POWERWOLF: il nuovo album “The Sacrament Of Sin” traccia per traccia!

Pubblicato il 08/06/2018

Generalmente, a cosa ci si riferisce quando si parla di power metal oggigiorno? Mettendo da parte le splendide origini più legate all’heavy e, ovviamente, i gusti personali degli interlocutori coinvolti, il pensiero più comune è quello che tende a rappresentare questo popolare filone del metal come il più fiabesco, magico e, potremmo dire, luminoso, con una forte propensione per la potenza sonora, le melodie squisitamente pompose, i tamarri sfoggi di tecnica, le linee vocali evocative e, in molti casi, la narrazione di storie ambientate in universi fantasiosi, enfatizzate da un frequente utilizzo di orchestrazioni dai toni fortemente epici. Ebbene, tra le band più popolari che negli ultimi anni hanno deciso di approcciarsi a questo genere tanto discusso quanto inflazionato, ce ne sono un paio che hanno ben pensato di prendere le regole base e gli stereotipi che da diverso tempo caratterizzavano il power metal e, prontamente, stravolgerle in modo da proporre la loro personale versione di quest’ultimo. I tedeschi Powerwolf sono proprio una di queste, grazie alla loro particolare e, a tratti, lugubre formula che mescola numerosi richiami alla religione cristiana con altrettanti elementi di matrice horror vecchia scuola, senza lesinare sullo humour e su una componente musicale che si adatta perfettamente alle atmosfere descritte negli album. Per la prima volta in assoluto, Attila e soci hanno deciso di concedersi un anno in più prima della pubblicazione del nuovo album “The Sacrament Of Sin” (la pubblicazione di tutti e sei i precedenti lavori è avvenuta a soli due anni di distanza l’uno dall’altro), in modo da non ricadere eccessivamente nel riciclo e nella riproposizione pari pari di quanto già fatto in passato. Ovviamente, noi di Metalitalia.com non potevamo fare a meno di proporvi in quest’articolo una succosa anteprima di quanto gli adoratori dei lupi clericali avranno modo di ascoltare tra poco più di un mese. Buona lettura a tutti!

POWERWOLF
Attila Dorn – Voce
Matthew Greywolf – Chitarra
Charles Greywolf – Chitarra
Falk Maria Schlegel – Tastiere
Roel Van Helden – Batteria

THE SACRAMENT OF SIN
Data di uscita: 20/07/2018
Etichetta: Napalm Records
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01. Fire & Forgive (04:30)
Gli oscuri rintocchi di una campana, simili a quelli che i più nerd tra voi avranno certamente udito più volte giocando al videogioco “Bloodborne”, precedono un inizio orchestrale epico ed evocativo, sul quale subentra poco dopo la voce di Attila seguita dal suono delle chitarre elettriche, fino allo scoppio della batteria che da l’effettivo via all’album. Questo brano è assolutamente in linea con ciò che i Powerwolf han sempre proposto, grazie a una struttura abbastanza semplice, un ritornello facilmente memorizzabile, delle parti cantate in latino e quant’altro, anche se si nota sin da subito una potenza e una compattezza sonora maggiori rispetto al passato, il che non può che permettere a ogni buon metalhead di godere ulteriormente durante l’ascolto. In sostanza, un inizio assolutamente convincente, seppur non particolarmente dal profumo di nuovo, che lascia ben presagire per i prossimi quaranta minuti.

02. Demons Are a Girl’s Best Friend (03:38)
Un titolo che sarebbe da scrivere sulla prima pagina di qualsiasi romanzo horror/sentimentale per ragazzi, come molti ne uscivano fino a poco tempo fa, per il primo estratto ufficiale dell’album, naturalmente con annesso un video che ha già quasi raggiunto il milione di visualizzazioni su YouTube. Per chiunque non l’avesse ancora ascoltato, si tratta di un brano leggermente meno potente, ma decisamente più cantabile, con un ritornello reso ancora più orecchiabile dalle linee vocali a opera di Attila, che a parer nostro non si potrà fare a meno di canticchiare o ripetere a mente già dopo il primo ascolto. Senza ombra di dubbio, un pezzo adatto per il ruolo di singolo per cui è stato selezionato.

03. Killers With The Cross (04:09)
Rallentiamo il tempo con questo terzo brano dal sapore leggermente più ‘sabatoniano’, con un titolo assolutamente azzeccato per la sensazione che trasmette l’ascolto del ritmo e della cadenza a opera del buon Roel dietro le pelli: sembra quasi di udire un’intera squadra di inquisitori muniti di croce e spada che avanzano a passo di marcia senza curarsi di chi li circonda, determinati a portar via con loro un numero imprecisato di eretici che verranno presto appesi, come da tradizione. Il cantato di Attila la fa come quasi sempre da padrone, facendolo somigliare quasi a una sorta di narratore, mentre i Greywolf e il sopracitato Roel curano la parte ritmica e il buon Falk Maria ci delizia con le sue orchestrazioni.

04. Incense And Iron (03:57)
Lo stesso Falk Maria ci viene in mente all’attacco quasi ‘folkeggiante’ di un quarto brano che, con un po’ di fantasia, può ricordare le sonorità rese popolari dagli scozzesi Alestorm, seppur con delle evidenti differenze dal punto di vista dell’atmosfera e della coesione con gli altri elementi. Anche in questo caso il ritmo non accelera mai oltre un certo limite e la traccia rimane relativamente lenta e cadenzata per tutta la sua durata, questa volta con un ritornello decisamente meno intuitivo, ma comunque gradevole e azzeccato per quelle che sono le scelte utilizzate.

05. Where The Wild Wolves Have Gone (04:13)
Seguendo il richiamo dei lupi selvaggi, nonché ovviamente la possente voce di Attila, ci addentriamo ora in quella che è forse la vera e propria ballad dell’album. Parliamo ovviamente di una power ballad, quindi con tutta la tamarraggine e tutti gli elementi cardine del caso, compresa una certa maestosità che farà senz’altro la gioia di tutti quegli ascoltatori che riescono a emozionarsi in alcune determinate situazioni in certi videogiochi o durante la visione di determinati film. In questo caso, l’elemento orchestrale e quello vocale sono irrimediabilmente quelli predominanti, pur non mancando comunque un uso più che discreto delle chitarre e in generale della ritmica.

06. Stossgebet (03:53)
“Cosa significa?” Si staranno chiedendo molti di voi. Tranquilli, lo abbiamo chiesto a loro personalmente e, se riuscirete a sopravvivere alla curiosità, avrete modo di leggerlo tra non molto sulle nostre pagine. A parte ciò, questo brano è, da un certo punto di vista, tra i più particolari che abbiamo avuto modo di sentire dai Powerwolf, con un cantato che si divide in parti in lingua latina e altre in tedesco, per la gioia dei loro compaesani che, si sa, tendono ad andare in brodo di giuggiole quando una band locale decide di cantare in lingua madre. Musicalmente, si tratta sostanzialmente di una sorta di midtempo sulla falsa riga di altri brani ascoltati in precedenza, ma con dei dettagli, tipo il sound quasi industrial delle tastiere nel ritornello, che permettono a questo pezzo di trovare una propria identità all’interno della tracklist.

07. Nightside Of Siberia (03:53)
Stessa durata della precedente, ma in questo caso il brano risulta alquanto diverso e quasi inaspettato per quanto riguarda alcuni particolari elementi utilizzati ad hoc: partendo da un guitar work piuttosto roccioso, caratterizzato da accordature basse e da un riff principale che ci ha riportato alla mente gli svedesi Amon Amarth, fino a delle scelte compositive e un utilizzo dei modi musicali dal sapore squisitamente orientaleggiante e perfettamente in linea con il titolo. Tutto questo, amalgamato a un ritornello in cui il ritmo si fa più serrato, serve a formare quello che è forse uno dei picchi più elevati dell’album; personalmente, chi vi scrive non è riuscito a smettere di fare headbanging per tutta la durata dell’ascolto. Provare per credere.

08. The Sacrament Of Sin (03:26)
Cosa manca ancora arrivati a questo punto? Esatto, l’effettiva mazzata power metal spacca-collo! I Powerwolf hanno evidentemente deciso di tenere il meglio per la fine, e con l’attesa titletrack è il momento della tipica scarica totale di adrenalina che da sempre ci si aspetta da un qualsiasi disco power che si rispetti. Tre minuti e mezzo di potenza e capelli al vento come se non ci fosse un domani, assolutamente da proporre in sede live e decisamente in grado di fugare qualsiasi eventuale timore riguardo l’eventuale presenza di una titletrack sottotono, il che, come sappiamo, non è mai un buon segno in caso. Poco altro da dire, ci pensano già i dolori ai muscoli del collo o alle spalle (se qualcuno avesse voglia di pogare) a parlare.

09. Venom Of Venus (03:28)
Più leggero – ma mica poi così tanto – il tiro del terzultimo gradino di questa scaletta così convincente finora. Come detto poco più su, sembra proprio che il meglio sia stato riservato per la seconda metà dell’album, e decisamente non possiamo che confermarlo grazie a una traccia tra le più epiche dell’intero pacchetto, nonché una delle più classiche per quanto riguarda l’utilizzo delle melodie in un contesto comunque riconducibile al power metal. L’atmosfera è decisamente meno oscura rispetto alle tracce di cui abbiamo già parlato, tant’è che, se togliessimo la voce di Attila sostituendola con quella di un Thomas Winkler (Gloryhammer, ex Emerald, ex Barque Of Dante) o di un Nils Patrik Johansson (Astral Doors, Wuthering Heights, ex Civil War), potrebbe quasi sembrare una proposta di genere più canonica, ma non per questo meno di qualità.

10. Nighttime Rebel (04:03)
Una deriva con un retrogusto quasi anni ’80 poco prima del finale, a partire dall’intero guitar work che, in questo caso, risulta essere il vero protagonista indiscusso, grazie anche, e soprattutto, a degli assoli indubbiamente degni di nota e finalmente non collocati come elemento marginale, il che rappresenta un ulteriore riproposizione degli elementi che hanno reso grande il genere in passato. Anche la tastiera e gli sfoggi vocali risultano meno pomposi che in precedenza e in generale non possiamo certo dire che la strada verso il finale non ci abbia deliziato.

11. Fist By Fist (Sacralize Or Strike) (03:32)
Per il finale in questione, dopo averci quasi sorpreso per l’intera seconda metà del disco, i Powerwolf si presentano invece nuovamente per come li abbiamo sempre conosciuti, con una traccia conclusiva riuscita e ispirata, ma sprovvista di quei guizzi che ci hanno permesso di godere particolarmente nei minuti precedenti. Tutto ciò non rappresenta necessariamente un fattore negativo, quanto più una riconferma che la band ha voluto dare ai suoi ascoltatori di non aver alcuna intenzione di perdere di vista la propria essenza e il proprio stile ormai perfettamente riconoscibile e solido.
Con questo chiudiamo questo track by track e vi lasciamo con un appuntamento tra poco più di un mese per la recensione, e non solo per quella; se vi piacciono i Powerwolf e non siete tra coloro che hanno già pensato di schiaffarli nel dimenticatoio per quella apparente scarsa voglia di rinnovarsi, preparatevi a fare un’altra bella scorpacciata di sangue, lupi e incenso quanto prima.

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