo anzi andare avanti per diverse righe ad elencare tutto ciò che ha suscitato in noi il vestire i panni del possente Eivor, ma rischieremmo di perderci in argomentazioni più lunghe e articolate del necessario, e trattandosi di un esperimento non vogliamo privarci di troppe parole che potrebbero potenzialmente trovare posto in un secondo speciale su un altro brand videoludico, che non vi anticipiamo per non rovinarvi la sorpresa.
Chiudiamo ribadendo il grande amore per chi vi scrive per entrambi gli argomenti cardine presenti in questo articolo, e la possibilità di poterli mettere insieme rappresenta quasi un piccolo sogno che si realizza, tra una recensione di un disco e un’intervista ad un artista. Senza contare il fatto che la grande popolarità dei videogiochi nella cultura odierna rappresenta indubbiamente un discreto escamotage per la diffusione musicale, come i vari Blind Guardian, Sabaton e Dragonforce insegnano ormai da diverso tempo.
Vi lasciamo ora alle parole di Einar Selvik.


LA COLONNA SONORA

CIAO EINAR, STIAMO DAVVERO APPREZZANDO IL TUO LAVORO SU “ASSASSIN’S CREED: VALHALLA”. COME SEI ENTRATO IN CONTATTO CON UBISOFT, E COME HA AVUTO INIZIO QUESTA COLLABORAZIONE?
– Ciao a tutti! Felice di saperlo! Sono stato contattato per la prima volta dal team musicale di Ubisoft tramite il mio editore BMG nel 2018. Erano già bene a conoscenza del mio lavoro con la musica di matrice nordica ed avevano già inserito parte delle mie composizioni coi Wardruna come musica temporanea all’interno dell’annuncio del gioco, quindi era solo questione di tempo che si palesasse la possibilità di discutere di una possibile collaborazione diretta. Ho fatto una proposta iniziale con alcune idee e abbiamo iniziato ad argomentare per telefono, prima di decidere di incontrarci di persona. Una delegazione del team musicale responsabile del brand è venuta a Bergen, in Norvegia, in occasione di un mio concerto acustico si stampo “scaldico”, nella sala da festa medievale reale “Håkonshallen”. Questo formato di performance è per molti versi molto vicino al tipo di espressione musicale su cui volevano che io mi soffermassi nel gioco, quindi non potevano esserci occasione e sfondo migliori per iniziare a pianificare il nostro operato all’interno di “Assassin’s Creed: Valhalla”.

QUAL ERA IL TUO OBBIETTIVO PRINCIPALE AL MOMENTO DI INIZIARE I LAVORI?
– Il mio obiettivo, nonché compito principale nel valorizzare l’atmosfera del gioco, era senza dubbio dare in un certo senso voce alla tradizione scaldica, esercitata da cantori e poeti dell’epoca e al centro della cultura norrena di allora. Il gioco stesso è giustamente una sorta di combinazione di fatti storici ed elementi di finzione, il che mi ha permesso di utilizzare un approccio anche relativamente fantasioso, di modo da lavorare con strumenti e concetti musicali basati su ciò che conosciamo quell’epoca, ma nel contempo prendendomi qualche libertà interpretativa, coinvolgendo così un arco di tempo più ampio e utilizzando delle soluzioni sonore parzialmente più moderne.

VOLENDO ANALIZZARE CON MAGGIOR ATTENZIONE LA COMPONENTE DI SCRITTURA E LA STRUMENTAZIONE USATA, COSA PUOI DIRCI
– La cultura norrena dava davvero un ampio spazio alla componente vocale e/o narrativa, e lo possiamo vedere chiaramente osservando le più antiche tradizioni canore che abbiamo qui nel nord: non a caso i ritmi e le melodie sono spesso guidati dalle strutture poetiche anche relativamente complesse. In un certo qual modo, lavorare su quest’opera videoludica ha sortito un effetto simile all’approccio che applico nel mio lavoro con i Wardruna, ma in questo caso la poesia era il mio punto di partenza e io l’ho rispettato, attingendo sia alla poesia antica norvegese esistente, poi adeguatamente modificata, sia a delle nuove poesie scritte appositamente per l’occasione. Quindi, faccio a meno di dirti che ci sia stato molto lavoro per trovare i testi giusti che si adattassero alla storia e allo scorrere effettivo delle missioni. Per quanto riguarda la strumentazione, nella mia musica creata per i Wardruna quest’ultima va da dall’età della pietra ai tempi moderni, ma per la colonna sonora del gioco il mio lavoro si è naturalmente concentrato sugli strumenti più utilizzati durante l’epoca vichinga.

CHE IDEA HAI DEL LEGAME CHE SUSSISTE TRA I VIDEOGIOCHI E LA MUSICA, A PRESCINDERE CHE SI TRATTI DI FOLK, METAL O ALTRO? 
– Beh, la componente musicale è a dir poco fondamentale nel momento in cui si vogliono rappresentare delle atmosfere suggestive e coinvolgenti all’interno di un videogioco. In particolar modo nel caso in cui un’opera voglia enfatizzare la componente storica, epica e culturale di una determinata epoca e società, si rende necessario fornire un effetto sinergico positivo e autentico, onde evitare possibili forzature in un’ottica di rievocazione. L’arte in generale, ma specialmente la musica, ha una capacità incredibile di trasmettere significato e per quanto mi riguarda dovrebbe essere sempre valorizzata, se si ha a cuore la buona riuscita di un prodotto.

La tracklist e la copertina  della colonna sonora “Assassin’s Creed Valhalla: Out of the North“:

1. “Out of the North”
2. “The Sceptred Isle”
3. “Holmgang”
4. “Kingdom of Wessex”
5. “The Tree of Life”
6. “The Guardian”
7. “Hrafnsmál – The Words of the Raven”

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