RUSH: CHEMISTRY
Recensione a cura di Fabio Galli
Siamo ormai agli sgoccioli delle vacanze estive e quale momento migliore per riscoprire una delle band cardine dell’ambiente prog-rock? I canadesi Rush non necessitano di presentazioni: una carriera iniziata nei lontani anni settanta e che ancora oggi riesce a risultare fresca ed interessante con una line-up stabile da oltre tre decenni. Presentiamo in questo ricco speciale l’edizione italiana della biografia "Rush: Chemistry" di Jon Collins (semplicemente chiamata "Rush" nell’edizione italiana) e la recente video-biografia della band "Beyond The Lighted Stage": testo e video, un connubio poco frequente per noi cultori dell’ormai mitico CD (o vinile se siete più nostalgici) ma che come vedrete rivelerà elementi fino ad ora sconosciuti della mitica formazione di Toronto. In attesa di "Clockwork Angels", nuovo episodio schedulato per il primo quarto del 2011, accontentiamoci, si fa per dire, di questi due gustosi rilasci.

Parlare di una band come i Rush non è assolutamente semplice: quasi quarant’anni di carriera e diciotto album (più un EP) in studio sono numeri che fanno impallidire moltissime rock band. Jon Collins, già autore della biografia dei Marillion, si lancia in un’avventura epica cercando di ricostruire nella maniera più dettagliata possibile le tappe che hanno contraddistinto l’ascesa al successo della rock band più famosa del Canada: non aspettatevi una lettura piacevole e scorrevole, "Rush" è un’opera ambiziosa e carica di contenuti, il classico libro "solo per fan" che vuole in tutti i modi descrivere nel modo più meticoloso possibile ogni episodio che ha segnato la vita dei tre storici membri della band. L’opera, divisa in quattro macro-sezioni, parte con i ricordi offuscati dell’adolescenza dei membri della band analizzandone il ceto sociale ed i luoghi che hanno sancito l’incontro tra Geddy Lee ed Alex Lifeson: oltre duecento pagine dedicate alla lunga e prolifica carriera della band dopo i timidi passi intrapresi con l’omonimo album e con l’affannosa ricerca di un management e di luoghi dove esibirsi dal vivo. Con l’abbandono di John Rutsey e l’arrivo di Neil Peart inizia la vera e propria avventura della band: il relativo disinteresse dei media a trasmettere la loro musica e la volontà di non voler cambiare indirizzo musicale procureranno non pochi grattacapi alla band ad inizio carriera, salvo poi rivelarsi la giusta strada da percorrere per arrivare alla notorietà. I cambiamenti stilistici intrapresi nella band nel corso degli anni, l’amore incondizionato di Geddy Lee per le tastiere ed i synth e le tragedie che hanno segnato profondamente la vita di Neil Peart sono tutte documentate minuziosamente nel corso dell’opera senza tralasciare tutti i momenti connessi alla realizzazione di ogni album: tra i contenuti analizzati troviamo i periodi dedicati alla pre-produzione e il tempo passato in studi, senza tralasciare ovviamente una recensione dettagliata di ogni singolo album della band sino a "Vapor Trails". Peculiarità dell’intera opera, la presenza di una moltitudine di "box" che raccontano aneddoti e curiosità legati al contesto della narrazione oltre ai consueti commenti e stralci di interviste esclusive rilasciate dalla band nel corso degli anni. Corposa (oltre sessanta pagine) la seconda sezione del libro che elenca e descrive in maniera dettagliata tutte le persone con cui i Rush hanno collaborato nel corso degli anni e che ne hanno decretato l’affermazione, passando dal produttore Terry Brown e l’intera crew che ha concorso a rendere uniche le cornici live della band. Meno corpose ed interessanti – ma era lecito attenderselo – le due sezioni finali che riassumono la discografia della band e la provenienza di ogni contenuto esposto nel libro. Buona la quantità di immagini (tutte in B/N) disseminate nell’opera che fotografano il cambiamento della band nel corso degli anni e i luoghi che sono stati il teatro della vita dei membri della formazione. Dopo aver concluso le trecento pagine del lavoro non si può rimanere che soddisfatti dalla quantità di informazioni assimilate, anche se si sente la mancanza di qualche retroscena "piccante" o episodio esilarante che ormai infesta la quasi totalità delle biografie messe in circolazione: d’altronde si sa che i Rush sono sempre stati una band lontana dal pettegolezzo, e questa biografia di Jon Collins non fa altro che fotografare in maniera sincera la carriera di una delle band più longeve e superlative dell’intero panorama rock. Un must assoluto per i fan della band, una lettura forse eccessivamente scrupolosa e tediosa per chi ancora non conosce questa grandiosa formazione: inutile dirvi che se ricadete in quest’ultima categoria dovete assolutamente porre rimedio al più presto procurandovi i capolavori immortali dei canadesi.
Pagine: 320
Anno: 2009
Casa Editrice: Tsunami Edizioni
RUSH: BEYOND THE LIGHTED STAGE
Recensione a cura di Fabio Galli

Riassumere quasi quarant’anni di carriera in soli cento minuti: impresa persa in partenza? Fortunatamente no, grazie alla Bangers Film: un nome, una garanzia. Dopo l’ottima doppietta "Metal: A Headbanger’s Journey" e "Global Metal" e due ottimi documentari come "Anvil: The Story Of Anvil" e "Flight 666", ecco che la premiata ditta McFadyen/Dunn si lancia in un’impresa titanica cercando di riassumere i passi cruciali della carriera del trio di Toronto. Un viaggio nel tempo intrapreso a ritroso che inizia con l’infanzia del trio, ripreso in filmati d’epoca e da interviste ai genitori di Geddy e Alex: fa un certo effetto vedere i nostri eroi ritratti e filmati insieme alle loro famiglie e durante il loro primo contatto con gli strumenti che li accompagneranno per il resto della loro vita. L’età della pubertà, la voglia di trovare la propria identità, le primi liti in famiglia per l’inaspettata (ma non troppo) decisione di abbandonare il college per intraprendere la carriera musicale: tutto viene riproposto in maniera egregia dalla Bangers, tra filmati d’epoca e foto-collage montati in maniera decisamente professionale e che rendono il lavoro lontano dalle classiche produzioni spicce e montate alla alla bell’e meglio. Potevano mancare interviste a molti dei nostri beniamini della scena hard-n-heavy? Ovviamente no, e la carrellata degli ospiti intervenuti al documentario sono più che autorevoli: Sebastian Bach, Mike Portnoy, Vinnie Paul, Gene Simmons, Zakk Wylde, Trent Reznor, solo per nominarne alcuni, condividono pensieri ed opinioni sulla carriera e svolte stilistiche che hanno segnato il successo dei Rush lodandone non solo le incredibili capacità strumentali, ma anche le abilità compositive e la grande umiltà che sempre li hanno contraddistinti. Nel carrozzone dei ricordi vengono ovviamente inclusi anche coloro che per primi hanno voluto scommettere sui tre sconosciuti giovincelli: il microfono passa nelle mani dei produttori Terry Brown e Peter Collins, senza dimenticare Donna Halper, colei che ha aiutato a diffondere la musica dei Rush attraverso l’etere della radio WMMS. I toni seriosi che da sempre hanno contraddistinto la band vengono in parte stemperati dagli interventi di un Jack Black decisamente su di giri e da Matt Stone, co-creatore di South Park, che con i suoi carismatici personaggi ha firmato l’entrata in scena della band nell’ultimo tour di "Snakes And Arrows". Epica e toccante la dodicesima parte del lavoro ("Ghost Rider", titolo anche dell’omonimo scritto edito da Peart) che documenta l’incredibile viaggio in moto intrapreso da Neil dopo la morte della figlia Selena della compagna Jacqueline: 88.000 km percorsi percorsi a bordo della propria BMW tra il nord ed il centro America prima di decidere di riunirsi alla band. La carne al fuoco è molta ma la visione dei contenuti scorre fluida e senza intoppi: ottima la qualità video con un video panoramico in formato 1.77:1, valorizzato dalla qualità in HD del Blu-Ray (ULTRAconsigliato): ovviamente la qualità dei video d’epoca e poco più che sufficiente ma viene brillantemente bilanciata dalla qualità video delle interviste e degli spezzoni delle più recenti performance dalla band. Ottima anche la qualità di extra contenuti nel secondo disco: oltre tre ore di video che includono novanta minuti di spezzoni dal vivo inediti e le classiche parti tagliate che non hanno trovato posto nel lungometraggio. Difficile trattenere il proprio entusiasmo di fronte ad un’opera monumentale come "Beyond The Lighted Stage": onore e lode alla Bangers Film per aver accettato la sfida ed averla vinta per l’ennesima volta. Mettete mano al portafoglio, non ve ne pentirete.
Disco uno
1. Start
2. The Suburbs
3. Finding Our Way
4. The New Guy
5. Assuming Control
6. Terminally Unhip
7. Drinking The Milk Of Paradise
8. Making Modern Music
9. The Gilded Cage
10. New World Men
11. The Yoda Of Drums
12. Ghost Rider
13. The Return
14. Revenge Of The Nerds
15. End Credits
Disco due
1. Being Bullied And The Search For The First Gig
2. Reflections On Hemispheres
3. Presto And Roll The Bones Rap
4. The Rush Fashion
5. Hobbies On The Road
6. Rush Trekkies
7. Pre Gig Warm Up
8. "Best I Can" With John Rusey – Laura Secord SS (Spring 1974)
9. "Working Man" With John Rusey – Laura Secord SS (Spring 1974)
10. "La Villa Strangiato" – Pinkpop (1979)
11. "Between The Sun And Moon" – Live At Hartford (June 28th 2002)
12. Dinner With Rush At A Hunting Lodge
13. "Far Cry" (From The Snakes & Arrows Tour)
14. "Entre Nous" (From The Snakes & Arrows Tour
15. "Bravado" (From The R30 Tour)
16. "YYZ" (From The R30 Tour)
