RUNNING WILD: “Shadowmaker” traccia per traccia!

Pubblicato il 02/04/2012

A cura di Alessandro Corno

Sono passati solo tre anni da quell’aprile 2009 in cui sul sito ufficiale dei Running Wild compariva la notizia che il leader Rock ‘n’ Rolf Kasparek aveva deciso di terminare la carriera trentennale della band. Restava solo uno show estivo al Wacken 2009 con il quale il gruppo avrebbe dovuto dare l’addio ai propri fan in un unico grande concerto finale di cui sarebbe stato realizzato anche un live DVD. Come andò è cosa abbastanza nota ai fan dei Running Wild. Concerto discreto come performance, ma atmosfera tutt’altro che d’addio, causa assenza totale di scenografia e atteggiamento distaccato di un Rolf che non concesse nemmeno un saluto in lingua inglese, rivolgendosi ad un pubblico in buona parte internazionale solo in tedesco. Uscì poi il DVD, e anche in questo caso non mancarono i difetti causati dalla perdita da parte dei tecnici di buona parte delle tracce audio. Un gran finale che dunque non aveva avuto molto di “grande” e che aveva lasciato più di un fan con l’amaro in bocca. Ottobre 2011, dopo soli due anni in cui Rolf pareva essere destinato a proseguire quel terrificante side project pseudo hard rock che risponde al nome di Toxic Taste, arriva la notizia del suo ritorno in attività con i Running Wild. Non un semplice rientro sulle scene con un tour o qualche evento, come molte band datate tendono a fare, ma addirittura un nuovo album intitolato “Shadowmaker” in uscita ad aprile 2012. Ed eccoci ai giorni nostri con la copia promozionale del disco nello stereo e le nostre prime impressioni in attesa della recensione definitiva…

RUNNING WILD

Rock ‘n’ Rolf – voce, chitarra, basso
Peter Jordan – chitarra

SHADOWMAKER
Data di pubblicazione: 23 aprile 2012
Casa discografica: SPV/Steamhammer

Facebook
Sito Ufficiale

 

1.      Piece Of The Action     04:25
Come d’abitudine per le ultime produzioni targate Running Wild, si parte con un arioso mid tempo hard rock. Buon tiro,  riff estremamente elementare ma efficace, ritornello di presa e parte solista centrale molto melodica fanno sì che questo pezzo colpisca nel segno, seppur distante anni luce dall’idea comune di Running Wild come sound piratesco e tirato. I suoni poco incisivi fanno perdere qualcosa al pezzo e lasciano trasparire il dubbio che la batteria sia realmente suonata….  lo stesso Rolf dichiara però di aver registrato con il contributo di un batterista che resta ad ogni modo “ignoto”.

2.       Riding On The Tide     04:18
Dopo una partenza discreta, il disco mostra i primi segni di incertezza con questo brano dai testi pirateschi, ma non adeguatamente adrenalinico come le vechie produzioni incentrate su queste tematiche vantavano. Trattasi di un altro mid tempo dove però ricompare a sprazzi il riffing più veloce e punteggiato di giri melodici tipico dei Running Wild. È la linea vocale della strofa a non entusiasmare, mentre il ritornello molto corale è discretamente efficace.

3.       I Am Who I Am    04:51
I ritmi si alzano con questo up tempo che stilisticamente guarda ai Running Wild del periodo “Blazon Stone”, ma senza avvicinarsi al medesimo livello qualitativo. Sebbene come riffing sia tra i pezzi migliori che troviamo su questo album, il brano perde punti a causa soprattutto di un ritornello piuttosto anonimo.

4.       Black Shadow    05:13
Se fino al pezzo precedente i brani tutto sommato scorrevano, con la qui presente “Black Shadow” iniziano le note dolenti. Mid tempo del tutto anonimo di cui non salviamo quasi nulla. Ad essere generosi, solo il riff portante della strofa. L’accoppiata bridge-ritornello sostenuta da una blanda doppia cassa è tanto statica e noiosa che diventa una sfida resistere alla tentazione di saltare alla traccia successiva.

5.       Locomotive     04:35
Altro mid tempo molto retrò come sound e, purtroppo, anche in questo caso siamo al cospetto di un brano che nulla o poco ha da dire. La linea vocale non prende e mostra un evidente deficit di ispirazione su un ritornello anche in questo caso poco diretto e statico… in una parola, “moscio”. Il solo di chitarra è l’unico elemento il grado di strappare un giudizio positivo.

6.       Me + The Boys  05:00
Eccoci al pezzo più incomprensibilmente fuori luogo del disco. Immaginate un gruppo di ragazzini di 15 anni in un locale alle prese con le prime birre della loro vita… sotto metteteci “Me + The Boys” e il gioco è fatto. Purtroppo possiamo definire solo così questo “mid-tempetto” hard rock tutto melodie da teenager e testi ridicoli. D’altronde con un ritornello che cita qualcosa come “Me and the boys, we love the noise, me and the boys, we’re goin’crazy…” e via dicendo, quando dietro al microfono c’è un’ormai cinquantenne istituzione del metal europeo che per decenni ha portato la bandiera di uno stile decisamente “true”, non ci possono essere altri commenti.

7.       Shadowmaker    04:25
I ritmi si risollevano e anche il livello torna quantomeno su standard accettabili. Altro pezzo che sulla strofa ricorda vagamente il glorioso periodo “Blazon Stone”, ma il cui ritornello scorre senza colpire. Complice di questo è anche una certa monotonia della sezione ritmica che viaggia costantemente su una doppia cassa blanda e lineare.

8.       Sailing Fire   04:14
Con “Sailing Fire” tornano parzialmente alla luce quegli elementi propri del sound piratesco dei Running Wild e in particolare il riffing veloce e melodico di inizio brano/fine chorus e le aperture melodiche di bridge e ritornello. Pezzo discreto che soffre solo la poca incisività dei suoni e di una ritmica sempre timidamente impostata su tempi medi.

9.       Into The Black   04:57
Mid tempo hard rockeggiante molto ottantiano e melodico. Il brano è semplice e diretto come riff e linea vocale della strofa. Discretamente immediato il ritornello, che rende il pezzo uno dei migliori sentiti sul disco.

10.      Dracula
Eccoci alla suite finale che, storicamente, in un disco dei Running Wild ha rappresentato uno dei principali punti di forza dell’album. In questo caso, invece, al di là delle atmosfere cupe iniziali con pioggia battente, rintocchi di campana in sottofondo e l’attacco di un riff alla “Port Royal”, troviamo ben poco di interessante. La linea vocale è poco ispirata nella sua monotonia e praticamente manca di ritornello. Il pezzo si muove sempre su tempi medi, salvo qualche accelerazione del riff nella parte centrale che precede i soli di chitarra e il bridge. Manca la progressione propria dei lunghi brani storici dei Running Wild e la reprise di un ritornello che, come detto, è praticamente indistinguibile dal resto. Il brano cade dunque in quel senso di mediocrità di cui purtroppo buona parte di “Shadowmaker” è affetto.

6 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.