SECTIONING DEATH – Pt. 6(66)

Pubblicato il 23/11/2010

WORDS OF EVIL

A cura di Luca Pessina

Eccoci nuovamente qui con un lotto di interviste che ci auguriamo sapranno incuriosire tutti coloro che vivono di pane, death metal e underground! L’ultimo appuntamento con Sectioning Death per quest’anno vi propone quattro chiacchiere con i nostrani Logic Of Denial, giovane realtà di belle speranze che sta al momento promuovendo il proprio debut album, gli scozzesi Cerebral Bore, fieri portabandiera del "do it yourself" e da poco fuori con il notevole "Manical Miscreation" e gli americani Diskreet, compagni di merende degli Origin e finalmente tornati sul mercato con il successore del fortunato EP "Infernal Rise". Una rassegna particolarmente tagliente e tecnica, questa volta! Buona lettura e ci rileggiamo nel 2011!

N.B. Tutte le interviste saranno sempre disponibili anche nel nostro archivio interviste.

LOGIC OF DENIAL – L’ITALIA CHE CRESCE


Nuove interessanti realtà death metal stanno spuntando come funghi anche e soprattutto nel nostro paese, di questi tempi! Di recente ci hanno fatto una bella impressione gli emiliani Logic Of Denial, un quartetto molto giovane che sul suo debutto su The Spew Records, “Necrogenesis”, ha messo in mostra delle valide doti compositive abbinate a un genuino entusiasmo. Ovviamente, solo il tempo saprà dire dove potranno davvero arrivare questi ragazzi, ma delle buoni basi ci sono senz’altro e se il prossimo full-length rappresenterà un passo in avanti sia in termini di personalità che di songwriting, allora ci sarà proprio da ben sperare! Intanto, per conoscere meglio la band, abbiamo deciso di sottoporre loro la seguente serie di domande…

VI SIETE FORMATI NEL 2006 E AVETE APPENA PUBBLICATO IL VOSTRO DEBUT ALBUM: PROBABILE QUINDI CHE MOLTI DEI LETTORI NON VI CONOSCANO. PER PRIMA COSA VI ANDREBBE PERCIO’ DI PRESENTARE I LOGIC OF DENIAL E RIASSUMERNE LA STORIA SIN QUI?
“Come dicevi, ci siamo formati nel 2006, e dagli esordi fino al 2008 abbiamo registrato due demo: ‘Art of Psychophagy’ e ‘Spirals of Downfall’, entrambi registrati con lineup differenti che, necessariamente, hanno condizionato il tipo di sound che abbiamo ricercato in quegli anni, cercando di suonare quanto più possibile dove se ne presentasse l’occasione. Della formazione originale ora sono rimasti Alle alla chitarra, e Matt dietro al microfono. Diciamo che il punto di svolta, quanto a direzione stilistica, avviene nel 2008, con alcuni decisivi cambi di lineup e l’ingresso di Danny dietro alle pelli; è stato in quel contesto che sono nati i presupposti per la registrazione di ‘Necrogenesis’, e che si sono poste le basi più concrete per il nostro lavoro, oltre che per sviluppare una nostra proposta musicale che ci vedesse veramente coesi”.

CHE COSA VI HA PORTATO A SUONARE DEATH METAL? QUALI SONO STATI I PASSI PRINCIPALI DELLA VOSTRA CRESCITA MUSICALE?
“La matrice death metal nei LoD nasce da una predisposizione a monte, un sentimento strisciante già presente agli albori. E’ stata molto naturale, quasi scontata come evoluzione. Ci è bastato abbracciare la nostra propensione a suonare e vivere la musica estrema in toto, per arrivare a non poterne più fare a meno. Ognuno di noi infatti, pur ascoltando di tutto e avendo background ed esperienze musicali anche diversi, ha sempre visto nel death metal, inteso nella sua accezione più completa, il naturale punto d’approdo per quello che volevamo esprimere veramente”.

CHI E COSA INFLUENZA IL SOUND DEI LOGIC OF DENIAL? E COME NASCE SOLITAMENTE UN VOSTRO BRANO?
“Beh, le influenze come al solito sono le più svariate, dalla scuola death-brutal più tradizionale, al death metal brutale e terribilmente moderno di gruppi come Behemoth, Nile e Hour Of Penance. Ogni nostro brano nasce dalla mente malata di Alle che, finora, ha sempre impostato la struttura principale con tutti i riff portanti, per poi sottoporla a tutto il gruppo al fine di analizzarla e rielaborarla tutti insieme, correggendo, tagliando e integrando il tutto in un lavoro di gruppo. Alla base di questo modus operandi c’è la ferrea volontà di mantenere una struttura decisionale democratica e partecipata all’interno della band, cosa non così frequente al giorno d’oggi”.

“NECROGENESIS” SUONA COME UN CLASSICO DEBUT ALBUM: SI SENTONO LE VOSTRE INFLUENZE E SI SENTE CHE E’ STATO COMPOSTO IN UN LASSO DI TEMPO NON TROPPO RISTRETTO, VISTO CHE PRESENTA UNA GAMMA ABBASTANZA AMPIA DI SOLUZIONI. COME LO VEDETE A QUALCHE TEMPO DALLA SUA REGISTRAZIONE? AVETE GIA’ UN’IDEA DI DOVE VOLETE ANDARE A PARARE CON IL PROSSIMO LAVORO?
“Beh, indubbiamente Necrogenesis si potrebbe definire la ‘summa’, rielaborata alla luce dei cambi di lineup, di tutto quello che abbiamo fatto, pensato e arrangiato negli ultimi tre anni. Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è comunque passata, siamo pienamente soddisfatti di questo lavoro, ne andiamo fieri, ma non possiamo fare a meno di guardare già molto avanti. A livello compositivo la nostra evoluzione procede a ritmo serrato, abbiamo già pronti alcuni nuovi pezzi che pur mantenendo inalterate certe nostre caratteristiche (quelle, per intenderci, più originali), tendono a discostarsi a livello stilistico dai pezzi più vecchi. D’altronde fossilizzarsi in eterno su un’unica strada sarebbe da sciocchi, non trovi? Quindi sì, i nuovi pezzi saranno diversi da quelli presenti su ‘Necrogenesis’. Stiamo spingendo sempre più l’acceleratore su certe caratteristiche e per il prossimo album… ne vedrete delle belle!”.

COME E’ STATO RAGGIUNTO IL CONTRATTO CON THE SPEW RECORDS? AVETE IMPIEGATO MOLTO TEMPO PER TROVARE UNA “SISTEMAZIONE”?

“Trovare un contratto per promuovere la band e distribuire ‘Necrogenesis’ non è stato così immediato, sono noti i problemi che in Italia tendono ad esserci, in particolare quando si suona questo genere di musica. Clod ha apprezzato il nostro lavoro, e questo ci rende particolarmente orgogliosi se si pensa al livello qualitativo raggiunto da lui, sia spendendosi in prima persona come musicista (basti pensare ai Septycal Gorge, una delle nostre band preferite, o al lavoro eccezionale che ha svolto nei Blasphemer, o ancora ai nuovi Modus Delicti, anche loro su The Spew), che tramite l’etichetta nell’underground italiano e non solo”.

I TESTI DI “NECROGENESIS” SONO ISPIRATI A LOVECRAFT, COME VOI STESSI SPECIFICATE. COME E’ NATA L’IDEA DI TRATTARE LE OPERE DELLO SCRITTORE STATUNITENSE E DI COSA PARLANO I TESTI NELLO SPECIFICO?

“Soprattutto Matt e Alle sono da diversi anni fan di Lovecraft. E’ uno dei più ispirati e illuminati scrittori del terrore, difficilmente eguagliabile. Leggere un racconto di Lovecraft vuole dire immergersi in un mondo che va oltre il nostro, una dimensione in cui l’angoscia e la maestosità di ciò che potremmo definire ‘mistico’ si fondono, intrecciandosi in un unico grande magma. In ‘Necrogenesis’ abbiamo tentato di rappresentare proprio questo, la piccolezza dell’uomo di fronte alla grandiosità di forze oscure e insondabili. Inutile dire che i testi sono l’estrinsecazione di quello che abbiamo appena detto. La paura della morte, l’inconoscibilità di un male strisciante, il terrore per l’ignoto sono solo alcuni dei temi affrontati per tutta la durata dell’album”.

VI CONSIDERATE UNA LIVE BAND? COME SONO STATE LE VOSTRE ESPERIENZE SOTTO QUESTO PROFILO SINO A OGGI? AVETE IN PROGRAMMA CONCERTI E/O TOUR NEL PROSSIMO FUTURO?
“Indubbiamente la dimensione live è fondamentale per qualsiasi gruppo in qualsiasi genere musicale, e i LoD non fanno eccezione in questo. Purtroppo, come si sa, tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo un mare, nel nostro caso di dimensioni notevoli. Diciamolo pure, in Italia non è affatto facile riuscire a suonare death metal con un’elevata costanza. La volontà d’altra parte c’è, quindi siamo fiduciosi di poter portare la nostra musica in più posti possibile, non ci siamo mai posti limiti di spazio; e siamo orgogliosi di aver condiviso il palco con band eccezionali, suonando in festival partecipati come il Tattoo Death Fest! Grazie al contratto con The Spew stiamo finalmente iniziando a vedere qualche data in più e ne siamo davvero contenti. Aspettando di poter andare anche in tour, cosa già nell’aria peraltro (incrociamo le dita!)”.

TROVATE DIFFICILE SUONARE DEATH METAL IN ITALIA? QUALI SONO LE DIFFICOLTA’ CHE UNA GIOVANE BAND COME LA VOSTRA DEVE AFFRONTARE AL GIORNO D’OGGI PER EMERGERE O SEMPLICEMENTE PER RIUSCIRE A ESSERE PRESA IN CONSIDERAZIONE?
“La scena death metal italiana si scontra quotidianamente con un grande paradosso: molti gruppi (alcuni incredibilmente validi peraltro) e poca partecipazione a livello di pubblico, nonché, di conseguenza, scarso interesse da parte di chi organizza concerti nell’investire su questo settore musicale. Certo, un contratto aiuta, ma molto spesso le band emergenti italiane (death) si scontrano con diversi problemi oggettivi, come ad esempio la mentalità (chiusa) imperante, o l’impossibilità di suonare dovuta ad un nome non ancora conosciuto. Non è un mistero il fatto che ad aprire per i gruppi più conosciuti che suonano nel nostro paese siano sempre gli stessi, triti e ritriti gruppi. Per fortuna (e questo è un punto a favore della scena death italiana), il clima che si respira, che abbiamo sempre percepito, è sempre fondato sulla coesione e sulla volontà di supportarsi l’un l’altro. O almeno questo è quello che cerchiamo di fare noi Logic Of Denial insieme a tanti altri gruppi di cui siamo diventati amici (Septycal Gorge, Sickening, Hateful, Antropofagus, solo per citarne alcuni)”.

DOVE VEDETE I LOGIC OF DENIAL FRA CINQUE ANNI DA OGGI? QUALI SONO LE SODDISFAZIONI CHE VOLETE ASSOLUTAMENTE TOGLIERVI E GLI OBIETTIVI CHE DESIDERATE RAGGIUNGERE?
“Quella dei LoD è una macchina in continuo movimento. Non so dove saremo fra cinque anni, ma di soddisfazioni da toglierci ne abbiamo a iosa. Dai tour con gruppi di rilievo, alla partecipazione a festival importanti, alla possibilità di diffondere il nostro verbo in più parti del globo, le occasioni per divertirci e raggiungere nuovi traguardi negli anni a venire spero non mancheranno. Ma già leggere commenti profondi e sinceri come quelli di Meatgrinder, che ci ha dimostrato di aver compreso pienamente quello che volevamo esprimere con il nostro primo disco, o di Giulio degli Hour of Penance; così come vedere le nostre magliette indossate da Max dei Vomit The Soul, dallo stesso Clod e da Mariano dei Septycal Gorge, ci rende enormemente orgogliosi, e ci da una spinta enorme per fare ancora meglio in futuro!”.

GRAZIE PER L’INTERVISTA, A VOI LE ULTIME PAROLE!

“Grazie a te Luca e a tutto lo staff di Metalitalia per averci concesso questo spazio! Speriamo che l’album vi piaccia, e supportiamo tutti l’underground death metal! Stay brutal, a presto!”.

CEREBRAL BORE – IL BELLO DEL ‘FAI DA TE’


Avere un contratto discografico è importante, ma al giorno d’oggi sino a un certo punto. Prendiamo i Cerebral Bore: il gruppo non può contare sul supporto di una etichetta, eppure suona in lungo e in largo per l’Europa da anni e ha appena pubblicato un album altamente curato e professionale. Internet, la tecnologia e, ovviamente, tanto spirito di iniziativa possono fare miracoli in alcuni casi. Certo, il quartetto scozzese non è (ancora) un vero nome di spicco della scena death metal, ma date loro un po’ di tempo… con questo tipo di attitudine – abbinata ovviamente a un sound interessante – i grandi risultati possono arrivare davvero presto. Ce lo conferma il chitarrista Paul McGuire…

CHI SONO I CEREBRAL BORE?
"Siamo una extreme metal band con base a Glasgow, Scozia. Suoniamo live dal 2006 e abbiamo appena pubblicato il nostro debut album".

"MANIACAL MISCREATION" È STATO COMPLETAMENTE AUTO-PRODOTTO E PUBBLICATO DA VOI STESSI. COME MOTIVI QUESTA DECISIONE?

"Abbiamo ricevuto numerose offerte da parte di etichette interessate a pubblicare l’album, ma quando è arrivato il momento di decidere ci siamo detti che aveva poco senso affidarsi a una label che avrebbe soltanto coperto i costi di stampa e poi intascato la maggior parte dei profitti delle vendite. Abbiamo quindi deciso di fare tutto da soli, curando registrazioni, artwork e stampa".

TROVO IL DISCO MOLTO PROFESSIONALE. COME STA VENENDO ACCOLTO IN GRAN BRETAGNA E ALL’ESTERO? AVETE RICEVUTO OFFERTE DA AOLTRE CASE DISCOGRAFICHE NEL FRATTEMPO?
"I responsi sono andati ben oltre le nostre aspettative. Abbiamo trascorso gli ultimi quattro anni a suonare in giro, ma avendo solo un demo all’attivo, che registrammo nel 2006. Il nostro stile e modo di comporre si è evoluto parecchio da allora, quindi non sapevamo se coloro che ci seguivano da tempo avrebbero gradito il materiale del nuovo album. Invece pare che tutto stia andando per il meglio: il disco piace molto e siamo finalmente entrati in contatto con un’etichetta che potrebbe veramente farci fare un salto di qualità".

UN ALBUM PUÒ SUSCITARE PARERI ANCHE MOLTO CONTRASTANTI IN SEDE DI RECENSIONE. QUAL È IL COMMENTO PIÙ STUPIDO E QUELLO PIÙ BELLO CHE AVETE RICEVUTO SINORA?
"In alcune recensioni ci hanno paragonato a Suicide Silence e Bring Me The Horizon: non so che cosa abbia davvero ascoltato questa gente! Sul fronte positivo, qualcuno ha detto che il disco gli ha ricordato ‘Cabinet’ degli Spawn Of Possession, che è uno degli album death metal che preferisco in assoluto. Quello è stato davvero un gran complimento".

QUALI SONO STATE LE BAND PIÙ IMPORTANTI PER LA VOSTRA FORMAZIONE MUSICALE? PERSONALMENTE DIREI CRYPTOPSY E DYING FETUS, TU CHE NE DICI?
"Non so quali possano essere state le nostre influenze principali. Tante persone ci dicono che a tratti ricordiamo i primi Cryptopsy, cosa che mi fa piacere, visto che sono stato un loro fan sino a qualche anno fa, prima che diedero alle stampe quegli ultimi due merdosi album. Per quanto riguarda i Dying Fetus invece non saprei, li ho sempre ascoltati ma non sono mai stato un vero fan… non ho mai avuto una loro tshirt, per intenderci".

CHE COSA ASCOLTATE OLTRE AL METAL ESTREMO?
"Tantissima roba, dal pop anni ’80 al reggae. Avevo anche un side project reggae fino a qualche tempo fa!".

COME ACCENNAVI, SIETE STATI IN TOUR MOLTO SPESSO NEGLI ULTIMI ANNI… E SENZA IL SUPPORTO DI UNA LABEL. È DIFFICILE ORGANIZZARE DEI TOUR PER CONTO VOSTRO?

"A essere onesto, organizzare un tour è una delle cose più stressanti che abbia mai fatto. Richiede un gran lavoro e devi prenderti mille responsabilità, però alla fine ne vale la pena quando sei finalmente on the road a suonare la tua musica. Stiamo pensando al nostro programma per il 2011 in questo periodo e presto avremo tanti nuovi show da annunciare".

QUALI SONO I VOSTRI PIANI PER L’IMMEDIATO FUTURO?
"Gireremo un video molto presto e stiamo anche pensando di confezionare un DVD che documenti quest’ultimo anno della band. Infine, continueremo a tenere concerti e comporremo nuovi brani".

IL 2010 È QUASI FINITO: QUALI SONO I TUOI ALBUM PREFERITI DI QUEST’ANNO?
"Sicuramente ‘Chapter Of Repugnance’ dei Defeated Sanity. Quel disco mi ha davvero impressionato. Poi mi sono piaciuti anche i lavori di Amagortis, Dyscarnate e Inherit Disease".

GRAZIE PER L’INTERVISTA. QUALCOSA DA AGGIUNGERE?

"Yea! Aggiungeteci su Facebook e MySpace a www.facebook.com/Cerebralbore e www.myspace.com/cerebralbore2 e cercate i nostri clip su YouTube!".

DISKREET – MESSAGGERI DELL’APOCALISSE


In una scena vastissima come quella americana, ovviamente è importante suonare live e rilasciare nuovi lavori con una certa costanza per mantenere una posizione di rilievo. I Diskreet, tuttavia, pur non facendo esattamente parte di quest’ultima categoria, sono riusciti negli ultimi anni a ritagliarsi uno spazio e a costruirsi un buon seguito. La promozione per il debut EP “Infernal Rise” è stata ben mirata negli ambienti più underground, ma anche il tour europeo di spalla ai Necrophagist di qualche anno fa non è passato inosservato. Quindi, anche se sono trascorsi ben tre anni da allora, il quintetto del Kansas oggi può vivere la pubblicazione del suo nuovo full-length, “Engage The Mechanicality”, con una certa serenità: i fan si ricordano ancora di loro e vi è senz’altro una buona dose di curiosità attorno a questa nuova opera… che ora si spera possa essere promossa anche e soprattutto sui palchi. Di certo il gruppo non intende bruciare le tappe, ma fra le parole di Dustin Albright siamo comunque riusciti a intravedere un bel po’ di determinazione…

IL VOSTRO NUOVO ALBUM È FINALMENTE STATO PUBBLICATO. COME STA VENENDO ACCOLTO?
“Sembra che stia piacendo molto: non è ancora ufficialmente fuori in tutti i territori, ma online si leggono già alcune belle recensioni ed è già possibile scaricarlo dai vari blogspot… cosa che non ci dispiace affatto, anzi. Ascoltatelo e fateci sapere cosa ne pensate!”.

CHI SONO I DISKREET? QUESTA È LA NOSTRA PRIMA INTERVISTA CON VOI. VUOI PRESENTARLI AI NOSTRI LETTORI?
“Siamo una technical death metal band statunitense, del Kansas, per la precisione. Siamo attivi dal 2003: siamo stati fondati dal nostro drummer Andy Taylor, che assieme al chitarrista Gerren Andres è da allora la mente della band. Il cantante Stephen Babcock e io, il bassista Dustin Albright, siamo con loro da circa quattro anni. ‘Engage…’ è il primo lavoro a vederci all’opera tutti insieme. Di recente abbiamo dato il benvenuto in formazione al nuovo chitarrista Jake King, che ha solo 19 anni!”.

“ENGAGE…” È IL SUCCESSORE DEL VOSTRO PRIMO EP “INFERNAL RISE”. SU QUESTO NUOVO LAVORO MI SEMBRA CHE ABBIATE AUMENTATO UN PO’ LA VELOCITÀ, PUR RIMANENDO SEMPRE PIUTTOSTO DINAMICI.
“Sì, ‘Infernal Rise’ era forse più brutale, ma con ‘Engage…’, che è stato scritto anche dal nostro vecchio chitarrista Malcolm Pugh (Enfold Darkness/A Loathing Requiem) abbiamo cercato di comporre dei brani più agili e meglio strutturati. Vi puoi trovare diverse soluzioni nuove per noi, anche se non ritengo che la cattiveria sia andata persa… anzi!”.

CHI VI HA INFLUENZATO DI RECENTE? SIETE GIÀ STATI PARAGONATI A ORIGIN E PSYCROPTIC IN PIÙ DI UNA RECENSIONE…
“Sì, gli Origin sono nostri cari amici, quindi mi pare normale che si senta la loro influenza! Mike Florez, ad esempio, è sicuramente uno dei miei punti di riferimento a livello di bassisti. Poi sì, siamo anche grandi fan degli Psycroptic! Ascoltiamo tanti generi musicali, ma non stiamo cercando di confezionare qualcosa per tutti i palati: vogliamo suonare death metal, quindi è normale che, almeno per ora, si senta l’influenza di alcune di quelle band”.

LA GESTAZIONE DI “ENGAGE THE MECHANICALITY” È STATA MOLTO TRAVAGLIATA, SIETE SODDISFATTI DI COME SUONA IL DISCO?
“Sì, considerati tutti gli imprevisti che abbiamo avuto durante le registrazioni, i ritardi e le frustazioni, devo dire che siamo molto contenti di come è venuto. Una grossa mano ce l’ha data Dave Otero, che ha curato alla perfezione il mixaggio e il mastering”.

UNO DEGLI ASPETTI MIGLIORI DELL’ALBUM È L’ARTWORK, DAVVERO BEN CONFEZIONATO. PUOI SPIEGARCI QUAL È L’IDEA ALLA BASE?
“Buona parte dei testi dell’album parlano di come rovesciare una potenza tirannica prima che l’umanità venga distrutta. È una riflessione su come vediamo il mondo oggi, ma collocata in un’ambientazione post-apocalittica. Pensa a Davide contro Golia, ma in un futuro non troppo lontano: il disegno, l’artwork e i testi ti saranno più chiari”.

COM’È LA VITA PER UNA BAND DEL VOSTRO CALIBRO? È DIFFICILE EMERGERE, SOPRATTUTTO NEGLI STATI UNITI?

“Sì, qui ci sono moltissime band, è veramente difficile ritagliarsi uno spazio. Noi non ci sentiamo però parte di una gara… siamo piuttosto giovani, ma alcuni di noi hanno già famiglia e delle proprietà, vediamo la band come un hobby o poco più, anche se ovviamente non ci dispiacerebbe diventare più importanti. Di certo però la situazione economica attuale non aiuta… c’è tanto da perdere e poco da guadagnare nel fare diventare il gruppo una occupazione full time”.

COM’È LA SCENA NEL KANSAS? VI È QUALCOSA DI PARTICOLARE CHE DISTINGUE LA VOSTRA ZONA DALLE ALTRE?
“Noi abitiamo a circa un’ora di macchina da Kansas City. La nostra città di riferimento si chiama Topeka ed è un vero covo di death metallers. Gli Origin e gli Unmerciful vengono da qui, tanto per intenderci. La scena non è grandissima, ma è davvero forte e affiata: siamo molto amici ed è facilissimo organizzare show. Per noi è sempre un piacere suonare dalle nostre parti”.

QUALI SONO I PIANI DEI DISKREET PER L’IMMEDIATO FUTURO?
“Abbiamo da poco terminato un tour americano con Antagonist e Wretched, ma stiamo cercando di fissare altre date prima della fine dell’anno. Io e Gerren, inoltre, stiamo scrivendo nuovi brani, quindi potete aspettarvi un nuovo album in tempi abbastanza brevi… per i nostri standard!”.

ANNI FA VENISTE IN TOUR IN EUROPA CON ORIGIN, NECROPHAGIST E MISERY INDEX. PENSATE DI TORNARE DA QUESTE PARTI PRIMA O POI?
“sì, l’Europa ci ha sempre trattato benissimo e non vediamo l’ora di tornare. Stiamo pensando a metà 2011 come possibile periodo per un nuovo tour europeo. Intanto ascoltate ‘Engage The Mechanicality e ingannate l’attesa!”.

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2 commenti
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