MIKE PORTNOY: “Sapevo da due anni che Neil Peart era ammalato”

Pubblicato il 14/01/2020

Mike Portnoy, ex batterista dei DREAM THEATER e attuale membro di varie band tra cui SONS OF APOLLO, FLYING COLORS e THE NEAL MORSE BAND, ha dichiarato quanto segue a SiriusXM circa il suo amico e batterista Neil Peart dei RUSH, deceduto il 7 gennaio per un tumore al cervello:

“Sapevo da circa due anni che era ammalato ma la cosa era stata tenuta segreta. Lui e tutti quelli del suo staff hanno fatto in modo che rimanesse tutto privato. Lui era una persona molto, molto riservata. Sebbene lo sapessi da molto tempo, e in un certo senso fossi preparato all’inevitabile, questo non ha attutito il colpo. Quando Venerdì ho saputo della sua morte, mi ha rattristato molto. Immagino che per il resto del mondo, che non sapeva nulla, deve essere stato un vero shock.
Io ho tenuto tutte le email che mi ha inviato. La scorsa notte ne ho rilette alcune e sono scoppiato a piangere. E’ stata veramente dura. Se avete letto i suoi libri, i suoi programmi per i tour o i suoi blog… quello è il modo in cui scriveva anche le email. Era molto descrittivo e scendeva molto nel dettaglio, qualunque fosse l’argomento di cui stesse parlando. L’ultima sua mail risale a circa un anno fa, nel periodo festivo. Mi inviò una foto di lui che indossava un cappello da Babbo Natale e alcune foto con sua figlia Olivia. Mi inviava sempre foto di loro due vestiti in abiti natalizi o mentre leggevano libri assieme o cose del genere. Sono molto fortunato per aver avuto un rapporto simile con lui negli ultimi 15 anni, perchè so che lo hanno avuto solo poche persone. Per me è un onore.
L’ultima volta che lo vidi suonare dal vivo fu nel 2015. Andai a vedere i RUSH a Boston e portai con me mio figlio Max. Sapendo che loro stavano chiudendo la carriera, sapevo anche che quella poteva essere l’ultima volta che li vedevo dal vivo ma in fondo non lo credevo veramente. Quella invece fu veramente l’ultima volta. Lui fu come al solito molto generoso. Fece suonare la sua batteria a Max e gli regalò delle pelli e delle bacchette autografate. Ci accolse nel suo camerino. Fu l’ultima volta che lo incontrai”.

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