Il batterista Nicholas Barker (ex-DIMMU BORGIR, ex-CRADLE OF FILTH, ex-BRUJERIA, ex-LOCK UP e altri) in una recente intervista rilasciata al podcast The false Face e riportata da Blabbermouth, ha fornito un aggiornamento circa le sue delicate condizioni di salute. Ricordiamo che il musicista è da tempo in attesa di trapianto renale.
“La mia salute sta migliorando giorno dopo giorno. Sono in un momento psicologico davvero positivo, perché ho sviluppato una patologia potenzialmente letale chiamata calcifilassi… Lascia che ti spieghi un attimo di cosa si tratta. Ha un tasso di sopravvivenza del 50%, ecco quanto è grave. In pratica mi era stato prescritto un farmaco chiamato warfarin, che è un anticoagulante e ha fatto calcificare i vasi sanguigni nei miei polpacci. Quindi mi sono ritrovato con queste cazzo di lesioni enormi. Sembra che uno squalo mi abbia staccato a morsi dei pezzi di muscoli dei polpacci. Ho delle brutte cicatrici ed è stato a causa di questo farmaco.
Fortunatamente, l’abbiamo presa in tempo, perché all’inizio era solo una bolla di sangue con un po’ di livido intorno. Lì per lì non ci ho dato peso. Faceva un po’ male e ho pensato: ‘Oh, probabilmente mi sarò fatto male nel sonno o avrò sbattuto contro qualcosa senza accorgermene.’ Fratello, il tasso di sopravvivenza per questa cosa è del 50% e, al culmine della malattia, queste lesioni sulle gambe erano ridotte così male che la nonna di mia moglie le ha descritte nel modo migliore. Ha detto: ‘Sembrava proprio carne cruda.’
Ma prova a immaginare tutte le terminazioni nervose… era un dolore lancinante, insopportabile. Non riuscivo nemmeno a dormire. Mi davano morfina, metadone e poi quest’altro farmaco, il nabilone, che è un derivato del THC. In pratica ero completamente fuori di testa, ma non serviva a niente per alleviare il dolore. Serviva solo a smorzarlo un minimo. Fratello, sembrava che le mie gambe bruciassero nel fuoco costantemente.
Abbiamo interrotto immediatamente quel farmaco e poi, per cercare di espellerlo dal mio organismo, i medici mi hanno sottoposto a dialisi cinque volte a settimana. Mi venivano somministrati tutti questi farmaci per via endovenosa durante la dialisi per aiutare a buttarlo fuori. E tutte le mie ferite si sono infettate. Ho quasi preso la sepsi. Questo succedeva il mese scorso ed ero a rischio della vita. Mia moglie era in lacrime. Quando abbiamo guardato le ferite e il medico ha detto: ‘Oh, stai guarendo. Questo è un buon segno’, mia moglie è scoppiata a piangere. Ha detto: ‘Pensavo onestamente che ti avrei perso’, perché c’è solo il 50% di possibilità di sopravvivenza.
Le ferite sono così gravi e profonde e sono soggette a infezioni. E comunque, si sono infettate. Mi è venuta una cazzo di cellulite. E fratello, la parte inferiore delle mie gambe, dal ginocchio in giù, erano così cazzo… non potevi nemmeno toccarle. Anche solo cercare di mettermi i calzini era tipo ‘Ah!’ Era pazzesco, il dolore. Perché è di quello che muore molta gente, dell’infezione. Prende la sepsi. È un po’ come la meningite. Una volta che parte, se non la prendi abbastanza in tempo, sei spacciato.
Comunque sono ancora qui e sono in via di guarigione… […] A un certo punto ho pensato che mi avrebbero amputato le gambe… Vedi, ho un patto con mia moglie. Le ho detto: ‘Senti, se mai dovesse succedere qualcosa e dicessero che devono amputare, io non voglio restare qui. Preferisco morire con le mie gambe che vivere senza’, perché sono un batterista”.

