SECTIONING DEATH – Pt. 13

Pubblicato il 04/10/2012

A cura di Luca Pessina

Rieccoci qui! Sectioning Death, la rubrica 100% underground death metal di Metalitalia.com, torna sulle nostre pagine dopo un altro lungo periodo di assenza. Al sottoscritto dispiace non essere riuscito a confezionare qualche altra “puntata” negli ultimi mesi, ma purtroppo gli impegni si sono moltiplicati ed è stato pressochè impossibile dedicarsi con costanza a questo progetto, al quale chi scrive è molto legato. Comunque, rimediamo ora, con la promessa – che manterremo assolutamente – di dare un seguito a questo nuovo articolo entro la fine del 2012. Per il 13º appuntamento con Sectioning Death vi proponiamo tre interviste ad altrettante realtà del panorama tricolore, che ultimamente sono riuscite a ben impressionarci coi loro nuovi album. I primi della lista sono i toscani Coram Lethe, band in attività da tanti anni ormai, che si è presentata con il nuovo, convicente, “Heterodox” soltanto poche settimane fa: aspettatevi un mix di diversi spunti estremi rivisti in ottica prog. A seguire i i marchigiani Antagonism, gruppo che ha fatto grossi passi in avanti da quando era apparso sulle nostre pagine per la prima volta, orientandosi su un sound più aggressivo e death metal, ma mantenendo influenze grind e hardcore che rendono il tutto più dinamico. Infine, tocca ai lombardi Synapses, autori di un death metal più moderno e spigoloso, nel quale si odono persino vaghi echi industriali. Tre interviste, tre band, tre modi diversi di intendere un determinato genere musicale. Tutto questo restando in Italia. Ascoltate e supportate!

N.B. Tutte le interviste saranno sempre disponibili anche nel nostro archivio interviste.

 

CORAM LETHE – Uno Splendido Caos

Intervista a cura di Luca Pessina

Arrivano finalmente fra le nostre interviste anche i toscani Coram Lethe, ingegnosa death metal band che gli appassionati di underground tricolore avranno ormai avuto ampiamente modo di conoscere ed apprezzare. Il miracoloso debut “Reminiscence”, i successivi “The Gates Of Oblivion” e “… A Splendid Chaos” e, infine, il recentissimo “Heterodox” hanno mostrato continuamente i progressi di questa formazione, che ha sempre espresso un sound variopinto e dinamico, pur senza perdere mai di vista le regole classiche del genere. Soprattutto la nuova fatica ha messo in mostra una voglia di osare ancora più accentuata e proprio sull’onda della curiosità destata da questo nuovo passo in avanti abbiamo deciso di metterci in contatto con i ragazzi. Il nostro interlocutore per l’occasione è stato il bassista Federico Stiaccini.

QUESTA È LA VOSTRA PRIMA INTERVISTA PER METALITALIA.COM. PER COLORO CHE ANCORA NON VI CONOSCONO, VI ANDREBBE DI INTRODURRE LE BAND AI NOSTRI LETTORI E DI RIASSUMERNE LA STORIA?
“E non vi vergognate di non averci ancora intervistato in tutti questi anni?!? Ma dove eravate voi mentre noi sfornavamo la migliore musica di tutti i tempi?!? Scherzi a parte, tralascio l’elenco noioso della cronostoria del gruppo che probabilmente non interessa a nessuno (e poi basta fare un giro sul web e chiunque trova tutte le informazioni biografiche che vuole su di noi) e riassumo in due parole chi sono i Coram Lethe: semplici musicisti. Siamo un gruppo di 5 ragazzi (il termine ragazzi ha in se un’accezione di gioventù che forse non si confa più al nostro caso, ma non mi viene un altro termine appropriato in questo momento senza che mi suoni terribilmente di vecchio) che fanno la musica che gli piace, trasformando le proprie emozioni in arte sonora, quasi rumorosa, direi… (risate, ndR)”.

SI FECE UN CERTO PARLARE DI VOI ALL’EPOCA DELLA PUBBLICAZIONE DEL DEBUT “REMINISCENCE”. RICORDO CHE MOLTI RIMASERO COLPITI DALLA PROFESSIONALITÀ E DALLA QUALITÀ DI QUEL LAVORO, USCITO NEL 2000. ALL’EPOCA NON SI ERA ANCORA MOLTO ABITUATI AD ASCOLTARE LAVORI DI QUEL CALIBRO IN AMBITO DEATH METAL IN ITALIA. COSA RICORDATE DI QUEL PERIODO?
“Io non ero in formazione all’epoca, ma ero amico di Giacomo Occhipinti (frequentavamo lo stesso liceo), dal quale mi ricordo acquistai la mia copia del demo dei Coram Lethe. La cosa che colpiva tutti era infatti che si stentava a credere che ‘Reminiscence’ fosse un demo per la qualità della musica che vi era contenuta e per la produzione risultante. Io ho avuto l’occasione di suonare soltanto ‘Heading Your Heroes’, che forse è il pezzo più conosciuto del demo perché è stato incluso nella compilation della rivista Psycho, ed è un pezzo magico a mio avviso, quasi come ‘Dying Water Walk With Us’, che è ormai la bandiera del gruppo. ‘Reminiscence’ contiene soluzioni stilistiche e compositive che ancora oggi risultano azzeccate e rendono il disco ancora interessante. È un concentrato di tecnica strumentale al servizio dell’espressività compositiva che il gruppo aveva all’epoca e il risultato è quello che tu stesso hai ricordato: la gente se lo ricorda ancora”.

“HETERODOX” È INVECE IL TITOLO DELLA VOSTRA NUOVA FATICA. VI VA DI PRESENTARLA AI NOSTRI LETTORI? COME LA DESCRIVERESTE?
“Un disco elaborato nella forma quanto semplice nella sostanza. Avevamo tutti le idee chiare su cosa volevamo da questo disco e quindi siamo partiti da una base solida a cui volta volta è stato aggiunto quello che la nostra anima ci suggeriva fino ad arrivare ad un risultato che ci soddisfacesse in pieno. Abbiamo registrato molti demo prima di arrivare alla registrazione finale e ad ogni record abbiamo aggiunto cose nuove. Quello su cui ci siamo concentrati maggiormente è senza dubbio la fase di arrangiamento: abbiamo aggiunto molti altri strumenti (tutti suonati) inusuali per il genere estremo quali il mandolino, il pianoforte, l’ocarina, il didjeridoo e altri. Il sound che ne risulta è quello che ad oggi rappresenta i Coram Lethe a 360°, tant’è vero che eravamo indecisi se chiamare il disco col nome del gruppo. Per rendere il tutto con un’immagine emblematica mi sento di dire che con questo disco i Coram Lethe sono diventati adulti e maturi, proprio perché è questa la sensazione che ci pervade ascoltando il disco”.

QUANDO E COME È STATO COMPOSTO IL MATERIALE CONTENUTO IN “HETERODOX”? COME NASCE SOLITAMENTE UN BRANO DEI CORAM LETHE? SIETE SOLITI PARTIRE DA UN’IDEA DI BASE, UNA MELODIA…?
“Il materiale di ‘Heterodox’ è nato come nascono tutti i brani in casa Coram: suonando. Forse è un po’ troppo semplicistico messo così… vediamo di essere più precisi. Di solito si parte da un’idea che qualcuno propone e la si sviluppa tutti insieme nel nostro bunker dove facciamo le prove per 2 volte a settimana. Si rielabora tutto finchè non si arriva al risultato che ci soddisfa. Per quanto riguarda ‘Heterodox’, il materiale che lo compone è stato ovviamente composto in questi 3 anni che lo separano dal predecessore e prima che avessimo un cantante ufficiale. Infatti tutto il materiale era stato composto prima che arrivasse Gabriele alla voce e anche le stesse parti vocali erano quasi tutte state registrate da noi. Gabriele ha messo la sua versione dei fatti integrando le sue idee con quelle che avevamo noi per il progetto di ‘Heterodox'”.

IL TITOLO DELL’ALBUM È PIUTTOSTO PARTICOLARE, CHE COSA SIGNIFICA?
“Letteralmente significa ‘Eterodosso’ e per noi questo titolo sta a significare quello che volevamo raggiungere con questo disco: un album che non si potesse incasellare nell’ortodossia del genere death al 100% per via della sua varietà e eterogeneità. Abbiamo contaminato il disco con tutto quello che ci passava per la testa e che sentivamo nelle nostre corde cercando di non imporci nessun limite compositivo”.

“HETERODOX” SEGNA IL VOSTRO PASSAGGIO AD UN’ALTRA CASA DISCOGRAFICA, LA BUIL2KILL. PER QUALE MOTIVO AVETE SEMPRE CAMBIATO ETICHETTA AD OGNI APPUNTAMENTO DISCOGRAFICO?
“Perché ogni disco è una storia a sé. Siamo dei piccoli musicisti in confronto agli artisti del mainstream che combattono con la crisi del mercato discografico (e non solo di quello) e con le difficoltà di tutti i giorni. Non esistono contratti discografici pluriennali che ti legano ad una label per la produzione di X dischi in X anni. Siamo troppo piccoli per questo. Siamo semplici artigiani del metal, noi… Che possiamo dire?! Abbiamo sempre fatto il nostro lavoro, abbiamo sfornato la nostra musica pagandoci la produzione, abbiamo spedito nel mondo il nostro prodotto e abbiamo raccolto quello che abbiamo seminato: a volte è fruttato poco, ma siamo ancora qua dopo 12 anni. Abbiamo ricevuto tante porte in faccia, ma non ci siamo arresi e abbiamo pubblicato il nostro lavoro a ogni costo perché credevamo nella nostra musica. D’altronde, le label che investono sui gruppi non esistono più ed è bene agire di conseguenza. Per ‘Heterodox’ ci siamo affidati ai servizi che Nadir Music e Buil2kill offrono da alcuni anni e ci siamo trovati subito in sintonia con Trevor, Federico e company per la promozione del nostro lavoro”.

PERSONALMENTE, TROVO L’ALBUM UN PO’ PIÙ ETEROGENEO E PROGRESSIVO RISPETTO AI PRECEDENTI. SIETE D’ACCORDO? COME È MATURATA QUESTA EVOLUZIONE?
“Sì, sono d’accordo. In questo nostro ultimo lavoro si trovano tutti i caratteri che hanno contraddistinto il sound marchiato Coram Lethe in aggiunta a altre atmosfere e soluzioni che fino ad oggi erano per noi in un territorio inesplorato, ma che sentivamo nel nostro DNA. ‘Heterodox’ è il risultato di tutto quello che ci è successo in questi anni in cui abbiamo vissuto momenti belli e momenti brutti, che hanno fatto da contorno alle nostre esistenze. In questi 3 anni ci siamo chiusi nel nostro bunker a comporre questo disco convogliando tutte le nostre energie in questo progetto: è stato duro e non privo di sacrifici, ma alla fine il risultato finale ci soddisfa e ci rappresenta in pieno e sembra che il pubblico che lo ha ascoltato ci dia ragione perché dalle prime recensioni che abbiamo ricevuto si legge che è stato recepito proprio quello che volevamo (e la cosa ci ha un po’ piacevolmente sorpresi)”.

“HETERODOX” È APPUNTO IL VOSTRO PRIMO ALBUM CON GABRIELE DIANA ALLA VOCE. COME SIETE ARRIVATI A LUI? AVETE CAMBIATO DIVERSI CANTANTI NEL CORSO DELLA VOSTRA CARRIERA…
“Dal tempo di Erica Puddu, dalla quale ci siamo separati per motivi esclusivamente personali e senza dissapori, abbiamo avuto nelle nostre fila Clode (attualmente nei Tetrha) che ci ha accompagnato in alcuni live e col quale avevamo iniziato a lavorare sull’embrione di ‘Heterodox’, ma col tempo ci siamo accorti che la sua voce e il suo stile non era in linea con le idee che avevamo per il nostro progetto e quindi abbiamo deciso di separarci da lui. È stata poi la volta di Gabriele, che è arrivato rispondendo ad un nostro annuncio. Ne abbiamo provati diversi prima di scegliere lui, ma ti confesso che appena lo sentimmo ci sorprese per la versatilità e profondità della sua voce. Personalmente lo conoscevo da qualche anno, avendolo visto in qualche concerto con i gruppi in cui suonava in passato e già allora mi aveva impressionato per il suo ottimo growl. Il suo ingresso ci ha dato la spinta finale per completare il progetto ‘Heterodox’ integrando la sua voce e le sue idee alle nostre, che, come ti ho detto, erano ben definite e quasi ultimate”.

QUAL È SECONDO VOI L’ASPETTO CHE PIÙ DI OGNI ALTRO FA SPICCARE I CORAM LETHE FRA LA MASSA DI BAND NEL VOSTRO GENERE (CHIAMIAMOLO TECHNO-DEATH)? E QUAL È INVECE L’ASPETTO DELLA VOSTRA MUSICA O DEL MODO IN CUI VI APPROCCIATE ALLA BAND CHE SECONDO VOI DOVRESTE MIGLIORARE?
“Qui rischio di apparire un po’ un esaltato e un superbo, ma devo dire quello che penso. Ragionando e astraendomi come un semplice ascoltatore della musica dei Coram, credo che il ‘loro’ punto di forza sia la qualità del singolo brano che risulta incidere un segno nella mente e nell’anima di chi l’ascolta. Infatti, per renderla con un’immagine, direi che la musica dei Coram Lethe è una musica che ha un’anima, tangibile e percepibile dall’ascoltatore. Ogni brano dei Coram ti lascia qualcosa, a differenza di tanta musica che si ascolta che ti entra da un orecchio e ti esce dall’altro senza lasciarti nulla dentro. Non voglio addentrarmi in descrizioni di tipo tecnico di questo fatto perché mi piace di più parlare di emozioni piuttosto che di virtuosismi tecnici che spesso rimangono fine a se stessi. Forse sembrerà esagerata questa descrizione detta da me, che comunque sono un membro del gruppo, ma vi sfido a provare per credere: ascoltate la musica dei Coram e ditemi se non vi rimane qualcosa. Se poi non succede… beh, amici come prima. Parlando di miglioramenti, indubbiamente ce ne sarebbero tanti da fare, sempre e comunque, ma la prima cosa che mi viene in mente di migliorare pensando al gruppo adesso è la sua ‘presenza’ sul web: purtroppo ad oggi siamo un po’ sullo sfondo e non incisivi su questo fronte, ma ci stiamo già lavorando e presto le cose cambieranno. Siamo reduci dal periodo di gestazione di ‘Heterodox’, che ci ha visti impegnati sulla composizione, e ci siamo davvero abbandonati ad essa per completare il nostro progetto. Adesso dobbiamo ripartire anche sul fronte della presenza web”.

ALLO STATO ATTUALE, IL FATTO DI ESSERE ITALIANI RAPPRESENTA UN PRO O UN CONTRO PER I CORAM LETHE?
“Sappiamo tutti quali sono i pro e i contro per chi fa questa musica e viene dall’Italia e noi non siamo certo un’eccezione a questo. Ad oggi comunque non credo che il fatto di provenire dall’Italia ci abbia particolarmente svantaggiato, anche perché, dai riscontri che abbiamo avuto dall’estero, la nostra musica (quando è riuscita ad arrivarci all’estero) è piaciuta. Semmai, si potrebbe aprire un capitolo intero sui problemi che ci sono nel nostro paese per chi decide di fare musica e in particolare musica estrema, oppure ai problemi legati al music business in generale, per cui sempre di più rimani a galla se hai i soldi o se hai conoscenze (e qui ti dico che i Coram hanno poco di entrambi), ma rischierei di sembrare un vecchio che si lamenta del bello e del cattivo tempo e non mi addentro in questa discussione adesso”.

SIETE ATTIVI SU ALTRI FRONTI MUSICALI? E CHE COSA FATE OLTRE A DEDICARVI ALLA/E BAND?
“La cosa che facciamo principalmente oltre dedicarci alla musica è lavorare: come ti ho detto siamo dei piccoli artigiani del metal, non viviamo di musica, ci guadagnamo il pane facendo altri lavori… come ogni altro onesto cittadino. Tra di noi c’è chi lavora in fabbrica e chi siede dietro ad una scrivania in uno studio: anche in questo siamo molto eterogenei!
Oltre a questo poi ci dedichiamo alle nostre rispettive famiglie, che di recente si sono anche allargate: due di noi sono infatti diventati padri”.

DOVE VEDETE I CORAM LETHE IN 5 ANNI DA ORA?
“Nel nostro bunker a comporre musica! E dove sennò? D’altronde, i sogni di quindicenne in cui ti immagini di suonare ogni sera su un palco enorme davanti ad un fiume di persone mi hanno abbandonato da tempo”.

GRAZIE MILLE, SE VOLETE AGGIUNGERE QUALCOSA QUESTO E’ IL VOSTRO MOMENTO!
“Aggiungo solo dei ringraziamenti: a tutti i lettori che hanno avuto la pazienza di leggere tutta questa intervista fino a qui, a voi della redazione per averci concesso questo spazio, a tutte le persone che hanno lavorato e lavorano con noi per permetterci di far conoscere al mondo la nostra musica e ovviamente a tutte le persone che ci supportano in tutti i modi possibili, ma soprattutto a quelle che lo fanno nel modo più semplice di tutti… ascoltando la nostra musica”.

 

ANTAGONISM – Suoni Scavati Dal Passato

Intervista a cura di Claudio Luciani

La scena estrema italiana, in grado da anni di offrire nomi di tutto rispetto, prosegue nel suo sviluppo anche (e, forse, soprattutto) grazie a gruppi debuttanti come quello che vi presentiamo in questa intervista. Gli Antagonism vengono dalle Marche e si fanno portatori di un suono, a loro modo, “vintage”, nel senso che si ispira a quelle band che, negli anni novanta, non solo si occuparono di metal estremo, ma si preoccuparono anche di evolverlo in direzioni inaspettate (pensiamo ad Entombed e Sepultura, principalmente): è chiaro, quindi, quale aspetto del loro debutto ci abbia inizialmente sorpreso, in quanto scelta decisamente originale. Ovviamente non si tratta di sole questioni formali, ma anche di contenuti: in questo gli Antagonism hanno molto da dire, anche a livello lirico, e potrete averne conferma continuando a leggere e, magari, ascoltando “Digging Past Sounds”.

PARTIAMO CON LE PRESENTAZIONI: CI RACCONTERESTE LE VOSTRE ESPERIENZE PASSATE E QUALE STRADA VI HA PORTATO A FONDARE GLI ANTAGONISM?
“Gli Antagonism sono nati da un progetto del chitarrista Marco Vitali che dai Cancrena, di cui era membro, ha contattato il cantante Marco Radossevich e il bassista Nicola Parente. Nel 2006 producono il loro primo EP “XXI Century”, oltre ad altri pezzi pubblicati in dischi split come ‘Extreme Metal Inside’. Nel 2007 Nicola decide di lasciare il gruppo ed entro a far parte della formazione io (Leonardo Ciccarelli), realizzando un DVD live (Alive Death Spill) ed il full length ‘Digging Past Sound’”.

“DIGGING PAST SOUNDS” E’ IL VOSTRO DEBUTTO: A NOI E’ PIACIUTO MOLTO E ABBIAMO DECISO DI INTERVISTARVI PERCHE’ POSSIATE INVOGLIARE I NOSTRI LETTORI AD ASCOLTARLO. COSA CI DITE AL RIGUARDO?
“‘Digging Past Sound’ è un disco di cui andiamo molto fieri, per il quale abbiamo speso parecchio tempo sia in ambito compositivo che produttivo e punta ad essere una critica diretta e per alcuni tratti anche brutale a tutto ciò che c’è di malsano nella società moderna”.

ASCOLTARE IL VOSTRO DEBUT ALBUM CI HA FATTO TORNARE ALLA MENTE I BEI TEMPI DI “WOLVERINE BLUES” E “CHAOS AD”, CON UNA SPRUZZATA DEI PUNGENT STENCH DI “CLUB MONDO BIZARRE”. SECONDO VOI E’ UNA LETTURA SENSATA DELLE RADICI DELLA VOSTRA MUSICA?
“Un sentito ringraziamento per i paragoni, Entombed e Sepultura sono stati due dei nostri più influenti modelli di ispirazione insieme a Six Feet Under, The Haunted ed In Flames”.

COME AVVIENE IL VOSTRO PROCESSO COMPOSITIVO?
“Fondamentalmente non abbiamo un processo compositivo standard, è capitato spesso che io o Marco Vitali arrivassimo in sala prove con degli abbozzi di riffs che poi venivano amalgamati dal nostro cantante con una linea vocale aggressiva che rendeva il tutto una vera cannonata, in altri casi incontravamo Marco Radossevich, furioso per motivi suoi e tirava giù un pezzo dal nulla che già come base funzionava da sola”.

QUALE ASPETTO DELLO SCRIVERE CANZONI VI COINVOLGE DI PIU’?
“Sicuramente il fatto di poter spiegare al mondo cosa ne pensiamo della società odierna è lo stimolo maggiore. Inoltre questo è un genere che noi letteralmente adoriamo, quindi sinceramente ammetto di non poter definire un solo aspetto che ci coinvolga maggiormente nell’ambito compositivo”.

QUALE E’ LA RELAZIONE TRA IL VOSTRO MODO DI VEDERE IL MONDO E LA MUSICA CHE SCRIVETE?
“La relazione tra i due fattori è molto stretta, la nostra musica è il nostro modo di vedere il mondo e suonare i nostri pezzi semplicemente ci permette di mostrare agli altri il nostro punto di vista”.

VOI SIETE DI MACERATA, CHE E’ NELLE MARCHE, (REGIONE DA CUI PROVENGONO, TRA GLI ALTRI, GLI INFERNAL POETRY): QUALE TIPO DI SCENA ESTREMA ESISTE DA QUELLE PARTI?
“Nelle Marche ci sono moltissimi gruppi che suonano, chi più e chi meno, generi estremi come il nostro, purtroppo però la scena marchigiana non è molto presente per il death & similia, salvo qualche festival che si cerca di organizzare periodicamente. Ecco perché la maggior parte dei nostri gruppi punta a farsi sentire soprattutto fuori regione o all’estero”.

POSSIAMO IMMAGINARE CHE SIATE ANCHE DEGLI APPASSIONATI FANS: QUALI SONO I GRUPPI CHE ASCOLTATE DI PIU’? QUALI IN QUESTO PERIODO? FATECI I NOMI DI MUSICISTI CHE AMATE, O AVETE AMATO, PARTICOLARMENTE.
“I gruppi che ascoltiamo sono innumerevoli, sia moderni che più ‘vecchia scuola’, Steve Di Giorgio con i Death, ma soprattutto con i Sadus, Cannibal Corse sia con Chris Barnes che con Corpsegrinder, Sepultura, Entombed, Fear Factory, Devil Driver, Static-X, At The Gates, The Hunted, Terrorizer, Mastodon, Trivium, Machine Head, Obituary, Napalm Death e Malevolent Creation solo per citarne alcuni”.

VI VA DI RACCONTARCI QUALCHE EPISODIO RIMARCHEVOLE IN RELAZIONE ALLA VOSTRA STORIA E CARRIERA?
“Allora, tempo fa facevamo le prove nella nostra vecchia sala prove. Non ci eravamo mai accorti che vicino alla nostra sala prove vi era un agriturismo che faceva anche corsi di Yoga e meditazione. Un pomeriggio di estate mentre eravamo a fare le prove con le finestre spalancate ci siamo ritrovati un gruppo che protestava sotto la nostra finestra sostenendo che la nostra musica non si sposava a pieno con le loro attività. Potete immaginare i nostri volumi al riguardo (secondo noi erano quelli giusti, ndR)”.

IL DEATH METAL, QUALUNQUE FORMA ABBIA, E’ UN GENERE OSTICO E CONCEDE BEN POCHI LUSSI ECONOMICI: VOI RIUSCITE A VIVERE CON LA VOSTRA MUSICA OPPURE AVETE QUALCHE OCCUPAZIONE PARTICOLARE PER VIVERE?
“Purtoppo la nostra musica da sola non riesce a sostenerci, tutti noi abbiamo altri lavori, io lavoro come tecnico logista, Marco Vitali come insegnante di musica, mentre Marco Radossevich e Giacomo lavorano come tecnici informatici”.

AVETE IN PROGRAMMA UN TOUR PER PROMUOVERE IL VOSTRO ALBUM?
“Stiamo cercando di organizzare una serie di live per promuovere il nostro prodotto, purtroppo però per motivi tecnici non sarà possibile prima del 2013″.

SPERIAMO DI POTER ASSISTERE PRESTO AD UN VOSTRO CONCERTO, CI PIACEREBBE POTER VERIFICARE DI PERSONA LA RESA LIVE DEI VOSTRI PEZZI. PRIMA DI SALUTARCI VOLETE LASCIARE UN SALUTO AI NOSTRI LETTORI?
“Un saluto ed un ringraziamento a tutti coloro che leggeranno questa intervista, spero di aver motivato qualcuno ad ascoltare il nostro album, e quindi supportare noi e le altre band italiane che cercano di farsi un nome nel mercato odierno. STAY METAL”.

 

SYNAPSES – Lividi Panorami

Intervista a cura di Claudio Luciani

Se gli Antagonism – di cui abbiamo parlato nell’altra intervista di questo Sectioning Death – erano “vintage”, di certo i Synapses, da Brescia, si trovano all’estremo stilistico opposto, suonando un death moderno, dalle inflessioni industriali. Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con questi ragazzi, che hanno partecipato massicciamente all’intervista rispondendo insieme alle domande (confermando coesione e passione), e abbiamo scoperto che le visioni livide narrate in “Expiation” prendono forma non solo grazie al duro lavoro in sala prove, ma anche grazie a riflessioni personali che sfociano nell’immaginifico: come altresì definire l’ambientazione “post-moderna” che caratterizza l’atmosfera dell’album? Vi invitiamo caldamente a proseguire nella lettura, così che possiate scoprire cosa in effetti sussiste dietro la musica di questa band.

PARTIAMO CON LE PRESENTAZIONI: CI RACCONTERESTE LE VOSTRE ESPERIENZE PASSATE E QUALE STRADA VI HA PORTATO A FONDARE I SYNAPSES?
Alessio Fassoli: “Tutto inizia dalle ceneri degli Underhate, la nostra precedente band con la quale abbiamo inciso poco in tanti anni, ma che ci ha permesso di fare parecchi concerti e di farci le ossa. Quando ci siamo accorti che le cose non andavano più, abbiamo deciso che si dovevano fare dei cambiamenti: tale decisione ci ha portato – dopo varie fasi di elaborazioni personali e non – a star fermi un anno senza batterista a riflettere sul da farsi, finché un giorno è arrivato Riccardo Fanara (batteria) e con la nuova formazione abbiamo trovato subito un nuovo feeling, creando un progetto più concreto. Buttate giù dieci canzoni, ne abbiamo scelte tre e abbiamo inciso il demo (‘Synapses’, ndR): da lì si è capito cosa dovevamo fare nel disco, punto di partenza per scrivere il successivo”.

“EXPIATION” E’ IL VOSTRO DEBUTTO: A NOI E’ PIACIUTO MOLTO E ABBIAMO DECISO DI INTERVISTARVI PERCHE’ POSSIATE INVOGLIARE I NOSTRI LETTORI AD ASCOLTARLO. COSA POTETE DIRCI AL RIGUARDO?
Giovanni Canedoli: “‘Expiation’ è un disco concepito curando al massimo il sound e l’aspetto tecnico/musicale per cercare di interpretare il lato oscuro di una società violenta, frenetica e in perenne conflitto, fucina di paure, frustrazioni ed angoscia”.
AF: “Ai deathster che stanno leggendo consiglio l’ascolto di un album che non hanno mai sentito, perchè non scontato né troppo canonico, ma violento, freddo e metodico, capace di dare un senso di claustrofobia senza respiro. Insomma un vero incubo”.

ASCOLTARE IL VOSTRO DEBUT ALBUM, “EXPIATION” HA MESSO IN EVIDENZA UN ASPETTO PARTICOLARE DEL VOSTRO SOUND, OVVERO CERTE DERIVE INDUSTRIALI CHE RISULTANO BEN METABOLIZZATE ALL’INTERNO DEL CONTESTO ESTREMO CHE CARATTERIZZA IL DISCO. COSA CI DITE AL RIGUARDO?
AF: “Sono d’accordo. Quando ho pensato al tipo di suono e di songwriting per rendere al meglio i testi di Kane, così sociofobici, mi vedevo in un’ambientazione ispirata al futuro di questa società, in modo da poter cogliere l’estremizzazione del processo produttivo nella sua accezione peggiore, quella che va a discapito della gente. Se ascoltate il riff che apre il disco sentirete il ripetersi di tre accordi che, incastrati sulla ritmica di Riccardo, danno un senso di ‘moto perpetuo’, di ‘meccanismo’, che riporta alle macchine di produzione: certamente, in questo contesto – ispirato ad un’ambientazione prossima (nei tempi, ndR), automatica e ciclica – si può avvertire il carattere ‘industriale'”.

QUANDO SCRIVETE UNA CANZONE PARTITE DA UN RIFF, UN’ATMOSFERA O ALTRO?
AF: “Abbiamo lavorato poco sulle atmosfere, se non in ‘The Curse Of Extinction’, e molto sull’impatto dei riff o della ritmica degli stessi riff. Nei pezzi post ‘Expiation’, invece, stiamo lavorando di più con nuovi arrangiamenti, che magari partono da un’atmosfera o da una sensazione che elaboriamo insieme in sala prove”.
Riccardo Fanara: “Per quanto riguarda la parte più ‘pratica’, la composizione dei pezzi parte solitamente da Alessio e poi, insieme, assembliamo i tasselli del mosaico per estrarne il potenziale”.

QUALE ASPETTO DELLO SCRIVERE CANZONI VI COINVOLGE DI PIU’?
GC: “Riuscire a buttare fuori tutta la merda che ho dentro”.
Giordano Savoldi: “Darmi la voce che altrimenti non avrei”.
AF: “Mi affascina molto l’aspetto creativo, particolarmente che da un’idea si possano creare cose concrete e affascinanti come la musica. Scoprire, in un secondo momento, che ciò che si è fatto rispecchia una parte di me che volevo tirar fuori è ancora più stimolante”.
RF: “Non lo so, ma non riesco a farne a meno. Sicuramente, da strumentista, è anche l’approccio tecnico ad affascinarmi; in ogni brano trovo me stesso, perché è una sfida nuova sotto ogni punto di vista: artistico, creativo e musicale”.

QUALE E’ LA RELAZIONE TRA IL VOSTRO MODO DI VEDERE IL MONDO E LA MUSICA CHE SCRIVETE?
AF: “Il mio modo di vedere il mondo è privo di compromessi, quindi mi sento a mio agio col death metal. La società in cui viviamo mi dà tanti spunti: le cronache e tutte le cose negative che si leggono e vedono. Secondo me il death metal è la rappresentazione musicale di eventi, o situazioni, di impatto estremo”.
GS: “La musica che scriviamo rappresenta un aspetto della vita odierna che coinvolge tutti e che non va repressa o nascosta”.
GC: “Vedo il fare musica come una naturale elaborazione di ciò che mi circonda”.
RF: “Vedo il mondo come un insieme di sensazioni. Ognuna di questa ha una sua forma di espressione. Per me, la rabbia è il death metal”.

VOI SIETE DI BRESCIA, CITTA’ CHE, TRA GLI ALTRI, HA DATO I NATALI ANCHE AI CADAVERIC CREMATORIUM: ESISTE UNA SCENA ESTREMA DALLE VOSTRE?
GC: “ Non solo ai Cadaveric (che saluto…), ma anche a band storiche come Insidia, Agonia ed Exytion. Anche oggi, come allora, ci sono parecchie realtà interessanti, che purtroppo devono confrontarsi locali molto più interessati alle cover band, assenza di sale prove e scarso supporto da parte della gente. Ricordo personaggi stupendi che si facevano chilometri anche in bici per vedersi un concerto; oggi, triste doverlo ammettere, i ragazzi si spostano meno e navigano troppo”.

POSSIAMO IMMAGINARE CHE SIATE ANCHE DEGLI APPASSIONATI FANS: QUALI SONO I GRUPPI CHE ASCOLTATE DI PIU’? QUALI IN QUESTO PERIODO? FATECI I NOMI DI MUSICISTI CHE AMATE, O AVETE AMATO, PARTICOLARMENTE.
“Il death metal fa vibrare le carni di tutti noi e questo è il motivo per il quale esistiamo come Synapses: detto ciò, ognuno di noi ha gusti diversi e ascolta generi diversi, musica di tutti i tipi dalla classica al grind più estremo, e siamo affascinati dai diversi aspetti che li costituiscono”.

VI VA DI RACCONTARCI QUALCHE EPISODIO RIMARCHEVOLE IN RELAZIONE ALLA VOSTRA STORIA E CARRIERA?
AF: “In questo momento ci piace guardare avanti, a questo nuovo progetto, e poi ne avrei talmente tanti che non saprei. Certamente aver conosciuto e condiviso palchi con gentaglia come Cephalic Carnage, Napalm Death, Pungent Stench, oppure girare l’Europa con i Natron, sono cose che sicuramente rimangono nel ‘bagaglio death’ di ognuno di noi; tuttavia è il futuro che ora ci interessa”.

IL DEATH METAL E’ UN GENERE OSTICO, CHE CONCEDE BEN POCHI LUSSI ECONOMICI: VOI RIUSCITE A VIVERE CON LA VOSTRA MUSICA O AVETE QUALCHE OCCUPAZIONE PARTICOLARE?
AF: “Certo, ho un’occupazione a tempo pieno, una famiglia e tanta passione. I gruppi che si mantengono con il death metal non sono molti: spero di sbagliarmi, ma…”.
GS: “Siamo in Italia, si fa fatica a lavorare, immaginati a vivere di death metal… (touché, ndR)”.
RF: “ Io provo a mantenermi con la musica, ma anche in altre situazioni che vanno dalla didattica all’attività esecutiva”.

AVETE IN PROGETTO UN TOUR PER PROMUOVERE IL VOSTRO ULTIMO ALBUM?
AF: “Stiamo organizzando date nei weekend in Italia ed Europa per il momento, con il supporto di Killshot PR. Avremmo voluto fare di più ma quest’anno si fatica a conciliare famiglie, impegni e lavoro. Sicuramente l’anno prossimo cercheremo di fare un tour di 15-20 date, magari grazie sotto la spinta di un secondo disco, al quale stiamo lavorando già da ora”.

SPERIAMO DI POTER ASSISTER PRESTO AD UN VOSTRO CONCERTO, CI PIACEREBBE POTER VERIFICARE DI PERSONA LA RESA LIVE DEI VOSTRI PEZZI. PRIMA DI LASCIARCI VOLETE FARE UN SALUTO AI NOSTRI LETTORI?
”Ringrazionamo te, Claudio, e Metalitalia.com per l’interesse dimostrato a noi e al disco! Speriamo di vedervi tutti ai nostri concerti il prima possibile e vi raccomandiamo: non state a casa sul divano con la vostra metallara di turno, portate anche lei! Ma soprattutto, ANDATE AI CONCERTI!”.

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