SASCHA PAETH’S MASTERS OF CEREMONY: anteprima del nuovo album “Signs of Wings”

Pubblicato il 18/06/2019

Che Sascha Paeth sia uno dei personaggi più stimati e apprezzati dell’intero panorama metal mondiale non è assolutamente da mettere in dubbio: le sue numerose e ben note attività come musicista, nonché produttore al fianco di realtà del calibro di Angra, Kamelot e Rhapsody, fra i tanti, rappresentano un discreto punto di riferimento per una moltitudine di colleghi più o meno illustri. La novità più succosa riguardo l’iconico bardo teutonico, tuttavia, riguarda la nascita di un progetto totalmente nuovo, orientato completamente verso lo stile metal più puro, con tanto di album d’esordio in dirittura d’arrivo, edito presso la casa discografica nostrana Frontiers Records. Per l’occasione, abbiamo avuto modo di ascoltare in anteprima quattro dei brani che verranno inclusi nella scaletta finale e di incontrare il buon Sascha in persona, insieme alla nuova vocalist Adrienne Cowan, per un’intervista svolta direttamente sul tourbus in concomitanza del passaggio in Italia degli Avantasia.

SASCHA PAETH’S MASTERS OF CEREMONY

Adrienne Cowan – Voce
Sascha Paeth – Chitarre
André Neygenfind – Basso
Felix Bohnke – Batteria
Corvin Bahn – Tastiere

SIGNS OF WINGS
Data di uscita: 13/09/2019
Etichetta: Frontiers Records

01. The Time Has Come (04:15)
Partiamo con l’estratto che molti di voi già conosceranno bene, in quanto disponibile da alcuni giorni sul web, con tanto di video ufficiale annesso. Si tratta sostanzialmente della più aggressiva e metallica tra le quattro che abbiamo avuto modo di ascoltare in anteprima, caratterizzata da un incedere adrenalinico e demolitivo, in perfetta linea con ciò che un brano heavy metal moderno dovrebbe fare. Si possono notare somiglianze con gente del calibro di Primal Fear e Brainstorm, il tutto però reso a suo modo unico dal contributo della bella Adrienne Cowan dietro al microfono, la quale, grazie al suo timbro femmineo graffiante e furente, riesce a donare un’identità tutta sua alla proposta in questione. Anche il ritornello svolge perfettamente il proprio compito, piazzandosi facilmente in mente all’ascoltatore, tra un headbanging e l’altro. A tutto questo aggiungete un sound di chitarra massiccio e distorto come raramente ci è capitato di sentire da parte di Sascha, e avrete la ricetta perfetta per una opener coi cosiddetti.

02. Die Just A Little (04:07)
E’ possibile morire solo un pochino? Beh, secondo il titolo del secondo estratto brano da noi analizzato, nonché seconda della tracklist effettiva, sì. Un inizio a tratti lugubre e inquietante, cui segue un brano decisamente più oscuro e cadenzato rispetto al precedente, con un retrogusto generale che ci ha ricordato, per certi versi, alcune proposte dei canadesi Kobra And The Lotus. Adrienne Cowan qui sembra quasi invocare tutto il proprio rammarico, con un’interpretazione decisamente più drammatica di quanto ci saremmo aspettati, aiutata anche dal sapiente lavoro alle tastiere di Corvin Bahn, in grado di dare quel tocco in più a quattro minuti già di per sé convincenti e ben proposti.

03. Sick (03:31)
Qui per certi versi le tinte si fanno leggermente più hard rock, seppur sempre con quell’atmosfera tipica delle sonorità più moderne e martellanti, incentivata anche da diversi passaggi in harsh vocal da parte della frontwoman dai capelli corvini. Il guitar work propone dei riff decisamente più basilari, mantenendo però un sound roccioso e compresso, abbinato a una seziona ritmica intuibile e quasi a passo di marcia, anch’essa piuttosto idonea per headbanging e tanto altro.

04. Sign Of The Wings (05:07)
Dulcis in fundo, abbiamo la titletrack dell’album, nonché traccia più lunga delle quattro ascoltate. Un incipit praticamente da ballad, con un cantato dai toni quasi soavi e poetici, abbinati però a una musicalità nuovamente vicina al lugubre, che procedendo modula trasformandosi, di fatto, in un pezzo heavy/power coinvolgente e fomentante, con tanto di orchestrazioni in sottofondo. Dopo l’assolo di chitarra, l’atmosfera si raffredda nuovamente, prima di scoppiare un’ultima volta nel micidiale ritornello, che proceduralmente si placa, fino a una conclusione in dissolvenza, con un sapore che potremmo quasi definire romantico, sotto alcuni punti di vista.

INTERVISTA

PER INIZIARE, COME TI SENTIRESTI DI DESCRIVERE LE ORIGINI DEL NUOVO PROGETTO MASTERS OF CEREMONY?
Sascha: – Circa un paio di anni fa, si era iniziato a parlare della possibilità di mettere in piedi un progetto mio personale, e di conseguenza con il mio nome a fungere da antitesi per il titolo. La mia intenzione principale divenne chiara sin da subito: creare qualcosa che fosse interamente orientato sulle sonorità metal più nude e pure, lasciate un po’ da parte negli ultimi anni per dedicarmi ad altro, come ben sapete. Naturalmente era necessario definire i dettagli e i tratti distintivi della proposta in questione, e per settare un buon punto di partenza mi serviva sapere che tipo di voce avrebbe rappresentato ed interpretato il materiale nuovo. Ho avuto la fortuna di conoscere Adrienne dopo essere entrato in contatto con la sua band, ovvero i Seven Spires, e ho immediatamente apprezzato il suo peculiare stile di canto aggressivo, grintoso e, potenzialmente, devastante se inserito all’interno del giusto contesto. Partendo da ciò, ho avuto modo di dedicarmi alla stesura di un songwriting aggressivo, che potesse valorizzare in questo modo una timbrica femminile, seppur relativamente atipica.

COME TI SENTIRESTI DI DEFINIRE LA PROPOSTA DELLA BAND APPENA NATA?
Sascha:
– Volendo utilizzare necessariamente una definizione più o meno inflazionata, lo potremmo definire un power metal fortemente influenzato dalle sonorità metal più classiche. Sicuramente ci sono dei riferimenti a ciò che componevo ai tempi in cui gli Heaven’s Gate erano attivi; tuttavia, una delle maggiori soddisfazioni, come compositore, risiede sicuramente nella possibilità di sbizzarrirsi con le possibili influenze cui attingere per proporre qualcosa di riconoscibile. In ogni caso, possiamo tranquillamente affermare che il filone di appartenenza sia sicuramente quello classico.

ADRIENNE, IN QUANTO NUOVO INGRESSO ALL’INTERNO DEL PANORAMA METAL MONDIALE, SIAMO TUTTI CURIOSI: QUALI RITIENI CHE POSSANO ESSERE RITENUTE LE TUE PRINCIPALI FONTI DI ISPIRAZIONE?
Adrienne: – Te ne citerò tre, ovvero Roy Khan, Shagrath dei Dimmu Borgir e, giusto come ciliegina sulla torta, Adam Lambert. Il primo per via della sua capacità di trasmettere emozioni, anche grazie a quella sorta di aria da anima tormentata che ha sempre voluto proporre ai tempi della sua militanza nei Kamelot. Shagrath invece, almeno per me, incarna perfettamente lo stile del cantante black metal, a livello vocale, ma anche attitudinale, in quanto capace di risultare un vero e proprio showman in ogni sua interpretazione.

NATURALMENTE CONTIAMO SUL FATTO CHE I MASTERS OF CEREMONY POSSANO ESSERE UNA LIVE BAND, NON SOLO UN PROGETTO IN STUDIO. VOI CHE DITE?
Sascha: – Assolutamente sì! Abbiamo già in programma di organizzare un adeguato numero di date, in modo da fornire la giusta promozione all’album e al nuovo progetto, magari con delle apparizioni in qualche festival. Avremo modo di parlarne in maniera più approfondita, quando avremo una maggiore chiarezza in merito.

COME MAI AVETE SCELTO FRONTIERS RECORDS PER LA NUOVA CREATURA?
Sascha: – Loro hanno scelto noi! (ridiamo, ndr) Anzi, potremmo dire che la proposta originale sia nata proprio da loro. Ricordo che ero molto impegnato col lavoro, quando a un certo punto il buon Serafino decise di esternare una sua idea potenzialmente vincente, ovvero quella di produrre qualcosa di inedito e totalmente incentrato sulla mia figura, in cui esprimere al meglio qualcosa che, come detto anche nella prima domanda, era stato lasciato un po’ da parte negli ultimi anni.

AVETE DECISO DI ADOTTARE UNO STILE PRECISO PER LA PRODUZIONE, O AVETE LASCIATO CHE TUTTO CAPITASSE?
Sascha: – In tutta sincerità, abbiamo effettivamente lasciato che i giusti risultati venissero da sè, senza impuntarci per ottenere particolari suoni o effetti. Non trattandosi di un album acustico, ma di un disco metal al cento per cento, almeno io, personalmente, ritengo che sia opportuno mantenere un approccio più naturale e spontaneo possibile, in modo da ottenere qualcosa di più genuino possibile.

AVENDO TU LAVORATO CON UNA MOLTITUDINE DI BAND, QUALE PENSI DOVREBBE ESSERE IL FATTORE PREDOMINANTE PER IL METAL DEL FUTURO?
Sascha: – Sostanzialmente, sarebbe opportuno che ogni band si focalizzasse principalmente sui propri desideri e le proprie ispirazioni, senza dover a tutti i costi tentare di riempirsi la testa con congetture più o meno utili. Bisognerebbe fare musica per se stessi, e perché si ama davvero ciò che si sta facendo. Solo così si può davvero pensare di mantenere alto il livello generale.

PER CONCLUDERE, IN QUANTO FAN DELLA BAND IN QUESTIONE, SIAMO IN MOLTI A CHIEDERCI: AVREMO MAI UN RITORNO SULLE SCENE DEGLI HEAVEN’S GATE?
Sascha: – In effetti è una domanda che ricevo abbastanza spesso (ridiamo, ndr). Purtroppo mi duole dirti che sono abbastanza convinto di no, piuttosto mi piacerebbe che il pubblico vedesse questa nuova band, cui mi sto dedicando con sommo impegno, come un possibile erede spirituale di ciò che gli Heaven’s Gate rappresentavano, ormai parecchi anni fa.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.