NIGHTWISH: “Imaginaerum” traccia per traccia e video presentazione a cura di Tuomas!

Pubblicato il 04/11/2011

A cura di Dario Cattaneo

Di sicuro in questo freddo mese di Novembre si sentirà parlare molto dei Nightwish. Dopo quattro anni di silenzio da parte loro (la stampa ha continuato comunque a parlarne, tanto più che sono una delle band piu’ chiacchierate del pianeta…) la squadra capitanata da Tuomas Holopainen ha deciso di fare le cose ancora piu’ in grande del solito, tornando con una serie di novità che non mancheranno di generare il solito tripudio di commenti ed esclamazioni da parte di chi li supporta da sempre e da parte di chi invece li odia. Simpatie o non simpatie, comunque i Nightwish sono abituati alle tempeste mediatiche intorno al loro nome sin dallo split con la ex cantante Tarja, e proseguiranno il loro percorso artistico dei prossimi mesi imperterriti. Percorso che vede, oltre alla pubblicazione del disco “Imaginaerum”, anche l’uscita successiva di un film da cinema basato sui temi presenti nel disco e riportante lo stesso titolo, e una fitta serie di concerti in cui la band decide di sparare alto e di tentare di riempire il più grande palazzetto di Milano, il Forum di Assago. Per sapere se riusciranno nell’impresa e se il film sarà bello o meno dovremo aspettare ancora un po’, nel frattempo dopo il preascolto del disco effettuato nel solito lussuoso albergo milanese possiamo offrivi una ghiotta analisi traccia per traccia di questo ambizioso lavoro, unitamente all’analisi di Tuomas Holopainen stesso, per l’occasione ripreso dalle nostre telecamere.

NIGHTWISH – “Imaginaerum”

01. Taikatalvi
02. Storytime
03. Ghost River
04. Slow, Love, Slow
05. I Want My Tears Back
06. Scaretale
07. Arabesque
08. Turn Loose The Mermaids
09. Rest Calm
10. The Crow, The Owl And The Dove
11. Last Ride Of The Day
12. Song Of Myself
13. Imaginaerum

Durata: 74:33

Data di pubblicazione: 06/12/2011

Etichetta/Distribuzione: Nuclear Blast/Warner

Sito: http://www.nightwish.com/

Taikatalvi [2:36]
Il pezzo d’apertura è una sorta di ninna nanna acustica, dai toni smorzati e dalle influenze irish/celtiche, che invece di introdurci subito alle atmosfere del disco (che risulteranno comunque molto diverse), ci invita piuttosto a chiudere gli occhi per prepararci ad entrare nel mondo di “Imaginaerum”. Una sorta di preparazione al movimentato viaggio di fantasia che segue.

Storytime [5:22]
Il nostro primo vero impatto con il mondo di “Imaginaerum” avviene con questa prima movimentata canzone. L’impatto è decisamente positivo, e si nota lo sforzo della band di introdurre il più possibile i vari elementi che caratterizzeranno da qui in avanti il percorso che il disco ci invita a percorre con le sue diverse tracce. Lo stile risulta essere sempre quello caro alla band finnica, ovvero metal sinfonico con una certa tendenza ad atmosfere gotiche e fantastiche, ma in questo pezzo avvertiamo subito una tendenza a pompare il suono con effetti bombastici e hollywoodiani, da sempre nel DNA della band ma mai prima così fortemente espressi. Una traccia posta in apertura per sbalordire e catturare fin da subito l’attenzione, ma che secondo noi ha anche lo scopo più o meno segreto di nascondere sotto un’aura opulenta e lucente qualche mancanza di idee in termini di melodie, che risultano troppo simili ad alcune già usate in passato dalla band.

Ghost River [5:25]
La ricchezza di suoni e di arrangiamenti non si esaurisce con il primo pezzo, anzi continua con questa veloce traccia che vede un massiccio contributo alla voce da parte del bassista Marco. Rispetto a “Storytime”, registriamo una maggior velocità e una durezza di fondo che non è imputabile solamente alle laceranti vocals del bassista. La batteria è infatti più incisiva sul refrain portante, e le chitarre ruggiscono di più sotto la solita pomposa ricchezza sonora degli arrangiamenti da cinema. Il pezzo risulta fresco e piacevole, potente al punto giusto, anche se ci stupisce la totale assenza di assoli di chitarra. La parte centrale è infatti ancora affidata a Tuomas e alle sue orchestrazioni e non alla sei corde di Emppu.

Slow, Love, Slow [5:51]
L’assoluto bisogno di colpire l’ascoltatore dei Nightwish si concretizza con questa strana traccia in una duplice maniera: tramite un brusco cambio di atmosfera, quasi come se il vagone delle montagne russe su cui ci trovavamo si fosse improvvisamente fermato in un ambiente privo delle luci e dei suoni che avevano caratterizzato l’incipit del disco, e anche mediante un pezzo che adotta sonorità diverse e mai percorse dalla band. A cavallo tra atmosfere noir, suggestioni blues e volatili vocals jazzistiche, questa traccia non abbandona lo stile ‘minestrone’ fino ad adesso adottato e tenta sempre di comprimere in poco tempo il maggior numero di idee possibili; però la strana e più composta veste di cui si ricopre fa modo di rendere il pezzo decisamente interessante e non una semplice pausa tra momenti ben riusciti del disco. Dotato di una forte personalità, questo brano si imporrà presto nelle preferenze degli ascoltatori più amanti del lato scuro e romantico del songwriting di Tuomas.

I Want My Tears Back [5:08]
Il pezzo successivo ci riporta sulle coordinate di “Storytime” e “Ghost River”, ma purtroppo lo slancio iniziale si è perso. Privo degli hook ritmici che caratterizzavano la terza traccia e privo della ricchezza strutturale degli arrangiamenti dell’opener, questa composizione risulta troppo ancorata allo stile nightwish per stupire ancora. In apertura avrebbe forse strappato qualche applauso, ma in questa posizione sembra quasi essere un filler, anche se ammettiamo che un unico ascolto non basta certo a bollare in maniera definitiva una canzone. Alcuni accompagnamenti e sonorità celtiche sembrano donargli comunque una impalpabile aura di interesse.

Scaretale [7:32]
Il leggero calo di tensione registrato con la traccia precedente viene spazzato via dall’assoluta ricchezza e esagerazione di questa lunga canzone. Pezzo che potremmo quasi definire progressive per la sua quasi fastidiosa caratteristica di stravolgere le aspettative con continui cambi di tempo e di sonorità, questo brano si pone a cavallo di un horror rock come atmosfere e tematiche e un più robusto metal dal riffing quasi thrash. Emppu torna prepotentemente alla ribalta, ma ancora una volta non lo fa con un assolo ma con appunto una prestazione rimica robusta e rabbiosa che fa da contraltare alle sempre più spinte orchestrazioni cinematografiche. In questo caso però, l’eccessiva tendenza all’esagerazione che già si avvertiva nelle altre tracce fa si che il pezzo per così dire esca un po’ dai bordi, risultando veramente pacchiano. Destinato a dividere, c’è chi lo ascolterà in preda all’esaltazione, chi invece lo troverà eccessivo, frutto di un manifesto timore di non riuscire più a colpire l’ascoltatore.

Arabesque [2:52]
A cavallo tra una valvola di sfogo per il ricco pezzo precedente ed un introduzione per la ballad che seguirà, “Arabesque” è uno strumentale arabeggiante che porta impresso a fuoco il marchio di Tuomas nelle sue linee compositive.

Turn Loose The Mermaids [4:19]
I ritmi scendono e abbiamo finalmente la prima ballad del disco, ma ancora Tuomas non rinuncia a voler stupire l’ascoltatore con qualche effetto speciale. In questo caso, l’elemento inatteso ci arriva da una parte centrale assolutamente cinematografica che ci riporta alla mente lo stile spaghetti western di Sergio Leone. In realtà, forse ancora più segnalabile in questa traccia è però l’ottima prestazione di Anette, decisamente più a suo agio in questo disco e finalmente in grado di stupirci proprio nelle soluzioni più atipiche, in virtù di una maggiore versatilità rispetto a Tarja. La voce della bella finlandese rimane su un altro pianeta, ma l’approccio più aperto, meno lirico e operistico, ed in generale più vario della nuova vocalist è l’elemento vincente che permette all’album di non annoiare a causa della tendenza del suo compositore a seguire l’esagerazione sonora come linea guida principale.

Rest Calm [6:59]
“Rest Calm” torna a manifestare quello che poi è il problema principale dell’album: ovvero la mancanza di punti di riferimento per l’ascoltatore. In sette minuti Tuomas infila di tutto dentro questo pezzo, schiacciandovi un po’ di metal sinfonico classico alla Nightwish, i soliti bombastici arrangiamenti hollywoodiani e continui stacchi e cambi di direzione. Il tutto risulta abbastanza indigesto ad un primo ascolto, e stentiamo a capire l’apporto di questa canzone nell’economia globale del disco. In realtà, a questo punto dell’ascolto cominciamo ad essere un po’ provati, e cominciamo a chiederci quanti pezzi mancano alla fine, sperando in cuor nostro che non siano troppo lunghi.

The Crow, The Owl And The Dove [4:10]
Una mezza ballad che però non abbandona la tendenza di questo “Imaginaerum” di risultare strampalata in virtù di scelte ritmiche e orchestrali sempre diverse. Fissandosi sulla sola voce di Anette il pezzo risulta godibile, ma le cervellotiche scelte sottostanti ammantano anche questo pezzo dell’aura eccessiva e pacchiana che riscontriamo un po’ ovunque.

The Last Ride Of The Day [4:31]
Come indica il titolo, si tratta di una cavalcata metallica con solidi radici nel power europeo più classico. In realtà, a questo punto dell’ascolto, un po’ di sonorità ‘standard’ sono un bel respiro di sollievo, e possiamo finalmente goderci una doppia cassa più libera, un Emppu finalmente presente anche con un assolo e una band più coesa, per una volta non subissata dalla magniloquenza espressiva del loro leader Tuomas. Davvero apprezzabile.

Song Of Myself [13:30]
Megasuite di tredici minuti divisa in quattro parti ed ispirata allo stile letterario (ma non basata non sulle opere) del poeta ottocentesco Walt Withman, da sempre punto di riferimento per Tuomas. Anche se ci aspettavamo un calderone di mille influenze come avvenuto per “Scaretale”, per una volta il compositore finnico accantona la tendenza a seguire l’approccio pacchiano e cinematografico in virtù di una vena più poetica ed in qualche modo oscura. La canzone si fa più intimista, e le parti narrate, come quelle con solo il pianoforte come base, forniscono un buon ritratto di Tuomas come compositore di qualità e non più solamente novello scrittore di colonne sonore da Blockbuster fantasy. Un pezzo da scoprire, perché comunque risulta assolutamente ricco di spunti e di sonorità.

Imaginaerum [6:18]
Title track posta in chiusura, e semplice outro che raccoglie gli elementi mostrati nel disco e li riarrangia in maniera da avere una colonna sonora per gli ipotetici titoli di coda. Seguendo l’approccio cinematografico sin’ora avuto, ci risulta comprensibile una simile scelta, anche se dopo tutti i contenuti offertoci in questi lunghi settantacinque minuti, forse facevamo volentieri a meno di altri sei minuti riassuntivi, peraltro esclusivamente strumentali.

In questo esclusivo video a cura di Metalitalia.com, il tastierista e leader della band Tuomas Holopainen vi offre una breve descrizione di ogni traccia!

9 commenti
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