PROGRAMMA, INTRODUZIONE E CREDITI

Inizio concerti: 17.30
KADAVAR
BAD BONES
RITUAL OF REBIRTH
CORAM LETHE
DARK LUNACY
NECRODEATH
ROTTING CHRIST
ENTOMBED
Bene ragazzi, eccoci qui al Metal Valley Open Air, nuovo festival fortemente voluto da Trevor dei Sadist direttamente nella terra in cui vive, una verdissima località dell’entroterra genovese che risponde al nome di Rossiglione. A differenza dell’ultima diretta al Gods of Metal, diciamo che il clima è decisamente più mite, lontano anni luce dal caldo cocente di Monza. La location è ben organizzata, ovviamente in relazione alle dimensioni modeste dell’evento e del prezzo (15 euro). Numerosi infatti gli stand di merchandising, CD, riviste, webzine, etichette e altro ancora presenti all’interno dell’Area Expo dove è stato montato un palco contenuto come dimensioni ma, a giudicare dai soundcheck, decisamente valido a livello di audio. Noi fortunatamente questa volta siamo sistemati vista palco, ma la mano della sfortuna è arrivata puntuale, mettendo ko la macchina del buon Gallarati in zona Novi Ligure, con le squadre di recupero di Metalitalia (il Morrizz in persona) che sono già partite in soccorso… Mentre i fan continuano lentamente ad arrivare, prendendo d’assalto le bancarelle, ci prepariamo allo show dei Kadavar, che avranno l’onore di aprire questa prima edizione del Metal Valley Open Air!
CREDITI
Gestione stand:
Alessandro Corno
Marco Gallarati
Matteo Cereda
Maurizio ‘Morrizz’ Borghi
Rossella Forbiti
Report in diretta:
Alessandro Corno (introduzione, Bad Bones)
Marco Gallarati (Coram Lethe, Necrodeath, Rotting Christ, Entombed)
Matteo Cereda (Kadavar, Dark Lunacy)
Maurizio ‘Morrizz’ Borghi (Ritual Of Rebirth)
KADAVAR
Provenienza: Milano, ITALIA
Sito ufficiale: www.myspace.com/smellthekadavar
Inizio pungente con i Kadavar, band milanese che propone in realtà un death metal abbastanza scolastico riconducibile soprattutto alla scena statunitense. Tuttavia, la compattezza del quartetto consente una resa sonora più che apprezzabile, che riesce a coinvolgere il pubblico. I Kadavar mostrano una tecnica discreta, messa in luce dalle svariate variazioni ritmiche in grado di valorizzare al meglio anche l’affiatamento della band. Come avevamo pronosticato nell’introduzione, i suoni sono più che discreti e l’impianto si rivela assolutamente all’altezza, con un volume e una potenza notevoli. Dopo un buon inizio, l’esecuzione di "Morbid Sense Of Weakness", dal nuovo omonimo full length di debutto, crea il primo scompiglio sotto il palco, mentre l’ottima esecuzione di "Lust Of Mortal Decay" cattura l’attenzione anche di chi era ancora nei pressi delle bancarelle. La giovane età lascia ampi margini di miglioramento soprattutto per quanto riguarda il discorso originalità della proposta, ma al di là di questo i Kadavar si dimostrano all’altezza della situazione.
BAD BONES
Provenienza: Cuneo, ITALIA
Sito ufficiale: www.myspace.com/badbonesrock1
Deciso cambio di sonorità con i Bad Bones, formazione già vista all’opera al Lustando 2009 con il suo hard rock sporco, metallico e di presa. Il gruppo cuneese attacca con "Poser", opener del nuovo "Smalltown Brawlers", e sfodera una prestazione compatta e incisiva. Non saranno certo originali come sound, ma riescono a farsi apprezzare dalla maggior parte dei presenti. La partecipazione del pubblico è comunque limitata e questo è dovuto soprattutto alla differenza sostanziale tra il genere proposto dal trio e il resto delle band in scaletta, decisamente più orientate sull’estremo. Loro non si perdono d’animo e pian piano riescono a conquistarsi gli applausi con brani grezzi e diretti, come "Spaghetti Western" e "Time To Rock". Sebbene il ruolo dietro al microfono sia condiviso con Meku “Bone” Borra, è il cantante bassista Steve “Bone” Balocco il vero frontman del gruppo, sempre pronto a fomentare la platea con incitazioni e espressioni per così dire "Pinoscottiane". La chiusura è dedicata all’accoppiata "Bad Bone Boogie" – "Ace Of Spades", quest’ultima cover dei Motorhead che dal vivo è sempre una garanzia. Prova positiva dunque, nonostante abbiano pesato la corta durata del set e la già menzionata preponderanza di fan più inclini a black e death metal.
RITUAL OF REBIRTH
Provenienza: Genova, ITALIA
Sito ufficiale: www.ritualofrebirth.com
Giocano in casa nel “festival di Trevor” i Ritual Of Rebirth, quintetto ligure dedito ad un death thrash metal moderno e tecnico, che pesca a piene mani da Meshuggah, Strapping Young Lad e Sadist, e imbastiscono un live vincente con i pezzi del debutto “Ethical Disillusion”, edito dalla Nadir Records di Tommy Talamanca. Fronteggiati da Ale, bassista dei The Famili, e dal cantante/chitarrista Fabio, nonostante gli innumerevoli collegamenti i ragazzi dimostrano subito di non essere dei raccomandati, e aiutati da suoni solidissimi sanno intrattere il pubblico dimostrando affiatamento invidiabile e una tenuta di palco superiore a molte formazioni ben più blasonate (il gruppo è attivo da ormai 10 anni!). Lontani dalla freddezza che si può immaginare dal genere a cui si dedicano, i cinque genovesi sfoderano una prestazione convincente e carica di adrenalina che mantiene su standard elevati il festival. Malgrado il caldo e l’orario non invoglino il pubblico ad una partecipazione numerosa, i Ritual Of Rebirth non tradiscono le attese.
CORAM LETHE
Provenienza: Siena, ITALIA
Sito ufficiale: www.myspace.com/coramlethe
Sebbene le performance di Kadavar, Bad Bones e Ritual Of Rebirth siano state degne di nota, bisogna per forza complimentarsi con i Coram Lethe, in quanto hanno cominciato davvero a fare sul serio. I brani del gruppo senese sono delle legnate notevoli, a metà strada tra il death tecnico in stile Death e, per rimanere in ambito italiano, Node e il black più melodico di entità come i Naglfar. La nuova cantante Erica Puddu, già ben udita nell’ultimo lavoro del gruppo, “…A Splendid Chaos”, ha dimostrato di essere una vera forza della natura, proponendo uno screaming-growl davvero abrasivo e assolutamente non secondo a gente più quotata, ad esempio la tanto lodata Angela Gossow. Dopo una mezzora di poche parole e una valanga di note assordanti, comunque evidenzianti anche il carattere a tratti sperimentale del songwriting del combo, i Coram Lethe scendono dal palco sotto gli applausi di un pubblico che comincia ad essere (relativamente) numeroso.
DARK LUNACY
Provenienza: Parma, ITALIA
Sito ufficiale: www.darklunacy.com
I Dark Lunacy, alla prima performance senza il chitarrista fondatore Enomys, lasciano impressioni positive durante i quaranta minuti a loro disposizione. La band emiliana sfodera la consueta prestazione carica d’intensità in cui le sonorità death melodiche s’intrecciano con partiture sinfoniche come sempre campionate. La resa sonora non è sempre perfetta, per la verità, e proprio nei momenti in cui entrano in gioco i campionamenti su ritmiche elevate non è facile distinguere alla perfezione tutti gli strumenti; tuttavia la precisione della band unita al carisma del singer Mike riesce con disinvoltura a supplire all’inconveniente. Il pubblico sempre più numeroso e partecipe sembra apprezzare, applaudendo ogni brano della band parmense, come anche la prestazione del nuovo chitarrista Simon. Tra le canzoni meglio riuscite citiamo “Forlorn”, tratta dal bellissimo debutto “Devoid”, che riesce nell’impresa di smuovere un’audience fino allora un po’ statica. Finale come sempre di grande spessore con il classico “Dolls”, sul quale scrosciano unanimi gli applausi di tutti.
NECRODEATH
Provenienza: Genova, ITALIA
Sito ufficiale: www.necrodeath.net
Calano le tenebre sulla Valle del Metal e alla penombra della chiesa di Rossiglione, i padronissimi di casa Necrodeath partono a mille con "Forever Slave" e "Necrosadist", un’accoppiata che crea il panico nel moshpit (ridotto) del festival. Flegias e Peso trascinano il gruppo lungo una setlist di tre quarti d’ora, che ben ripercorre la carriera del combo genovese, passando da "Mater Tenebrarum" – davvero strano sentirla con un campanile tranquillamente visibile a pochi metri – per arrivare ai brani dell’ultimo "Phylogenesis", fra i quali vengono eseguiti "The Theory" e la slayeriana "Final War". Suoni al limite delle possibilità uditive per i Necrodeath, che dopo aver bruciato tutto con "The Creature", concludono la prestazione con "Sodomy And Lust". Uno show volitivo ed infernale, in piena tradizione thrash-death. Ora spazio ai gruppi stranieri!
ROTTING CHRIST
Provenienza: GRECIA
Sito ufficiale: www.rotting-christ.com
Non si vedono spesso i greci Rotting Christ in Italia, quindi quando salgono sul palco Sakis e compagni la folla si fa vicina allo stage e finalmente partecipa attivamente. "The Sign Of Prime Creation" apre i battenti del concerto della band ellenica, show andato in crescendo con l’avvicendarsi dei brani vecchi e nuovi, tratti da quasi tutti i dischi dei Rotting Christ, escluso il più ‘leggero’ "A Dead Poem". "King Of A Stellar War", "Non Serviam" e "The Sign Of Evil Existence" hanno rappresentato il passato dei greci, mentre la trascinante "Phobos’ Sinagogue" e la conclusiva "Threnody" hanno tenuto alta la bandiera dell’ultimo "Theogonia". Tra il black oltranzista, ma comunque singolare, dei primi lavori e le recenti composizioni più groovy, Sakis e i suoi Rotting Christ saranno duri da battere per gli incombenti Entombed. Anticipati or ora da un entusiastico discorso di Trevor sull’andamento del festival… Horns up!
ENTOMBED
Provenienza: SVEZIA
Sito ufficiale: www.entombed.org
A chiudere la prima edizione del Metal Valley Open Air arrivano gli svedesi Entombed, pietra miliare dell’old-school death metal made in Stoccolma. Scriviamo mentre la band si sta esibendo in una serie di bis non previsti, dopo la chiusura ufficiale affidata al classico sempiterno “Left Hand Path”. Guidati da un LG Petrov ancora una volta barcollante e su di giri, i ragazzi hanno fornito una prestazione vigorosa e massiccia, non coadiuvata però dalla pulizia dei suoni, a tratti molto confusi ed impastati, con la chitarra di Alex Hellid poco incisiva e troppo ‘grassa’. “Revel In Flesh”, “Stranger Aeons” e “Crawl” sono state eseguite con la solita perizia tecnica, anche se, come prevedibile, Petrov avrebbe potuto dare molto di più se fosse stato in condizioni decenti. Buona l’esecuzione di “When In Sodom”, lungo brano tratto dall’ultimo lavoro “Serpent Saints – The Ten Amendments”. Tutto sommato, quindi, non una brutta performance per gli Entombed, ma almeno per chi scrive i Rotting Christ hanno suonato meglio.
La gente sta lentamente scemando dall’Area Expo di Rossiglione, i vostri inviati vi salutano cordialmente e particolarmente stremati, soprattutto chi è rimasto senza macchina… Alla prossima occasione!
