RAGE: lo studio report del nuovo album “Seasons Of The Black”!

Pubblicato il 16/06/2017

A cura di Simone Vavalà
Foto di Tim Aßmann

Ad oltre trent’anni di distanza dal loro esordio, i Rage di Peter ‘Peavy’ Wagner non ne vogliono sapere di mollare il colpo, e a buona ragione; l’ingresso in formazione del batterista Vassilios ‘Lucky”’Maniatopoulos e di Marcos Rodrìguez alla chitarra, avvenuto con il precedente “The Devil Strikes Again” è stato sicuramente un’iniezione di freschezza notevole, che conferma la sua qualità con questo “Seasons Of The Black”. Al primo ascolto l’album si presenta infatti quadrato, potente, insieme epico e dotato delle giuste reminescenze old school per convincere fan vecchi e nuovi. I brani sono accattivanti, non mancano spunti originali e la band pare intendersi alla grande; ottimo anche il lavoro al mixer di Dan Swanö, e del resto il mastermind svedese non delude mai, da questo punto di vista. Ma per entrare più nel dettaglio dei brani che compongono l’album, procediamo con il report di quanto sentito durante la nostra trasferta presso i Megafon Studio in quel di Burscheid, in un assolato pomeriggio tedesco, trascorso in compagnia di una band dalla simpatia e disponibilità rare, con cui abbiamo anche avuto modo di chiacchierare anche a lungo. L’esito dell’intervista lo troverete presto su Metalitalia.com, ma intanto schiacciamo play!

RAGE – “Seasons Of The Black”
Etichetta: Nuclear Blast
Data di pubblicazione italiana: 28 luglio 2017
http://www.rage-official.com
www.nuclearblast.de

01. Season Of The Black
Corvi e cupe atmosfere aprono l’album, segnato subito da un riff velocissimo ed esaltante in cui si inserisce un lavoro serratissimo alla batteria. La tonalità di Peavy è piuttosto arcigna ma si apre parecchio sul ritornello, che entra subito in testa, reso ancora più possente da un bridge molto classico. La titletrack mette immediatamente sugli scudi il lavoro di Marcos alla chitarra con un assolo di vecchia scuola di grande gusto; chiusura affidata al ritorno del riff portante, e già si capisce che la band è in grande spolvero.

02. Serpents In Disguise
Il secondo brano mostra all’inizio forti reminiscenze power metal, anche se i ritmi si ammorbidiscono presto a favore di un midtempo accattivante, in cui la linea vocale domina la possente cavalcata della batteria. Speed tedesco al suo meglio, insomma, in cui nuovamente l’assolo dona melodia senza inutili preziosismi, con la comparsa sul finale ti toni decisamente epici: si passa alla chitarra acustica, la batteria rulla marziale e il cantato diventa melodico.

03.Blackened Karma
Ci pensa un basso pulsante a introdurre il brano, subito raddoppiato da un riff molto particolare, lento e cadenzato, accompagnato da belle trame di batteria. Le linee vocali sono molto ariose, e conferiscono al pezzo, nel complesso, la forma di una cavalcata heavy molto classica, soprattutto quando la chitarra di Marcos dipinge un assolo piuttosto barocco, ma godibile. Finale energico e molto ritmato, che conferma la grande forma della band.

04. Time Will Tell
“Time Will Tell” si presenta subito come un potenziale singolo in grado di trascinare il pubblico in sede live, complici gli ‘Hey’ di Peavy e un riffing serratissimi; compare anche, nel bridge, il primo coro dell’album. Anche qui il lavoro alla batteria è potente e vario, e accompagna alla perfezione le variazioni delle linee vocali; finale affidato alla sola voce in un crescendo di potenza, che dimostra già dopo pochi brani come i Rage siano tornati in grande forma e decisamente energici.

05. Septic Bite
Un’altra cavalcata guidata dalla chitarra pesante come un blocco di cemento e raddoppiata dal drumming, che riporta alla mente gli anni d’oro del metal tedesco di metà anni Novanta; in leggero calo rispetto ai brani precedenti, di cui sembra riprendere la struttura con meno personalità, scorre comunque piacevolmente e senza annoiare.

06. Walk Among The Dead
Torna subito in primo piano l’approccio power, anche se il cantato resta lontano da acuti barocchi, e va bene così; se il brano precedente era un tentativo di morderci alla gola, qui l’intento è perfettamente raggiunto, dato che questo brano non molla per un secondo in termini di velocità e le linee vocali aumentano la tensione con un ottimo esito complessivo.

07. All We Know Is Not
Inattesi armonici in apertura, prima di un riff che ancora una volta riporta alla mente la vecchia scuola, come confermato dal ritornello estremamente melodico; aggiornate la produzione al 2017 e alla cura di Mr. Dan Swanö e per il resto avrete un brano preso pari pari da “The Missing Link”, e scusate se è poco.

08.The Tragedy Of Man – Gaia
“Gaia” è il frammento che apre la lunga suite di oltre venti minuti con toni elegiaci (compresi campionamenti in tema) e un cantato delicatissimo e narrativo che si assesta sopra una chitarra acustica pregevole. Poco più di una breve ma struggente intro, alla maniera degli album storici degli Helloween, per intenderci.

09. The Tragedy Of Man – Justify
Il secondo movimento di “The Tragedy Of Man” riporta i toni su carreggiate elettriche, con una lunga intro di chitarra e batteria su cui il cantato si incastona agli apici melodici sentiti fin qui; il brano esplode a meraviglia nella bella sequenza di bridge e ritornello, non lontana dal miglior happy metal, sensazione acuita dal canonico assolo, che assume giustamente quel tocco da fiera divertente e trascinante; notevole crescendo vocale finale, prima del ritorno della chitarra acustica sentita sul precedente brano.

10. The Tragedy Of Man – Bloodshed In Paradise
Il terzo capitolo, come suggerito dal titolo, inizia cupo e con canti gregoriani, ma presto Peavy dà il la all’assalto sonoro con un suo caratteristico grido. Il resto del brano riprende in parte le tonalità del precedente “Justify” e le ritmiche incessanti del resto dell’album, con un rallentamento centrale e un ritornello che entrano subito in testa; in grande evidenza il lavoro di Lucky sui piatti, mentre Marcos ‘gioca’ nuovamente con la sua chitarra solista con classe.

11. The Tragedy Of Man – Farewell
“Farewell”, nomen omen, è un lunghissimo addio dall’avvio potente ed epico, che quando rallenta trasforma dapprima le chitarre in un improbabile ma funzionale quartetto d’archi, portando le sonorità verso una power-ballad di gran classe: diciamo il brano che tanti recenti (o meno) epigoni dei Rage sognano di comporre da almeno tre lustri, ma che ai Maestri viene decisamente naturale. Quando torna in primo piano la sola chitarra acustica, Peavy conferma come si possa essere versatili ed emozionanti anche senza ricorrere ad improbabili acuti. Chiusura pomposa à la Blind Guardian tra tastiere, chitarre acustiche e il ritorno dei ‘suoni del bosco’ con cui si apriva questo bel poker di brani.

BONUS CD – Avenger Revisited

01. Adoration
02. Southcross Union
03. Assorted By Satan
04. Faster Than Hell
05. Sword Made Of Steel
06. Down To The Bone

Ebbene sì: come confessa lo stesso Marcos nella breve pausa dopo l’ascolto dell’album ‘ufficiale’, non è solitamente una scelta canonica far ascoltare alla stampa anche le bonus track previste per accompagnare la deluxe edition di un album, ma in questo caso si tratta di una vera chicca: sei brani dell’era Avenger (ossia la band pre-Rage, per i più distratti) ri-registrati e dotati finalmente di una produzione all’altezza. Quasi tutte tratte dal full length “Prayers Of Steel”, più “Down To The Bone” estratta dal successivo EP “Depraved To Black”, le sei tracce ci mostrano dei veri classici che invecchiano decisamente bene. Non stiamo a soffermarci sull’analisi di ogni singolo brano, ma va sicuramente sottolineato come scorrano diverse lacrime di gioia nel risentire qua e là lo scream acutissimo di Peavy, che in generale qui tocca le tonalità più alte sentite da anni; colpiscono anche gli efficaci cori di vecchia scuola (per esempio in “Southcross Union”) ed è assolutamente garantito l’headbanging sul riff della splendida “Assorted By Satan”, impreziosita in apertura da un arpeggio classico ad opera di Peavy stesso. L’incisione dei brani è stata fatta in tempo record, addirittura in un solo pomeriggio per quanto riguarda le linee vocali, e questa freschezza si sente decisamente. Se potete, non lasciatevi sfuggire l’edizione comprendente questo vero regalo per i fan.

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