PUSCIFER: Existential Reckoning: Live At Arcosanti

Pubblicato il 07/11/2020

A cura di Davide Romagnoli

Here we are in the middle of our existential reckoning“. Maynard James Keenan propone di seguirlo, coi suoi man-in-black Puscifer, in questa ‘metropoli utopistica nel deserto dell’Arizona’ – come recita l’Architectural Digest – ma la possibilità è solamente per 72 ore, con l’acquisto del biglietto, a partire dalla prima trasmissione dell’evento, tenutasi il 30 ottobre alle ore 23. Terminata, dunque, la possibilità di avere a disposizione l’entrata in questa esperienza streaming, provvediamo a fornire un breve resoconto della sortita dei Puscifer nel quarantottesimo stato americano. Armati di un calice di Caduceus, il vino delle cantine Keenan, e di un’altissima aspettativa, ripercorriamo le tappe della resa dei conti esistenziale di Dick e soci, che proseguono la narrazione dei Puscifer dopo l’esperienza dei Luchadores messicani che avevano contraddistinto l’ultimo tour. “Se non conoscete Arcosanti, vi consiglio di andare a vederla, sono tanti gli architetti, gli artisti, gli attori, i musicisti, gli scrittori e i poeti non necessariamente dell’Arizona che vengono qui e trovano l’ispirazione creativa che si insinua sotto la pelle, che ti fa reagire; un ambiente che considero allo stesso tempo ostile e stimolante. Non è facile sopravvivere qui. Tra tempeste di sabbia infernali, serpenti a sonagli, formiche rosse pazze fuori dalla mia stanza che hanno cercato di mangiare il mio cane, sembra di essere ai confini del mondo. Immaginate di essere un viaggiatore extraterrestre che atterra nel Southwest e vuole assumere un’identità per mimetizzarsi, questo potrebbe essere il posto giusto per farlo”. Va bene, Maynard, ci hai convinto. Ma a questo punto, ci aspettiamo che il biglietto valga le premesse!

 

 

Panem et circenses, dunque. Così la prima “Bread And Circus” segue la post-sbornia/post-rapimento alieno di Dick (ancora quell’alter-ego biondone di Maynard che già si era visto nelle precedenti narrazioni). Ci ritroviamo subito di fronte ad un impianto di sicuro impatto scenico e ad una produzione che già capiamo essere di altissima qualità. I suoni e la resa sonora sono quasi identici a quelli del disco e ancora una volta esperiamo già la grande capacità performativa e teatrale del quintetto. I capitoli sono scanditi semplicemente dalle canzoni del disco e la tracklist funge da filo conduttore attraverso diversi set, anche questi diversificati in base alle tracce dell’album e alla loro progressione. Le sezioni si spostano da una piattaforma ad un’altra, da un palco ad un’altra postazione, dando una varietà piacevole all’ora e qualcosina contenuta in questo pacchetto. Le movenze di Maynard e Carina contribuiscono alla performance, soprattutto nel divertente siparietto conclusivo (piuttosto estemporaneo) in cui si trovano mezzi sbronzi ad essere portati fuori dal locale dagli altri membri della band. I suoni di batteria sono davvero tanto kitsch quanto il look e l’estetica di tutta la band, così i pad, che si amalgamano bene con una impostazione acustica che a volte riesce, a volte no. E, come su album, i brani soffrono di una ripetitività piuttosto pesante, che in sede live diventa ancora più marcata.
La narrazione del disco e dunque quella di Arcosanti, effettivamente, non determinano chissà quale progressione e/o narrazione e/o motivo specifico, nemmeno legandosi così tanto ai videoclip delle canzoni. Si suppone, dunque, che il videoclip di un pezzo come “Theorem” racconti visivamente qualcosa che si dà per scontato, riprendendolo solamente in alcune scene nel live. Ma, oltre a questo, poco più. Certamente l’Arizona e la location desertica hanno giocato un ruolo fondamentale nei panorami della band ma, oltre alla suggestione visiva, non appare molto altro per cui associare luogo, canzoni e atmosfere. O meglio, non in maniera così determinante. Chi si aspettava, dunque, un “Live At Pompei” o qualcosa di differente da quanto già ha visto e sentito (probabilmente in maniera gratuita) rimarrà piuttosto deluso, ritrovandosi praticamente il disco suonato solo in una location spacciata come assolutamente determinante. “Potevamo fare una diretta streaming ovunque – un palco, un teatro vuoto. Ma questa location, Arcosanti, nel cuore del bellissimo e allo stesso tempo spietato deserto dell’Arizona, offre un’altra dimensione alla musica dei Puscifer”, afferma Danny Wimmer, fondatore di Danny Wimmer Presents, il più grande produttore di festival indipendenti negli Stati Uniti e co-produttore di “Existential Reckoning: Live at Arcosanti”. Certo, ma avrebbe potuto anche essere fatto un chiosco dei gelati poco fuori dalla tenuta viticola di Maynard. O in un diner, o in una gas station, o proprio in uno di quei localini tutti americani che si vedono sul finale. E questo, in fondo, ci perplime non poco, anche perché il disco non offre particolari spunti di riflessione narrativa o cognitiva, e se si cerca di insistere – come sembra nelle premesse – su questo aspetto, qualcosa sembra sfuggire. O a noi, o forse proprio alla loro proposta. Non è di certo un film ma, non essendo comunque in diretta, il montaggio avrebbe potuto giocare carte più interessanti; e, ancora una volta, data la genialità del personaggio al microfono, si poteva ambire a cose ben più succulente. Insomma, là dove ci si può aspettare una profondità narrativa o una diversità esecutiva, si resterà piuttosto delusi.
I brani scorrono in maniera pedissequa alla tracklist e, come scritto, sono eseguiti alla perfezione, come se l’esperienza visiva fosse semplicemente un compendio a quella uditiva. Come un semplice concerto, dunque; naturalmente, un semplice concerto in streaming, in tempi in cui non si può andare ai concerti, il che renderebbe “Existential Reckoning: Live at Arcosanti” solo per questo degno di essere guardato. Quindi sì, potrebbe essere interessante godersi il disco in questo modo e si guadagnerebbe certamente qualcosa rispetto al semplice ascolto.
Precisato ciò, però, nulla appare che giustifichi particolarmente quello che andiamo a sentire. E il breve filmato introduttivo e conclusivo non dona praticamente nulla, se non una semplice cornice neanche troppo divertente. Trama e location restano dunque piuttosto scollegate dalla proposta musicale di questo “Existential Reckoning”. Oltre alla suggestività del luogo e alla portata di un impianto luci e produzione di primissima scelta, non si trova un vero motivo per collegare i confini narrativi di questo prodotto ad Arcosanti. In attesa di alieni o nuovi stranieri, che si ritrovano a beccarsi cinque pusciferiani in smoking e tono a metà tra “Le Iene” (il programma televisivo, non il film di Tarantino) e i “Man In Black” alle prese con la valigetta hitchcockiana, non è molto chiaro il perché di tutto questo. Tale spaesamento è sicuramente un marchio di fabbrica di Maynard ma, se comunque gli si vuole sempre bene, non è però scontato che questa cosa gli riesca sempre.

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