S&M²: un viaggio inatteso al servizio dei METALLICA

Pubblicato il 02/09/2020

Speciale a cura di Maurizio “morrizz” Borghi

E’ da poco uscito in formato fisico il live album che immortala “S&M²”, secondo evento che ha visto protagonisti i Metallica assieme alla San Francisco Symphony Orchestra. Questa volta, al posto di una recensione o di un’intervista agli artisti coinvolti, vi proponiamo una prospettiva differente, quella di un grande appassionato dei Four Horsemen che da fan si è trovato catapultato improvvisamente verso una collaborazione professionale: si tratta dell’affermato 3d artist e motion designer milanese Giacomo Lietti (www.thisisjack.com), che curiosamente aveva prenotato un viaggio di piacere a San Francisco proprio per concluderlo, come ciliegina sulla torta, con l’esibizione dei Metallica al Chase Center. E’ bastata una chiamata per far sì che i suoi piani cambiassero rapidamente con una vacanza che è diventata una memorabile esperienza di lavoro. Ecco la storia, raccontata da lui stesso in una breve chiacchierata.

Jack Lietti

CIAO JACK. PRIMA DI TUTTO CI RACCONTI DI COSA TI OCCUPI, MAGARI CON QUALCHE ESEMPIO DI TUOI LAVORI CHE POSSONO ESSERE NOTI A TUTTI?
– Ciao, e grazie mille per l’opportunità di raccontare questa esperienza fantastica. Lavoro come 3d artist e motion designer, ovvero creo grafiche animate, sia per eventi che per broadcast o pubblicità. Credo che i miei lavori che sono andati in TV possano essere i più noti: ho lavorato ad esempio sulla sigla di apertura della Moto GP che è andata in onda su Sky per qualche anno, sulle grafiche e sigla del Giro d’Italia per alcune edizioni e l’identità di alcuni canali come Real Time, Focus e Spike.

QUANTO SEI FAN DEI METALLICA? SEI UN COLLEZIONISTA DEI LORO LAVORI? QUAL È IL TUO RICORDO MIGLIORE LEGATO ALLA BAND? COME HAI FATTO A PARTECIPARE AL CONCERTO ALLA HOUSE OF VANS DI LONDRA DEL 2006?
– Direi che sono un grande fan, anche se forse li ho scoperti un po’ tardi (negli anni tra il “Black Album” e “Load”), ma ho recuperato in fretta il tempo perduto. Ho una discreta collezione, con tutte le release ufficiali tra album, singoli, video e cofanetti. Diciamo un’ottantina di dischi circa, più qualche altra chicca non musicale, tipo il Monopoli della band. Escludendo l’esperienza “S&M²” ho altri due grandi ricordi legati a loro: indubbiamente la prima volta che li ho visti live al Gods of Metal ’99, nel torrido parcheggio del Forum… Con il mitico Newsted al basso il live guadagna ancor più punti! L’altro ricordo è il live alla House of Vans. Mi ero iscritto alla ‘lotteria’ quasi per scherzo con altri due amici e con mia grande sorpresa ho vinto il biglietto. Dopo averli visti in palazzetti, festival e stadi, vederli in un club così piccolo e affascinante è stato un bel cambio di prospettiva. Concerto stupendo!

AVEVI MAI CREATO DELLE ANIMAZIONI PER UN CONCERTO?
– Sì, anche se non molte, e soprattutto su scala molto diversa: avevo lavorato su alcune grafiche per uno spettacolo live per la Rai dove si esibivano tra gli altri Subsonica, The Kolors e Nek. e poi l’anno scorso ho realizzato alcune animazioni per Gryffin, un dj di Los Angeles che sta avendo un discreto successo. Però, come puoi ben immaginare, erano entrambe situazioni decisamente differenti da quello che può essere lavorare per una band come i Metallica.

QUANDO HAI DECISO CHE AVRESTI VOLUTO PARTECIPARE, COME SPETTATORE, A “S&M²”?
– Da tempo volevo tornare a San Francisco e farmi un giro in California per una vacanza. Quando ho visto che annunciavano il concerto ho deciso subito di prendere la palla al balzo e provare a prendere il biglietto. Mi sembrava un bel modo di concludere un viaggio, no?

COSA È SUCCESSO POI? CHE FINE HA FATTO IL TUO BIGLIETTO?
– Pochi giorni prima della partenza per la mia vacanza, mi scrive su WhatsApp un amico che fa il mio stesso lavoro chiedendo se mi sarebbe potuto interessare un lavoro a San Francisco per un tour dei Metallica. Ho subito pensato a uno scherzo, ma poi, quando era chiaro che non lo fosse, gli ho girato il mio il mio portfolio, è piaciuto allo studio che cercava (Nocte) e da lì abbiamo cominciato a organizzarci. C’erano aste pazze sul web per i biglietti, ma ho preferito rivenderlo fuori dal palazzetto al prezzo di costo.

CON CHE PREAVVISO SEI STATO CONTATTATO? E’ NORMALE QUESTO TIPO DI TEMPISTICA?
– Circa quattro settimane prima delle date, e dieci giorni prima della partenza per San Francisco. Capita nel mio lavoro di essere contattati last second, soprattutto in casi come questo dove il lavoro è già cominciato, ma c’è bisogno di rinforzi perché il tempo stringe. Questo progetto si basava per alcuni brani su grafiche già impostate per il Worldwired Tour e da riadattare per il palco di “S&M²”, per cui le lavorazioni erano già cominciate prima che mi contattassero. Ad ogni modo, lavorare con tempi stretti e modifiche last minute è purtroppo abbastanza frequente in questo lavoro: ad esempio, fino a due giorni prima dell’evento non sapevamo ancora la scaletta definitiva, e pare che durante le prime tappe del Worldwired Tour, sempre seguito dallo stesso studio, i cambiamenti arrivassero addirittura il giorno stesso del concerto. Ovviamente con l’esperienza si impara e ci si tengono delle alternative pronte, anche se non è mai semplice.

CHE DIRETTIVE ARTISTICHE HAI RICEVUTO E DA CHI? HAI AVUTO LIBERTÀ DI AZIONE?
– Lo show director era Dan Braun, che ha disegnato il palco ed è la figura che si interfaccia direttamente con gli artisti. Io invece sono stato ingaggiato da Nocte, lo studio londinese che si è occupato dei contenuti degli schermi (i quattro led ad anello sopra al palco) per cui facevo riferimento al creative director dello studio. Chiaramente i Metallica hanno l’ultima parola su tutto, in particolare è Ulrich che generalmente ha più da dire sullo show, ma il messaggio fa un paio di passaggi prima di arrivare a noi designer. Alcune indicazioni son più puntuali e altre meno. Per le grafiche di “Ecstasy of Gold”, ad esempio, ho avuto un input che lasciava abbastanza libertà, per cui ho potuto metterci molto di mio. In casi del genere la soddisfazione è chiaramente maggiore, quando poi è il brano che apre la serata è praticamente un sogno che si realizza.

QUAL È STATA LA SFIDA PIÙ IMPEGNATIVA DI QUESTO LAVORO?
– Tralasciando gli aspetti tecnici, la sfida più grande è stata cercare di mantenere separate la sfera professionale e l’essere un fan della band. La tentazione di voler strafare o richiedere di lavorare sui miei pezzi preferiti ad esempio era forte, ma temo che alla fine sarebbe potuto anche essere controproducente, per cui ho cercato di essere il più professionale possibile. E ovviamente è stato difficile non distrarsi quando lavoravamo con loro che facevano le prove a pochi metri da noi o anche evitare di chiedere una foto o un autografo quando magari li ho incrociati durante qualche (rara) pausa.

CHE INTERAZIONI HAI AVUTO CON LA BAND?
– Purtroppo praticamente nessuna. Loro giravano per la location durante i giorni delle prove, ma le indicazioni non ci arrivano mai da loro in prima persona. Solo alla fine della seconda serata, uscendo dal Chase Center, abbiamo incrociato Hetfield che ci ha ringraziato per il lavoro con un veloce “Good job, guys!” mentre si fumava un sigaro.

C’È QUALCHE PASSAGGIO O CREAZIONE DI CUI SEI PARTICOLARMENTE FIERO?
– Indubbiamente il video per “Ecstasy of Gold”, sul quale ho lavorato praticamente da solo e dove ho avuto particolare libertà di azione, come dicevo prima. Poi anche alcuni passaggi di “All Within My Hands” e “The Day That Never Comes”. Son contento di essere riuscito a mettere lo zampino in buona parte dei pezzi, anche se chiaramente non sempre è stato un intervento massiccio. In generale penso che le grafiche di “One”, “Halo On Fire” e i gli anelli di luce su “Nothing Else Matters” siano le mie tre preferite. Complimenti a tutto il team.

RACCONTACI QUALCHE RETROSCENA CURIOSO LEGATO ALLA BAND.
– Purtroppo vorrei avere di più da raccontare, ma l’interazione con loro è stata davvero pochissima. Non sapevo davvero cosa aspettarmi da un evento così grosso, ma alla fine quando ci sei in mezzo vedi che tutto il mondo è paese. Gli scleri con il capo, i cambiamenti all’ultimo secondo, le nottate davanti al PC. Mi aspettavo anche molta più preparazione tra band e orchestra, invece le prove insieme sono state due per la scaletta intera e un’altra più breve e generica, ma devo dire che il risultato finale non ne ha risentito. Bellissimo anche assistere alle prove della sola orchestra con il palazzetto completamente vuoto. Non ho ben capito da chi arrivasse la direttiva, ma ho trovato curioso il fatto che ci sia stato richiesto di non inserire nelle grafiche elementi che potessero in qualche modo distrarre la band (ad esempio numeri che potessero far perdere il conto). Stesso inspiegabile discorso per una povera scritta lampeggiante “Cocktails” durante “Moth Into Flame”. A quanto pare Lars non poteva vederla: misteri! Nel complesso direi un’esperienza decisamente unica, abbastanza stressante, ma la fatica è stata ripagata dall’enorme soddisfazione. E chissà che non ci siano altre occasioni: cercherò di farmi trovare pronto con qualche scoop in più per voi sui Four Horsemen. Buon ascolto di “S&M²” e, ovviamente, buona visione.

Speciale Metallica SM2 - 2020

Speciale Metallica SM2 - 2020

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