PARADISE LOST: “Tragic Idol” studio report!

Pubblicato il 26/03/2012

A cura di Luca Pessina

L’arrivo di un nuovo album dei Paradise Lost oggigiorno forse non genera la stessa trepidazione che lo stesso evento suscitava una quindicina di anni fa. I tempi e le tendenze sono cambiati, il gruppo inventore del gothic metal non è più quel faro che tutti i metaller europei erano soliti osservare e venerare, nè, di conseguenza, è quel top seller che, sul finire degli anni ’90, a vendite e nei bill dei festival era secondo solo a Metallica e pochi altri nel Vecchio Continente. Del resto, anche la piega presa dal songwriting negli ultimi (comunque notevoli) album, ha fatto scemare un po’ di quel fascino che un tempo avvolgeva i Nostri. Una volta non si sapeva mai che cosa aspettarsi da un disco dei ragazzi di Halifax, mentre da qualche anno a questa parte è ormai chiaro che il quintetto stia cercando di riavvicinarsi allo stile di certo suo passato e di rivisitare le sonorità di capolavori come “Draconian Times”, mescolandole con tentazioni ora più heavy, ora più orecchiabili. I risultati, come accennato, sono comunque sempre stati più che buoni, tanto che la band continua a essere altamente rispettata e a costituire un nome di sicuro richiamo, almeno un certi ambienti. Non è un caso, insomma, che la Century Media Records allestisca sempre delle campagne promozionali di tutto rispetto quando il gruppo è in procinto di pubblicare un nuovo album. I Paradise Lost hanno fatto e, per certi versi, continuano a fare la storia del nostro genere musicale preferito e l’imminente “Tragic Idol” rappresenterà senza dubbio un ampio argomento di discussione nei mesi a venire. Il lavoro, nonostante tutto, è atteso e da più parti le voci sulla sua direzione stilistica si rincorrono e si contraddicono, soprattutto ora che Gregor Mackintosh, unico compositore della formazione, è piombato sul mercato con il suo progetto old school death metal Vallenfyre. “Tragic Idol” ne sarà stato influenzato? Oppure, proprio come reazione al suddetto sfogo, presenterà un sound più soft? Metalitalia.com ha avuto modo di ascoltare l’album e di raggiungere la band poco dopo la conclusione delle registrazioni nei Chapel Studios in Inghilterra ed è orgogliosa di potervi presentare la seguente anteprima in esclusiva per l’Italia. Oltre a un track by track a caldo effettuato anche con la collaborazione del cantante Nick Holmes, vi sottoponiamo il resoconto di una breve chiacchierata con quest’ultimo che speriamo possa prepararvi al meglio all’ascolto del disco, la cui pubblicazione è prevista per la fine di aprile.

PARADISE LOST
Nick Holmes – voce
Gregor Mackintosh – chitarra
Aaron Aedy – chitarra
Stephen Edmondson – basso
Adrian Erlandsson – batteria

TRAGIC IDOL
Data d’uscita: 23 aprile 2012
Etichetta: Century Media Records
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01. SOLITARY ONE (04:08)

Nick: “Questo pezzo parla di come l’amore può letteralmente prosciugare un’anima. Può essere la nostra salvezza, ma può anche rappresentare la nostra rovina se il legame di fiducia viene abusato. L’amore in questi casi può divorare un’anima come una malattia allo stadio terminale”.

Come già successo per “Faith Divides Us…”, il disco si apre con un episodio piuttosto interlocutorio. Nonostante un Nick Holmes che fa intendere subito di aver mantenuto l’approccio vocale del precedente lavoro, “Solitary One” gioca molto di atmosfera, con ritmiche blande che sorreggono un Greg Mackintosh sempre pronto a sfoderare tutto il suo inconfondibile campionario di melodie, assieme a una punteggiatura di tastiera tanto semplice quanto riuscita. Proprio quest’ultima si rivela l’elemento vincente del pezzo, soprattutto nel raffinatissimo finale strumentale, che reputiamo essere uno dei momenti migliori confezionati dalla band negli ultimi anni. Brano che cresce con gli ascolti e che diventa particolarmente contagioso a dispetto della sua flemma.

02. CRUCIFY (04:08)

Nick: “Mio padre era solito dire che a volte lo stress lo stava crocifiggendo. Ho sempre pensato che fosse esagerato esprimersi in quel modo. Semplicemente, non era a suo agio in una situazione alla quale si poteva presto porre rimedio. Mi riferisco anche a una persona letteralmente crocifissa alla fine del testo. Le parole ‘…for eternity you’re my sentence” sono le mie preferite nell’intero album”.

Si accelera con “Crucify”, il brano del disco che il gruppo ha deciso di svelare per primo, postandolo online poche settimane fa. Midtempo groovy e baldanzoso, su cui Holmes ruggisce come già ampiamente fatto negli ultimi album. Il corposo riffing di chitarra viene pompato da una produzione che ha un taglio un po’ più moderno rispetto a quella di “Faith…”, ideale per sottolineare meglio il gran lavoro di Mackintosh, che si stacca spesso dalla sua spalla Aaron Aedy per arricchire ogni frangente con assoli e melodie. Traccia molto godibile.

03. FEAR OF IMPENDING HELL (05:25)

Nick: “Le cose nella vita in cui potremmo o non potremmo imbatterci. Certe persone tendono a pensare che alcuni eventi negativi non potrebbero mai accadere loro. Inoltre, la morte è spesso per tanti un argomento negativo e spaventoso. A volte mi trovo a dover dare delle risposte ai miei figli e cerco sempre di dire loro qualcosa che li faccia stare tranquilli e felici, ma, in realtà, certi argomenti spaventano anche me!”.

Si ritorna su registri più controllati con “Fear Of Impending Hell”, traccia che presenta anche delle parti semi-acustiche e un cantato più espressivo e variegato, che ricordano certe soluzioni di “Paradise Lost” del 2005. Con questo brano, i Paradise Lost provano insomma a guardare a certo loro recente passato e a ravvivarlo con il sound più aggressivo riscoperto ultimamente. Un pezzo che abbraccia vari stili e che si fa subito ricordare. Sicuramente uno dei più riusciti di “Tragic Idol”.

04. HONESTY IN DEATH (04:07)

Nick: “La riflessione iniziale è stata su come la morte rende certi individui finalmente umili e su come certi piccoli problemi risultino insignificanti quando rifletti sull’importanza della vita. Ho trovato quanto segue mentre facevo ricerche sull’argomento e credo che riassuma il titolo perfettamente:

La morte è l’unica vera onestà.
Nella morte non ci può essere menzogna o inganno.
E’ l’ultima verità che tutti devono affrontare una volta.
Alcuni non fanno altro che aspettarla, mentre altri trascorrono la loro vita a fuggire da essa.
Ma nessuno può sfuggirle. E nessuno può negare che sia l’ultima opportunità per parlare”.

Il primo vero e proprio singolo dell’album. “Honesty In Death” è uno di quei midtempo heavy ed orecchiabili allo stesso tempo che tanto hanno fatto la fortuna del gruppo in passato. Di nuovo si nota il grande lavoro di Mackintosh, che non sta fermo in minuto nel disegnare melodie e assoli, riempendo praticamente ogni spazio lasciato vuoto da Aedy e dalla sezione ritmica. Holmes, dal canto suo, qui rimane su registri rochi anche nel chorus, riuscendo però a confezionare linee immediate e di sicura presa. Probabilmente sarà uno dei primi brani del disco a finire nelle setlist dei live.

05. THEORIES FROM ANOTHER WORLD (05:02)

Nick: “Questo titolo ha un che di fantascientifico, qualcosa che non abbiamo mai adottato in passato. In verità, si tratta di una riflessione sulla passione per le cose materiali nel mondo odierno e su quanta effettiva gioia queste ultime portino a noi stessi”.

Il brano più cattivo dell’album. “Theories From Another World” alterna parti aggressive sorrette dalla doppia cassa di Adrian Erlandsson a squarci in midtempo molto pesanti, solo parzialmente ingentiliti dalle ennesime trovate di Mackintosh, ormai definitivamente assurto al ruolo di “guitar hero gotico”. Holmes si adegua all’andatura del pezzo con una performance sobria e ficcante, che pare badare esclusivamente al sodo. Assai convincente il risultato: dal vivo ci sarà da divertirsi.

06. IN THIS WE DWELL (03:54)

Nick: “Il destino è un bel ideale, ma in realtà nessuno sa che cosa di buono o di brutto gli accadrà nella vita. Questa canzone parla di non aver alcuna aspettativa per il futuro. Possiamo imboccare un sentiero, ma non sapremo mai con certezza dove questo ci porterà o l’effetto che il viaggio avrà su di noi”.

Di nuovo doppia cassa, di nuovo tanta potenza. Addirittura, in questo brano Mackintosh sfodera un riffing classic metal galoppante, che ben si sposa con il drumming agile e sostenuto di Erlandsson. Molto catchy le melodie, che a metà traccia sfociano in un altro sentito assolo del leader/chitarrista, prima che poi il tutto riparta sui binari dell’aggressività. Altro pezzo ideale per la dimensione live.

07. TO THE DARKNESS (05:10)

Nick: “Un viaggio nell’ignoto o magari una riflessione sulle mie lotte con l’insonnia ora che ho sorpassato i 40. Guardo nel buio per diverse ore ogni notte. E’ il momento in cui sono più solito preoccuparmi per i miei bambini, la moia mortalità o semplicemente per il fatto che dovrò alzarmi di lì a 4 ore!”.

Si rallenta solo un pochino con “To The Darkness”, altra galoppata che colpisce per le belle linee vocali di Holmes, roche ma ricche di slanci emotivi. Ci tocca poi ripeterci, ma anche qui Mackintosh sfodera una lunga serie di assoli e finezze, che si si fanno da parte solo nella parte centrale doomeggiante. Un’altra canzone assolutamente “metal” che farà la gioia dei fan affezionati alla produzione di un tempo.

08. TRAGIC IDOL (04:34)

Nick: “La bellezza e l’innocenza della giovinezza, l’adorare un altro essere umano che ha la stessa vulnerabilità al dolore e alla depressione di chiunque altro, ma che per qualche motivo è stato messo su un piedistallo. L’adulazione divora l’anima e rende la persona brutta all’interno, rende quest’ultima sicura di essere superiore agli altri, quando, in realtà, è del tutto irrilevante nel grande schema delle cose”.

La title track invece concede maggior respiro, assestandosi su registri più catchy e snelli che potrebbero fare del pezzo un potenziale prossimo singolo. Ritmata e colma di uncini melodici, con in più un Holmes che a tratti riscopre anche il suo pulito più dark, “Tragic Idol” miscela elementi di “Draconian Times”, “Paradise Lost” e “In Requiem” per un risultato finale delizioso.

09. WORTH FIGHTING FOR (04:11)

Nick: “Il brano parla soprattutto di cercare autostima e forza quando altri cercano di sminuirti. Ho sempre pensato che certe cose avvenissero solo a scuola o al parco giochi, ma è qualcosa che resta per tutta la vita”.

“Worth Fighting For” si rivela invece una traccia più cupa e particolare, giocata su un drumming irrequieto e un’atmosfera tesa che sembra sempre sul punto di esplodere. I cambi di registro vengono ancora una volta dettati da Mackintosh, che produce melodie evocative con il suo tipico marchio di fabbrica, mentre la voce di Holmes alterna clean vocals e ruggiti, quasi come se stesse su un’altalena. A livello di feeling, il pezzo ci ha quasi ricordato la vecchia “Colossal Rains”, anche se le sonorità sono diverse.

10. THE GLORIOUS END (05:24)

Nick: “Una canzone sull’ostentare coraggio, quando nel tuo cuore sai che qualcosa è finito. O sul fingere di non avere speranza quando invece sai che un risultato potrebbe essere positivo. Non penso che qualcosa possa nascere dalla negatività, ma a volte i fatti devono essere presi per ciò che sono”.

L’album si chiude con “The Glorious End”, brano altisonante già dal titolo, che vede i Paradise Lost rallentare di parecchio e confezionare un downtempo luttuoso che esalta i “lamenti” di Holmes. In verità, al di là di qualche buon arpeggio di classica scuola Mackintosh, il pezzo non convince granchè ai primi ascolti, risultando un po’ ridondante e quasi forzato nel suo voler rimanere su soluzioni lente e dolenti a ogni costo.

Intervista con Nick Holmes

COME TI SENTI ORA CHE L’ALBUM E’ PRONTO?
“Mi sento bene, come sempre. Sollevato, anche… non so come mai, ma queste registrazioni non mi sono piaciute più di tanto. Ero impaziente di finire, anche se poi, come al solito, ho impiegato più tempo di tutti a registrare le mie parti (ride, ndR). Eppure il processo è stato quello di sempre, non so spiegarmi come mai non abbia vissuto benissimo queste settimane in studio. Abbiamo anche scelto i Chapel, qui in Inghilterra, per non dover andare di nuovo in Svezia e poter lavorare con più comodità…”.

NON VI SIETE TROVATI BENE NEI FASCINATION STREET IN SVEZIA, DOVE AVETE REGISTRATO “FAITH DIVIDES…”?
“Ci siamo trovati bene; anzi, io mi sono recato là anche questa volta per incidere le linee vocali, a dire il vero. Però il resto della band ha preferito fare tutto ‘in casa’: i Fascination Street sono un posto molto isolato. Calcolando anche il periodo in cui avremmo registrato, c’era il rischio di rimanere una seconda volta sepolti dalla neve. E’ vero che sarebbe il caso di concentrarsi solo sul disco quando registri, ma abbiamo pensato che sarebbe stato meglio non allontanarsi troppo da casa questa volta, in caso di imprevisti”.

VENIAMO AL CONTENUTO DI “TRAGIC IDOL” ALLORA. NELLE PRIME DICHIARAZIONI PRE-ENTRATA IN STUDIO, GREG LO HA DESCRITTO COME UN ALBUM PIU’ MELODICO DI “FAITH DIVIDES…”.
“Sì, e ora tutti pensano che stiamo arrivando con un album gothic rock o pop (ride, ndR)! Ormai non possiamo più utilizzare il termine ‘melodia’, c’è ancora chi rischia un infarto pensando ai nostri lavori di fine anni ’90 (ride, ndR). Comunque, no, non è un nuovo ‘Host’ nè un disco goth: si tratta di un album metal che è tutto sommato più melodico di ‘Faith…’. Ci sono più assoli e più melodie di chitarra, la voce è un po’ più in primo piano, ma stiamo sempre e comunque parlando di metal. In quel comunicato, Greg ha parlato anche di influenze doom e classic metal, ma quella parte mi sa che non l’ha letta nessuno (ride ancora, ndR)”.

AVETE DELIBERATAMENTE CERCATO DI COMPORRE QUALCOSA DI PIU’ ARIOSO?
“Cerchiamo sempre di non ripeterci. Le prime cose che Greg ha composto per il disco presentavano un lavoro di chitarra piuttosto elaborato e quindi, siccome il risultato ci stuzzicava, abbiamo deciso di muoverci in quella direzione, provando a confezionare canzoni metal che contenessero anche una certa atmosfera. Non credo che chi ha ascoltato gli ultimi album rimarrà poi così spiazzato, si tratta di variazioni su quel tema. I fan dello stile di Greg probabilmente lo apprezzeranno parecchio, perchè il disco è letteralmente pieno di assoli, melodie, arpeggi… ha concentrato tantissimi spunti in ogni canzone”.

PENSI CHE L’ESPERIENZA DI GREG COI VALLENFYRE ABBIA INFLUITO SULLA REALIZZAZIONE DI “TRAGIC IDOL”?
“E’ possibile, perchè qui Greg suona appunto in maniera un po’ più melodica, ma va comunque sottolineato come abbia fatto cose simili con noi anche in passato. Un ‘Draconian Times’ non era stato preceduto da alcun progetto death metal, eppure suona come sanno tutti. Semplicemente, Greg ha da sempre gusti molto ampi ed è in grado di comporre canzoni dalle impronte diverse. Può essere che abbia cercato di concentrare in ‘Tragic Idol’ solo alcune delle sue influenze, ma non credo sia il caso di leggere troppo fra le righe. Il disco suona Paradise Lost al 100%”.

HAI APPREZZATO “A FRAGILE KING” DEI VALLENFYRE?
“A dire il vero, non sono più un grande appassionato di death metal, ma credo che sia tutto sommato un buon lavoro. Rispetto molto la decisione di Greg di omaggiare le sue origini, nonchè il fatto che si sia sfogato in quel modo in un duro momento della sua vita. L’ho supportato sin dall’inizio e sono felice che l’album sia stato molto fortunato”.

RICOLLEGANDOCI AL DISCORSO PRECEDENTE, TROVI FRUSTRANTE CHE MOLTI DEI VOSTRI FAN SIANO CONTINUAMENTE PREOCCUPATI DI VEDERVI TORNARE AL SOUND PIU’ POP E ARIOSO DI ALBUM COME “HOST” O “BELIEVE IN NOTHING”?
“Non direi che sia frustrante, alla fine ognuno ha i propri gusti ed è libero di esprimere la propria opinione. Noi da qualche tempo a questa parte ci troviamo nuovamente a nostro agio a comporre e suonare musica heavy e organica, quindi, in quel senso, non credo che qualcuno debba preoccuparsi. Tuttavia, ci tengo a sottolineare che sono tuttora orgogliosissimo di ‘Host’. Per me è uno dei nostri migliori album, anche se mi rendo conto che il suo spettro sonoro sia poco digeribile dal metal fan medio. Devo però ammettere che ultimamente in molti lo stanno rivalutando: le persone crescono e, in certi casi, anche i gusti cambiano”.

TI PIACEREBBE PROVARE A COMPORRE QUALCOSA SU QUELLA FALSARIGA DI NUOVO?
“Mi piacerebbe comporre una sorta di versione metal di ‘Host’: canzoni con batteria e chitarre organiche e pesanti, ma con delle tastiere in evidenza e dei chorus molto aperti. Non credo che ciò avverrà nell’immediato, tuttavia. Siamo contenti del nostro sound attuale e vogliamo esplorare ulteriormente le varie opportunità che questo ci sta dando”.

TORNANDO AL NUOVO “TRAGIC IDOL”, VI E’ UN BRANO AL QUALE TI SENTI PIU’ LEGATO? QUAL E’ INVECE QUELLO CHE RACCOMANDERESTI AGLI ASCOLTATORI CHE VOLESSERO FARSI UN’IDEA DEL VOSTRO NUOVO CORSO?
“Rispondo con ‘Honesty In Death’ per entrambe le domande. Si tratta di un brano che contiene tutti gli elementi caratteristici del disco. E’ anche il primo singolo, non a caso. E’ heavy, ritmato, melodico e orecchiabile. Un buon mix. Un altro dei miei pezzi preferiti è ‘Solitary One’, l’opener del disco: una traccia molto lugubre, che presenta gli unici interventi di tastiera di tutta l’opera. Come dicevo, è un album molto organico, non si sentono altri strumenti oltre a chitarra, basso e batteria. Lo ripeto, così i vecchi fan possono stare sereni (ride, ndR)”.

MI HA COLPITO LA DESCRIZIONE DEL TESTO DELLA TITLE TRACK, “TRAGIC IDOL”. VI E’ QUALCOSA DI AUTOBIOGRAFICO IN ESSO?
“Sì, sono un gran chiacchierone e una persona con un certo senso dell’umorismo, ma ho passato dei brutti momenti nella mia vita, anche come conseguenza di essere una persona ‘di successo’. I testi dei Paradise Lost sono sempre stati una terapia. O, perlomeno, lo sono da parecchi anni”.

SEI FELICE IN QUESTO MOMENTO? SEI SODDISFATTO DI COM’E’ LA TUA VITA?
“Come tutti, ho degli alti e bassi, ma sì, sono felice. Vivo della mia musica, ho dei bambini, litigo con Greg su Skype (risate, ndR)… devo dire che non posso lamentarmi. Ora abbiamo questo nuovo album in uscita e per un po’ sarò molto impegnato, ma direi che c’è di molto peggio nella vita, non credi?”.

E’ DURA ANDARE IN TOUR ORA CHE HAI FAMIGLIA?
“Sì, un po’… ma non vi è altro modo per sopravvivere, se vuoi essere un musicista full time oggigiorno. I nostri album vendono ancora bene, compresi quelli vecchi, e, per fortuna, a suo tempo abbiamo fatto in modo di mettere da parte qualcosa. Però se vuoi andare sul sicuro devi suonare spesso dal vivo di questi tempi. Le copie vendute non sono più sufficienti. Per fortuna, non andiamo in tour per più di tre settimane alla volta. In questa maniera è semplice gestire gli impegni familiari e non cadere nella tentazione di ammazzare tutti sul tour bus (risate, ndR)”.

QUALE RUOLO PENSI CHE ABBIANO I PARADISE LOST NELLA SCENA METAL ODIERNA?
“Non lo so. Non credo nemmeno che spetti a me dirlo. Senza falsa modestia, credo che la band abbia dato tanto a questo genere musicale e trovo che tuttora certe sonorità esistano grazie anche a noi e al nostro contributo. Sento la nostra influenza in diverse band di oggi. Cerchiamo tuttavia di non prestare attenzione a quanto avviene attorno a noi. Le mode e ciò che fanno gli altri non ci interessano. Ci siamo sempre preoccupati esclusivamente di scrivere delle buone canzoni e il resto è venuto da sè. Siamo più o meno importanti rispetto a una volta? Sì e no… ma di certo queste valutazioni non hanno alcuna influenza sulla nostra arte”.

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