“ROAD DOG” – NUOVA RUBRICA: in tour con Cattle Decapitation e tanti altri

Pubblicato il 18/04/2012

Introduzione a cura di Maurizio Borghi

Chi è Stefano “Orkid” Santi?
Produttore presso i Bad Things Studio, ha lavorato con Cripple Bastards, Through Your Silence, Outback, Max Zanotti e svariate band, metal e non. E’ stato tecnico del suono e tour manager per Threat Signal, Raunchy, Ragnarok, Sybreed, M.A.N., Cripple Bastards, Angel Witch, Trigger The Bloodshed e altri. DJ e producer Breakbeat/Electro funk. Art Director & dj per Trashick.

Abbiamo conosciuto Steph tanti anni fa, quando prima della carriera di producer suonava la chitarra in band metal locali. Il mondo è piccolo, impossibile quindi non incrociarlo durante concerti o serate a tema in brianza o nel milanese, quando il “giro” è popolato dalle solite facce. Recentemente, appena abbiamo saputo della sua partenza per un tour con Cattle Decapitation e Blood Red Throne, che sarebbe partito dal prestigioso Neurotic Deathfest e che avrebbe coinvolto i Suffocation per gran parte delle date previste, con ben due tappe in Italia, abbiamo chiesto se avesse voluto tenere un diario di questa esperienza, per condividerla con voi lettori. Consapevoli del suo entusiasmo e dell’attitudine alla sperimentazione confidavamo in una sua risposta affermativa! Eccoci dunque ad introdurre questo suo diario, per tutti voi che sapete bene come funziona da dietro le transenne ma che vorreste dare uno sguardo a quello che accade a porte chiuse, prima e dopo lo spettacolo, per verificare ciò che vi siete sentiti raccontare solo in narrazioni epiche e leggendarie, dall’amico dell’amico o dal chiaccherone che ne sa. In queste parole invece la verità nuda e cruda, in un guazzabuglio di alcool, contrattempi, orologi che corrono troppo e tanto death metal!

 

CATTLE DECAPITATION w/ BLOOD RED THRONE, ULVEDHARR

04/03/12 – NL – Tilburg – Neurotic Deathfest
06/03/12 – BE – Antwerp – The Rot
08/03/12 – CH – Zürich – Dynamo
09/03/12 – DE – München – Backstage

REBORN OF DEATH FESTIVAL TOUR 2012
CATTLE DECAPITATION w/ SUFFOCATION, BLOOD RED THRONE, SADIST, ADIMIRON, CEREBRAL BORE

10/03/12 – IT – Rimini – Boulevard
11/03/12 – IT – Pavia – Carlitos Way
13/03/12 – UK – London – Underworld
14/03/12 – UK – Derby – The Old Bell
15/03/12 – UK – Liverpool – O2 Academy
16/03/12 – IE – Dublin – The Pint
17/03/12 – UK – Plymouth – The White Rabbit
18/03/12 – FR – Paris – Glazart

 

03/03: volo in Olanda.

Arrivo puntuale all’aeroporto di Schipol (Paesi Bassi, ndR) alle 18:45 e attendo il volo dei Cattle Decapitation che sarebbe giunto a destinazione a breve. Ci salutiamo tra grandi abbracci da vecchi amici, è passato un anno e mezzo dall’ultimo tour insieme e siamo sempre rimasti in contatto bene o male. Ci dirigiamo in hotel per lasciare strumenti e valigie, e dopo una doverosa sosta in un coffe shop di strada (a grande richiesta dei Cattle che non stavano nella pelle) facciamo un salto al Neurotic Deathfest, dove domani suoneranno insieme ai Blood Red Throne (altri compagni di tour) assieme alla storia del death metal praticamente. Incontriamo i Suffocation, con cui divideremo il tour a partire dalle date italiane, e apprendo che Frank non potrà continuare il tour, e delegherà il compito di frontman a Bill, cantante dei Decrepit Birth, rimpiazzo per estetica diametralmente opposto all’originale, ma che tutti assicurano non farà rimpiangere il povero Frank, costretto a tornare a casa per motivi di lavoro. Ammetto che mi ha fatto rimanere male sentir dire da un’artista di quel calibro cose del genere. Ascoltavo la mia cassetta di “Pierced From Within” dal walkman quando avevo 15 anni, sapere che gruppi con una storia del genere non possano vivere della musica per cui sono conosciuti da oltre 20 anni è sempre triste da accettare. In ogni caso utilizziamo la serata per ambientarci e conoscere lo staff, gli stage manager e dare un’occhiata all’intero festival. Posso dire già adesso di non aver mai lavorato in un’organizzazione così impeccabile e disponibile: a parte la location, che è tra le migliori venues mai viste, i comfort, gli spazi, i backstage e tutto lo staff (la maggior parte costituita da volontari) mi sento di dire, ancora una volta, che l’Olanda è avanti anni luce ovviamente rispetto a noi, ma anche rispetto a gran parte dell’Europa. E lo penso ogni volta che ci metto piede. Torniamo in hotel con i Suffocation, ci salutiamo (loro l’indomani raggiungeranno la Russia per continuare il loro tour) e ci prepariamo ad una lunga giornata.

04/03: Neurotic Deathfest.

Lo shuttle è puntualissimo e alle 12 raggiungiamo lo 013. I Cattle Decapitation saranno la band che inaugurerà il main stage per quella giornata, e dopo un ottimo soundcheck possiamo quasi subito iniziare il concerto. L’esibizione è prevista per le 15, una manciata di minuti dopo l’effettiva apertura al pubblico. La sala conterrà a occhio 1500/2000 persone e i ragazzi non mi nascondono un po’ di preoccupazione dato che il rischio di suonare davanti a nessuno è forte. Niente di più sbagliato, lo spazio si riempie in un batter d’occhio e i Cattle sono pronti a iniziare il tour nel migliore dei modi. Una sala del genere piena a quell’ora di domenica stupisce anche me, ma qua sembra una cosa del tutto normale. Ottima anche la risposta del pubblico ai brani inediti che saranno sul nuovo album, fatto che mi rende curiosissimo di ascoltarlo in anteprima. Il secondo concerto che seguirò sarà quello dei Blood Red Throne, ancora non pervenuti causa ritardi in aeroporto, e che comunque sarà attorno alle 20. Ciò mi da tempo di girovagare per il festival e godermi dei concerti…mi guardo i Misery Index che suonano nel mainstage e con cui avevo chiacchierato fino a poco tempo prima, e su consiglio di Dave dei Cattle vado a vedere i nostrani Fleshgod Apocalypse, che hanno suonato con loro in America l’anno scorso. Rimango impressionatissimo dall’esibizione. Batterista inarrivabile, loro ineccepibili, potenza alle stelle e una cosa più unica che rara: un tastierista che ha un senso in un gruppo del genere. Attendo i Blood Red Throne che arriveranno all’ultimo minuto giusto in tempo per il changeover e linecheck nel second stage. L’accoglienza a loro riservata è calorosissima, e nonostante il loro sballottamento qua e là, tra aerei e taxi, si dimostrano subito carichi e offrono alla gente un ottimo concerto. Non so come il cantante abbia fatto a sbronzarsi in quel modo nei 10 minuti che hanno avuto da quando sono arrivati a quando sono saliti sul palco… i norvegesi hanno sempre mille risorse, avrò modo di indagare in queste due settimane che passeremo a stretto contatto. Dopo di loro è il turno dei Behemoth nel main stage, seguiti dai Cannibal Corpse. Non essendo riuscito a vedermeli durante il loro ultimo passaggio in Italia me li godo in questa occasione, in cui i Behemoth sfoggiano scenografie con serpenti di ferro e simbolismi satanici vari ed eventuali, e con il loro show monolitico impressionano non poco la folla. I Cannibal erano gli artisti più attesi. Io stesso non li vedevo live da anni, e sebbene abbia notato il peso della loro età (specialmente riguardo al batterista), non deludono nessuno. Si registrano pit mortali, feriti vari… ergo tutto normale direi. Decido di non andare al Little Devil con i Cattle e i Misery Index per rimanere e godermi l’ultimissimo gruppo del festival, gli headliner del second stage che iniziano non appena termina l’ultimo applauso a “Stripped” dei Cannibal Corpse. Sto parlando dei Prostitute Disfigurement, una delle band che ero più ansioso di vedere. Si dimostrano sufficientemente volgari e cafoni sul palco, senza urlare al miracolo si intende, ma dimostrando di avere un sacco di fan che si dimenano e sfogano le ultime energie rimaste prima che il Neurotic Death Fest sia finito. In generale direi un’esperienza fantastica, e dall’inizio alla fine non ha deluso le aspettative di nessuno, le richieste sono state tutte ampiamente soddisfatte, tecnicamente dubito ci capiterà di suonare con p.a. e strumentazione di quel calibro, quindi ci prepariamo al primo dayoff che passeremo a Tilburg e dove tutti i miei compagni provenienti da oltreoceano possano smaltire finalmente il Jet Lag lasciandomi solo e tranquillo nella mia stanza, con tutto il tempo per scrivere questa prima parte di diario dove mi permetto di essere prolisso, dato che da domani mattina inizia il tour vero e proprio. Domattina verso le 10 arriverà dalla Germania il nostro Nightliner con cui andremo alla volta di Anversa per il primo dei 3 show che vedranno i Cattle Decapitation headliner, seguiti dai Blood Red Throne e un paio di altre support band “temporanee”.

Cattle Decapitation live @ Neurotic Deathfest

Blood Red Throne live @ Neurotic Deathfest

 

Behemoth live @ Neurotic Deathfest

Cannibal Corpse setlist

05/03: day off.

Il mio day off si presenta come una specie di occhio del ciclone… a metà pomeriggio nessuno sembra essersi alzato dal letto, così scendo per fare colazione nel ristorante dell’hotel. Qui incontro questo metallaro di almeno un quintale o giù di lì che sta tirando scemo la cameriera al bancone. Scambiamo due chiacchere e scopro di star conversando con Pat dei Cannibal Corpse, già sbronzo alle 2 del pomeriggio. Mi offre un paio di whisky e cola (che nonostante avessi appena finito il mio caffè NON posso rifiutare, voi capirete benissimo) e iniziamo a chiacchierare. Ci raggiunge il loro tour manager e rimango con loro a parlare di tour, viaggi in giro per il mondo e sulle differenze di condizioni generali tra l’Europa e l’America. Stare lì con loro mi fa strano, perché con i Cannibal ci sono cresciuto e il loro t.m. è lo stesso di band grossissime tipo Coheed and Cambria, Unearth, As I Lay Dying, Bad Brains e mille altre… l’aneddoto della serata riguarda soprattutto George Corpsegrinder Fisher. Il frontman dei Cannibal Corpse è stato tutta sera nel tour bus dei Behemoth, e la loro sfida era quella di terminare una bottiglia di Jack Daniels da TRE LITRI prima di andare a dormire. Credo ce l’abbiano fatta, perché poi si sono spostati in un pub lì vicino, dove George è stato recuperato (di peso) dal tour manager, che l’ha buttato su un taxi dal quale leggenda narra abbia vomitato aprendo la portiera mentre il taxi era in corsa, suscitando l’ilarità dello stesso tassista. E’ stato scaricato nel bus a peso morto e dicono abbia dormito nella back lobby dato che non si ricordava quale fosse il suo letto. Lascio il t.m. e Alex Webster (che ci ha raggiunto durante il siparietto aneddotico) discutere nella hall di lavanderia e panni sporchi, e me ne torno nella mia stanza. Stasera li raggiungeremo in centro a Tilburg e spenderemo insieme l’ultima sera libera di entrambi, prima della loro partenza per il Regno Unito e la nostra per il Belgio.

06/03 – Antwerp – The Rot.

Un travel bus ci aspetta di fronte all’Ibis Hotel di Tilburg. La notte precedente ha visto i nostri eroi impegnati in scorribande tra i bar aperti del paese, dove ovviamente non sono mancate scene moleste che hanno visto protagonisti i noti beniamini della scena death metal mondiale (che ormai evito anche di citare con nome e cognome): parlo di cadute epiche nel bel mezzo di un pub con sgabelli rotti a seguito, noti “vip” della scena bere e ballare senza pantaloni davanti a tutti, personaggi abbandonati a se stessi fuori dal locale ormai chiuso che non vogliono essere aiutati e non vogliono che gli lasciamo neanche il bigliettino del taxi nel caso gli prendesse un barlume di lucidità e volessero tornare in hotel… evidentemente hanno preferito chiamare la fidanzata oltreoceano che, interpretando il suo grugnire informe gli hanno chiamato il taxi direttamente in Olanda… insomma, tutto ciò che a questo punto definiremmo “normale”.
E’ ora di iniziare in tour a pieno regime, e dopo che il bus ci porta nelle vie centrali di Anversa possiamo scaricare e apprestarci a preparare lo show. Come spesso capita nelle date infrasettimanali (i giorni maledetti sono il lunedì e il martedì, come è facile intuire), il locale è molto piccolo, non c’è un vero e proprio backstage, tutto ha un acre odore molto simile alla fogna, l’impianto è inadeguato e lo staff del tutto impreparato a quelle che sono le richieste. Incontriamo qui due delle band che ci accompagneranno nei prossimi giorni, gli Ulvedharr e gli Adimiron. Entrambe le band sono italiane, quindi non è difficile per noi legare fin da subito. Oltretutto mi sembrano entrambe validissime, i primi suonano un metal molto grezzo e diretto (sarà una bestemmia ma la prima band che mi è venuta in mente sono stati i The Sword), i secondi un metal moderno di “Meshugghiana memoria”, suonato con un gran tiro e di impatto. Proprio durante la loro esibizione il locale inizia a riempirsi, e nel giro di poco è abbastanza pienotto. Le performances di BRT e Cattle non deludono nessuno, l’hangover della sera prima sembra improvvisamente scomparso. Dopo lo show e dopo aver caricato tutto sul nostro nightliner (che ci ha raggiunto nel frattempo) conosciamo colui che sarà il nostro driver per tutto il tour: Umit. Il driver è un personaggio fondamentale in tour, e la sua attitudine e professionalità possono fare veramente la differenza. Fin’ora ho lavorato con svariati driver, la maggior parte dei quali inglesi o tedeschi, e la differenza tra essi è sempre stata la stessa: gli inglesi sono precisi come orologi svizzeri, ultraprofessionali e non sbagliano un colpo, ti puoi fidare ciecamente di loro, ma di contro sono spesso omoni burberi che non vogliono sentire storie o eccezioni, e non cambiano di una virgola il tragitto per cui hanno firmato il contratto. Frasi come “I’m not your fucking taxi” o “get out of my bus” sono ormai memorabili, ricordando i vecchi tour. I tedeschi sono solitamente più “umani”… sono bravi lavoratori, ma cercano di adattarsi meglio alle situazioni.. più easy in generale. Prima di ripartire per Zurigo la nottata è proseguita, ovviamente, nel quartiere a luci rosse, dove tutti erano ben intenzionati a buttare dei soldi in qualche bella donnina in vetrina. Ma poi si è finiti tutti quanti a ridacchiare come adolescenti, prenderci una birra e tornare al bus per dormire. In fondo siamo bravi ragazzi, noi.

Schiacciati su un taxi a Tilburg

Antwerp – the rot

Antwerp timelines

Il nostro prode nightliner

Il nightliner ancora ignaro di quello che sarebbe successo

07/03 – Travel Day – Zurigo

Il bus riparte alle 4 del mattino diretto a Zurigo. In teoria il tour prevedeva una data anche questa sera, è rimasta TBA fino all’ultimo e alla fine è saltata. Quindi sfruttiamo questa giornata per viaggiare senza fretta verso Zurigo e accamparci fuori dal Dynamo, dove le band suoneranno il giorno successivo. Arrivati a destinazione attorno alle 6 del pomeriggio, incontro in ufficio lo staff, che si presenta subito come molto disponibile ad accoglierci, sebbene il giorno di anticipo. Ci mostrano le docce e la lavanderia, e ci consegnano le magiche chiavi per accedervi. Vista la nostra nottata libera ci stampano anche una serie di indicazioni su cosa fare lì attorno, quali sono le zone dove vale la pena cercare un ristorante o un bar e ci invitano al concerto che si terrà quella sera al locale. Dopo esserci divisi per cena (io, Dave e Josh dei Cattle abbiamo intelligentemente optato per un ottimo ristorante indiano) ci siamo ritrovati poi la sera al Dynamo, per vederci una band di rock psichedelico e familiarizzare con la gente del posto. Tra una birra e l’altra, il fonico del Dynamo ci porta in macchina in un bar gestito da questo tipo mezzo argentino che ci prende subito in simpatia… il resto è facilmente immaginabile: birra, Jagermeister e Braulio (incredibilmente!) muovono i fili della marmaglia locale e della clientela animata del bar, finchè l’ora si fa tarda e torniamo a “casa”, ovvero a dormire nei rispettivi bunk (il letto a castello caratteristico dei tour bus, ndR).

Il sadico barista di Zurigo

08/03 – Dynamo – Zurich

Già perfettamente ambientati nel posto, ci apprestiamo ad effettuare il load in e prepariamo tutto per il concerto. Lo staff del Dynamo si presenta anche in questo caso ineccepibile e il trattamento è ottimo. Il concerto fila via liscio, nonostante il giorno infrasettimanale, e la serata si conclude al “solito” bar, dove questa volta hanno voluto venire tutti disseminando degenero e “animazione”, solite cose di cui la gente del posto parlerà per un bel po’ di tempo! L’indomani è ora di ripartire per Monaco, ultima data prima dell’arrivo dei Suffocation.

Backstage Dynamo – Dave (CD)

BRT @ Dynamo’s backstage

CD, BRT, Ulvedharr @ Dynamo’s backstage

09/03 – Munich – Backstage

Giungiamo al Backstage in perfetto orario, la zona industriale isolata non è per nulla rassicurante, sembra una specie di Area 51 e il tempo grigio certo non aiuta il morale. Incontriamo qui Heleen, la ragazza olandese recuperata dai BRT tramite un annuncio su un magazine norvegese, che si occuperà della vendita del merchandise. La nostra opinione sul locale cambia non appena il venue manager ci mostra le sale (ben 3, una da 1500/2000 persone, una piccolina e una via di mezzo da 500/600 persone, che è quella dove saranno i nostri concerti). Un palco grande e attrezzatissimo, un backstage enorme e superconfortevole (sembra di stare nella hall di un hotel di tutto rispetto), una sala da pasti che sembra un vero e proprio ristorante, e una cucina al piano di sotto dove la cuoca ha già iniziato a cucinare quello che poi scopriremo essere uno dei migliori pasti del tour. La combinazione impianto/attrezzatura è secondo me la migliore trovata finora (a parte il Neurotic, ovviamente) e tutto scorre nel comfort più totale. Il concerto in sè poteva essere più “pieno”… la sala era effettivamente un po’ troppo grande per dei gruppi underground, ma i ragazzi si divertono comunque, e i presenti partecipano compensando pienamente la mancanza del pienone. E’ questo l’ultimo concerto dei nostrani Ulvedharr, i prodi vichinghi italo-pagani, che si dimostrano persone splendide, disponibili e con un’umiltà rara. Delle ottime persone, una band rude, potente, senza fronzoli, puri e semplici, diretti sul palco come davanti a una birra al bancone di un bar. E’ questa la prima lancia che spezzerò riguardo alla cosiddetta “scena” italiana. Se le band fossero tutte come Ulvedharr e Adimiron, sarebbe tutto diverso e all’estero avremmo tutt’altra considerazione. Ciao Ulvedharr e a presto. Domattina alle 8 dobbiamo essere a Verona in aeroporto a recuperare i Suffocation, che arrivano direttamente dalla fredda Russia. Ma non importa, il locale si anima a una cert’ora, e le tre sale si trasformano in discoteca… dal rock alla dubstep al reggae.. ogni occasione è buona per goderci un po’ di relax, ed è così che facciamo. Buona serata a noi e buon hangover a domani!

La magica cuoca del Backstage di Monaco

Backstage Munich

BRT @ Backstage’s backstage

10/03 – Rimini – Boulevard

Attendiamo l’arrivo dei newyorchesi nel piccolo aeroporto di Verona e li accogliamo nel nostro umile tourbus, che può considerarsi ora completamente sold out. Gli spazi vitali sono quelli che sono, ma per fortuna abbiamo una buona fetta di bevitori incalliti in questo pacchetto di tour, che dormono tutto il giorno nei loro bunk lasciando i dovuti spazi vitali ai pochi “mattinieri” (come il sottoscritto). Non so come faremmo se fossimo TUTTI svegli al piano di sotto! Finalmente al nostro arrivo a Rimini ci accoglie un bel cielo limpido e un sole primaverile. Il locale è piuttosto rustico, anni fa era sicuramente una balera o qualcosa di simile. La famiglia che lo gestisce è di una bontà e di una genuinità a dir poco speciale, l’ospitalità romagnola si fa sentire e sono molto fiero di portare i Suffocation nel mio paese cullati e coccolati in quel modo. La mia prima data con loro ha ovviamente le dovute difficoltà… nessuno pare abbia voglia di fare un vero e proprio soundcheck e mi ritroverò a impazzire durante un cambio palco lungo e a tratti imbarazzante. Ammetto di essere anche un po’ teso, dato che non ho nemmeno idea di quale sia il loro comportamento on stage e quale suono vogliano avere sul palco e front-of-house dato che l’ultima volta che li ho visti era il 2006. Ma tutto fila liscio alla fine. Come ho già accennato all’inizio di questo diario, Frank Mullen, il frontman originale dei Suffo, non è presente in queste date del tour, e a sostituirlo c’è Bill, un californiano DOC, un ‘Death Metal Jesus’ che si presenta come il salvatore del tour (in effetti in qualche modo lo è!), e riesce a farsi amare dal pubblico fin da subito con la sua ironia, la sua positività e la sua attitudine. Proviene dai Decrepit Birth, una band poco conosciuta in Italia, ma super-rispettata negli USA e nel resto dell’Europa. Parlando con lui al Neurotic (unica data con Frank Mullen) sembrava un po’ preoccupato che i fan non lo “accettassero”, ma una volta tornato dal tour in Russia si dimostra sicuro di se’ e sicuro di conquistare il pubblico comunque giocando proprio sul fatto di essere un amico e sostituto di Frank, che ama ironizzare su tutto, e anche su questo. La gente è tanta e i Suffocation fanno piazza pulita, acclamati anche per il bis. Il concerto finisce tardi, ma è sabato sera, quindi la cosa è comunemente accettata. La serata prosegue tra drink assassini immersi nella marmaglia romagnola, dopo una pizza di cui tutti parleranno per tutto il resto del tour e dopo una serata in cui conosciamo il lato più festaiolo e inarrestabile di tutti i presenti. La festa va ben oltre la legalità. Nel viaggio di ritorno mi occupo di far scaricare in stazione a Misano Adriatico una tipa che “qualcuno” si è dimenticato di dirmi che era collassata, nuda in uno dei bunk. Qualcuno mi ha chiesto se poteva portarsela dietro anche a Pavia dato che aveva perso completamente i sensi (e dai racconti che ho ricevuto anche la dignità suppongo…ma forse questa è una cosa che dovrei evitare di raccontare nei dettagli)… la mia risposta è stata “scarichiamola in stazione, punto”. Va bene tutto, ma quel che è troppo è troppo. La seconda sosta è per soccorrere un altro profugo a cui abbiamo dato un passaggio tra una data e l’altra, che aveva bisogno di liberare l’anima e lo stomaco da tutti i free drink ricevuti durante la serata. Finite le soste e lasciato il nostro ospite dormire in un sedile al piano di sotto posso andare a dormire. Domani conterò i sopravvissuti.

E arrivarono i Suffocation

Boulevard – Rimini

11/03 – Pavia – Carlito’s Way

Giungiamo nel pavese, dove i promoter hanno organizzato per l’occasione un vero e proprio festival. Le band sono tantissime e iniziano a suonare fin dal pomeriggio. Gli spazi comuni sono un po’ ridotti, il mio lavoro di tour manager si fa molto più arduo. Ma in qualche modo riusciamo a risolvere tutti i problemi, assecondando le paturnie di tutti. Il pubblico italiano, si sa, tende ad essere abbastanza freddo con le band locali e la differenza con l’estero si sente, e parecchio. E’ l’ultima data con i romani Adimiron e anche qui mi sento di dire di aver conosciuto persone splendide, umili e super-professionali. Questi ragazzi ci hanno seguito in tutte le tappe del tour da Anversa in poi, con il loro van carico di strumenti che hanno condiviso con le altre band, in condizioni decisamente meno comode delle nostre, ed è anche per questo che mi sento di dare credito a questi ragazzi, che meritano di fare strada. Musicalmente ineccepibili, di grande impatto anche visivo e – come ho già detto e ripetuto – professionali, umili e disponibili come pochi. DAJE REGA’! Il concerto spacca, i Suffocation dal vivo sono devastanti come me li ricordavo, il nuovo batterista Dave (con un curriculum alle spalle che vanta nomi come Malevolent Creation) è una macchina da guerra, preciso, veloce, a dir poco perfetto! Uno dei migliori batteristi con cui mi sia mai capitato di lavorare, poco ma sicuro. Niente after party per noi questa sera, solo qualche drink a locale chiuso, ma meglio così, dato che la giornata dell’indomani sarà dedicata a percorrere 1300 km per raggiungere Calais, dove alle 5:40 del mattino del giorno dopo avremo il traghetto che ci porterà in Inghilterra.

Bill (Suffocation/Decrepith Birth) chillin’

Bolt (BRT) chillin’

12/03 – Travel Day / 13/03 – London – Underworld.

Metto questi giorni in un solo post dato che li ho vissuti come una lunga e interminabile giornata. Tutto inizia in modo perfetto. Poco a cui pensare, dato che è un giorno di viaggio, facciamo ampie soste in stazioni di servizio dove riusciamo a farci docce e colazioni che ci rendono tutti più rilassati e in pace con il mondo. Parliamo un sacco sul tourbus, Bill si rende protagonista di grandi discorsi filosofici, aiutato da una bottiglia di Jack Daniels che ho gelosamente custodito per la band la sera prima (visto il sovraffollamento nel backstage). Riesco addirittura a leggere e ad ascoltarmi un po’ di musica, e penso che una giornata come questa ci voleva, dato lo sbattimento no-stop degli ultimi due giorni. Quanto mi sbagliavo… i problemi sarebbero arrivati in frontiera. Per entrare in UK i cittadini Europei non hanno nessun problema. Ma per chi viene dal resto del mondo è necessario un visto di lavoro, richiesto con il dovuto anticipo all’Ambasciata inglese di Parigi e motivato, in questo caso dal gestore dell’Underworld di Londra, dove avverrà il concerto di domani. Nel mio tourbook avevo già i visti per tutti gli americani (Cattle Decapitation e Suffocation), e il traghetto era stato prenotato come da contratto dalla compagnia da cui proviene tourbus e autista. Sicuri di noi stessi arriviamo alle 3 del mattino a Calais e iniziamo ad effettuare le procedure di check in, in attesa del fatidico timbro ai passaporti che ci darà il permesso ufficiale per sorpassare la frontiera e prendere il nostro traghetto. Sfortunatamente (per modo di dire) non ci viene dato accesso in terra inglese per colpa di un passaporto di cui manca il visto. Qua iniziano i problemi: la compagnia non ha lontanamente pensato al visto per il suo autista, che, a differenza di quello che tutti pensavamo, non era tedesco ma bensì di nazionalità turca. Il delirio dura tutta la notte e perdiamo ovviamente il ferry delle 5:40… dopo una notte di telefonate tra Russia (dove risiede la booking agency che ha organizzato il tour) e Germania (dove risiede invece la compagnia del bus) abbiamo dovuto lasciare Umit in Francia e farci mandare al volo un autista dalla Germania, che è arrivato in macchina e ci ha raggiunto a mezzogiorno, e ci ha permesso di prendere il ferry delle 14:20. Alle 14 dovevamo già essere all’Underworld e siamo arrivati invece alle 17:30. Il delirio è stato totale, là avremmo incontrato le altre band che ci avrebbero seguito per tutta la parte inglese del tour (Carceri, già incontrati al Neurotic Death Fest, gli anglo-olandesi Cerebral Bore e gli italiani Sadist). E’ stata una giornata/serata a dir poco estenuante, aggravata dal fatto che Dieter, il nuovo autista, è un vecchietto di 73 anni con l’apparecchio acustico che NON PARLA UNA PAROLA DI INGLESE, e a quanto pare non ha mai fatto l’autista per nightliner, non ha mai guidato di notte e credo che questa esperienza sia anche per lui un incubo. Per noi di sicuro, dato che è impossibile comunicare e la tensione è alle stelle. Nota positiva: il concerto all’Underworld ha spaccato, i Suffocation sono ultracontenti del backline dei Cerebral Bore – con cui erano in contatto già prima del tour –  l’accoglienza del pubblico è ultra partecipe per tutti e scopro in questa sede che i Cerebral Bore spaccano il culo. La ragazza timidina che vedevo nel backstage era in realtà la frontman del gruppo, una delle voci più potenti e brutali di tutto il tour, che dà la merda alla maggior parte dei cantanti death metal in circolazione. Vedere per credere. Il delirio continua con la lunghissima guest list di giornalisti/fotografi e intervistatori vari, che mi tocca organizzare compatibilmente con la mia attività di fonico di tutte le band presenti e interfacciandomi con i Cattle e i Suffo per cercare di soddisfare tutte le richieste di interviste nei tempi plausibili. Tutto sembra essere filato liscio credo, e spero di non aver lasciato nessuno a bocca asciutta. Ah,qua conosco anche uno dei capoccia di Metalitalia, Luca… cheers mate!

Traforo del monte bianco

On the road

Traghetto Calais/Dover

Fine concerto @ Underworld – London – la fine di un’epopea

14/03 – Derby – The Old Bell.

Arriviamo a fatica a Derby, cercando di comunicare in qualche modo con l’autista, e qui devo ringraziare l’apporto fondamentale dei pochi che conoscono il tedesco qua dentro, ossia Heleen, la merch girl,e Ole dei Blood Red Throne. Parcheggiamo in una sosta per camionisti dove possiamo almeno tenere il motore acceso e avere una decente colazione inglese l’indomani, e ci dirigiamo nel centro della città dove avremo un comodo parcheggio nella piazza adiacente al locale, e un hotel a poche centinaia di metri di distanza dove possiamo utilizzare una stanza per le docce. Sono giorni faticosi e stressanti per me, ogni tanto si accusa un po’ di tensione, dovuta soprattutto al trambusto causato dalle incomprensioni con l’autista (che è un tassello fondamentale in ogni tour, una fonte di affidabilità che sorregge in qualche modo tutto ciò che avviene al di fuori del locale di turno). Cazzio le band che tardano il changeover (tempi tiratissimi da queste parti dato che sono tutti “early show”) ma alla fine tutto va come da programma, il pubblico è caldo e le band scendono dal palco sudate e soddisfatte. La via dell’Old Bell è piena di bar e locali che ci tengono compagnia dopo il load in. Anche durante il viaggio per Liverpool la festa procede per i soliti irriducibili sul tourbus, a finire tutto ciò di liquido che è avanzato dal rider tra discorsi inverosimili in stato di ebbrezza che mi tocca sentire dalla postazione dell’autista, che devo ovviamente seguire attentamente facendo da copilota per ovvi motivi. A una certa però la stanchezza è troppa e vado a dormire. Il parcheggio a Liverpool è già sistemato e così anche la corrente elettrica.

15/03 – Liverpool – Academy 2

Per la prima volta sono l’ultimo a svegliarsi (concedetemelo, per una volta), e mi accolgono tutti con un divertito “buongiorno Stefàno”… ma in fondo il locale è in una zona centrale della città, le porte sono già aperte e gli spazi e lo staff già a disposizione di tutta la crew, quindi poco male. E’ un peccato non riuscire a girare un po’ la città, perché sembra davvero carina (non ci ero mai stato prima d’ora), ma il lavoro chiama. I promoter si presentano puntuali con quintali di cibo e roba da bere per tutti: un catering da 10 e lode. Il locale è esattamente come vorrei fossero tutti i locali del mondo! Nella sala principale ci sarà il concerto (sold out) dei Black Stone Cherry (il cui tourbus di lusso è parcheggiato esattamente dietro il nostro modesto nightliner da combattimento), la nostra sala è di dimensioni perfette, un impianto super performante, attrezzatura di livello, ben disposto, semplice ma ben fatto. Direi che è il mio genere di venue. Anche qui c’è la fila di giornalisti in lista che aspettano i Cattle o i Suffocation per un’intervista e, tra una corsa e l’altra tra backstage, palco e mixer, riesco a indirizzarli tutti. Non ho speso parola o quasi sulle altre band che ci accompagnano in questo pezzo di tour. Ci sono ad aprire le danze i giovani Carceri, molto validi a mio avviso, e con la particolarità di avere un VJ a seguito che cura i visual proiettati dietro la band tramite computer/controller midi e mixer video. Una cosa che mi ricorda un sacco la mia vecchia band (Andark) dove ormai una decina di anni fa ci eravamo dilettati a fare questo tipo di sperimentazione, che comporta un grandissimo sbattimento ma rende un sacco a livello visivo. Bravi ragazzi e sempre gentili e puntuali. Ottimi compagni di viaggio. Con noi ci sono anche i già citati Cerebral Bore, una band con un ottimo seguito da queste parti, capitanati da Simone (la frontwoman dalla voce devastante) e Paul, il chitarrista/compositore/capoccia della band che mi darà un grande aiuto nella gestione generale delle date in UK, dato che conosce benissimo tutti i promoter e molti dei locali dove andremo. E’ con loro che passiamo anche i post-concerti di questi giorni: pollice su anche per loro! Non dimentichiamo però che con noi ci sono anche i Sadist, una delle mie band fondamentali di quando ero ragazzino (album come “Crust” e “Tribe” mi hanno segnato per quanto erano avanti, musica di 20 anni fa che ancora suonano sui palchi di tutta Europa). Vista la loro esperienza e la loro fama a livello underground mi sono stupito di vedere quanto siano umili e modesti… in questo tour sono quasi invisibili da quanto sono indipendenti in tutto, ultraprofessionali… la classica band a cui non devi dire nulla e sanno già esattamente cosa fare e come comportarsi. Un onore per me lavorare con loro, e un piacere sapere che sono persone così. Adesso sembra che devo lodare per forza tutte le band che sono con me… non è così, non è così che la penso di solito, ma in questo caso, in un tour così duro per me, sono del tutto sincero, e mi ritengo molto fortunato! Dopo un concerto caldissimo, con tanto di bis, carichiamo il bus e ci dedichiamo a quella che PROBABILMENTE (secondo i piani almeno, poi si vedrà) sarà l’ultima occasione post concerto di andare a rilassarci e divertirci tutti insieme. Raggiungiamo questo locale in centro chiamato Krazy House, siamo in tanti e tutti carichi del concerto devastante appena avvenuto (dove tra l’altro qualcuno ha anche autografato a caso biglietti dei Black Stone Cherry di ragazzini brufolosi ignari di essersi rivolti decisamente alle persone sbagliate). Senza fare nomi, ovviamente, ma una persona divenuta particolarmente molesta è stata salvata da un’altra persona dall’essere arrestata per non so bene quale motivo… ma la cosa si è ripetuta ben tre volte la stessa sera! Questo suddetto individuo, a tutt’oggi (scrivo da Dublino) non si è ancora presentato, e probabilmente non si presenterà sul palco! Nessuno dei Suffo, tranquilli, quella è gente abituata ai tour, che sa fino a che punto può spingersi, ma in ogni caso girano voci di facce tumefatte o cose del genere… ormai certe cose in questo tour non mi stupiscono più di tanto! Mi faccio due risate e vado avanti! Vita da tour… è un po’ un gioco di sopravvivenza, alla fine!

Cerebral Bore @ liverpool

Cattle Decapitation @ Liverpool

Academy – Liverpool

Coccolati @ Liverpool

16/03 – The Pint – Dublin.

Dopo la notte di follia di Liverpool ci si prepara per raggiungere il porto di Holyhead per prendere il traghetto diretto a Dublino. Anche qui servono i visti per i cittadini non europei, ma questa volta con l’autista idoneo si spera non ci siano nuovi contrattempi. Infatti è così, e raggiungiamo la verde città Irlandese proprio il giorno prima delle celebrazioni di San Patrizio, ossia la festa più importante da quelle parti, dove la gente si veste di verde e si riversa per le strade e per i bar a bere come ossessi, trasformando la città in un’enorme rissa tra ubriachi bagnata nel vomito collettivo. Questa è più o meno la descrizione fatta da Paul, il gestore del The Pint, dicendo che se ci fossimo trovati a Dublino proprio quel giorno sarebbe stato tutto più duro e incasinato per noi. Ci fidiamo. In ogni caso, l’atmosfera di festa si respira comunque, il verde è il colore dominante per le strade (ma forse è sempre così) e si vedono già compagnie di turisti vestiti “a tema” che iniziano a dare fondo ai fusti di Guinness. Veniamo al locale, quest’oggi l’atmosfera si è un po’ rilassata, a parte il personaggio di cui parlavo ieri, che si trova in questo momento nel suo letto sul bus parcheggiato a 3km dal locale. Ho come l’impressione che non lo vedremo nemmeno oggi. I ragazzi se ne sono fatta una ragione, quindi tutto ok. Siamo tutti quanti nello stesso backstage, districato nei 3 piani del locale, dove i ragazzi possono dedicarsi ai propri “vizietti” in santa pace, con qualche interruzione da parte del sottoscritto per sottoporgli qualche giornalista in cerca di interviste. Tutto regolare, dunque. La sala del concerto in sè è piuttosto piccola, quindi non sarà un problema riempirla, oltretutto è venerdì sera. E così succede, infatti: il locale è gremito e tutte le band si ritrovano scaldate dall’atmosfera e dal pubblico Irlandese, che non delude e lascia tutti soddisfatti. Purtroppo però, appena finito il concerto ,il guastafeste (cioè io) si preoccupa che nessuno si fermi troppo a bighellonare perché i tempi sono tiratissimi e il traghetto per il ritorno in UK è alle 2:15. Dopo un veloce load in evitiamo anche di salutare i nostri amici Cerebral Bore, che non saranno con noi domani a Plymouth per suonare all’Hammerfest. Ci saluteremo sul traghetto! Partiamo prima di loro dal locale per sicurezza, visto che il nostro mezzo è piuttosto pesante e la fortuna non è dalla nostra parte ultimamente…Infatti la tragedia accade: nessuno si è preoccupato di spiegare la strada all’autista dal momento in cui A) doveva recarsi nello stesso porto da cui eravamo arrivati la mattina stessa B) l’autista è lui. Invece ci siamo ritrovati nei pressi del porto, con il mio telefono che suonava in continuazione per i messaggi di Paul (dei Cerebral Bore) che ci chiedeva dove fossimo, dicendoci di muoverci che stavano per chiudere i gate… finchè i gate si sono effettivamente chiusi, e siamo dovuti rimanere di fronte all’ingresso altre 4 ore, prima del traghetto successivo delle 6.

Backstage – Dublin – The Pint

Set up @ Dublin

Dublin stage times

Video intervista ai Suffocation

Maledetto ferry gate!

 

17/03 – The White Rabbit – Plymouth.

Le disavventure continuano, il furgone dei Cerebral Bore, che dopo aver scaricato loro al luogo del festival dove avrebbero suonato, avrebbe dovuto venire a Plymouth a lasciarci il backline, si è bloccato in autostrada 10 miglia dopo il porto in UK. Niente strumenti, dunque, e al volo e in tempo record siamo comunque riusciti a recuperare ampli che soddisfassero le esigenze e un drumkit con il sufficiente numero di fusti e aste (unendo quelli di Carceri e Sadist). Questo concerto partiva già male, perché per tutta la durata del tour ho ricevuto mail strane di promoter e giornalisti che mi chiedevano se la data fosse stata annullata, dato che voci di corridoio davano cancellazioni improvvise. Ho smentito tutto, la data c’è, eccome! E, viste le premesse e come sono andate poi effettivamente le cose, non so cosa sia stato meglio. Siamo arrivati esattamente 10 minuti prima dell’inizio dei Blood Red Throne, che si erano svegliati da 5 minuti tipo, la gente non era molta, non so cosa sia successo tra i promoter locali e non voglio saperne nulla… facciamo la data in fretta e furia e appena finita fuggiamo veloci come la luce verso Parigi, dato che ci aspetta ancora un lungo viaggio! E’ stato un TOCCATA E FUGA a tempi record, penso di non essere mai stato in un locale così poco tempo con 5 band a seguito! Domani, in ogni caso, è l’ultima data e, nonostante le condizioni psicofisiche inizino a dare segni di cedimento, visto tutto lo stress degli ultimi giorni, si tira dritto!

On the road

Al ritorno in uk

Sadist on stage @ Plymouth

18/03 – Glazart – Paris

Arriviamo a Parigi in perfetto orario, dopo un viaggio lungo in cui tutti decidono di svenire nei propri letti. Il tempo è grigio e la zona di Parigi decisamente non è delle migliori. Qualche fortunello con qualche ora a disposizione è andato a farsi un giretto in centro con i mezzi, io purtroppo sono dovuto rimanere al locale, dato che, tra addetto catering che ha fatto un incidente mortale la sera prima e disgrazie varie ed eventuali, sono sempre stato preso a fare qualcosa. Il Glazart è un posto molto interessante, la programmazione è ricca di concerti ed eventi di un certo livello. Tutto molto underground, ma è uno di quei classici posti dove si prova un certo “fermento artistico”, e l’entusiasmo dei presenti me l’ha confermato. Era una data piuttosto importante, e infatti posso dire sia stata la data migliore di tutte, per tutte le band, oserei dire! Non mi aspettavo che il pubblico parigino fosse così caloroso, e non se lo aspettava nessuno! Con i ragazzi tutti soddisfatti, un po’ di malinconia di fine tour che inizia a sopraggiungere e con il bus call alle 4AM, decidiamo di spendere le ultime ore bevendo qualcosa in qualche zona animata nonostante il giorno infelice (DOMENICA NOTTE). Ripieghiamo, guardacaso, su Pigalle: parcheggiamo il bus e ci sparpagliamo per il quartiere. C’è chi preferisce rimanere sul bus con amici incontrati al locale, c’è chi invece vuole farsi due passi per la città, anche se di notte, anche se nei quartieri poco raccomandabili, anche se stanchi morti, giusto per non spendere le ultime ore su quel bus che tanto abbiamo amato e odiato. Proprio di fronte al Moulin Rouge vediamo due nightliner simili al nostro e l’istinto ci porta ad avvicinarci… non possiamo stare proprio lontani da un tourbus, mi sa. Lì incontriamo nientemeno che Madball, First Blood e Deez Nutz che caricano il trailer dopo il loro concerto svolto poche ore prima in un locale proprio lì di fianco. Momenti surreali! Sono anche concittadini dei Suffocation, quindi ci si ferma a fare due chiacchere… al ritorno, l’ultimo drink in un bar dei dintorni, finchè il bus parte per C. De Gaulle, l’aeroporto di Parigi dove tutti o quasi veniamo scaricati per il ritorno a casa. Grandi abbracci collettivi e arrivederci tra tutti. Siamo stati una gran combriccola.

E’ stato un gran finale per un tour che ha avuto (da parte mia almeno) un sacco di difficoltà e stress vari, ma alla fine si è dimostrato un successo. Mi preparo a passare mille ore in aeroporto. The “Reborn Of Death Tour” is over. Grazie per avermi proposto di scrivere questo tour diary, so di averla tirata per le lunghe ma me ne avete dato il permesso! Ora mi aspettano almeno due giorni di NULLA!!

Backstage Paris

Carceri!

Riempire un bicchiere strizzando una maglietta? Questo ed altro!

4 commenti
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