Speciale Earache Records

Pubblicato il 15/03/2004

INTRODUZIONE

A cura di Luca Pessina, Riccardo Fassone e Valentina Spanna

Dopo più di un lustro di appannamento capitato, non a caso, in concomitanza con la pubblicazione di album non propriamente riusciti da parte delle sue band portabandiera (chi ha detto Morbid Angel e Napalm Death?), la storica Earache Records sembra oggi aver rialzato la testa. Il roster si è nettamente rinnovato grazie soprattutto a giovani e promettenti formazioni, e vecchie glorie hanno cercato casa altrove. Negli ultimi mesi hanno visto la luce i nuovi album di quattro delle band che Metalitalia.com considera maggiormente degne di attenzione fra quelle appartenenti alla label di Nottingham: l’attesissimo “Scars Of The Crucifix” dei Deicide, l’unico gruppo di una certa esperienza recentemente messo sotto contratto dal boss Digby Pearson, “The Negation” dei Decapitated, ovvero il primo vero capolavoro dei più promettenti eredi dei Morbid Angel, e “Choronzon” e “Under A Stone With No Inscription”, i full length numero tre di Akercocke e Anata, il cui death metal, così ricco di sfumature, ha senz’altro molto da dire nel panorama odierno. Chissà che grazie a questo speciale non scopriate dei nuovi paladini da adorare!

ANATA – LOGICAL VIOLENCE

Forti di una discografia ancora piccola ma decisamente valida e freschi di contratto con la Earache Records, gli svedesi Anata cercano di fare il grande salto pubblicando un album per certi versi sorprendente e di assoluto livello qualitativo, “Under A Stone With No Inscription”. Ne abbiamo parlato in questa intervista con il chitarrista/cantante Fredrik Schälin, il leader del quartetto…

DATO CHE QUESTA E’ LA VOSTRA PRIMA INTERVISTA PER IL NOSTRO PORTALE, TI ANDREBBE DI RIASSUMERE BREVEMENTE LA STORIA DEGLI ANATA?
“Gli Anata si sono formati nel 1993 a Varberg, in Svezia. Il nostro primo album è stato pubblicato nel 1998 dalla label francese Season Of Mist. Due anni dopo, in seguito ad un cambio di line up che ha coinvolto il batterista, abbiamo pubblicato un altro album intitolato ‘Dreams Of Death And Dismay’, quest’ultimo è stato piuttosto apprezzato dalla critica e grazie ad esso siamo giunti al contratto con la Earache”.

PERFETTO! PARLIAMO ORA DELLA NASCITA DEL VOSTRO TERZO ALBUM, “UNDER A STONE WITH NO INSCRIPTION”…
“I brani del nuovo album sono stati composti in un lasso di tempo lungo due anni, ci è voluto tanto per negoziare il contratto con la Earache e questo ci ha permesso di avere ancora più tempo per rifinire il materiale. Purtroppo le registrazioni sono state una sorta di incubo: noi tutti ultimamente studiamo o abbiamo un lavoro e questa situazione ci ha costretto a registrare il disco sempre in tarda serata e persino di notte. C’era davvero poco tempo per dormire e questo ha portato alcuni di noi ad ammalarsi e ad essere spesso nervosi. Inoltre parte dell’equipaggiamento si è rovinato durante le session e la cosa non ha fatto altro che stressarci ulteriormente!”.

RITENGO CHE VI SIATE NOTEVOLMENTE EVOLUTI RISPETTO ALL’ALBUM PRECEDENTE. CREDI CHE “UNDER…” SIA COMPLETAMENTE RAPPRESENTATIVO DI CIO’ CHE VOGLIONO ESSERE GLI ANATA? DOVE VOLETE ARRIVARE MUSICALMENTE?
“Sicuramente il disco ci rappresenta meglio della nostra vecchia roba, ma non vogliamo comunque smettere di cercare un sound ancora più personale: il prossimo album difficilmente assomiglierà a questo! Per ora le recensioni che abbiamo letto erano tutte positive ma questo non significa che dovremmo continuare a suonare in questo modo… ci sono tante altre cose che vogliamo fare e questo è una fortuna, altrimenti non sarebbe affatto divertente suonare in questa band!”.

I VOSTRI PRIMI DUE ALBUM POTEVANO ESSERE INSERITI NEL FILONE DEL DEATH METAL MELODICO MA IL NUOVO E’ ASSAI PIU’ COMPLESSO, OSCURO E PESANTE. VI RITENETE MATURATI COME SONGWRITER?
“Sinceramente in questi giorni cerchiamo di pensare il meno possibile a come catalogare la nostra musica, ci interessa davvero poco se è death metal oppure no. Mi chiedi se ci riteniamo più maturi… credo che comporre musica influenzata in minor misura da altre band sia sinonimo di maggior maturità e credo che noi ci stiamo riuscendo. Stiamo imparando ad accostare meglio i vari aspetti della nostra musica… un riff diventa ancora più brutale se lo accosti ad una parte melodica, e viceversa!”.

COME DICEVI, “UNDER…” SEGNA IL VOSTRO PASSAGGIO DALLA SEASON OF MIST ALLA EARACHE. SIETE SODDISFATTI DEL LAVORO DELLA VOSTRA NUOVA LABEL?
“Sì, sia l’ufficio europeo che quello americano ci stanno impressionando per la loro professionalità. La Earache è un’ottima label, i ragazzi ci stanno fissando moltissime interviste e un tour europeo sta per essere organizzato”.

CON CHI VI PIACEREBBE ANDARE IN TOUR?
“Gli altri ragazzi risponderebbero W.A.S.P. o Dimmu Borgir… a me piacerebbe andare in tour con gli Anata!”.

DI COSA PARLANO I TESTI DEGLI ANATA?
“Penso che i nostri testi siano piuttosto differenti da quelli delle altre band dedite a questo genere. Dico questo perché essi sono sempre molto personali: scrivo sempre di cose che accadono nella mia vita e di pensieri che mi capita di fare. Ultimamente le cose non sono esattamente andate alla grande per me… mi sembra sempre di morire e risorgere ad intervalli regolari… ma ogni volta l’esperienza mi sembra nuova!”.

PARLIAMO UN PO’ PIU’ APPROFONDITAMENTE DEI BRANI DEL DISCO?
“Certamente: ‘Shackled To Guilt’ è uno dei brani più veloci e groovy dell’album, non contiene nessun assolo di chitarra ma ne presenta uno di batteria. ‘A Problem Yet To Be Solved’ è esempio del classico sound degli Anata, un incrocio tra armonia e brutalità. ‘Entropy Within’ è veloce e piuttosto old school ma contiene anche parti jazzy e progressive, una delle mie canzoni preferite. ‘Dance To The Song Of Apathy’ è invece più lento, il brano più heavy del disco insieme a ‘Under The Debris’. ‘Sewerages Of The Mind’ è il pezzo più melodico dell’album, ha molti assoli e un drum-work molto articolato. ‘Built On Sand’ è invece più brutale, sulla scia del materiale contenuto nel cd precedente. ‘The Drowning’ è forse il brano più strano del disco, ha un non so che di orientaleggiante. ‘Leaving The Spirit Behind’ è insolitamente semplice ed è seguita da ‘Any Kind Of Magic Or Miracle’, la canzone più complessa dell’album, molto progressiva”.

CHE COSA ASCOLTANO I MEMBRI DEL GRUPPO IN QUESTO PERIODO?
“Il nostro bassista, Henrik, impazzisce per Rush e Symphony X. Andreas, il chitarrista, ascolta solo musica classica e death metal. Conny, il batterista, predilige l’heavy metal degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta, mentre io ascolto di tutto: brutal death, jazz, alternative pop svedese, Kiss e Depeche Mode!”.

PERFETTO… SIAMO ALLA FINE, LE TUE ULTIME PAROLE?
“Grazie a te per l’intervista… ai ragazzi italiani diciamo: fuck like a beast!!! Visitate il nostro sito: www.anata.se, ciao!”.

AKERCOCKE – SATANA, IL TORMENTO E L’ESTASI

Gli Akercocke vengono dalla prolificissima Inghilterra e hanno debuttato su Earache nell’ottobre di quest’anno con il loro terzo full-lenght intitolato “Choronzon”. Già forti di ampi ed esaltati consensi in madrepatria (trionfali copertine dappertutto, persino sulla bibbia Terrorizer e su Kerrang!), rodati da un’esperienza live che si fa sempre più significativa, gli Akercocke sono una realtà musicale abbastanza anomala e incatalogabile. A partire dall’immagine di eleganza un po’ desueta e non comune in un contesto estremo, i quattro inglesi si sono progressivamente ritagliati una personalità indipendente nel mondo difficile, spesso ingrato, del metal attuale. L’hanno fatto affinando una proposta che fin dagli esordi si proponeva di mescolare con gusto e raffinatezza le peculiarità di death, black e accenti brutal con atmosfere da sabba infernale di sapore antichissimo. Il ferreo credo Satanista e un’aura di cultura fluttuante tra filosofia, conoscenze di rituali perduti e blasfemia sono altre coordinate di questa proposta sempre sulla via della sperimentazione e dello shock pensato, mai semplicista. Scopriamo insieme le suggestioni e la violenza che si celano nelle canzoni degli Akercocke, scopriamo se Earache ha avuto orecchio, facciamo il punto della situazione con una band che può considerarsi a pieno titolo quale portatrice del carattere spurio di molti gruppi estremi di questi anni, costantemente in equilibrio tra il recupero della tradizione e il riassemblamento di quest’ultima in forme nuove. Risponde ai microfoni di Metalitalia.com il gentilissimo batterista David Gray, membro fondatore e lyricist della band. Un pazzo che vuole convertirci tutti all’Innominabile o semplicemente l’ultimo baluardo dell’ individualismo materialistico? Godetevi l’intervista, anzi, la discesa nella Valle Dei Crocifissi!

“CHORONZON” E’ ORMAI IL VOSTRO TERZO LAVORO; DANDO UNO SGUARDO AD UN PASSATO MUSICALE CHE COMINCIA A FARSI CONSISTENTE, COME DEFINIRESTI L’EVOLUZIONE DEL SUONO AKERCOCKE DAGLI ESORDI FINO AD OGGI?
“Be’, tutto cominciò per noi nel 1990, quando io e Jason Mendonca (il cantante/chitarrista, n.d.a.) fondammo i Salem Orchid. Suppongo che questa band possa a posteriori essere considerata come il primo segno tangibile delle caratteristiche del suono Akercocke. Già a quel tempo cercavamo di includere tutte le nostre differenti influenze musicali nel processo creativo, tentavamo di fonderle in maniera complessa, di creare opposizioni dalle quali avrebbe potuto nascere qualcosa di nuovo. In quegli anni concepivamo il termine Black Metal solamente come un album dei Venom, dato che è dal 1993 circa che queste due parole sono state designate come un vero e proprio stile o genere musicale, seguito da orde di musicisti. Fino a quel punto noi consideravamo quei riff così particolari come musica dalle forti influenze Bathory, di cui peraltro eravamo fan devoti. Cercavamo di suonare l’oscurità con sfumature sempre diverse, di connotarla in modi musicalmente particolari, questo era il nostro Black Feeling. Abbiamo cominciato con questi intenti ad esplorare e a fondere tipi di metal differenti e una delle nostre principali influenze sono stati i Killing Joke. Anche Stephen Wood, nostro secondo chitarrista nei Salem Orchid, contribuì ad arricchire e a stimolare il nostro approccio alla musica e ai vari generi. Sfortunatamente non si dimostrò interessato al progetto Akercocke, quando nel 1996 io e Jason avevamo cominciato a definirlo”.

QUALI SONO LE INFLUENZE MUSICALI DEGLI AKERCOCKE DI OGGI?
“Diciamo che ognuno di noi quattro ha degli stili diversi che ama ascoltare e a cui piace ispirarsi. Posso dirti che ci sono quattro band di riferimento comuni a tutti gli Akercocke, quattro band che non sono mai cambiate dai nostri esordi: i Suffocation, i Voivod, i Killing Joke e i Possessed ( e bravi ragazzi! n.d.a.)”.

PARLIAMO UN PO’ DEL MAKING OF DI “CHORONZON”, COMPRESO IL LAVORO SVOLTO AL MIXING DA NEIL KERNON…
“Le recording session di ‘Choronzon’ sono cominciate molto tempo fa, infatti io ho registrato le mie parti di batteria ai nostri Goat Of Mendes studio addirittura nel febbraio 2002! I sei mesi seguenti sono stati spesi per registrare le chitarre, le keyboard e le vocals, forse in modo troppo dispersivo e poco pianificato, come invece la circostanza avrebbe richiesto. Decidemmo che non eravamo preparati a pubblicare l’album secondo i modi e i tempi della nostra vecchia etichetta (la Peaceville n.d.a.), così discutemmo insieme la possibilità di autoprodurlo come avevamo già fatto nel caso del nostro primo full-lenght. E’ stato all’inizio del 2003 che siamo entrati in trattative con la Earache, parlando della possibilità di un nuovo contratto con loro. La cosa si è concretizzata in modo positivo, anche perché la label si è dimostrata subito molto disponibile verso le nostre richieste per ‘Choronzon’. Volevamo un collaboratore molto qualificato per mixare l’album, diverso da quello impostoci dalla Peaceville, e loro ci hanno proposto Neil Kernon e i suoi Sonic Ranch studios in Texas! Era fantastico! Il mastering è stato fatto a Nottingham, così come la photo-session per il booklet (come dimenticarla… n.d.a.). Come vedi è stata una lunga odissea quella che ci ha portato dal concepimento dell’album nel 2001 alla sua pubblicazione, nell’ottobre del 2003”.

DOPO TUTTO IL TEMPO CHE AVETE PASSATO PER DARGLI LA LUCE, SIETE SODDISFATTI DEL LAVORO O CAMBIERESTE QUALCOSA?
“Parlo a nome di tutti dicendoti che siamo davvero molto soddisfatti! Principalmente ciò è dovuto al lavoro qualitativamente eccellente di Neil Kernon, il quale ha dato al mixaggio i giusti suoni ruvidi e antichi, curandoli con amorosa attenzione e facendoli sbocciare in fantastiche celebrazioni solenni alla magnificenza di Satana”.

SECONDO LA MIA OPINIONE, “CHORONZON” SI COLLOCA COME LA DIMOSTRAZIONE EFFETTIVA E LAMPANTE DELLO SVILUPPO E DEL MIGLIORAMENTO MUSICALE DEGLI AKERCOCKE. SEI D’ACCORDO?
“Sì, direi proprio di sì. Spesso si usa dire che l’ultimo disco di una band sia il migliore, ma non sempre è vero. Nel nostro caso ‘Choronzon’ potrà anche non essere considerato il nostro miglior capitolo, ma sicuramente è lo specchio di un miglioramento generale del gruppo. I nostri sviluppi, sia individuali che collettivi, sono sempre stati molto naturali e spontanei. Prendiamo davvero seriamente il nostro lavoro di musicisti, ci piace veramente impegnarci a scrivere canzoni sempre migliori e musica ogni volta più dinamica e demoniaca”.

ASCOLTANDO “CHORONZON” SI RIMANE COLPITI DALLA MESCOLANZA, SPESSO MOLTO PERSONALE, DELL’ATTITUDINE MUSICALE-TEMATICA BLACK, DELLA VIOLENZA DEATH E DEL PATHOS OSCURO DI ALCUNE PARTI SINFONICHE. COME AMATE DEFINIRE IL MISCUGLIO DI GENERI CHE DOMINA LE ALCHIMIE DELL’ALBUM?
“Te lo dico con poche, semplici parole: ‘Choronzon’ è un bombardamento feroce e senza quartiere, determinatissimo, fatto di blast-beat senza pietà, vocals che mi piace definire ‘blood soaked necro bestial’ (alla faccia… n.d.a.) e assoli da stupro divino, in omaggio al supremo Goat Of Mendes, in tributo a Satana in persona”.

SO CHE TU SCRIVI LE LYRICS, MA COME AVVIENE IL SONGWRITING IN GENERALE NEGLI AKERCOCKE?
“Be’, non abbiamo un modo di procedere standardizzato, un iter fisso. Assecondiamo naturalmente le nostre intuizioni, promuovendo quelle che ci suonano meglio, supportate da riff che troviamo stimolanti da proporre. Lasciamo che sia la musica stessa a guidarci, lasciamo che percorra tranquillamente i suoi sentieri senza costrizioni. Se una sequenza funziona, troviamo il modo di svilupparla a dovere, anche se durante la nostra carriera avremo scartato centinaia di riff perché non sapevamo dove inserirli! Sono idee buone che aspettano il momento giusto, se un riff non entra spontaneamente nella struttura di una canzone, è inutile forzare la mano e cercare di inserilo. Vogliamo creare soprattutto un feeling musicale molto profondo, lo sfoggio di cascate di riff ci interessa fino ad un certo punto, così come il virtuosismo sterile”.

GLI AKERCOCKE VENGONO DESCRITTI COME UNA METAL BAND DAL CREDO SATANICO MILITANTE, UNA BAND IN CUI L’ASPETTO CULTURALE HA UN GRANDE PESO. CI SPIEGHI COME MAI QUESTA SCELTA DI CAMPO? COME SI CONNETTONO PER VOI MUSICA, CULTURA E VERO SATANISMO?
“Il Satanismo caratterizza fortemente tutto quello che faccio o dico, di conseguenza traspare marcatamente anche nella mia espressività artistica. Non mi aspetto schiere di proseliti pronti ad imitare il mio credo, non mi aspetto nemmeno che tutti condividano il mio punto di vista; quello che voglio è che la gente si liberi dai giudizi e dai fanatismi e apprezzi il prodotto della mia comunicazione, attraverso musica e testi. La maggior parte dei nostri fan non è satanista, dunque penso non si interessi a quello che posso essere o a quello che posso fare nella vita e al di là del palco. Come dire, non serve essere uguali a Leonardo Da Vinci per saper guardare la perfezione di ‘Monna Lisa’, l’arte ha una vita propria, soggetta solo ai diversi giudizi individuali. Quando mi esprimo, quando mi metto in gioco nei miei testi, spero sempre che l’ascoltatore si colleghi alla sua personale esperienza di vita. Questo gli serve a trovare la sua chiave interpretativa delle mie metafore e della mia poesia, gli permette di goderne. Questo per dire che la musica e i miei approcci testuali devono far perdere all’ascoltatore tutta la coscienza della realtà, lasciarlo in un limbo in cui il suo libero giudizio sul mio operato artistico potrà esercitarsi. Ovviamente il concetto di arte è totalmente relativo, questo non va mai dimenticato”.

QUALI SONO LE TUE CANZONI PREFERITE DI “CHORONZON” E PERCHE’? A ME SONO PIACIUTE MOLTO “LEVIATHAN”, “VALLEY OF THE CRUCIFIED”, “SCAPEGOAT” E “BECOMING THE ADVERSARY”, HANNO UN EQUILIBRIO DINAMICO E DELLE ATMOSFERE OSCURE PROPRIO BEN RIUSCITI.
“Grazie! Io adoro ‘Goddess flesh’, ‘Becoming the adversary’, che è davvero una song ‘Christ raper’ e anche ‘Bathykolpian Avatar’, che reputo copra molti territori sonori differenti”.

CURIOSITA’ CHE PROBABILMENTE TI AVRANNO CHIESTO DUE MILIONI DI GIORNALISTI… COSA SIGNIFICA IL NOME AKERCOCKE?
“AAAARRRRGH! Ma non è possibile… ma vi mettete d’accordo? Diciamo che ora dico a tutti di leggere la bio sul nostro sito, ma per te farò un’eccezione! Non so se conosci il libro ‘Faust’ di Robert Nyes… lì c’è una scimmietta vestita da frate che si chiama Akercocke, che vigila sul patto tra Mefistofele e Faust. Tutto qui!”.

MI DICI A COSA E’ DOVUTO IL CANTATO BRUTAL COSI’ CAVERNOSO CHE JASON A VOLTE USA NEL DISCO? OLTRE AD UNA SCELTA DI STILE, NON E’ UN ULTERIORE MODO DI CREARE CONTRASTO CON LA VOSTRA ESTERIORITA’ DA GENTLEMEN TRAMITE UNA BESTIALITA’ CHE SEMBRA FISICAMENTE NON APPARTENERVI? “Jason Mendonca, come avrai apprezzato, ha un eclettismo vocale a largo spettro, che gli permette di esprimere i mood più disparati con grande potenza espressiva. Giustamente, in una musica di influenze sempre in movimento come la nostra, c’è un tempo per il cantato pulito, per i sussurri, per i growl da grizzly fradicio di sangue e per gelidi scream da morto. Così come la vita non è semplice e mono-dimensionale, neanche la musica dovrebbe esserlo; la musica degli Akercocke deve riflettere tutte le atmosfere e le dinamiche variabilissime del male. Componiamo musica complessa per ascoltatori che siano fini pensatori, anche se conserviamo un impatto che possa piacere a più ascoltatori estremi. Credo che la band non sia mai vuotamente tecnica o auto-indulgente”.

COSA VORRESTE ARRIVARE A TOCCARE NEL VOSTRO ASCOLTATORE?
“Difficile dirlo… la musica dovrebbe provocare emozioni forti, tipo farti saltare su dal letto piegato ad un raptus di violenza improvvisa, oppure farti fermare di colpo per rapirti nell’ascolto e farti venire la pelle d’oca… Questo è quello che vorrei creassero gli Akercocke: emozioni”.

VISTI TESTI E FOTO DELL’ALBUM, UNA DOMANDA E’ D’OBBLIGO: QUAL E’ IL RUOLO DELLA DONNA PER VOI, PARLANDO A LIVELLO DI METAFORE MUSICALI? SOLO UNA VITTIMA SACRIFICALE, UN’AMANTE DA DISTRUGGERE, UNA DEA DA ADORARE OPPURE UN MERO OGGETTO SESSUALE?
“La donna è l’incarnazione della Madre suprema del creato, è da lei che si irradiano tutti i più meravigliosi piaceri della vita. Vive per essere adorata, rispettata, goduta, vissuta… una creatura di infinita complessità e di infinito fascino. Un uomo stanco delle donne è stanco della vita, parafrasando un aforisma celebre. Sarebbe una maledizione non provare più attrazione e godimento per le curve sinuose di una bella donna, meglio strapparsi gli occhi e sopportare i mali della cecità (sono commossa… n.d.a.)”.

HO SAPUTO CHE IN INGHILTERRA AVETE PRESO PARTE A PROGRAMMI TELEVISIVI SULL’OCCULTO IN QUALITA’ DI OSPITI COMPETENTI IN MATERIA. TI VA DI PARLARCENE?
“Ma certo! Abbiamo partecipato a diverse trasmissioni sul mondo del Satanismo e della musica satanica, di cui la più recente è stata ‘Rock ‘n ‘roll Babylon’, che esplorava le tematiche occulte nei lavori heavy metal. E’ andata in onda su un canale via cavo, UK Horizons. I responsabili sono stati davvero gentili e molto disponibili, abbiamo bevuto insieme in un pub tranquillo ad Highgate mentre chiaccheravamo per l’intervista. Del nostro intervento è andato in onda circa un minuto, mentre poi hanno mostrato parte del nostro video ‘Horns Of Baphomet’. Tutto sommato una bella esperienza”.

COME REPUTATE FINORA LA COLLABORAZIONE CON LA EARACHE?
“Finora va tutto benissimo, sia a livello di possibilità che a livello di promozione. Siamo con una label prestigiosa e professionale che non ci ha fatto mancare nulla. Ovviamente solo il tempo ci saprà dire se il binomio Akercocke-Earache sarà destinato a durare!”.

D’ACCORDO DAVID, SEI STATO MOLTO ESAURIENTE! TI RINGRAZIO PER L’INTERVISTA, VUOI DIRE QUALCOSA AI LETTORI DI METALITALIA.COM PER CONCLUDERE IN BELLEZZA?
“Grazie a te per la chiaccherata! Ragazzi, Worship woman, praise Satan…”.

DECAPITATED – THE NEW BREED

Il primo capolavoro del 2004 si intitola “The Negation” ed è firmato Decapitated… un album quest’ultimo incredibilmente curato, violento, fantasioso… in una parola: bellissimo! Con questo suo terzo lavoro il quartetto polacco sembra essere davvero destinato a guidare il death metal alla definitiva rinascita, nessuno infatti al momento sembra possedere la creatività e le capacità tecnico-esecutive di questi giovanissimi ragazzi (età media ventun’anni!). Un disco come “The Negation” non si ascoltava da tanti, troppi anni e Metalitalia.com non ha esitato un secondo a contattare i Decapitated, qui rappresentati dal bassista Martin, per sapere di tutto e di più sulla rivelazione dell’anno!

CIAO MARTIN, PARLIAMO SUBITO DELLA GENESI DEL VOSTRO NUOVO CAPOLAVORO, “THE NEGATION”!
“Le recording session hanno avuto luogo lo scorso agosto negli Hertz Studios, per quanto ci riguarda i migliori in tutta la Polonia per registrare death metal. Abbiamo avuto ben quattro settimane a disposizione per registrare tutti gli strumenti e addirittura due per occuparci del mixaggio e del mastering! Penso che al momento, per la maggior parte delle death metal band, sia un miraggio poter avere a disposizione simili mezzi… siamo senza dubbio molto fortunati a ricevere un tale supporto dalla nostra label. Inoltre tutto questo tempo in studio ci ha permesso di scrivere due nuovi brani in condizioni ottimali e questi sono finiti direttamente sul disco, in un’altra situazione ci saremmo preoccupati esclusivamente di registrare ciò che avevamo preparato! La Earache è davvero contenta del risultato finale… e ovviamente pure noi!”.

GLI STUDI UTILIZZATI PER “THE NEGATION” SONO GLI STESSI IN CUI ERA STATO REGISTRATO “NIHILITY”, IL VOSTRO ALBUM PRECEDENTE. COME SPIEGHI CHE QUESTA VOLTA LA PRODUZIONE SIA NETTAMENTE MIGLIORE? E’ STATA SOLO UNA QUESTIONE DI TEMPO?
“Certamente l’avere più tempo a nostra disposizione è stato determinante per ottenere una tale resa sonora ma c’è anche da sottolineare l’esperienza acquisita dai due ingegneri del suono negli ultimi due anni e anche la nostra… questa volta conoscevamo gli studi come le nostre tasche e ogni giorno sapevamo esattamente che cosa avremmo dovuto fare. Più passi tempo in studio più impari ad usare i macchinari nel migliore dei modi e ad essere celere… presumo quindi che il nostro prossimo album suonerà ancora meglio!”.

“THE NEGATION” MI E’ PARSO UN ALBUM UN PO’ MENO INCENTRATO SULLA TECNICA RISPETTO AL SUO PREDECESSORE…
“Sì, sono d’accordo, questa volta i riff sono un po’ più ‘in your face’ anche se le strutture della maggior parte dei brani sono rimaste piuttosto complesse. Non ci piace suonare musica ‘easy’ ma a volte una sola nota rende mille volte di più di cento note sparate alla velocità della luce… credo che ciò che ci eravamo prefissati di fare sia chiaro ascoltando pezzi come ‘The Fury’ o ‘Lying And Weak'”.

IL DISCO POI E’ SICURAMENTE IL PIU’ VARIO CHE ABBIATE MAI REALIZZATO…
“Sì, non volevamo scrivere solo brani veloci pieni di blast beat! Su ‘The Negation’ è possibile ascoltare pezzi veloci, vedi ‘The Fury’, altri più lenti e altri ancora che contengono entrambi questi aspetti. Se suoni solo veloce o solo lento puoi facilmente stancare chi ti ascolta, noi crediamo di essere riusciti a realizzare un album interessante dall’inizio alla fine”.

COME NASCE UN PEZZO DEI DECAPITATED?
“Normalmente parte tutto da un riff di chitarra, poi aggiungiamo batteria, basso, assoli e voce. Questo è il nostro normale procedimento, anche se il brano ‘Lying And Weak’, uno di quelli composti direttamente in studio, è nato da un’idea del nostro batterista”.

QUALI PENSI CHE SIANO LE CANZONI PIU’ RAPPRESENTATIVE DI “THE NEGATION”?
“Stiamo ricevendo ultimamente molti complimenti per ‘The Fury’, ma credo che ‘Three Dimensional Defect’ e ‘Long Desired Dementia’ siano le canzoni più riuscite del cd… la prima è già stata suonata dal vivo in Inghilterra e credo possa diventare uno dei nostri piccoli classici!”.

HO TROVATO LA COPERTINA DELL’ALBUM DAVVERO BELLA, ME NE VUOI PARLARE?
“Non sono d’accordo con te, la copertina di un album death metal non può essere definita ‘bella’, le copertine di album death metal sono solo ‘evil & dark’ (ride, nda)! Scherzi a parte, l’idea è partita da Sauron, il nostro cantante. Il simbolo raffigurato in copertina significa ‘negazione’ ed è stato trovato su una enciclopedia. Abbiamo lavorato a stretto contatto con il disegnatore… noi abbiamo proposto il simbolo e lui intorno ad esso ha disegnato tutto quello che puoi vedere”.

CHE MI DICI DEI TESTI DI “THE NEGATION”? ABBIAMO FORSE A CHE FARE CON UN CONCEPT?
“No, i testi non sono affatto legati tra loro. Comunque parlano di guerra, morte e di tutte le brutte cose che accadono in questo mondo. Nei vecchi album c’erano alcuni testi legati alla mitologia ma questa volta non c’è nulla che sia connesso a quegli argomenti”.

NELL’EDIZIONE LIMITATA DELL’ALBUM SARA’ PRESENTE UNA COVER DI “LUNATIC OF GOD’S CREATION” DEI DEICIDE. PERCHE’ QUESTA SCELTA?
“In passato abbiamo inciso cover di Slayer e Napalm Death… non c’è una ragione particolare, ogni tanto ci piace suonare i nostri pezzi preferiti di alcune delle band che riteniamo possano averci influenzato! Quel pezzo dei Deicide ci è sempre piaciuto molto, così, quando ci siamo trovati in studio, ci siamo detti: ‘perché no?'”.

COSA PENSI DELL’ULTIMO ALBUM DEI DEICIDE? OGGI SONO VOSTRI COMPAGNI DI ETICHETTA…
“Il nuovo album dei Deicide è discreto… ma a dire il vero non ci voleva molto a fare meglio di ‘Insineratehymn’ e ‘In Torment In Hell’! Sono una band storica ma credo che oramai non siano più in grado di tornare ai fasti del passato. Il mio album preferito comunque è ‘Once Upon The Cross’!”.

E CHE MI DICI INVECE DELL’ULTIMO MORBID ANGEL?
“Ehi… vuoi che la Earache si arrabbi con me (ride, nda)? Secondo me il nuovo Morbid Angel ha una manciata di canzoni decenti… purtroppo la produzione è scandalosa e inoltre devo farmi spiegare il significato di pezzi come ‘Drum Check’!”.

PICCOLA CURIOSITA’: PUOI SPIEGARMI PERCHE’ IN ALCUNE FOTO APPARITE IN CINQUE E IN ALTRE IN QUATTRO?
“Nessun problema… alcune foto che circolano sono state scattate insieme ad Hiro, che è il ragazzo che ci aiuta in tour alla seconda chitarra. Lui suona negli Sceptic, un’ottima band che mi ricorda molto i Death (bravissimi, andate a cercarli! nda). La line up dei Decapitated è comunque composta solo da quattro persone, Hiro non registra nulla e non ha nessun potere decisionale. E’ un nostro grande amico che ci aiuta spesso in tour, dal vivo infatti riteniamo sia necessario avere due chitarre”.

SO CHE TUTTI VOI DEDICATE ALLA MUSICA LA QUASI TOTALITA’ DEL VOSTRO TEMPO, GIUSTO?
“Sì, noi tutti, oltre a studiare all’università, frequentiamo il conservatorio. Studiamo musica da quando eravamo bambini e oltre ai Decapitated abbiamo diversi progetti a cui dedicarci. Sauron canta in una band grindcore, Vogg (chitarrista, nda) e io suoniamo nei Lux Occulta, una band death-black molto sperimentale con due album all’attivo, e Vitek (batterista, nda) sta aiutando Peter dei Vader nel suo progetto Panzer X. Fino a qualche anno fa io Vogg e Vitek suonavamo anche in una band jazz e utilizzavamo strumenti come pianoforte, sassofono e tromba… ci è servito molto per migliorare come musicisti”.

COSA PENSANO VOSTRI COMPAGNI DI UNIVERSITA’ E DI CONSERVATORIO DELLA VOSTRA PASSIONE PER IL DEATH METAL?
“Be’, noi non ostentiamo il fatto che suoniamo in questa band, quando siamo là parliamo di altre cose o ci concentriamo sullo studio. Però so che molti, tra cui alcuni che ascoltano solo musica classica, rispettano molto ciò che stiamo facendo… Vogg mi ha detto che l’altro giorno all’accademia di musica di Cracovia ha ricevuto molti complimenti per il nuovo album”.

MI PUOI SPIEGARE PERCHE’ IN POLONIA VI E’ UN COSI’ ALTO NUMERO DI DEATH METAL BAND? LA SCENA APPARE FORTISSIMA!
“Mi fa piacere che tu dica questo… in effetti la scena polacca negli ultimi anni è cresciuta parecchio, ci sono molti talenti in circolazione. Non so perché nascano così tante death metal band… forse per il fatto che i rapporti tra tutti noi sono sempre molto corretti, non c’è quasi mai invidia o gelosia. Tentiamo di aiutarci l’un l’altro e di far crescere sempre di più la scena… e vedere che il pubblico è molto ricettivo e apprezza ciò che proponiamo ci motiva ancora di più. Forse i ragazzi più piccoli, vedendo questo tipo di situazione, si sentono incentivati a dar vita ad un gruppo!”.

TRA QUALCHE MESE SARETE IN TOUR CON I MAYHEM, CHE NE PENSI DI QUESTA ACCOPPIATA?
“Non sono un fan del black metal, credo che ultimamente sia per lo più una moda… molti gruppi pensano solo al trucco e ad indossare crocefissi rovesciati. I gruppi death metal pensano sempre e solo alla musica e questo è senz’altro un bene. In ogni caso i Mayhem sono una band storica e il loro ‘Gran Declaration Of War’ non mi era dispiaciuto… speriamo di divertirci”.

OK MARTIN, SIAMO GIUNTI ALLA FINE DELL’INTERVISTA. GRAZIE MILLE… LE TUE ULTIME PAROLE?
“Mannaggia la processione… una birra, per favore (in un italiano quasi perfetto, nda)! Sono stato in vacanza da voi un paio di anni fa (ride, nda)! Grazie per l’intervista, ascoltate il nostro nuovo album e venite a vederci quando saremo in tour!”.

DEICIDE – UNSCARRED!

Evitando di perdersi in giri di parole, l’ultima parte della carriera dei Deicide è stata disastrosa. Due album tra i più brutti ed inconcludenti che la storia del death metal ricordi e le non poche nuvole nere addensatesi sulla band avevano addirittura fatto pensare che il combo di Glen Benton avesse firmato il proprio umiliante testamento artistico con l’imbarazzante “In Torment In Hell”. A smentire le malelingue e a dimostrare la propria luciferina longevità, i Deicide sono tornati con “Scars Of The Crucifix”, un album, il primo patrocinato dalla Earache, che pur non bissando i fasti di “Deicide” o “Legion”, lascia intravedere spiragli di luce incoraggianti. Ne abbiamo parlato con Brian Hoffman, talentuoso e poco loquace chitarrista alla corte di Mr. Benton.

ALLORA BRIAN, COMINCIAMO PARLANDO DEL CAMBIO DI ETICHETTA CHE VI HA VISTI PASSARE DALLA ROADRUNNER ALLA EARACHE; COSA E’ SUCCESSO DI PRECISO?
Il nostro contratto con la Roadrunner si era estinto e volevamo cambiare. La Earache si è subito dimostrata interessata a noi e quindi abbiamo deciso di affidarci a loro. Abbiamo potuto produrre un video e fare molte interviste; fino ad ora non ci possiamo proprio lamentare.”

C’E’ ANCHE UN DVD CHE SARA’ ALLEGATO ALL’ALBUM; COME VI E’ VENUTA L’IDEA DI DARE ALLE STAMPE QUESTO VIDEO?
“E’ stata un’idea dell’etichetta e a noi è piaciuto subito. Penso che dia ai fans la possibilità di conoscere i Deicide come persone. Ci sarà anche qualche spezzone live, ma in realtà non so dirti bene che cosa conterrà di preciso il DVD, perchè non l’ho ancora visto!”

COSA TI VIENE IN MENTE PENSANDO AL VOSTRO NUOVO ALBUM? CHE TIPO DI SENSAZIONI COLLEGHI A “SCARS OF THE CRUCIFIX”?
“Penso che questo sia l’album perfetto per i Deicide. Non avremmo potuto trovare un momento migliore per pubblicarlo. Avevamo bisogno di suonare un disco del genere per poter essere finalmente soddisfatti del nostro lavoro. E’ un album che mette in luce i veri Deicide e lo fa molto meglio di “Insineratehymn” e “In Torment In Hell”. “

PENSO CHE SI TRATTI DI UN DISCO LEGGERMENTE PIU’ MELODICO DEI DUE CHE HAI CITATO…
“Siamo migliorati come esecutori e compositori ed abbiamo imparato ad unire le nostre influenze in un solo stile. Questo ci ha portato a comporre brani più complessi e melodici, soprattutto per quanto riguarda i solos…”

MI PARE DI CAPIRE CHE I DUE DISCHI CHE HANNO PRECEDUTO “SCARS OF THE CRUCIFIX” NON TI CONVINCONO MOLTO…
“Credo che non fossero gli album giusti per i Deicide e che ci siamo meritati buona parte delle critiche che abbiamo attirato. Alcuni pezzi erano buoni, ma altri erano inconcludenti ed affrettati e certamente non avrebbero dovuto finire su un disco. Avremmo dovuto avere un po’ di tempo in più per comporre ed arrangiare i brani, ma la Roadrunner continuava a farci pressioni e quindi abbiamo dovuto affrettare le operazioni. Loro volevano solo un album da mettere sul mercato senza promuoverlo, perchè erano troppo impegnati a seguire i gruppi più grossi e importante. Noi dal canto nostro volevamo mollarli perchè ci rendevamo conto di non interessargli più.”

PENSI CHE I DEICIDE SIANO ANCORA UN GRUPPO UNDERGROUND?
“Certo! Non credo che siamo un gruppo popolare. Non passiamo in radio e non ci sono chiacchiere su di noi al di fuori dell’underground. Penso sia un bene comunque. Non siamo fatti per il grande mercato…”

…ANCHE SE PARE CHE “LEGION” SIA IL DISCO DEATH METAL PIU’ VENDUTO DI SEMPRE…
“Sì, è così. Ed è difficile crederci, anche se capisco che la gente abbia premiato la qualità di quel disco. E’ un album assolutamente straordinario e, proprio come “Scars Of The Crucifix”, era il disco giusto al momento giusto per noi. Volevamo un disco tecnico e complesso; e’ stato un periodo piuttosto impegnativo per noi chitarristi!”

COSA MI PUOI DIRE DEL PROCESSO COMPOSITIVO E PRODUTTIVO CHE HA PORTATO ALLA VERSIONE DEFINITIVA DI “SCARS OF THE CRUCIFIX”?
“Abbiamo riscritto ogni brano dell’album otto o dieci volte, per essere sicuri di aver sperimentato tutto quello che volevamo ed aver raggiunto il risultato migliore possibile. Avremmo potuto scrivere un album intero con i brani scartati!”

AVETE ANCHE LAVORATO CON UN PRODUTTORE IMPORTANTE COME NEIL KERNON; COM’E’ STATA L’ESPERIENZA?
“Neil è una gran persona! E’ stato molto comprensivo ed estremamente sensibile alle nostre richieste. Gli abbiamo spiegato che tipo di sound volevamo ottenere e lui è riuscito a tirarlo fuori dagli strumenti. Abbiamo provato decine di amplificatori diversi per trovare il suono di chitarra perfetto e alla fine abbiamo utilizzato Mesa e Marshall.”

DEI TESTI COSA MI PUOI DIRE? COSA E’ CAMBIATO NEI DEICIDE DA QUESTO PUNTO DI VISTA?
“Come sempre i testi sono stati scritti da Glen ed in qualche modo rappresentano un suo lato intimo. (esauriente…nda).”

I DEICIDE HANNO SEMPRE RAPPRESENTATO L’ANTICRISTIANESIMO MILITANTE; SIETE MAI STATI ATTIVI DAL PUNTO DI VISTA ESOTERICO? AVETE MAI APPROFONDITO LE DISCIPLINE DEL SATANISMO?
“Glen è il maggior responsabile del concept dei Deicide. I Deicide si ribellano contro Cristo e i suoi discepoli. I Deicide sono nati per poter dire “Satan” in ogni brano. That’s what we’re all about.”

IMMAGINO CHE CON IL FONDAMENTALISMO CRISTIANO CHE IMPERVERSA NEGLI STATI UNITI NON SIA STATO FACILE PORTARE AVANTI UNA CAUSA SIMILE…
” In realtà la gente qui comincia ad accorgersi che non c’è nessun Dio e che la vita e le opere di Cristo sono solo mitologia. Credo che la tecnologia ci aiuti a renderci conto di che cosa è veramente importante e ci imponga di lasciar perdere le storielle sullo Spirito Santo. La gente comincia a capire che non c’è ragione di cercare qualcosa che non c’è ed è tempo di alzare il culo e cominciare a conquistarsi le cose anzichè chiederle con le preghiere.”

LA SPERANZA DI UNA VITA DOPO LA MORTE E’ UNA PREROGATIVA UMANA PIUTTOSTO RADICATA…
“Penso che sia più rassicurante credere che il mio futuro è nelle mie mani anzichè essere convinti di vivere, morire e vivere di nuovo; ho la possibilità di condurre una buona vita e morire da brava persona. Siamo fortunati ad essere su qusta terra e penso che bisognerebbe essere in grado di apprezzare questa fortuna e vivere la propria vita al massimo senza preoccuparsi di un Dio vendicativo che può sorprenderti mentre ti masturbi.”

DAL DVD ALLEGATO AL CD TRASPARE IL VOSTRO AMORE PER LE ARMI; COME VI PONETE NEI CONFRONTI DELLA POLEMICA SUL LASSISMO DEL GOVERNO AMERICANO RIGUARDO ALLE ARMI DA FUOCO?
“In America è possibile comprare armi se non si è un criminale. Siamo persone responsabili e abbiamo bisogno di protezione per noi stessi e per le nostre famiglie; le pistole possono assicurarcela e non vedo perchè non dobbiamo utilizzarle. Amo le armi e le colleziono; ne ho di tutti i tipi. Una persona responsabile deve poter avere un’arma per la propria protezione.”

HO VISTO ANCHE IL FILMATO DI STEVE CHE SPARA ALLA FOTO DI OSAMA BIN LADEN…
“Penso che i mussulmani ed il medio oriente non siano affare dell’America e che le guerre che stiamo conducendo in Afghanistan ed Iraq siano sbagliate. E’ questione di soldi e religione. La religione non è mai un bene, perchè permette alle persone di pensare di essere legittimate dal proprio credo. Io credo in ciò che vedo e penso che se più gente la pensasse così, si eviterebbero molti problemi. Sia gli islamici che gli Stati Uniti pensano di essere nel giusto ed ognuno vede Satana nell’avversario. Sono tutte stronzate”

VI HO VISTI DAL VIVO A MILANO E TROVO CHE ALMENO DAL PUNTO DI VISTA DELLE PRESTAZIONI LIVE I DEICIDE SIANO INOSSIDABILI…
“Ogni sera cerchiamo di dare il meglio. Anche se qualcuno di noi ha l’influenza o ha dei problemi personali, dobbiamo suonare al meglio. Questo è ciò che fa di noi un gruppo. Ci divertiamo sul palco.”

LA COPERTINA DI “SCARS OF THE CRUCIFIX” E’ MENO ESPLICITA E PIU’ “ARTISTICA” DI QUANTO CI SI ASPETTEREBBE DAI DEICIDE…
“L’artwork è stato realizzato da Paul Booth. Gli abbiamo parlato ad un nostro concerto e poi ci siamo incontrati a Brooklyn per proporgli di fare la copertina dell’album. Credo che sia grandiosa!”

TROVO CHE IL VOSTRO ESORDIO SIA IL MIGLIOR DISCO DEATH METAL DI SEMPRE. COSA TI RICORDI DI QUEL PERIODO?
“E’ un disco esplosivo. Ci ha permesso di registrare in uno studio vero e ci siamo divertiti molto in quel periodo. E’ fantastico. Ascolto spesso i vecchi dischi dei Deicide perchè contengono brani che sono parte di me. “Sacrificial Suicide” è il primo brano che abbia mai composto; avevo quindici anni.”

HAI QUALCHE ULTIMO COMMENTO?
“Ascoltate “Scars Of The Crucifix”. So che non ne sarete delusi!”

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