A cura di Giovanni Mascherpa
Osservare a distanza di anni un certo fenomeno musicale, riascoltare i dischi dell’epoca sapendo ciò che sarebbe venuto dopo, confrontare le impressioni dell’oggi con quelle dell’epoca, è sempre qualcosa di affascinante, se si ha a cuore la propria musica preferita. Permette di capire meglio cosa è accaduto, valutare con maggior lucidità alcuni lavori, rendersi conto se quanto è successo sia stato qualcosa di effimero, oppure abbia davvero condizionato lo sviluppo di uno stile sonoro.
Restringendo allora il nostro campo d’azione, posiamo ora lo sguardo su tutto quel fermento di sonorità ‘post-qualcosa’ che stavano prendendo piede nei primi anni 2000: un’infatuazione di tanti musicisti, prettamente del mondo hardcore, per gli orizzonti sonori creati dai Neurosis pochi anni prima, seguiti a ruota dagli Isis, come fonte di ispirazione principale. Partendo da qui, andavano ad abbracciare gli spazi ampi e in calmo progredire del post-rock, oppure si contaminavano di progressive e altro ancora, cosicchè un mondo di sonorità rabbiose e incostanti si andava a strutturare in architetture più cerebrali, complesse e per nulla rigide.
Sensazioni che travalicavano la sola furia impulsiva, andando a diramarsi in tremendi filoni di amarezza, malinconia, disperazione, oppure al contrario in attimi di serenità, aperture lucenti, riflessioni meditabonde.
Se in seguito l’idea di post-metal è divenuta qualcosa di più chiaro, netto, fagocitando molti altri settori del metal, estremo e non, arrivando oggi ad essere uno degli elementi centrali di moltissimi gruppi, le sue radici sono appunto nel primo decennio di questo millennio.
Mentre, appunto, tutto ciò che è ‘post-’ vive ancora adesso uno straordinario fermento, andiamo a riesumare alcune piccole e grandi perle ormai lontane nel tempo in questo capitolo della rubrica Oggetti Smarriti.
Abbiamo volutamente lasciato fuori le pubblicazioni delle compagini più note (oltre ai citati Neurosis e Isis, mancano i celebrati Cult Of Luna e The Ocean), per concentrarci su album e band che hanno avuto minor fortuna, oppure sono finiti confinati in una nicchia dove solo in pochi hanno continuato a dare loro attenzioni.
La scelta è stata fatta un po’ per gusti personali e importanza delle compagini citate, un po’ per ricomprendere diversi approcci alla materia ‘post-’, tra suoni più votati al post-rock, altri all’hardcore, oppure allo sludge, tra chi era più aggressivo, chi più rarefatto e melodico. L’ordine è rigorosamente cronologico, partendo dal disco con la data di pubblicazione meno recente.
Sperando che questa retrospettiva vi faccia scoprire qualche realtà che vi faccia scoccare una magica scintilla di interesse, oppure semplicemente ve le faccia riscoprire.
BREACH – Kollapse
La band, dopo il buon successo del violento “Venom”, questa volta si è spostata su sonorità leggermente più rilassate e melodiche, con un certo retrogusto post rock…CONTINUA
PELICAN – Australasia
Qui parliamo della prima band che è riuscita a dare un nuovo volto al post rock e alla musica heavy, la prima capace di fondere questi due aspetti musicali in maniera del tutto fluida e naturale senza l’ausilio di supporti vocali. CONTINUA
BURST – Origo
La crescita, la maturazione, il salto di qualità. Eccoli qui tutti assieme, serviti su un piatto d’argento che porta il nome di “Origo”. CONTINUA
YEAR OF NO LIGHT – Nord
Un esordio che, a conti fatti, non risente del nascere un po’ in periferia rispetto a dove questo tipo di scena si sta affermando, né si ode il sentore di un prodotto ancora acerbo o indeciso. CONTINUA
CALLISTO – Noir
Il gruppo non farà la storia di questo genere, ma se si amano tali sonorità, non sarà difficile emozionarsi durante l’ascolto di questo “Noir”. CONTINUA
ROSETTA – Wake / Lift
I Rosetta di “Wake / Lift” sono ora una realtà a sè stante, che sembra anche avere idee a sufficienza per potersi staccare del tutto dalla sua scena di riferimento in un futuro immediato. CONTINUA
THE END OF SIX THOUSAND YEARS – Isolation
Il gruppo è esperto, ha le idee chiare e può vantare un’abilità nello strutturare e nell’arrangiare i brani che certo non è comunissima. CONTINUA
BURIED INSIDE – Spoils Of Failure
Le otto lunghe tracce composte ed eseguite dai Buried Inside rivelano una volta per tutte uno dei talenti più visionari dell’affollata scena post hardcore/metal, che ormai da qualche tempo prospera su entrambe le rive dell’Atlantico. CONTINUA
MINSK – With Echoes In The Movement Of Stone
Come se i Neurosis suonassero molto più psichedelici, rimanendo comunque apocalittici: potremmo descrivere così il suono degli americani Minsk. CONTINUA
FALL OF EFRAFA – Inlè
Siamo dunque di fronte a uno di quei casi in cui una originalità un po’ limitata viene compensata da tanta, tantissima ispirazione e da altrettanto coinvolgimento. CONTINUA










