OBSCURA: il nuovo “Diluvium” traccia per traccia!

Pubblicato il 25/06/2018

A cura di Giacomo Slongo

In un’annata avara di uscite ai piani alti del circuito death metal (12 mesi fa avevamo già assistito ai ritorni di Immolation, Suffocation, Broken Hope e Dying Fetus), il quinto full-length degli Obscura ha tutte le carte in regola per diventare l’evento dell’estate, almeno per una certa categoria di pubblico. Un disco annunciato come di parziale rinnovamento sonoro, che a conti fatti non smentisce i proclami pubblicitari del quartetto – non del tutto, almeno – e ne indirizza il cammino su sentieri più ordinati e concreti, per buona parte epurati da quella smania di eccesso riscontrata in passato. Grazie alla collaborazione di Relapse Records, Metalitalia.com è lieta di presentarvi il track-by-track di “Diluvium”, rimandandovi alla metà di luglio per la recensione vera e propria…

OBSCURA
Stefen Kummerer – Voci, chitarre
Linus Klausenitzer – Basso
Sebastian Lanser – Batteria
Rafael Trujillo – Chitarre

DILUVIUM
Data di uscita: 13/07/2018
Etichetta: Relapse Records
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01. Clandestine Stars (03:38)
“Diluvium” si apre con uno dei suoi brani più diretti e mordaci, figlio della grande tradizione techno-death a stelle e strisce che da sempre rappresenta uno dei primi punti di riferimento per la band. Tre minuti durante i quali i Nostri pescano a piene mani dal repertorio di Atheist, Cynic e Death magari senza assumersi troppi rischi, ma colpendo ugualmente nel segno grazie al loro proverbiale gusto negli arrangiamenti e alla capacità di risultare ultra-tecnici e al contempo orecchiabili. A colpire subito l’attenzione è infatti lo sviluppo del concetto di forma canzone, con un’andatura strofa/ritornello/strofa tanto semplice quanto efficace a scandire l’incedere dell’episodio. Quel che si dice una buona partenza.

02. Emergent Evolution (04:52)
Il secondo ‘singolo’ dell’album coincide con il primo vero colpo da novanta della tracklist. Battezzata da un riffing velenoso di chiara ascendenza Chuck Schuldiner, “Emergent Evolution” svela presto un lato simil-celestiale che passa attraverso degli intarsi chitarristici molto catchy, un chorus giocato sulla sovrapposizione di voci urlate e pulite e un assolo che non fa nulla per nascondere la sua natura emotiva, mettendo a tacere le insinuazioni di onanismo e freddezza che solitamente accompagnano il genere.

03. Diluvium (05:02)
La titletrack che ormai tutti abbiamo imparato a conoscere, in cui l’influsso dei maestri Morbid Angel (vecchio pallino di Kummerer) si concretizza all’altezza del ritornello e delle parentesi cadenzate che anticipano il duello solistico tra chitarre.

04. Mortification of the Vulgar Sun (06:09)
Altro brano dalle tinte cupe che non delude le aspettative suscitate dal titolo. La prima parte mescola nuovamente i Morbid Angel più quadrati (quelli di “God of Emptiness” e Where the Slime Live”, per intenderci) con un retrogusto black/death che sembra discendere dai cugini Thulcandra, mentre nella seconda l’animo progressive del quartetto torna a fare capolino grazie al lavoro di basso fretless di Klausenitzer e al tocco jazzato di Kummerer. Comincia a farsi forte l’impressione che per questo loro quinto full-length gli Obscura abbiano voluto limare gli eccessi, adottando un approccio mediamente più ‘old school’ e asciutto rispetto al passato.

05. Ethereal Skies (05:18)
“Ethereal Skies” non potrà che mandare in estasi i tanti amanti dello shredding, grazie al guitar work funambolico che ne detta il bello e il cattivo tempo durante i cinque minuti di durata. Non lasciatevi trarre in inganno, però: anche in questo caso il fantasma del puro e semplice esibizionismo viene scacciato a colpi di strutture chiare, ordinate e dal profondo senso armonico, cui si aggiungono un uso delle voci ormai completamente affinato e delle punteggiature orchestrali che forse avrebbero meritato più spazio nell’economia del brano.

06. Convergence (04:04)
Un tappeto di chitarre acustiche spiana la strada alla canzone che più di ogni altra fra quelle incluse nel disco ricorda la vecchia hit “Incarnated”. Il ritornello è di quelli che si stampano in mente dopo un solo ascolto, mentre il comparto strumentale fonde con assoluta dimestichezza il tocco incalzante dei Death con quello epico e vagamente ampolloso del Gothenburg sound, per quattro minuti che immaginiamo non faticheranno a trovare spazio nelle prossime setlist della band.

07. Ekpyrosis (05:23)
Dopo due brani relativamente ‘facili’ e diretti, le strutture si fanno molto più dense con l’entrata in scena di “Ekpyrosis”. Non si contano le finezze e i cambi di tempo disseminati lungo questa composizione, il cui valore risiede soprattutto nell’atmosfera avvolgente e nell’uso ipnotico del basso e della chitarra acustica durante alcuni passaggi. Episodio vagamente pretenzioso e poco allineato al resto dell’opera, ma comunque degno di interesse.

08. The Seventh Aeon (05:17)
“The Seventh Aeon” si configura a tutti gli effetti come la sorella minore di “Convergence”, sebbene qui i toni siano più cupi e muscolari. Notevolissimo e di facile presa, senza però mai scadere nella banalità, il chorus imbastito da Kummerer, decisamente grintoso e ‘in palla’ dietro il microfono.

09. The Conjuration (05:33)
I Morbid Angel tornano a bussare prepotentemente alla porta. L’incipit di “The Conjuration” è forse la cosa più pesante e malvagia mai scaturita dalla penna dei death metaller di Monaco, al punto da mettere alle strette certi passaggi del fortunato “Kingdoms Disdained”, e nel complesso si respira un’aria da Giudizio Universale perfetta per il concept del disco. Nel finale spazio anche a parentesi di puro heavy metal, per un brano destinato a lasciare il segno.

10. An Epilogue to Infinity (06:16)
Evocativa già a partire dal titolo, “An Epilogue to Infinity” può essere vista come la sintesi concettuale dell’intero album. Sei minuti che spaziano da parentesi morbidangeliane a fraseggi techno-death dalla forte indole progressive, con voci pulite (filtrate secondo la lezione dei Cynic) a marchiare a fuoco la consolidata alternanza di strofe e ritornelli della tracklist. Una mescolanza di stili e registri 100% Obscura, tra i pochi gruppi della loro generazione capaci di gestire un simile sfarzo.

11. A Last Farewell (02:26)
Disponibile soltanto nella versione digitale dell’album, “A Last Farewell” è un’outro strumentale dalle tinte rarefatte che poco aggiunge e poco toglie al valore complessivo di “Diluvium”, utile più che altro a rifiatare dopo l’intensa ora di ascolto…

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