SPOTIFY: lo scontro con NEIL YOUNG e il calo in borsa

Pubblicato il 29/01/2022

In questi giorni stanno facendo molto discutere lo scontro tra NEIL YOUNG e Spotify e le conseguenze che questo sta avendo sul mondo dello streaming musicale.

Per chi non avesse seguito la vicenda, NEIL YOUNG a inizio settimana ha chiesto a Spotify di scegliere tra la propria musica e il podcast “The Joe Rogan Experience” condotto da Joe Rogan, il quale tramite lo stesso ha più volte sostenuto posizioni no-vax e teorie complottiste.
YOUNG si è scagliato contro il podcast, ritenendolo veicolo di disinformazione circa i vaccini e il COVID-19, e pertanto potenzialmente pericoloso per la salute del pubblico.

Nonostante a Spotify fosse arrivata anche una lettera sottoscritta da 270 tra medici e scienziati che come NEIL YOUNG chiedevano la rimozione del podcast, la piattaforma di streaming si è rifiutata di accogliere la richiesta. Da notare che tra Spotify e Joe Rogan c’è un contratto di trasmissione in esclusiva da circa 100 milioni di dollari e si stima che il podcast totalizzi la bellezza di 11 milioni di ascolti ad episodio.

Come conseguenza del rifiuto di Spotify, NEIL YOUNG ha chiesto la rimozione della propria musica e in rete è subito montata la polemica tra chi sostiene la decisione della piattaforma di streaming di non cedere all’ultimatum di NEIL YOUNG e conservare il podcast di Joe Rogan, e chi invece si è schierato con il musicista, come ad esempio la cantante folk JONI MITCHELL, la quale ha deciso di seguire il collega e chiedere a sua volta di togliere il proprio catalogo da Spotify.

Come riportato da Forbes, la vicenda potrebbe influire ulteriormente sul calo del titolo di Spotify in borsa, il quale da inizio 2022 ha già perso ben il 25%, che corrisponde a circa 4 miliardi di dollari. Questo segue una diminuzione di circa il 45% che il titolo aveva già fatto registrare nel corso del 2021. Ora gli investitori temono che altri artisti possano decidere di accodarsi a YOUNG e MICHELL e chiedere la rimozione dei propri brani, con possibili ulteriori conseguenze negative sulle quotazioni delle azioni di Spotify.

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