SECTIONING DEATH – Pt. 12

Pubblicato il 27/04/2012

Introduzione a cura di Luca Pessina

UNDEAD!

Dopo vari mesi di assenza, Sectioning Death ritorna finalmente sulle pagine di Metalitalia.com! Ci scusiamo per il lungo ritardo, ma negli ultimi tempi siamo stati impegnati su più fronti, non ultimo quello dell’organizzazione della prima edizione del nostro festival. In ogni caso, il death metal sulle nostre pagine non è certo mancato, come possono testimoniare le sezioni recensioni, interviste e report in homepage, che ogni mese presentano quintali di articoli dedicati al metallo della morte. Veniamo comunque all’introduzione di questa dodicesima puntata, che, per la prima volta, include quattro interviste anzichè le consuete tre. Per dare un adeguato risalto alla prossima edizione del Tattoo Deathfest, che avrà luogo sabato 26 maggio presso il The Theatre di Rozzano (Milano), abbiamo infatti deciso di intervistare Claudio “Clod The Ripper” De Rosa, organizzatore dell’evento e noto ai più per essere il bassista dei Septycal Gorge e un tatuatore di fama. Ci auguriamo che questa chiacchierata vi invogli a prendere parte alla manifestazione e, magari, a far cambiare idea a Claudio, che pare deciso a porre fine all’avventura una volta conclusa questa settima edizione. Oltre a questa intervista, troviamo poi uno scambio di battute con i Natrium, band sarda che ha esordito di recente su The Spew e che si esibirà al suddetto Tattoo Deathfest, uno con gli Horrid, orgoglio old school italico in attività dal lontano 1989, e con gli inglesi Mithras, validissima realtà che pensavamo definitivamente scomparsa ma che è da poco tornata sulle scene con un promettente EP. Insomma, tanta carne al fuoco e tanto da leggere, per una puntata davvero speciale a cui speriamo di dare un seguito in tempi brevi. Buona lettura!

N.B. Tutte le interviste alle band saranno sempre disponibili anche nel nostro archivio interviste.

 

TATTOO DEATHFEST – Intervista all’organizzatore Claudio “Clod The Ripper” De Rosa

Intervista a cura di Luca Pessina

Come accennato, ecco a voi una chiacchierata con Claudio “Clod The Ripper” De Rosa, organizzatore del nostrano Tattoo Deathfest, giunto quest’anno alla sua settima edizione, la quale avrà luogo il 26 maggio presso il The Theatre di Rozzano (Milano) e che vedrà la partecipazione di Beheaded, Trifixion, Hideous Divinity e Blasphemer, tra gli altri. Personaggio da sempre molto attivo nella scena italiana (è stato proprietario della The Spew Records ed è attualmente il bassista dei Septycal Gorge), Claudio sin qui ha purtroppo avuto fortune alterne sul fronte festival, tanto che ha deciso di chiudere dopo l’imminente edizione 2012. In ogni caso, mai dire mai… magari il Nostro avrà modo di cambiare idea se la giornata del 26 maggio si rivelerà un buon successo. Metalitalia.com se lo augura di cuore!

IL TATTOO DEATHFEST È GIUNTO ALLA SUA SETTIMA EDIZIONE. VOGLIAMO FARE UN RIASSUNTO DELLA SUA STORIA? COME È NATA L’IDEA? SE NON ERRO, IL CONCEPT DEL FESTIVAL È QUELLO DI CREARE UN PUNTO DI INCONTRO PER APPASSIONATI DI DEATH METAL E DI TATUAGGI…
“Il fest nasce nel ’04 con il desiderio di unire metal ed arte del tatuaggio. Non potendo però far tatuare all’evento, per le prime 3 edizioni ci fu art-fusion con tatuatori nostrani ed internazionali, ma poi la cosa richiedeva troppo sbattimento e la gente non era poi così interessata, quindi rimase solo il nome: TATTOO”.

COSA VIENE PRIMA PER CLOD THE RIPPER: LA PASSIONE PER LA MUSICA O QUELLA PER I TATUAGGI? SUPPONGO CHE SIA SOLO LA SECONDA A DARTI DA MANGIARE, ESSENDO IN EFFETTI IL TUO LAVORO!
“Esatto! Però per anni ho sempre detto che tatuare era solo il mezzo che mi permetteva di suonare, ma ormai ammetto che dedico più energie a tutuare e disegnare…”.

CHI TI AIUTA IN QUESTO PROGETTO? SEI IL SOLO RESPONSABILE O PUOI CONTARE SU DELLE SPALLE? TI RITIENI UNA PERSONA CON CUI È FACILE LAVORARE?
“Con me non è facile lavorare perchè sono onesto ed esigente, caratteristiche che in italia servono solo a farti terra bruciata attorno! Quindi sono pressochè da solo, ma di anno in anno ho sempre avuto qualcuno che mi ha dato una mano”.

PRESENTACI L’IMMINENTE EDIZIONE DEL FESTIVAL. COME HEADLINER CI SARANNO I BEHEADED DA MALTA E LA CORNICE SARÀ QUELLA DEL THE THEATRE DI ROZZANO (MILANO). COME SEI GIUNTO AI BEHEADED E PER QUALE MOTIVO HAI OPTATO PER IL SUDDETTO LOCALE? COSA POSSIAMO ASPETTARCI OLTRE ALLA MUSICA?
“Come ho optato per il locale?! Bè, dopo che l’Aurora (il locale doveva inizialmente il festival doveva svolgersi, ndR) me l’ha messa in culo (come di consueto capita in Italia) ho dovuto guardarmi nuovamente attorno, tra l’altro in un periodo in cui la mia vita andava a rotoli ed io ero all’estero. Meno male che Paolo della Baldini Prod. mi è stato molto vicino ed è riuscito a salvare il fest trovando in corner questo nuovo locale, il the Theatre, appunto. I Beheaded li ho voluti perchè sono un’ottima band che possiamo considerare praticamente nostrana, essendo maltesi, e poi speravo sarebbe uscito il loro nuovo lavoro in tempo. Per chi non lo sapesse, i Trifixion inglesi annoverano invece al basso Federico, un caro amico italianissimo, quindi possiamo dire che quest’ultima edizione è la più italiana di tutte!”.

COME VIENE SOLITAMENTE ALLESTITO IL BILL DI UN TATTOO DEATHFEST? COME SEI SOLITO SELEZIONARE LE BAND PARTECIPANTI?
“Semplice: band che apprezzo e stimo personalmente. Ci sono troppe teste di cazzo al mondo e il mio festival deve essere un party dove le persone si divertono, senza fottuti poser. Ho avuto ed ho quotidianamente a che fare con band formate principalemente da montati e queste sono le prime che non voglio. A parte questo, nonostante le solite critiche, credo di esser sempre stato coerente e e democratico, facendo suonare praticamente tutte le band emergenti e non del panorama nostrano al momento dell’uscita dei loro nuovi lavori. Poi, per quanto riguarda il lato ufficiale, le band per proporsi al fest devono essere sotto contratto e con almeno un CD all’attivo”.

VI È UNA BAND CHE, TRA QUELLE PARTECIPANTI, NON VEDI L’ORA DI AMMIRARE?
“Sicuramente i miei vecchi compagni di sbronze e cari amici Blasphemer con il loro nuovo bassista Maso! I Natrium, che ho scoperto personalmente e prodotto con la mia vecchia etichetta The Spew (ora acquisita dalla Punishment 18). Gli Acheode, che hanno fatto un CD davvero bello a mio parere e che non ho mai avuto il piacere di vedere live, ed in ogni caso anche tutti gli altri!”.

HAI AVUTO DIFFICOLTÀ AD ALLESTIRE IL BILL DI QUEST’ANNO? VI È UNA BAND CHE AVRESTI PROPRIO VOLUTO INGAGGIARE E CHE INVECE, PER UN MOTIVO O PER UN ALTRO, “HA DATO BUCA”?
“‘Sti cazzo d’Inveracity sono anni che cerco di portarli! E loro dicono sempre di sì, ma alla fine non si riesce! Anche i Disavowed sono un mio pallino, ed anche quest’anno non ce l’ho fatta! Erano invece praticamente confermati i Fleshgod Apocalypse, miei cari amici (anche loro prodotti da me con il loro primissimo lavoro), ma alla fine per motivi contrattuali non si è riusciti ad averli”.

VI È INVECE UN GRUPPO CHE TI SEI PENTITO DI AVER INVITATO IN PASSATO?
“I Deranged, che sono davvero degli idioti integrali, o almeno il loro attuale cantante!”.

QUALI SONO LE TUE ASPETTATIVE NEI CONFRONTI DI QUESTA SETTIMA EDIZIONE? QUANDO POTRÀ ESSERE CONSIDERATA UN SUCCESSO PER TE?
“Aspettative zero, come sempre! Il successo sarebbe vedere in italia un festival come il Neurotic, piuttosto che il Mountains of Death, ma noi italiani evidentemente non ce lo meritiamo e non ci meritiamo neanche il TATTOOODEATHfest, per questo ho deciso con quest’anno di chiudere!”.

COME VEDI L’ATTUALE SCENA DEATH METAL? COSA APPREZZI E COSA “DETESTI” DI ESSA, OGGI COME OGGI?
“Se parli della scena italiana (in quanto a band) è davvero ottima, nonostante sia paradossale che siamo diventati un punto di riferimento nel panorama mondiale, mentre la scena (e parlo ora di fan) è praticamente inesistente! Per quanto riguarda quella mondiale, vedo che, come nella seconda metà degli anni ’90, il brutal sta nuovamente morendo e i nuovi trend vanno alla grande, tipo il death old school. Alla fine critichiamo i tamarri e poi siamo più modaioli di loro…”.

TORNANDO AI TATUAGGI, COME SEI DIVENTATO UN TATUATORE? VI SONO MOLTI “METALLARI” TRA I TUOI CLIENTI? QUALI TIPI DI TATUAGGI SEI SOLITO REALIZZARE PIÙ DI FREQUENTE?
“Ho più metallari che vorrebbero farsi tatuare che quelli che poi lo fanno davvero… Vedi, il metallaro spende i soldi in birra, ha un lavoro di merda e se poi è un metallaro vero, compra dischi e merch, quindi alla fine si fa tatuare (se propio ne vuole uno) da chi gli fa spendere meno! Io sono diventato tatuatore propio perchè da buon metallaro mi piacevano le persone sudice e tatuate (risate, ndR)! Inutile dire che i soggetti che preferisco sono horror, gore, dark e realistici!”.

SEI DA TEMPO ANCHE IL BASSISTA DEI SEPTYCAL GORGE. COME PROCEDONO LE COSE PER LA BAND? STATE LAVORANDO A UN NUOVO ALBUM?
“I Septycal sono davvero una grande band, fatta da persone che stimo sia musicalmente, ma principalmente umanamente! Al momento stiamo lavorando al terzo disco, nonchè primo sotto Brutal Bands. Siamo a metà e speriamo per l’estate prossima sia pronto da ascoltare”.

 

NATRIUM – Sardegna: Isola Violenta

Intervista a cura di Emilio Cortese

Per passare una sana mezzora di death metal brutale alla Suffocation e Deeds Of Flesh, dovreste dare un ascolto a “Elegy For The Flesh”, secondo album dei sardi Natrium che, dopo un radicale cambio di line-up, si sono messi in carreggiata ed hanno iniziato a premere sull’acceleratore all’impazzata, ottenendo buoni responsi un po’ ovunque, sia sulla stampa specializzata che dal pubblico. Tra le altre cose, è confermata inoltre la loro partecipazione al Tattoo DeathFest, che si terrà a Milano il 26 maggio. Noi di Metalitalia.com abbiamo contattato via mail il disponibilissimo vocalist Lorenzo e con lui abbiamo intavolato una piacevole chiaccherata sulla sua band e non solo.

CIAO LORENZO, BENVENUTO SU METALITALIA.COM, CHE NE DICI DI INIZIARE QUESTA INTERVISTA CON UNA PRESENTAZIONE DELLA BAND AI NOSTRI LETTORI CHE ANCORA NON VI CONOSCONO?
“Ciao a tutti, io sono Lorenzo Orrù, voce della death metal band cagliaritana Natrium. La band è stata formata dai fratelli Andrea e Edoardo De Muro (chitarra e batteria) ed è attiva dal 2001, ma nel 2007 c’è stata una sorta di reset, un nuovo inizio. Alla seconda chitarra c’è Alessio Locci e al basso Alessandro Farci (già bassista dei black metallers Verbo Nero).

“ELEGY FOR THE FLESH”, OLTRE AD ESSERE A MIO AVVISO UN GRAN BEL PASSO AVANTI, E’ UN DISCO DEATH METAL AL 100%, QUINDI PIUTTOSTO DIFFERENTE RISPETTO AL VOSTRO PRECEDENTE FULL LENGTH. SONO STATI I VARI CAMBI DI LINE-UP A FAR CAMBIARE COSI’ TANTO IL VOSTRO SOUND?
“Si, è sostanzialmente un gruppo nuovo: della vecchia formazione sono rimasti solo i fondatori e il moniker. Io ho sempre cantato brutal death metal, Alessio (chitarra, ndR) ha suonato un po’ di tutto. Quando sono entrato a far parte della band non c’era nessuna intenzione da parte loro di continuare sul death classico/thrash metal degli esordi, ma voglia di ripartire con qualcosa di potente, arricchendolo con le influenze dei nuovi arrivati. Nel 2007 abbiamo registrato un demo, ‘Inscribed In The Victims Scars’, che risulta una via di mezzo tra i vecchi e i nuovi Natrium”.

ALLA LUCE APPUNTO DI QUESTI CAMBI DI FORMAZIONE, SUPPONGO SIA VARIATO ANCHE IL VOSTRO MODO DI COMPORRE I BRANI. COME NASCE OGGI UNA CANZONE DEI NATRIUM?
“Di solito Andrea ed io scriviamo gran parte dei riff e diamo una bozza della struttura, ma anche Alessio e Edoardo contribuiscono con idee e riff. Ogni pezzo, ogni singolo passaggio o stacco viene messo in discussione in sala prove e sperimentiamo diverse variazioni fino a quando siamo tutti completamente soddisfatti. A volte siamo proprio pignoli, ma ci piace così. Io purtroppo non so suonare, mi limito a canticchiare i riff, ho però la fortuna di suonare con musicisti così preparati che sono in grado di capire e interpretare le mie idee trasformandole in musica e ogni volta che accade è una sensazione bellissima. Ora abbiamo un bassista stabile in formazione e stiamo iniziando a coinvolgere anche lui nella composizione. Non siamo assolutamente un gruppo dove c’è un compositore e gli altri devono eseguire, non riuscirei mai ad adattarmi a qualcosa del genere”.

LE REGISTRAZIONI DI “ELEGY FOR THE FLESH” SONO AVVENUTE NEI 16th CELLAR STUDIO, SIETE SODDISFATTI DEL RISULTATO FINALE?
“Sì, di brutto! Siamo molto soddisfatti. Eravamo emozionati al pensiero di lavorare con Stefano Morabito, visto che in quello studio hanno registrato band che ammiriamo moltissimo. Stefano è un grande e ha fatto un ottimo lavoro considerando il pochissimo tempo a disposizione”.

DI CHE COSA PARLANO I VOSTRI BRANI? CHE IMPORTANZA HANNO I TESTI NELLE VOSTRE CANZONI?
“I testi e i titoli dei brani sono l’unica cosa di cui mi occupo solo io. Quando sono entrato a far parte del gruppo ho iniziato a scrivere diversamente rispetto al passato. Non volevo più parlare di horror, splatter e zombie, anche se è un genere che mi piace molto, così ho cominciato a scrivere testi basati su fatti reali. I testi di ‘Elegy For The Flesh’ hanno come filo conduttore alcuni aspetti del riduzionismo biologico, in poche parole l’uomo che viene considerato come una macchina. Ogni pezzo mostra come quelle teorie vengano estremizzate negativamente, in un certo senso è un concept album. Nel brutal beath metal è difficile capire i testi per via del growl, la voce ha una funzione diversa da altri generi, è più uno strumento musicale. A volte quando non ho idee io stesso mi domando perché impegnarsi tanto a studiare, fare ricerche per testi che non si capiscono malgrado provi a scandire le parole, ma allo stesso tempo so che gli appassionati come me prendono il booklet, leggono tutto e magari provano pure a cantare quei pezzi”.

LA COPERTINA DEL VOSTRO DISCO E’ INVECE AD OPERA DEL MITICO PAR OLOFSSON, OSEREI DIRE UNA GARANZIA NEL SUO GENERE, DATO CHE HA LAVORATO CON TANTISSIME ALTRE BAND. COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LUI? GLI AVETE SPIEGATO QUELLO CHE VOLEVATE OPPURE ERA UN SOGGETTO CHE LUI AVEVA GIA’?
“Pär è allucinante! L’ho contattato personalmente via mail, gli ho spiegato il contenuto dei testi e in seguito lui mi ha mandato degli schizzi molto essenziali, diverse idee tra cui scegliere. Con i Natrium abbiamo scelto il bozzetto che ci piaceva di più e lui ha cominciato a colorarlo, definirlo, mandandoci continui aggiornamenti delle varie fasi di lavorazione. E’ impressionante perché malgrado sia un grande artista non impone le sue idee ma vuole dei riscontri ed è aperto a qualsiasi modifica o consiglio fino all’immagine finale”.

MI SEMBRA CHE LE REAZIONI, SIA DEL PUBBLICO CHE DELLA STAMPA SPECIALIZZATA, SIANO PER LO PIU’ POSITIVE. CHE IMPORTANZA DATE ALLE EVENTUALI CRITICHE CHE VI VENGONO FATTE? CE NE SONO STATE ALCUNE CHE VI HANNO INFASTIDITO PARTICOLARMENTE?
“Per il momento sembra che stia piacendo, non abbiamo ancora letto critiche negative e questo è qualcosa che ogni volta ci sorprende. Noi siamo molto critici con noi stessi ma le recensioni sono molto importanti, anche se io consiglio a tutti, e in particolare agli scettici, di scaricare da qualche parte il cd e se gli piace di comprarlo”.

C’E’ UN GRUPPO (DEL PRESENTE, O DEL PASSATO) CON CUI SENTITE DI AVERE QUALCOSA IN COMUNE A LIVELLO MUSICALE? OPPURE UNO AL QUALE VI FA PIACERE ESSERE ACCOSTATI?
“Sicuramente i Suffocation, i Cannibal Corpse e i vecchi Deeds of Flesh. Cerchiamo di essere originali ma è impossibile non citare i maestri del genere”.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON I RAGAZZI DELLA THE SPEW RECORDS? SIETE SODDISFATTI DEL LORO LAVORO?
“Appena registrato abbiamo spedito il cd ovunque, e tra le varie offerte abbiamo ricevuto quella della The Spew Records. L’etichetta era stata appena assorbita dalla Punishment 18 records di Corrado Breno che è in linea con la ‘vecchia’ gestione di Clod the Ripper a cui siamo piaciuti molto e ha creduto in noi, e che ha concretizzato l’accordo. Siamo stati il primo gruppo a uscire con la The Spew nuova gestione. Corrado è un grande dell’underground, e insieme al suo staff sta facendo un ottimo lavoro. Possiamo ritenerci più che soddisfatti”.

QUAL E’ L’ASPETTO CHE APPREZZATE MAGGIORMENTE DELL’ATTUALE SCENA METAL, E QUALE INVECE QUELLO CHE DETESTATE?
“La scena metal è più complessa e variegata che mai. L’avvento di internet, dei social network e la potenza dei nuovi computer ha dato possibilità a moltissime band di farsi vedere pubblicando online i propri pezzi, spesso registrando a casa la propria musica. Mi sembra così lontano il periodo in cui con altre band in cui ho suonato il massimo dell’uso del computer era scrivere i midi con la mia vecchia Amiga Commodore e registravamo le nostre cassette sperando di incidere un 7 pollici, il cd poi era un sogno! Ok adesso poggio la dentiera e il bastone e parlo di scena metal. Abbiamo assistito al tentativo di ritorno alle origini delle band storiche, alle reunion, ai big 4, all ‘esplosione di nuove varianti del genere come il ‘core’ in tutte le sue sfumature. A volte guardando quest’ultimo fenomeno mi sento vecchio e tradizionalista pur avendo solo 33 anni. Esistono band molto forti, qualcosa mi piace, ma i miei gusti sono diversi. In ogni caso non credo che sia giusto detestare e schierarsi contro parlando di vero e falso metal. Probabilmente anche alcuni puristi del metal tradizionale non hanno gradito il movimento thrash quando è nato, stessa cosa per certi thrasher verso il groove metal, il death o il black, o tutti insieme contro il grunge o il nu metal e così via. Alla fine ognuno è libero di ascoltare quello che gli pare. Io stesso ho apprezzato alcune band dopo che il boom mediatico si è calmato, perchè a volte è proprio l’eccessivo spazio che gli viene dato, la saturazione delle riviste, dei canali metal, dei festival da parte di queste nuove ‘mode’ che li mette in cattiva luce”.

LA SCENA DEATH METAL ITALIANA STA DIVENTANDO UNA REALTA’ SEMPRE PIU’ IMPORTANTE. SECONDO VOI CHE COSA LE MANCA ANCORA? E DOVE VEDETE I NATRIUM ALL’INTERNO DI ESSA?
“Anche in passato ci sono state grandi band e qualcuna è ancora in attività, basti pensare agli Electrocution, Natron, Sadist, Antropofagus, CorpseFucking Art, gli Undertakers e altri che, non me ne vogliano, ma al momento non mi vengono in mente. Quello che sta accadendo in questi ultimi anni non ha precedenti come quantità e qualità. L’Italia sta sfornando band incredibili e anche i vecchi maestri come gli Antropofagus sono tornati più forti che mai. Credo fermamente che gran parte del merito sia soprattutto degli Hour of Penance, Septycal Gorge, Fleshgod Apocalypse e Blasphemer. Questi gruppi hanno fatto capire che in Italia c’era qualcosa che meritava attenzione. Lo hanno fatto scrivendo album cazzutissimi e facendo estenuanti tour ovunque. Allo stesso tempo hanno creato uno standard e delle aspettative molto alte, quindi se da un lato all’estero non snobbano più una band death metal italiana a priori, dall’altro esigono giustamente che sia a un livello molto alto. Anche se non ero ancora nato tutto ciò mi ricorda il periodo del progressive italiano anni 70 di cui sono un grande appassionato, periodo in cui gli Area, la PFM, il Balletto di Bronzo, Le Orme e tantissimi altri ci hanno reso orgogliosi di essere italiani. Come vedo i Natrium? Siamo dei ‘vecchi’ esordienti che fanno il genere che adorano e speriamo che il pubblico ci ritenga all’altezza di questa scena”.

CHE PROGRAMMI AVETE PER IL FUTURO, FARETE UN TOUR DI PRESENTAZIONE DEL DISCO? COSA CI POSSIAMO ASPETTARE DA UN VOSTRO CONCERTO?
“Stiamo cercando di definire alcune date fuori dalla Sardegna verso metà 2012. Purtroppo non possiamo partire per lunghi tour, perché il lavoro o gli studi non lo permettono. Non siamo dei musicisti professionisti, siamo gente che (per fortuna) lavora o va all’università e che nel tempo libero si dedica alla propria passione. Inoltre le spese da sostenere sono molto alte, quasi proibitive, ma non escludo che faremo il possibile, faremo sacr..( ok non piango) sacrifici per fare almeno dei mini tour di una settimana perchè suonare dal vivo ci piace moltissimo. Chi viene ai nostri concerti può star sicuro che daremo il massimo, ci sbatteremo il più possibile per farci venire il torcicollo e contagiarlo ai malati di death metal come noi”.

BENE, E’ TUTTO. GRAZIE PER L’INTERVISTA! SE VOLETE AGGIUNGERE QUALCOSA, IL RESTO DELLO SPAZIO E’ A DISPOSIZIONE.
“Grazie a voi e a tutti i lettori di Metalitalia per il supporto e lo spazio che ci avete offerto”.

 

HORRID – Il Massacro È Appena Iniziato…

Intervista a cura di Paolo Vidmar

Perché i gruppi storici godono quasi sempre del rispetto dei fan e della stampa specializzata? Perché ci si imbatte in chi ha fatto anni ed anni di gavetta, senza necessariamente raggiungere il successo o la notorietà internazionale, in persone che hanno dato tanto al genere musicale in cui credono, persone come Max Horrid. Al momento la band sta cercando un batterista ed un cantante per rimettere in moto la macchina da guerra chiamata Horrid, un gioiello morboso del nostro underground death metal. In attesa di un nuovo full length album all’insegna del death metal rude, ma anche melodico pienamente old school ed influenzato dai pionieri svedesi, andiamo a conoscere meglio un gruppo in giro dal 1989, ma che per diverse ragioni fino ad oggi non ha avuto il successo che avrebbe meritato…

BENVENUTI SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM, HORRID! E’ SEMPRE UN PIACERE INTERVISTARE UN GRUPPO DELLA VECCHIA GUARDIA. IL VOSTRO NUOVO ALBUM RITRAE IN MODO SUGGESTIVO CIO’ CHE IL VOSTRO GRUPPO E’ STATO IN TUTTI QUESTI ANNI, SBAGLIO?
“Sì, hai certamente ragione; la coerenza è una base solida sulla quale abbiamo voluto costruire la band, poi vengono la passione e fedeltà al genere che suoniamo”.

SIETE ATTIVI DAL 1989 EPPURE AVETE REALIZZATO ‘SOLO’ TRE ALBUM. USCITE ALLO SCOPERTO SOLTANTO QUANDO SIETE SICURI DEL VOSTRO PRODOTTO OPPURE CI SONO STATI FATTORI CHE HANNO RALLENTATO L’USCITA DELLE VOSTRE RELEASE IN QUESTI ANNI?
“Guarda, fino a quando hai nella band gente che non fa il suo dovere e pensa solo a scopare ragazze o a farsi grandi sui social network dove vuoi arrivare? Purtroppo in Italia non c’è spirito di coesione né di sacrificio. Si pensa solo a se stessi e in questo modo viene a mancare un vero supporto da parte di tutti: band, radio, ‘zines…”.

MENTRE TUTTI SONO ALLA RICERCA DI UN SOUND NUOVO, IL VOSTRO FASCINO SEMBRA LEGATO ALLO STILE DECISAMENTE OLD STYLE DEI VOSTRI BRANI…
“Esatto, è una scelta nostra rimanere così come siamo nel rispetto di tutti. Scusatemi, ma gli Horrid sono old school!”.

E’ INDUBBIO CHE LE SCENA DEATH METAL EUROPEA, E SVEDESE IN PARTICOLARE, ABBIA PLASMATO IL VOSTRO SOUND, MA DA QUALE SUO ASPETTO SIETE RIMASTI AFFASCINATI MAGGIORMENTE?
“Per la loro professionalità sin da quando sono soltanto delle demo-band, per i loro suoni devastanti e la tanta energia. E poi non si perdono dietro a stronzate, ma lavorano sodo”.

C’E’ UN GRUPPO IN PARTICOLARE CHE E’ VICINO AL VOSTRO MODO DI INTENDERE IL DEATH METAL PIU’ DI OGNI ALTRO?
“Sinceramente non c’è un gruppo particolare, direi tutti quelli appartenenti all’old school, ma se vogliamo citare qualcosa di attuale direi Demonical, Interment e Vomitory”.

PARLIAMO DI “THE FINAL MASSACRE”… SEMBRA INCREDIBILE MA I NUOVI BRANI RIPARTONO DALLO STESSO STILE DI QUELLI PIU’ VECCHI ANCHE SE NEL FRATTEMPO SONO PASSATI CIRCA DIECI ANNI…
“Sì, esatto. E’ una cosa che ci viene spontanea così! E’ Horrid!”.

NEL VOSTRO CASO CREDO SIA CORRETTO DIRE CHE LA COSTANZA E L’AMORE PER UN CERTO GENERE MUSICALE SIANO I VERI PUNTI DI FORZA, CONTRARIAMENTE A CHI DICE CHE PER MIGLIORARE BISOGNA NECESSARIAMENTE EVOLVERE O CAMBIARE IL PROPRIO SOUND IN MODO COSTANTE…
“Condivido il tuo pensiero, cambiare sound è uguale a cambiare il nome. E Max non suonerebbe di certo in qualcosa che non appartiene allo stile Horrid o al mio”.

UN VOSTRO GIUDIZIO IN GENERALE SUL PANORAMA DEATH METAL ITALIANO: PREGI E DIFETTI.
“Ci sono ottime band in giro, ma il problema in Italia è, come citato prima, l’eccesso di esibizionismo, il voler sembrare delle rock star piuttosto che supportare o aiutare un altro gruppo in modo da creare un’unione vera tra band. Questo atteggiamento non fa proprio bene alla nostra scena”.

IMMAGINO CHE IL PALCO SIA LA DIMENSIONE MIGLIORE PER SPRIGIONARE LA VIOLENZA DEL SOUND HORRID…
“Sì, e appena saremo con la line up completa vogliamo te e Daniele della Black Tears Of Death davanti al palco a renderci onore di avervi presenti!”.

BISOGNA ASPETTARE MOLTI ANNI PRIMA DI ASCOLTARE UN FULL LENGTH COMPLETAMENTE INEDITO FIRMATO HORRID?
“No! Ti dò la parola che uscirà. Devo solo ricostruire una band come deve essere, senza cazzoni o pagliacci, ma fatta di persone appassionate e che hanno voglia di suonare la loro musica. Quindi abbi fede e attendi!”.

 

MITHRAS – Vibrazioni Cosmiche

Intervista a cura di Luca Pessina

I death metaller albionici Mithras sono di recente tornati sul mercato con un EP di cinque tracce dopo una pausa forzata durata alcuni anni. L’abbandono del cantante/bassista Rayner Coss aveva gettato delle ombre sul futuro della formazione, ma il batterista/chitarrista Leon Macey è riuscito comunque a mantenerla in vita nei momenti più cruciali, fino all’insperata reunion con Coss avvenuta lo scorso anno. Con un entusiasmo rinnovato e – almeno giudicando dalla tracce inedite di “Time Never Lasts” – un’ispirazione ai massimi livelli, i Mithras si preparano ora a confezionare il loro quarto full-length, che, a detta di Macey, dovrebbe vedere la luce entro la fine di quest’anno. I vecchi fan della band, così come chi adora Immolation e Morbid Angel, sono pregati di drizzare le orecchie…

“TIME NEVER LASTS” CONTIENE DUE OTTIME NUOVE COMPOSIZIONI. POSSIAMO VEDERLE COME UN’ANTEPRIMA DI CIÒ CHE AVETE IN SERBO PER IL PROSSIMO FUTURO?
“Sono contento che i brani ti piacciano. I primi due pezzi di ‘Time Never Lasts’ sono in effetti della versioni demo di brani che verranno inseriti nel prossimo album. Non abbiamo ancora un’idea precisa di quando le registrazioni per quest’ultimo verranno portate a termine, ma speriamo di riuscire a pubblicarlo entro la fine del 2012”.

TUTTO, DALLA PRODUZIONE AL SONGWRITING, PARE MIGLIORATO RISPETTO AL PASSATO. COME AVETE LAVORATO ALLE COMPOSIZIONI QUESTA VOLTA?
“Quando ho iniziato a lavorare a questi pezzi, Rayner non era ancora rientrato nella band, quindi ho fatto tutto da solo. Le parti di basso e di voce sono stati sostituite con quelle di Rayner soltanto successivamente. Al momento stiamo tuttavia lavorando come una squadra, come era stato per i nostri vecchi album. Anche la produzione dà un’idea di come suonerà il prossimo album: più brutale e diretto di ‘Shadows…’. Stiamo sperimentando con i suoni, in modo da offrire un prodotto più curato rispetto al precedente album”.

TROVO LA COMPONENTE MELODICA DEL VOSTRO SOUND SEMPRE PIÙ PARTICOLARE: AVETE UN FEELING “COSMICO” CHE NON SI RISCONTRA IN MOLTE ALTRE BAND. COME CREATE QUESTO TIPO DI SOLUZIONI?
“Amo creare con la chitarra dei suoni che normalmente verrebbero prodotti da una tastiera: uso parecchi effetti e questi finiscono spesso per divenire la base della nostra componente melodica. Non è poi un lavoro così complesso, come invece tanta gente immagina: cerco sempre di non concepire troppi strati di suoni, perchè mi piace l’idea che ogni cosa che registriamo possa essere riproposta dal vivo senza grossi problemi. Non credo di poterti dare un’influenza specifica per quanto concerne le nostre melodie, ma di certo anch’io le definirei ‘cosmiche’!”.

LAVORI ALLA MUSICA DEI MITHRAS TUTTI I GIORNI?
“I giorni in cui suonavo la chitarra o la batteria dalla mattina alla sera sono ormai passati, ora credo di suonare un paio di volte alla settimana al massimo. Tuttavia, penso a idee per arrangiamenti e melodie in ogni momento, per non parlare dei testi, per i quali annoto continuamente spunti sul mio telefono o al computer. In quel senso, posso dire di lavorare alla musica ogni giorno”.

DURANTE IL PROCESSO DI SONGWRITING SIETE SOLITI CERCARE DI BILANCIARE CONSCIAMENTE I VARI ASPETTI DELLA VOSTRA MUSICA? VI CAPITA MAI DI PENSARE “QUESTO BRANO È TROPPO BRUTALE O TROPPO MELODICO”?
“No, non capita mai: il processo è molto spontaneo e organico e solitamente riusciamo a trovare un buon compromesso tra melodia e brutalità senza nemmeno farci caso. Abbiamo un nostro stile e scriviamo semplicemente musica che possa risultare interessante a noi in primis”.

AVETE DELLE IDEOLOGIE PERSONALI CHE RITIENI FUNGANO DA BASE PER LA VOSTRA MUSICA?
“Le mie ideologie sono in continua evoluzione, ma di certo mi danno una base per la scrittura dei testi. È probabile che influenzino anche la musica in qualche modo, così come, del resto, fanno alcuni dei miei interessi, tra cui annovero la fisica, l’astronomia e i viaggi nello spazio. Credo che questo risulti ovvio, una volta ascoltato ciò che proponiamo”.

IL LUOGO IN CUI VIVI – O I LUOGHI IN CUI HAI VISSUTO – INFLUENZANO LA TUA MUSICA?
“Se mi parli di luogo geografico in senso stretto, direi di no, però credo che alcune zone o dei posti che amo visitare, come della vecchie miniere abbandonate, delle cave o delle aree desolate chiuse al pubblico mi abbiano dato delle idee per alcuni pezzi. Penso, ad esempio, a ‘Bequeath Thy Visions'”.

ASCOLTI ANCORA NUOVA MUSICA? A VOLTE SENTO DIRE CHE PIÙ UN MUSICISTA COMPONE NUOVA MUSICA, MENO QUEST’ULTIMO È INTERESSATO AD ASCOLTARNE DI ALTRA…
“Ad essere sincero, non sono riuscito ad ascoltare parecchia nuova buona musica negli ultimi anni: ci sono troppe band ed è quasi impossibile scovare qualcosa di davvero rilevante in tutta questa massa. Solitamente lascio che qualcuno mi raccomandi un nuovo gruppo per ascoltarlo; io non ricerco più cose nuova da tempo. Ultimamente ascolto soprattutto musica mainstream, di ogni genere”.

TRA TUTTO IL VOSTRO REPERTORIO, VI È UN BRANO AL QUALE TI SENTI PARTICOLARMENTE LEGATO E CHE RITIENI DAVVERO SPECIALE?
“Credo sia ‘Psyrens’ da ‘Worlds Beyond The Veil’: quel brano venne concepito in una maniera assolutamente rapida e spontanea ed è presto diventato uno dei preferiti del nostro seguito. Lo registrai di notte e improvvisai gli assoli, ma il risultato fu così convincente che decisi di includere proprio quella versione nella tracklist definitiva del disco. Ha un significato davvero speciale per me. Un’altra canzone che merita di essere menzionata è la nuova ‘When The Stars Align’, che verrà inclusa nel prossimo album e che rappresenta la rinnovata collaborazione tra me e Rayner”.

PARLIAMO ALLORA DEL RITORNO DI RAYNER NELLA LINEUP. PRIMA DI TUTTO, CHE COSA CAUSÒ LA SUA FUORIUSCITA? E OGGI COME TI SENTI A RIAVERLO CON TE? HAI MAI TEMUTO PER IL FUTURO DEI MITHRAS?
“Rayner ha lasciato i Mithras sul finire del 2008: era semplicemente stanco della band e dopo 12 anni di collaborazione con me, in vari altri gruppi, aveva bisogno di staccare un attimo. A quel punto, i Mithras non potevano proprio continuare con Rayner come frontman, quindi non c’era molta scelta: o prendere strade diverse o sciogliere il gruppo – cosa che non volevo fare. Inizialmente ero un po’ preoccupato, ma in breve tempo Sam Bean dei The Berzerker si è unito a noi come cantante/bassista e i Mithras si sono concentrati sui concerti per un anno e mezzo. In seguito, abbiamo iniziato ad avere problemi con i batteristi per i live e alla fine ci siamo presi una pausa, anche perchè Sam è tornato in Australia. Stavo quindi pensando di far diventare i Mithras un mio progetto solista, con me alla voce e a tutti gli strumenti, ma dopo circa sei mesi Rayner si è rifatto vivo e ha voluto ascoltare quello a cui stavo lavorando. In men che non si dica, ci siamo ritrovati a collaborare di nuovo, con un Rayner di nuovo motivato. Ora sta andando tutto per il meglio”.

ORA SIETE DI NUOVO UN DUO. SEI SODDISFATTO AL 100% DI QUESTA LINEUP? PENSI DI ALLARGARLA?
“Sono più che soddisfatto: abbiamo registrato come duo ogni nostra singola pubblicazione e continueremo su questa strada. Cercheremo poi dei session per le date live: è sempre difficile, soprattutto a livello di batteristi, ma in qualche modo ce la caveremo. Per ora abbiamo reclutato Tom Hyde dei Sarpanitum come futuro chitarrista e sono piuttosto fiducioso”.

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