SODOM: “In War And Pieces” traccia per traccia

Pubblicato il 22/10/2010

A cura di Luca Pessina

 SODOM
“In War And Pieces”
SPV/Audioglobe
In uscita il 22 Novembre 2010

 

Tra live album, DVD, rivisitazioni di materiale vecchissimo (“The Final Sign Of Evil”) e, naturalmente, continui concerti, non si può certo dire che i Sodom se ne siano stati con le mani in mano negli ultimi anni. Tuttavia, anche i fan più fedeli stentano nel vedere nell’ultimo full-length di inediti rilasciato dalla band, “Sodom” (2006), un’opera totalmente all’altezza della leggendaria fama dei tre thrashers tedeschi. Altalenante nel songwriting e un po’ approssimativo a livello di produzione, “Sodom” non è purtroppo riuscito a confermare i fasti del classico “M-16”, lasciando l’amaro in bocca a più di un sostenitore. A quattro anni di distanza dalla sua pubblicazione, Tom Angelripper e soci tornano però alla carica… e questa volta possono vantare anche una collaborazione non da poco. Il noto Waldemar Sorychta, leader dei Grip Inc./Enemy Of The Sun e produttore di fama mondiale (Lacuna Coil, Tiamat, Samael) ha infatti deciso di aiutare la band a concretizzare e registrare le propri idee, mettendola nelle condizioni di poter dar vita a uno dei suoi dischi più variegati e – almeno sotto il profilo della resa sonora – più professionali della sua storia. Impresa riuscita? Per quanto ci riguarda, assolutamente sì! Date uno sguardo di seguito per leggere le nostre prime impressioni, in attesa della recensione vera e propria, la quale arriverà su queste pagine fra poche settimane.

01 – IN WAR AND PIECES (4:11)

La mano del produttore Waldemar Sorychta si sente sin dai primissimi secondi dell’opener/title track, canzone che si apre con un breve intro di chitarre acustiche, il quale presto lascia spazio a un dinamico riff di chitarra, sì pesante, ma anche catchy. Insomma, il richiamo ai Grip Inc. di Sorychta è piuttosto evidente, tuttavia le arcigne linee vocali di Tom Angelripper e il mood aggressivo mantengono il tutto in territori Sodom, anche se i lievi tocchi di tastiere nella parte centrale potrebbero far storcere il naso a più di un fan della prima ora. In ogni caso, un bell’inizio.

02 – HELLFIRE (3:07)

Ecco i Sodom che tutti conosciamo! Attacco thrash senza fronzoli e gran ingresso di doppia cassa all’altezza del chorus. “Hellfire!”, urla Angelripper, per un brano costruito attorno a questo semplice quanto ficcante ritornello, che soprattutto dal vivo dovrebbe riuscire a lasciare il segno fra fan vecchi e nuovi. Si nota comunque una attenzione per la melodia maggiore del solito, in questo caso in sede di assoli di chitarra.

03 – THROUGH TOXIC VEINS (4:43)

“Through Toxic Veins” inizia con un altro assolo molto melodioso, sorretto inoltre da un tappeto di chitarre acustiche. Ci vuol poco però affinchè un roccioso riff si faccia largo tra queste trame “sofisticate” e porti il Sodom sound a emergere nuovamente. Nel complesso, ci si trova al cospetto di una traccia che pare essere il sunto delle due precedenti: melodica ed elaborata a tratti (sentite gli assoli), ma forte anche di un chorus potente e lineare e di un riffing massiccio come ai vecchi tempi.

04 – NOTHING COUNTS MORE THAN BLOOD (3:49)

Un riffing circolare sorretto da un midtempo e delle rapide accelerazioni thrash all’altezza delle strofe urlate da Angelripper contraddistinguono la base strumentale di questa traccia, che ancora una volta ruota attorno a un ritornello semplice e insistente. Si inizia a notare come per i Sodom di “In War And Pieces” i chorus di facile presa siano un elemento quasi irrinunciabile.

05 – STORM RAGING UP (5:08)

Qui si ritorna al thrash metal più concreto, pur senza rinunciare alle già citate parentesi melodiche, nuovamente ritagliate attorno agli assoli di chitarra. Ovviamente, non manca un altro chorus da cantare a squarciagola, vera e propria costante di questo album. Stilisticamente, siamo insomma sulle coordinate di una “Hellfire” o di una “Nothing Counts…”, anche se un melodioso stacco centrale cadenzato fa venire alla mente persino i Kreator di “Violent Revolution” o “Enemy Of God”.

06 – FEIGNED DEATH THROES (3:59)

Si rallenta un po’ con il midtempo “Feigned Death Throes”, che nell’impostazione sembra voler rifarsi a una “Napalm In The Morning”, anche se qui i Sodom cercano di mantenere un’atmosfera maggiormente cupa, la quale si apre alla melodia solo nella parte centrale. Questo pezzo di maggior respiro da modo di apprezzare l’ottimo lavoro di Sorychta dietro alla console: quella di “In War And Pieces” è senz’altro la miglior produzione di cui il gruppo abbia goduto negli ultimi anni.

07 – SOUL CONTRABAND (3:50)

Un altro midtempo, ma più ritmato e ficcante dell’episodio precedente. Su “Soul Contraband” i Sodom evitano di esplorare territori nuovi, tuttavia non mancano di risultare coinvolgenti, sciorinando un’ispirazione che in sede di riffing latitava da qualche anno di troppo. Giunti ormai nella seconda parte della tracklist, l’impressione che i Sodom siano tornati in grande stile è sempre più forte.

08 – GOD BLESS YOU (5:10)

Che finezza! “God Bless You” si apre con un notevole fraseggio di chitarra acustica, che si congeda solo quando un corposo midtempo alla “The Saw Is The Law” esplode in tutta la sua ignoranza. Davvero interessante questo pezzo, il quale, assieme alla title track, è forse quello più esemplificativo del nuovo corso dei Sodom. Su “God Bless You” la band mescola stile tradizionale, melodia (ancora una volta negli assoli) e qualche influenza moderna, risultando sempre coerente e ispirata.

09 – THE ART OF KILLING POETRY (4:38)

Un altro pezzo non troppo veloce, ma guidato da un riff portante che dal vivo promette headbanging. Gli arpeggi che si sovrappongono al chorus – cantato da un Angelripper un po’ meno rozzo del solito – e un break centrale in cui groove e un altro ottimo assolo si sposano perfettamente proseguono a grandi linee il trend “raffinato” della traccia precedente. La potenza però è sempre dietro l’angolo, per un canzone che, alla fine dei conti, si rivela essere una delle più valide dell’intero platter.

10 – KNARRENHEINZ (3:17)

Dopo una serie di midtempo conditi da melodia, i Sodom decidono di tornare al thrash vero e proprio con questo brano cantato in tedesco. Il feeling è assolutamente old school, come lo è l’interpretazione dei nostri, che mettono da parte virtuosismi ed esperimenti per regalarci una thrash song alla vecchia maniera. Naturalmente nulla di nuovo sotto il sole, ma la padronanza con cui il gruppo gestisce queste trame è decisamente quella dei tempi migliori.

11 – STYPTIC PARASITE (5:13)

Il finale è nuovamente all’insegna di ritmiche controllate e riff rocciosi. Come nelle prime tracce, si torna ad avere a che fare con un ritornello insistente, qui però sorretto da un tappeto di doppia cassa che conferisce maggior slancio al tutto. Non mancano nemmeno quegli assoli di chitarra di Bernemann che strizzano l’occhio alla melodia, ma, nel complesso, il brano non coinvolge tantissimo.

 

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