SECTIONING DEATH – Pt. 11

Pubblicato il 14/11/2011

BACK TO (OLD) SCHOOL…

A cura di Luca Pessina

Dopo il mega-speciale sul ventennale 1991-2011 – che speriamo abbiate tutti letto, altrimenti cambiate genere! – ritorna Sectioning Death nel suo consueto formato: tre interviste a gruppi underground e/o emergenti, diretta conseguenza delle positive recensioni con cui i loro ultimi lavori sono stati accolti sulle pagine di Metalitalia.com. Quella in questione è una “puntata” particolarmente old school: direttamente dalla Finlandia abbiamo infatti i Serpent Ascending, putrida realtà a metà strada tra Demigod e Incantation che ruota attorno a un concept assolutamente interessante. Quindi spazio ai siciliani Undead Creep, ovvero un’ottima risposta italiana al revival swedish death vecchio stampo che sta impazzando negli ultimi tempi, e, per finire, una bella chiacchierata con Roger Johansson, mente dietro mille marcissimi progetti che è da poco tornato sul mercato con un nuovo full-length dei suoi Paganizer. In sintesi, un trio-carro armato che espone fieramente la bandiera della vecchia scuola, mantenendo intatte attitudine e qualità. Andiamo a conoscerlo meglio…

N.B. Tutte le interviste saranno sempre disponibili anche nel nostro archivio interviste.

 

SERPENT ASCENDING – Un Mondo Di Carne E Ossa

Con i Serpent Ascending ci caliamo negli anfratti più reconditi della scena finlandese, quelli di band che vedono l’underground quasi come un culto e che aspirano continuamente a concepire quanto di più malsano e disturbante i vostri padiglioni auricolari possano saggiare. Il protagonista di questa intervista è appunto questo progetto guidato da Jarno Nurmi (Desecresy, Slugathor) che ha da poco rilasciato il debut album “The Enigma Unsettled”, il quale raccoglie due dei primi demo della formazione. Pubblicato dalla nostrana I, Voidhanger con un artwork ricercatissimo e una confezione di alto livello, il disco ha già segnalato questa realtà all’attenzione di molti appassionati, ma, a detta dello stesso Jarno – un artista che, come vedrete, non si limita a dire le solite ovvietà – il meglio deve ancora venire…

L’ALBUM PARE BASATO SU UNA SORTA DI CONCEPT COSMICO. PUOI DARCI MAGGIORI RAGGUAGLI IN PROPOSITO?
“Il concept cosmico non è frutto di una intenzione precisa. Naturalmente il simbolismo planetario utilizzato nell’artwork e nei testi può generare questo feeling è sicuramente è un’interpretazione corretta tra quelle possibili. Seguendo questo discorso, potrei dire che la musica, essendo oscura, rappresenta lo sfondo nero su cui le stelle appiono nel cielo notturno. Sia le stelle che il cielo sono elementi importanti, entrambi creati dallo stesso genio e intelletto che risiede dentro l’uomo e che a volte viene definito lo Spirito Luciferino, l’io più recondito con cui l’umanità è stata graziata”.

NELL’ANTICA GRECIA, LA POESIA ERA CONSIDERATA INCOMPLETA SE PRIVA DI UN ACCOMPAGNAMENTO MUSICALE, IL QUALE UNIVA IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE CON CERTI TONI E FORME MUSICALI. PENSI DI POTER RICOLLEGARE IL TUO OPERATO A QUESTO CONCETTO?
“Penso che si tratti di un discorso interessante, ma con delle variabili. Alcuni poemi possono essere molto illuminanti ed evocare determinati sentimenti anche senza musica. Un classico come ‘”The Marriage Of Heaven & Hell’ di William Blake è un esempio. Ovviamente su ‘The Enigma Unsettled’ i testi erano destinati a essere accompagnati dalla musica, quindi la situazione è diversa. Non pubblicherei mai questi versi da soli, quindi in un erto senso gli antichi greci avevano ragione”.

SONO RIMASTO ABBASTANZA SORPRESO NEL CONSTATARE LA FLUIDITÀ DEL SOUND DEI SERPENT ASCENDING, SPECIALMENTE CONSIDERATO CHE IL PROGETTO È PIUTTOSTO NUOVO. QUANTO HAI IMPIEGATO PER COMPLETARE IL SONGWRITING E QUALI SONO STATE LE TUE PRINCIPALI INFLUENZE?
“Ho iniziato a comporre i pezzi nel 2008, che è anche quando i Serpent Ascending hanno preso vita. La maggior parte del materiale su ‘The Enigma Unsettled’ era pronta sul finire del 2009, quando ho poi iniziato a lavorare al secondo demo, ‘The Mournful Pilgrimage’, che non è mai stato pubblicato separatamente. ‘The Entwinement’ è quindi stato creato nell’estate del 2010. Può sembrare che il processo sia durato parecchio tempo, ma ovviamente non ho lavorato a questa musica in continuazione: ci sono state delle pause molto lunghe durante le quali non ho affatto pensato a comporre. A livello di influenze, dovrei citare Iron Maiden, Morbid Angel, primi Sentenced (specialmente ‘North From Here’), ‘Into The Pandemonium’ dei Celtic Frost, Voivod e King Crimson”.

TI RISULTA DIFFICILE CREARE NUOVI RIFF, IDEE, CANZONI E UNA TUA “VOCE” NEL DEATH METAL OGGI, VISTO CHE BUONA PARTE DEL GENERE È ORMAI UN PUNTO FERMO?
“Non direi, anche se scrivere testi può essere abbastanza difficile, visto che si tratta di un processo meno spontaneo rispetto all’imbracciare uno strumento. Comporre musica è come incanalare un’idea in una forma udibile, mentre per scrivere testi devi spingere te stesso verso un’idea e cercare di plasmarla. Secondo me i Serpent Ascending hanno uno stile piuttosto originale: hanno punti di contatto con la dimensione ‘old-school’, ma non cercano di seguire alcun movimento nè di imitare le vecchie band. Certo di realizzare qualcosa di più stimolante, non di copiare quanto già fatto da altri. Inoltre, le tematiche spirituali e occulte dei Serpent Ascending non sono state esplorate seriamente nella scena metal”.

QUINDI NON REPUTI I SERPENT ASCENDING PARTE DI UNA SCENA DEATH METAL?
“I Serpent Ascending fanno certamente parte della scena, ma non voglio collocarli in maniera precisa. Del resto, non mi vengono in mente gruppi che abbiano un sound simile. La produzione della prima parte del CD potrebbe non essere il massimo, ma era quella più adatta a supportare l’atmosfera di quelle tracce. Una ‘buona’ produzione non sarebbe servita a nulla. Non credo esistano band che possano vantare lo stesso feeling, la stessa sensazione di trovarsi sull’orlo del collasso, che è parte di ‘Mournful Pilgrimage’. Come è stato scritto in alcune recensioni, il sound è un po’ debole, ma secondo me, se trattate nella giusta maniera, le debolezze possono sempre tramutarsi in punti di forza. La scena metal si concentra spesso sulla forza bruta, ma questa non è poi così importante per i Serpent Ascending, anche se ovviamente questo elemento è presente nel disco”.

PARLANDO DELLA SCENA DEATH METAL FINLANDESE, QUALI REPUTI ESSERE LE BAND PIÙ IMPORTANTI PER IL SUO SVILUPPO? AD ESEMPIO, SIA DEMIGOD CHE DEMILICH PUBBLICARONO MATERIALE FAVOLOSO, MA NON RIUSCIRONO MAI A OTTENERE UN VERO SUCCESSO…
“Secondo me le vecchie band finlandesi erano riuscite a trovare una via che nessun’altro aveva scoperto prima. Il sound era più cupo di quello svedese o americano, e proprio per questo non divenne mai troppo popolare: certe fasce di pubblico non riuscivano a capirlo. E penso che le stesse band a un certo punto non furono più in grado di gestirlo, dato che molte sparirono dopo solo un paio di pubblicazioni. Se c’è qualcosa che desidero fare come parte della scena death metal finnica, è di scavare in quello stesso filone e cercare di portare lo stile su livelli superiori. I gruppi che hai citato solo quelli a cui faccio riferimento, ma vorrei menzionare di nuovo ‘North From Here’ dei Sentenced, che nel death metal è l’album che più mi ha dato emozioni a livello musicale”.

PER MOLTI, IL DEATH METAL DEVE RIMANERE UNDERGROUND ED “ELITARIO”. TU COSA NE PENSI?
“Capisco perchè alcuni reputino le band underground migliori di quelle mainstream. Molti gruppi, quando ottengono più attenzione, perdono ambizione a livello musicale e non stanno attenti alla qualità delle loro creazioni. Tuttavia, non sono affatto interessato al concetto di elitismo nella scena metal. Spesso ciò sta a significare che una persona sta cercando di spingere giù qualcuno per ottenere maggiori riconoscimenti e quel tipo di intenzioni sono sempre destinate a fallire”.

L’ESSERE COINVOLTO IN DIVERSI PROGETTI MUSICALI DI QUESTO TIPO COZZA CON L’AVERE UN LAVORO, UNA FAMIGLIA O MAGARI PERSINO AMICI NON-METAL?
“No, sono solo vari aspetti della vita, parti di un’unica grande figura e di un unico proposito. Creare arte è sempre qualcosa di più o meno occulto perchè si tratta di un processo che non può essere fatto senza analizzare i propri sentimenti più intimi. Ed essere preso da tale progetto presto tramuterà la tua vita in un processo occulto. Non puoi scriverne senza cambiare”.

LA BAND È ORMAI ATTIVA DA CIRCA QUATTRO ANNI. GUARDANDO AVANTI, COSA DESIDERI RAGGIUNGERE CON ESSA? I TUOI PROPOSITI SONO CAMBIATI RISPETTO ALL’INIZIO?
“I propositi sono sempre gli stessi, ma si sono fatti più concreti nel corso del processo. L’idea è la stessa, ma si manifesta in forme lievemente diverse ogni volta che qualcosa di nuovo viene creato. Ciò che voglio donare agli ascoltatori è quella sensazione di forza e di mistero che oggi può suonare stupida, ma che in realtà è ciò di cui la gente ha davvero bisogno oggi. Voglio farlo in una maniera che possa dare modo a chi ascolta di provare certe energie anche senza leggere i testi”.

HAI IN MENTE DI ALLESTIRE UNA LINEUP COMPLETA E DI SUONARE LIVE?
“Se tutto va come previsto, avremo una lineup in tempo per le apparizioni live, che avranno luogo dopo la pubblicazione del prossimo album. Il motivo per cui ho iniziato lavorando da solo è che non avevo tempo per cercare membri per i Serpent Ascending e inoltre desideravo avere gli scheletri dei brani pronti prima di coinvolgere altre persone e passare del tempo in sala prove”.

QUANDO POSSIAMO ASPETTARCI UN NUOVO ALBUM DA PARTE VOSTRA, DUNQUE?
“Ho alcune canzoni pronte e anche il concept è a buon punto, ma non voglio dare troppi dettagli ora. Probabilmente il disco verrà registrato all’inizio del prossimo anno. Non so come questo suonerà, ma seguirà la scia dei predecessori e si spera che riesca a raggiugere livelli più alti”.

 

UNDEAD CREEP – Circondati Da Tombe

Anche l’Italia fa sentire la propria voce in tema di revival old school death metal. Merito dei siciliani Undead Creep, freschi autori di un EP e di un full-length assolutamente convincenti nel rileggere le vecchie sonorità care a primi Entombed e Dismember. Del resto, non è un caso che anche un’etichetta di culto come la Dark Descent abbia deciso di scommettere su di loro, pubblicando appunto il debut “The Ever-Burning Torch” e cercando di “spingere” i ragazzi il più possibile all’interno dei circuiti più appropriati. La band, comunque, ha i piedi ben piantati per terra e, nonostante si stia certamente godendo questo bel momento, sembra voler procedere a piccoli passi. Abbiamo parlato di questo e altro con il batterista e membro fondatore David…

QUESTA E’ LA VOSTRA PRIMA INTERVISTA PER METALITALIA.COM, QUINDI DIREI DI PARTIRE DALL’INIZIO: QUANDO, COME E PERCHE’ SONO NATI GLI UNDEAD CREEP?
“L’idea di formare gli Undead Creep è nata da me durante il 2009; dopo aver letto ‘Swedish Death Metal’ di Daniel Ekeroth, grazie al quale sono venuto a conoscenza di quell’enorme quantità di gruppi underground che suonavano quello stile di death metal nella prima metà degli anni ’90, ho semplicemente sentito lo stimolo per creare qualcosa di simile, e cosi ho chiesto a Giorgio (cantante/chitarrista negli Haemophagus) se voleva scrivere dei riff… il resto è venuto di conseguenza: abbiamo trovato un cantante e un bassista (Sandro, nonché illustratore di tutte le nostre grafiche, e Maso), e abbiamo composto in breve tempo il primo demo, che è prima uscito in formato cd-r, e poi, grazie alla italiana Unholy Domain Records, in cassetta limitata a 100 copie”.

CREDO CHE LE VOSTRE INFLUENZE MUSICALI SIANO OVVIE, QUINDI VI CHIEDO: CHE COSA VI HA PORTATO A SCEGLIERE IL DEATH METAL DI MATRICE SVEDESE COME STILE PRIMARIO?
“Il death metal svedese e quello di scuola Autopsiana sono quelli che, soprattutto negli ultimi cinque, sei anni, ho maggiormente ascoltato e preso come riferimento per il mio stile di batteria; questo perché è molto presente l’influenza del d-beat/crust e del doom, e quindi mi permette di variare su tempi lenti o appunto ‘punkeggianti’. Ma, allo stesso tempo, la scelta di quel sound, e soprattutto della distorsione di chitarra ottenuta con il Boss HM-2, è un vero e proprio tributo ai vari Nihilist, Carnage etc…”.

COME E QUANDO SEI ENTRATO IN CONTATTO CON QUESTO GENERE MUSICALE PER LA PRIMA VOLTA?
“Posso ricordare di aver comprato ‘Like An Ever Flowing Stream’ nel 1998, una di quelle ristampe in digipack della Nuclear Blast… fui totalmente preso da quelle melodie malsane, dal growl di Matti Karki e soprattutto dai tempi di batteria di Fred Estby, che in un certo senso ricordavano i miei batteristi preferiti di allora, mostri del thrash come Dave Lombardo, Igor Cavalera e Tom Hunting. A quei tempi un disco del genere era totalmente fuori moda, erano tutti presi da gruppi nu metal, black/gothic o, peggio ancora, roba alla Soilwork… ma fortunatamente vivendo a Palermo, in un ambiente che era per forza di cose molto slegato dalle nuove tendenze, ho piano piano scoperto il death metal fin dalle origini. Inoltre, quando iniziammo con gli Haemophagus, dischi come ‘Left Hand Path’ o ‘Obsculum Obscenum’ erano tra gli ascolti più frequenti… gli Undead Creep sono probabilmente il risultato di questo percorso”.

SIETE SODDISFATTI DI COME E’ VENUTO “THE EVER-BURNING TORCH”? QUALI ERANO I VOSTRI OBIETTIVI E LE VOSTRE EVENTUALI PREOCCUPAZIONI MENTRE LO COMPONEVATE E LO REGISTRAVATE?
“Posso dire che siamo abbastanza soddisfatti di come è venuto fuori il disco. La produzione è quella che volevamo e che potevamo ottenere con un bassissimo budget. Oltre alla buona sessione di registrazione e mixaggio fatta da Piero Pitingaro ai 21th Level Studio di Palermo, è stato molto importate il mastering operato da Damian Herring degli Horrendous (anch’essi sotto contratto con Dark Descent Records, gruppo che consiglio a tutti!) che ha reso davvero potente il sound del disco. Durante i mesi in cui abbiamo composto le canzoni, le uniche preoccupazioni riguardavano il voler essere fedeli al genere proposto ma con qualcosa che ci potesse distinguere nel marasma di band simili che stanno uscendo ultimamente”.

CREDETE DI ESSERE MATURATI DALL’EP DEL 2009? SE SI’, COME E IN COSA?
“Dal demo all’album non è passato molto tempo, in realtà, e quindi non penso si possa parlare di maturazione, ma sicuramente aver prodotto un full-length è un’esperienza importante che ci sta facendo conoscere e moderatamente apprezzare, e quindi in un certo senso siamo adesso consapevoli che possiamo dire qualcosa anche in futuro. Ma aspetterei di fare anche delle esperienze live prima di dare un eventuale seguito a ‘The Ever-Burning Torch'”.

IL DISCO E’ STATO PUBBLICATO DALLA AMERICANA DARK DESCENT RECORDS: COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON ESSA? QUALI REQUISITI ANDAVATE CERCANDO QUANDO AVETE INIZIATO A PENSARE A UN EVENTUALE CONTRATTO?
“Abbiamo conosciuto Matt della Dark Descent Records tramite uno dei gruppi che ha recentemente pubblicato, gli spagnoli Unconsacrated. David Garcia Velasco, chitarrista del gruppo, ci ha proposto una coproduzione tra la sua label e la Dark Descent, ma successivamente siamo rimasti solo con l’etichetta americana in seguito ad alcuni problemi economici dello spagnolo. Gli unici requisiti che personalmente cercavo in una label underground interessata a produrre gli Undead Creep erano solo che chi gestisse l’etichetta fosse un fan dedicato a tempo pieno al genere, e che sapesse anche fare la giusta promozione per i propri gruppi. Tutto ciò è quello che abbiamo trovato con Matt, il cui lavoro fin ora è stato fantastico, non potevano davvero trovare di meglio in giro”.

NEGLI ULTIMI TEMPI SI STA SVILUPPANDO UNA NUOVA SCENA DI GIOVANI BAND DEDITE A SONORITA’ VECCHIO STAMPO, SIA DI MATRICE EUROPEA CHE STATUNITENSE. COME SPIEGATE QUESTO FENOMENO? VOI VI SENTITE PARTE DI ESSA?
“Indubbiamente durante gli ultimi 2-3 anni il numero di gruppi old school death metal è notevolmente aumentato: un revival simile a quello thrash di 4-5 anni fa e che continua tutt’ora. Non so spiegare il perché di tutto ciò, probabilmente dalla seconda metà degli anni ’90, fino a cinque anni fa, le strade che aveva preso il death metal erano sbagliate e non hanno portato da nessuna parte, le gente si è stancata e ha cominciato a riscoprire i classici. Io personalmente mi sento parte di una nicchia di fanatici che morirà ascoltando ‘Mental Funeral’, e che vede in questa nuova scena una dimensione ideale. Non penso che questo sia un fenomeno in espansione, almeno non più di così. Certo, spero che un evento come il Kill Town sia sempre più seguito e supportato, ma dal numero giusto di persone che ne permettano la riuscita. Creare un business da questa scena non farà che ucciderla”.

AVETE BASE IN SICILIA: QUANTO E’ DIFFICILE PROPORRE SIMILE MUSICA DA QUELLE PARTI? CHE ARIA SI RESPIRA? VI SONO ALTRE BAND DEL SOTTOBOSCO SICILIANO CHE SECONDO VOI MERITANO ATTENZIONE?
“Purtroppo è ben noto che in Sicilia, come in altre zone del sud Italia, è veramente faticoso riuscire a proporre un genere di nicchia come il death metal old school. La situazione dalle mie parti è ancora peggio di com’era qualche anno fa, diventa difficile anche solo trovare un posto per suonare a zero spese, figuriamoci organizzare gruppi da fuori la Sicilia o peggio ancora dall’estero. La geografia poi non aiuta di certo… Però si, ci sono una manciata di gruppi che meritano sicuramente una chance, come i Bunker66 (che hanno da poco suonato al Live Evil a Londra) o gli Psycopath Witch”.

NOVITA’ DA PARTE DEGLI HAEMOPHAGUS? VI SONO CONCERTI O NUOVE PUBBLICAZIONI IN CANTIERE?
“Con gli Haemophagus abbiamo da poco suonato al Bloodshed Festival ad Eindhoven, in compagnia di Doom, Bastard Noise, Wormrot, P.L.F., Yacopsae, Skullhog (fantastici!) e molti altri, un’esperienza davvero piacevole! Siamo poi già confermati per i Blutsvente Festival a Berlino il 10 Marzo 2012, a ridosso del quale faremo qualche data in giro. Come pubblicazioni, sta per andare in stampa per No Posers Please! Records un nuovo split 7”, che divideremo con gli svedesi Repuked. Dopo questo ci dedicheremo al prossimo full-length che registreremo si spera entro lo prima metà del 2012”.

SIETE ATTIVI SU ALTRI FRONTI MUSICALI? E CHE COSA FATE OLTRE A DEDICARVI ALLA/E BAND?
“Giorgio e Sandro stanno ancora studiando all’università, come me del resto, ma vivendo a Bologna adesso cerco di tirare a campare con qualche lavoretto ogni tanto… è dura. Sto anche per cominciare a collaborare con un nuovo collettivo che si occuperà di concerti d.i.y. , tra i quali un evento che si spera possa soddisfare gli amanti dell’old school deah metal”.

DOVE VEDETE GLI UNDEAD CREEP IN 5 ANNI DA ORA?
“Molto difficile a dirsi adesso: in realtà, abbiamo rischiato più volte di chiudere il progetto dopo l’uscita dell’album. Adesso le certezze non vanno oltre l’anno prossimo, con un mini tour e l’uscita di un nuovo 7” EP. Tutto dipenderà dalla stabilità della line-up e da altri impegni che possono mettersi in mezzo. Di certo la mia attitudine verso questo genere non cambierà quando finirà questo cosiddetto revival…”.

GRAZIE MILLE, SE VUOI AGGIUNGERE QUALCOSA QUESTO E’ IL TUO MOMENTO!
“Grazie mille a te per il supporto! Ringrazio anche tutti quelli che ci stanno manifestando interesse, a partire dalle etichette fino a tutti coloro che hanno acquistato il disco. Tenetevi sintonizzati tramite i nostri portali per news future. Ciao!”.

 

PAGANIZER – Stacanovismo Death Metal

Tra Paganizer, Revolting, Ribspreader, Demiurg, The Grostesquery, Putrevore, Those Who Bring The Torture e collaborazioni con grandi nomi come Edge Of Sanity e Nasum, Roger Johansson è diventato nel giro di alcuni anni un punto di riferimento per tutti gli appassionati di underground svedese. Il nostro è un vero stacanovista death-grind, tanto che è solito rilasciare almeno un paio di album all’anno sotto monicker diversi. Certo, non sempre la qualità è su livelli altissimi, ma, almeno ultimamente, le cose sembrano andare alla grande per il chitarrista/cantante, che ha pubblicato nel giro di pochi mesi due lavori notevoli con Revolting e Paganizer. Proprio l’ultimo album di questi ultimi, “Into The Catacombs”, è stato lo spunto iniziale per questa chiacchierata a 360 gradi…

“INTO THE CATACOMBS” MI SEMBRA IL VOSTRO MIGLIOR LAVORO DEGLI ULTIMI ANNI. LO STILE È PIÙ O MENO QUELLO DI SEMPRE, MA IL MATERIALE SUONA MAGGIORMENTE FRESCO E ORECCHIABILE. HAI AFFRONTATO LA STESURA DEI BRANI IN MANIERA DIVERSA QUESTA VOLTA?
“No, non direi. Le canzoni sono state composte come al solito. Forse però questa volta abbiamo improvvisato un po’ di più e tenuto dei riff o dei pezzi che di norma avremmo utilizzato altrove. Comunque, sono d’accordo con te: è un album più vario e alcuni pezzi sono decisamente orecchiabili”.

COME FAI A COMPORRE COSÌ TANTA MUSICA PER COSÌ TANTE BAND? INOLTRE, LA MAGGIOR PARTE DEI TUOI PROGETTI PROPONGONO OLD SCHOOL DEATH METAL: COME FAI A DIRE SE UN BRANO È PER I PAGANIZER, PER I RIBSPREADER, ECC?
“Sostanzilamente, organizzo delle sessioni diverse per ogni band: prendo in mano la chitarra e mi dico ‘Questi riff sono per i Paganizer’… e comincio. Ovviamente a volte qualcosa finisce per diventare materiale di altri progetti, ma di solito il processo è organizzato in questa maniera. Mi rendo conto che dall’esterno la musica che sono solito comporre possa apparire abbastanza uniforme, ma per me vi sono delle evidenti differenze tra i tanti gruppi in cui sono coinvolto. Forse perchè ne sono il leader e non riesco ad essere obiettivo (ride, ndR)!”.

QUANDO È STATA L’ULTIMA VOLTA CHE HAI COMPOSTO UNA CANZONE?
“Solo pochi giorni fa, ma poco fa ho scritto e registrato le idee base per altri due pezzi. Ultimamente ho composto del materiale più vicino al black metal, qualcosa di simile ai Naglfar più granitici. Mi piace anche il black metal più veloce, ma vado pazzo per le loro parti heavy”.

SUONI E COMPONI MUSICA TUTTI I GIORNI?
“Dovrei suonare ogni giorno, perchè a livello tecnico non sono un granchè, ma non ci riesco. Diciamo che imbraccio la chitarra in metà dei giorni della settimana. Se poi ho l’occasione di trascorrere un weekend o un giorno festivo a casa, allora sono più attivo. Non c’è niente di meglio che sedersi, suonare e scolarsi una birra o dieci (risate, ndR)!”.

QUAL È L’ASPETTO DELLO SCRIVERE MUSICA CHE PIÙ GRADISCI?
“Mi piace l’idea di sedermi senza avere niente e di alzarmi qualche tempo dopo con una serie di buoni riff o addirittura una canzone completa. Se poi mi sono venute in mente anche delle melodie e un testo che ha un senso, ancora meglio!”.

E QUAL È QUELLO CHE PIÙ TI SCORAGGIA?
“A volte mi stanco del mio materiale! Ho un certo modo di suonare e capita che non riesca ad accettare che sia incapace di creare qualcosa che vada oltre gli stili per cui sono noto. Del resto, è anche colpa mia: sono pigro e non ho mai avuto voglia di imparare qualcosa di nuovo”.

NON TI È MAI VENUTA VOGLIA DI COMPORRE QUALCOSA CHE NON RIENTRASSE NEL CALDERONE DEATH METAL O GRINDCORE?
“Certo… e ci ho anche provato! Ho composto vari brani di metal classico, ma siccome non so cantare, ho sempre deciso di accantonarli. Se sapessi cantare in una maniera che non sia growl avrei sicuramente già fondato un gruppo in stile Cirith Ungol o magari The Gates Of Slumber”.

PENSI DI AVER COMPOSTO IL TUO ALBUM DEFINITIVO? DOVE TROVI CONTINUAMENTE ISPIRAZIONE?
“No, non credo che l’album definitivo sia già uscito. Ciò nonostante, l’ultimo dei Demiurg mi soddisfa pienamente e sono contento di come sia venuto il disco dei Tthe Grotesquery: ha superato le mie aspettative iniziali. Infine, sono orgoglioso del nuovo Paganizer: è finalmente venuto esattamente come volevamo. L’ispirazione viene sostanzialmente dalla musica stessa… quando sento una buona canzone mi viene voglia di imbracciare la chitarra e di creare qualcosa. Magari qualcosa che non ha nulla a che vedere con la canzone che ho sentito, ma non importa… lo stimolo viene da lì”.

E QUAL È IL TUO ALBUM PREFERITO TRA QUELLI CHE HAI COMPOSTO? O LA CANZONE?
“Il mio album preferito dei Paganizer è senza dubbio ‘Dead Unburied’, non solo per la musica, ma anche per la bella esperienza nei Sunlight Studios. Gli album successivi, ‘Murder Death Kill’ e ‘No Divine Rapture’ mi fanno venire in mente altri bei ricordi… è stato divertente registrarli. Per quanto riguarda le canzoni, direi ‘Landscapes Made Of Human Skin’ da ‘Dead Unburied’… la mia canzone preferita dei Paganizer assieme alla title track di ‘Scandinavian Warmachine’. Sul nuovo album c’è però ‘Their Skin Suits Me’, che è un altro pezzo al quale sono davvero legato”.

L’OLD SCHOOL DEATH METAL SEMBRA ESSERE DI NUOVO IN AUGE, ANCHE SE OVVIAMENTE A UN LIVELLO UNDERGROUND. COSA NE PENSI DI QUESTA NUOVA ONDATA DI GIOVANI BAND E DELL’OPERATO DI ETICHETTE COME LA DARK DESCENT O LA NUCLEAR WINTER?
“Devo dire che non sto seguendo granchè gli sviluppi di cui mi parli. Conosco di nome queste etichette e ho ascoltato delle nuove band old school, ma la maggior parte di queste mi sembravano dedite a un sound estremamente retro, di stampo tardi anni ’80, mentre io sono principalmente un fan del death metal di primi anni ’90”.

NEGLI ANNI SEI STATO COINVOLTO IN UN GRANDE NUMERO DI COLLABORAZIONI. PENSI CHE PER SVILUPPARE PADRONANZA TECNICA, CULTURA E GUSTO SIA IMPORTANTE AVVIARE COSÌ TANTI PROGETTI?
“Penso di sì, collaborare con altre persone mi ha fatto imparare moltissimo. Gente come Dan Swanö e Mieszko Talarzcyk mi ha insegnato tanto, soprattutto in tema di scelta dei suoni e cura nella produzione. Sicuramente continuerò a collaborare il più possibile con band e musicisti: è divertente e istruttivo allo stesso tempo, anche per un ritardato come me (ride, ndR)!”.

QUAL È IL TUO RAPPORTO CON INTERNET E CON IL DOWNLOAD? TI IMPORTA SE LA GENTE SCARICA LA TUA MUSICA ILLEGALMENTE?
“Tutti scarichiamo musica. Il punto è un altro: scaricate e basta o successivamente comprate quello che vi piace? Solitamente provo a comprare tutti gli album che gradisco. Sono anche fortunato perchè nella mia posizione posso permettermi di scambiare uno dei miei CD per un altro, quindi ricevo continuamente nuova musica. Comunque, sì, scarico anch’io, quindi non mi sento affatto di lamentarmi se i miei album non vendono quanto mi piacerebbe. Tuttavia, non ho mai avuto la pretesa di guadagnare grosse somme con la musica… il problema grosso è per le case discografiche che la pubblicano. Di certo non sono contente della situazione attuale”.

LE TUE BAND NON SUONANO LIVE MOLTO SPESSO. PER QUALE MOTIVO? SEI TROPPO IMPEGNATO CON ALTRE FACCENDE? HAI UN LAVORO?
“I Paganizer sono la mia unica vera band, il resto sono solo progetti da studio o poco più. I Paganizer non hanno mai suonato live spesso per problemi di lineup e perchè io non vivo in un grosso centro, quindi cercare nuovi musicisti o trovarsi per delle prove è sempre stato stressante. Tuttavia, odio le città e non mi trasferirei mai. Quindi le cose stanno così… se avessi vissuto in un posto meno isolato avremmo tenuto molti più concerti”.

QUALI SONO ORA I TUOI PROGETTI PER L’IMMEDIATO FUTURO?
“Con i Paganizer abbiamo qualche show in Svezia e Germania fissato per la fine di quest’anno e il prossimo. Spero vadano bene. A livello di registrazioni, sto per lavorare al nuovo The Grotesquery, che è pronto per metà. Verrà mixato da Dan Swanö questa volta e per ora sono molto soddisfatto del materiale. Kam Lee ha proposto degli ottimi testi e non vedo l’ora di farlo uscire l’anno prossimo!”.

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