ROCK HARD FESTIVAL ITALIA – in diretta da Bologna!

Pubblicato il 19/09/2010

INTRODUZIONE

ROCK HARD FESTIVAL ITALIA
19/09/2010 – Estragon – Bologna


Running order:

Apertura porte: 11.00

11.30 – 11.55 MALNATT
12.10 – 12.50 IRREVERENCE
13.10 – 14.00 ELVENKING
14.50 – 15.40 RAIN
16.00 – 16.50 GAMA BOMB
17.10 – 18.00 STRANA OFFICINA
18.20 – 19.20 TYGERS OF PAN TANG
19.40 – 20.40 EXCITER
21.00 – 22.10 GRAVE DIGGER
22.30 – 23.45 SODOM

Dopo il diluvio di ieri, fortunatamente arriviamo all’Estragon di Bologna sotto un bel sole. Qualche difficoltà iniziale nel montaggio dello stand e con i preparativi per la diretta che vi terrà compagnia fino a notte inoltrata, ed eccoci pronti a raccontarvi questa giornata metallica targata Rock Hard. Presenti all’interno del locale diversi stand della stampa specializzata, nonchè bancarelle di merchandising vario e CD a prezzi decisamente invitanti, per la gioia di tutti quei ragazzi che giustamente sfruttano queste occasioni per rifornire i propri scaffali con le ultime uscite discografiche. C’è poca gente all’Estragon quando i Malnatt danno inizio al festival e al nostro stand siamo ancora piuttosto presi con l’allestimento, nonché non al completo con lo staff che da qui a poco si metterà al lavoro con questa diretta. Un ascolto distratto ci permette comunque di promuovere black la band emiliana, ovviamente penalizzata dall’assenza pressoché totale di fan di fronte al palco. Molto simpatico ad ogni modo il cantante Porz, che con la sua ironia riesce a strappare più di un sorriso agli ancora assonnati astanti. I suoni per ora non sono un granché ma confidiamo nel solito miglioramento con le prossime band e con l’incremento di pubblico in platea. Sotto dunque con gli altri gruppi a partire dagli agguerriti Irreverence che questa sera saranno raggiunti sul palco da un ospite d’eccezione…

 

MALNATT

 

IRREVERENCE

Provenienza: Milano, ITALIA
MySpace: Irreverence

Impossibile tenere il conto delle volte che abbiamo visto in azione gli Irreverence, una delle thrash metal band più attive della scena milanese. Abituati ad esibirsi con la loro “pogo squad” pronta a scatenare il parapiglia in mezzo alla platea, oggi dovranno accontentarsi di una posizione piuttosto infelice in quanto a orario. E’  infatti circa l’una del pomeriggio quando attaccano con l’accoppiata “None Of Them” e “The Shepherd Dog”, primi due brani dell’ultimo album “Upon These Ashes”. La proposta del quartetto guidato da Ricky Paioro è sempre un thrash metal a tutta velocità figlio di Sodom e primi Kreator, fatto per pogare e far casino. Purtroppo, come detto, i fan sono ancora pochi e assistono per lo più tranquilli. Il combo tira dritto proponendo in maniera discreta le più datate “Elements Of Wrath”, “War Was Won”, “Slaughter Of The Innocence” e “3092”. Gli Irreverence però hanno un asso nella manica che risponde al nome di Tom Angelripper. Il frontman dei Sodom, già ospite del combo italiano su “Echoes Of War” anch’essa presente su “Upon These Ashes”, sale sul palco tra gli applausi e canta “Schnaps, Das War Sein Letztes Wort” e “Es gibt Kein Bier auf Hawaii”, due brani storici dei suoi Onkel Tom. In chiusura “Aces Of Spades” dei Motorhead, con cui termina uno show discreto ma penalizzato dalla scarsità di pubblico presente.
 

ELVENKING

Provenienza: Pordenone, ITALIA
MySpace: Elvenking

Con il nuovissimo album “Red Silent Tides” in uscita in questi giorni, gli Elvenking danno inizio al loro tour con questa data. Partenza dunque ovviamente affidata a “Downmelting”, la opener del disco. I suoni inizialmente non sono un granchè e anche il cantante Damnagoras appare ancora un tantino freddo e dobbiamo attendere le successive “The Wanderer” e “From Blood To Stone” per apprezzare al meglio la performance. I fan stanno affluendo alla spicciolata e non c’è ancora molta gente in platea, fatto che penalizza in parte lo show della band friulana, assieme al fatto di non poter usufruire per problemi tecnici delle parti di tastiera. Buona ad ogni modo la performance su “From Blood To Stone”, “The Scythe” e sulle nuove “This Nightmare Will Never End” e “Your Heroes Are Dead”, pezzi che dal vivo hanno un’ottima resa. Chitarre precise sia su riff che soli e sezione ritmica compatta ma quello che più si nota rispetto all’ascolto du disco è la maggior presenza del violino, elemento che impreziosisce non poco il sound della band. Damnagoras con il procedere dello show sembra sempre più a suo agio, anche se tende a risparmiarsi sulle parti più alte. La buona qualità dei nuovi brani è confermata anche dal tiro e dalle melodie catchy diel singolo “The Cabal”, che precede la chiusura col classico “The Winter Wake”. Nonostante qualche ostacolo, gli Elvenking riescono dunque a confermare le impressioni di chi li considera ormai ai vertici della scena melodic metal nostrana.
 

RAIN

Provenienza: Bologna, ITALIA
MySpace: Rain

Mentre una nutrita folla di persone assaltava gli stand per il meet and greet con i Sodom, i bolognesi Rain hanno fatto il loro ingresso trionfale sul palco dell’Estragon. “Love In The Back” scalda subito la folla accalcata sotto il palco. Amos e Gino ci deliziano con le loro performance da veri animali da palcoscenico, suonando, muovendosi e ballando all’impazzata. L’hard & heavy rock dei Rain colpisce dritto allo stomaco con un vero macigno, il muro ritmico imbastito da chitarre e batteria è fino ad ora il più potente sentito durante l’intero festival. Non mancano momenti più melodici, la cover di “Rain” viene particolarmente apprezzata così come l’inno autocelebrativo “Rain Are Us”. “Il Biondo” canta in modo spettacolare, in qualsiasi tonalità si trova a suo agio. Gli anni ottanta paiono rivevere per l’ora scarsa di concerto che la band ha tenuto, pochi minuti ma di un’intensità unica. Il concerto si avvia verso il termine, per incendiare ancora una volta il pubblico viene chiamato in causa l’anthem per eccellenza della band, quella “Only For The Rain Crew” che ormai tutti conoscono a memoria. Non è abbastanza? La cover di “Metal Thrashing Mad” degli Anthrax scatena un head bangin sfrenato nelle prime file. E’ vero che giocavano in casa, ma tutto si può dire tranne che con i Rain non ci si diverte. Energia a mille, una gran carica e canzoni all’insegna del metallo più tradizionale ed incontaminato. Ce ne fossero di band così!

 

 

GAMA BOMB

Provenienza: IRLANDA
MySpace: Gama Bomb

 

Direttamente dall’Irlanda, i Gama Bomb esordiscono sul palco del Rock Hard Festival con un’esplicita dichiarazione d’intenti, comunicando a un pubblico oramai nutrito e “caldo” l’intenzione di celebrare il più puro e intransigente speed/thrash metal. L’iniziale “Slam Anthem” vale da sola quanto le parole retoriche del frontman Philly Byrne: il set di 50 minuti permette alla formazione di esibirsi in quella che in pratica è la loro setlist da headliner, e vista la partecipazione attiva delle prime file sembra quasi di trovarsi a una data del genere. Headbang, corna, urla selvaggie e qualche focolaio di mosh accompagnano un esibizione per molti anche troppo scarna (i Gama Bomb sono tra le proposte più “ignoranti” in scaletta) ma allo stesso tempo diretta e di facile presa. I suoni sono imperfetti e c’è anche qualche problema tecnico ad una delle due asce, ma poco importa, in questo momento è solo ed esclusivamente questione di attitudine, e dovendo esser sinceri in questo gli irlandesi non sono secondi a nessuno. Ben vengano dunque le scheggie impazzite, velocissime e le dediche a zombies, mummie e scheletri, le numerose toppe targate Gama Bomb sulle sdrucite giacche di jeans presenti stasera all’Estragon dimostrano che l’esibizione è stata ampiamente apprezzata.

 

 

STRANA OFFICINA

Provenienza: Livorno, ITALIA
MySpace: Strana Officina

 

 

La Strana Officina è sinonimo di garanzia e i fan lo sanno. Non c’è da stupirsi dunque se quando i quattro iniziano il loro set sulle note della nuova “Boogeyman” già c’è un folto gruppo di sostenitori sotto al palco pronti a cantare i loro pezzi. Sicuramente tra le band che avrebbero dovuto raccogliere molto di più nella loro carriera, tristemente influenzata dalla morte di tre membri tra cui due fondatori, la Strana Officina oggi è in grande forma  e lo si vede chiaramente con la granitica “King Troll”, sul finire della qiuale il quartetto ingrana la quinta e scuote la platea con la tirata “Profumo Di Puttana”. Grandiosa la prestazione dei singoli, a partire dalla sezione ritmica che non sbaglia un colpo, passando per il gran feeling con cui suona il chitarrista Dario Cappanera e finendo con il carisma e la mastodontica presenza scenica del frontman Bud Ancillotti. E’ un piacere notare come non siano solo i vari classici come “Viaggio In Inghilterra” o la sempre toccante “L’Autostrada Dei Sogni” a far alzare le mani al cielo ai fan, ma anche le nuove produzioni tra cui “Beat The Hammer”, sulla quale si scatena un gran pogo, e “Pyramid”. Non ci sono cali di tensione, il concerto prosegue con grande energia e adrenalina sino alla conclusiva “Officina”, con la quale la band saluta tra gli applausi. E’ quasi stancante ripetere sempre le stesse parole ma la realtà è una sola: la Strana Officina è uno dei migliori gruppi classic attualmente in circolazione.

 

 

TYGERS OF PAN TANG

Provenienza: GRAN BRETAGNA
MySpace: Tygers Of Pan Tang

Il sangue ancora ribolle per lo show appena finito della Strana Officina, ma i Tygers Of Pan Tang non sono da meno. Siamo di fronte ad una band che nonostante i trent’anni d’età fa ancora scintille sul palco. “Euthanasia” investe il pubblico con migliaia di watt ed una rabbia incontrollabile, il vecchio leone Rob Wier ruggisce fiero e poderoso con la sua sei corde. L’italianissimo Jacopo Meille è autore di una performance a cinque stelle, grazie ad un ugola calda e possente che non fa certo rimpiangere i suoi predecessori. I suoni sono all’altezza della situazione, l’impatto sonoro è il migliore sentito finora al festival. Lo show prosegue con la dirompente “Live For The Day”, il primo brano scritto insieme con questa line-up ,quadrato e marziale che profuma di anni ottanta e di New Wave Of British Heavy Metal. Il batterista Craig Ellis non si risparmia, picchia come un forsennato la sua povera batteria tanto che i suoi colpi paiono cannonate. Esaltato dal sostegno incondizionato dei presenti Jacopo Meille annuncia quasi timidamente “Hot Blooded”, altro pezzo “giovane” che per sonorità ed atmosfera potrebbe provenire dai primi dischi della band. Una tornata finale di classici scatena il finimondo, “Slave For Freedom” ed “Hellbound” in particolare vengono cantate a squarciagola dai vecchi metallari che qui stentano a tratenere le lacrime. Spesso per valutare con la dovuta freddezza il valore di un concerto serve dormirci sopra, ma di fronte alle tigri dell’heavy metal inglese non possiamo far altro che inchinarci e riconoscere loro di avere ancora molto da insegnare alle giovani metal band dell’ultim’ora.

 

EXCITER

Provenienza: CANADA
MySpace: Exciter

La mitica speed metal band canadese guidata dallo storico chitarrista John Ricci è artefice di un massacro sonoro senza compromessi in grado di far felice i metal heads più oltranzisti e conservatori. I Nostri avanzano senza pietà come un carro armato impazzito, ma il loro assalto viene purtroppo penalizzato per tutta la durata dell’esibizione da un sound piuttosto impastato che non rende grazia ai guitar riff indavolati di Ricci e al drumming torrenziale di Rik Charron. Il cantante Kenny “Metal Mouth” Winter dimostra di essere uno ‘screamer’ dotato di un’ugola sufficientemente potente e squillante, in grado di reggere tranquillamente il confronto con il suo predecessore Jacques Belanger. La band pesca i brani dalla loro discografia in modo eterogeneo, sciorinando una sorta di greatest hits della loro carrierra. “Victims Of Sacrifice”, “Heavy Metal Maniac”, “Metal Crusaders”, “Rising Of The Dead”, “Violence And Force” e “Rain Of Terror” (pescata dal dimenticato “Kill After Kill”) sono esempi di heavy metal violento, veloce privo di fronzoli in grado di far impallidire molte ‘new sensation’ del momento. Semplicemente, una garanzia.
 

GRAVE DIGGER

Provenienza: GERMANIA
MySpace: Grave Digger

 

Nove e un quarto di sera, le luci si spengono, parte la classica intro “The Brave” e la morte fa il suo ingresso sul palco. La platea esulta, accogliendo calorosamente Chris Boltendahl e i suoi Grave Digger che attaccano a tutta velocità con “Ballad Of A Hangman”. Suoni da subito più che buoni e band in forma, per la prima volta in Italia con il nuovo chitarrista Axel Ritt dei Domain. E proprio a lui vanno i complimenti per una prova decisamente buona, con cui riesce a non far rimpiangere i suoi predecessori, pur cercando di dare un suo tocco alle parti di chitarra. Seguono “The Round Table” e “Killing Time”, con Chris che comanda l’assalto incitando il pubblico con la sua solita carica. C’è spazio anche per un brano dall’imminente nuovo album “The Clans Will RIse Again”, quella “Highland Farewell” della quale abbiamo già visto il video. Purtroppo il pezzo in questione è piuttosto scialbo, privo di un ritornello che faccia presa e con un riffing che sa troppo di già sentito. Quella che viene proposta questa sera è una scaletta in cui troviamo anche pezzi non annoverabili tra i classici, come “Hell Of Disillusion”, “Valhalla” o “Wedding Day”, e in effetti la folla non risponde molto entusiasticamente. Tutt’altro effetto hanno invece le bordate che escono dalle amplificazioni sottoforma di “Knights Of The Cross”, “The Dark of The Sun” e soprattutto “Rebellion (The Class Are Marching), sulla quale tutto il numeroso pubblico dell’Estragon si esalta e canta il ritornello. “Heavy Metal Breakdown” chiude come da copione uno show buono che ha coinvolto parecchio sopratutto nella sua seconda parte.

SETLIST

The Brave
Ballad Of A Hangman
The Round Table
Killing Time
Highland Farewell
Hell Of Disillusion
Wedding Day
Excalibur
Valhalla
The Last Supper
The Dark Of The Sun
Knights Of The Cross
Rebellion (The Clans Are Marching)
Heavy Metal Breakdown

 

SODOM

Provenienza: GERMANIA
MySpace: Sodom

 

Gli headliner non deludono affatto le nostre aspettative grazie ad una performance compatta e priva di sbavature. La thrash metal band tedesca è in gran forma e già dalle prime note del mid tempo “The Saw Is The Law” intuiamo di assistere ad uno show di grande spessore. I Nostri godono di una buona acustica che risalta il basso distorto e le vocals ‘motorhediane’ di Tom Angel Ripper, mentre i riff veloci e violenti di Mr.Bernemann assimeme al drumming forsennato di Bobby esaltano la violenza dell’assassina di “The Vice Of Killing”. Ovviamente, la band lascia spazio alle brutali “Outbreak Of Evil”, “Sodomy And Lust” e “Witching Metal” autentici manifesti della loro carriera. I Sodom eseguono anche la più riflessiva e stupenda “Napalm In The Morning” che dà modo ai presenti di rifiatare per qualche minuto dall’assalto per poi essere travolti in un moshpit violento scatenato dal masterpiece “Agent Orange”. Il pubblico mai domo acclama a gran voce il nome della band che paga il proprio dazio ai Motorhead con “Iron Fist” per proseguire come un rullo compressore con la violentissima “Blasphemer”. La terremotante “Bombenhagel” chiude lo show di una leggenda del thrash metal più brutale e privo di compromessi, lasciandoci in trepida attesa per l’uscita del loro nuovo album “In War And Pieces”. Leggendari.

 

 

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