STORMLORD – Studio Report

Pubblicato il 16/04/2008

DUE PAROLE DI INTRODUZIONE

Quattro anni sono trascorsi da “The Gorgon Cult” e finalmente è arrivato il momento per i capitolini Stormlord di tornare on the road con un nuovo disco ed una line-up ridotta a cinque elementi (il perché lo scoprirete leggendo l’intervista di questo speciale). Quale occasione migliore per entrare nei famosi Outer Sound Studios di Giuseppe Orlando (Novembre), ascoltare in anteprima il nuovo “Mare Nostrum” e farci spiegare direttamente dalla bocca degli Stormlord, che nel nostro caso si traduce nel cantante Cristiano Borchi e nel bassista Francesco Bucci, la loro nuova musica? “Mare Nostrum” segna un ritorno al passato per i romani, un come back verso le sonorità più epiche e battagliere degli esordi, mi riferisco a “Under The Sign Of The Sword” e “The Supreme Art Of War”, chiaramente con l’aggiunta di tutta l’esperienza e l’evoluzione maturate in questi dieci anni. Arrangiamenti articolati ma immediati, atmosfere maestose e tanta energia da vendere sono ciò che troverete su “Mare Nostrum”.

“MARE NOSTRUM” TRACK BY TRACK!

“Mare Nostrum”: Il sound della nuova fatica in casa Stormlord inizia subito a delinearsi con l’opener e title track. L’intro epico fa da preludio ad un brano lento e maestoso, in cui  il cantato mantiene linee vocali costruite su basse tonalità, sulfuree de al limite del death metal. Proseguendo l’ascolto ‘Mare Nostrum’ accelera, aumentando la presa diretta che viene interrotta da intermezzo strumentale e cori femminili.

“Neon Karma”: La canzone lascia subito il segno grazie ad un incipit tipicamente classic metal.  La voce di Cristiano inizialmente viene filtrata da alcuni effetti. Trattasi di un mid-upper tempo melodico che non accelera mai eccessivamente.

“Legacy Of The Snake”: Una classica Stormlord song. Sin dalle prime note I romani ci regalano atmosfere orientali che accompagneranno tutto il pezzo, discretamente vilento, che si mantiene su tempi medio-veloci salvo per alcune accelerazioni.

“Emet”: Gli Stormlord hanno compiuto un gran lavoro sul versante atmosferico, ‘Emet’ è un brano epico, maligno e fiero che viene portato avanti in modo quadrato e solido. Da segnalare la presenza di cori femminili che danno un tocco di spettralità ad una delle miglior canzoni di ‘Mare Nostrum’.

“The Castaway”: Dolci arpeggi introducono le melodiche linee di tastiere. ‘The Castaway’ è una sorta di ballad in chiave Stormlord, in cui siamo spettatori del duello tra cantato screaming e cori puliti. La componente epica è sempre parte integrante della musica.

“Scorn”: Anche in questo capitolo la musica inizia su tonalità atmosferiche sorrette dalle tasitere, la strofa inizia su lidi calmi per poi accelerare. L’ascolto prosegue diretto e violento.

“And the Wind Shall Scream My Name”: Un oscuro arpeggio apre la canzone, che senza pensarci troppo in pochi secondi innesta una energica quinta marcia. Le tastiere sono meno presenti rispetto agli ultimi brani, ma la componente melodica (affidata alle chitarre) non viene mai meno. Sono proprio le sei corde in veste solista a dare un tocco di gothic athmopshere alla canzone.

“Dimensin: Hate”: Probabilmente l’episodio più “normale” e classico dell’intero lavoro. Ritmiche veloci e serrate, il cantato aggressivo e le parti di tastiera richiamano i norvegesi Dimmu Borgir.

“Stormlord”: Questo brano “autocelebrativo” dalla lunga durata è senza dubbio l’spisodio più epico ed atmosferico del disco, un manifesto che urla a gran voce “Hey, questi sono gli Stormlord!”. Le linee vocali di Cristiano mi ricordano a tratti gli Amorphis più epici di “Tales From The Thousand Lakes”, ma in pochi secondi il supporto strumentale della band torna a conferire alla canzone il tipico marchio di fabbrica degli Stormlord.

 

INTERVISTA CON LA BAND

INNANZITUTTO SONO CURIOSO DI SAPERE SE, QUANDO ENTRATE IN STUDIO PER COMPORRE UN NUOVO DISCO, FATE UN AUTOANALISI SUL VOSTRO LAVORO PRECEDENTE. MI SPIEGO, AVETE PENSATO AI PUNTI DI FORZA ED AI PUNTI DEBOLI DI “THE GORGON CULT” COME PARTENZA PER SCRIVERE I NUOVI BRANI?
“Sarei ipocrita a dirti il contrario, l’analisi del nostro lavoro precedente è un processo doveroso, soprattutto a distanza di anni. C’è da dire che, rispetto ai nostri precedenti lavori, anche a distanza di tempo non abbiamo trovato elementi che ci sarebbe piaciuto rivedere o modificare, visto che è principalmente sulle possibili lacune che concentriamo la nostra attenzione. Al tempo stesso, però, è per noi quasi impossibile prendere spunto dal passato per cercare di riproporre brani in linea… ogni volta che in passato ci abbiamo provato, siamo sempre e comunque finiti a fare cose diverse, dettate dall’effettiva ispirazione del momento. Per ‘Mare Nostrum’ abbiamo preferito lasciare il confronto a disco ultimato e registrato, e pur amando ‘The Gorgon Cult’ non c’è ombra di dubbio che questo nostro disco gli sia nettamente superiore.”

RISPETTO AI TITOLI DEI VOSTRI PRECEDENTI LAVORI, “MARE NOSTRUM” SI DISCOSTA NETTAMENTE. A COSA È RIFERITO QUESTO TITOLO?

“Il titolo è riferito a come i nostri avi, gli antichi Romani, chiamavano il Mar Mediterraneo. ‘Mare Nostrum’ segna un ritorno a sonorità più epiche rispetto ai due precedenti album, di cui ci sono comunque elementi stilistici riconoscibili. I gruppi nordici narrano, giustamente, le gesta dei vichinghi. Noi ci siamo chiesti perché non parlare anche noi della nostra storia, che se vogliamo è anche più ricca, gloriosa ed interessante, tanto più che il disco suona incredibilmente ‘mediterraneo’ nella sua epicità.”

SE NON ERRO GIANPAOLO SI È OCCUPATO DELLE PARTI DI TASTIERE. QUANDO IL VOSTRO TASTIERISTA SIMONE HA LASCIATO LA BAND, AVETE SUBITO OPTATO PER LA FORMAZIONE A 5?

“No, ed è uno dei motivi per cui è trascorso così tanto tempo. Sostituire Simone non era un compito facile, del resto un musicista non americano che viene ammesso alla prestigiosa Berklee University di Boston, per di più con tanto di borsa di studio, è un evento più unico che raro. Abbiamo cercato a lungo un sostituto, provato a lungo con molti musicisti, ma per un motivo o per un altro nessuno faceva al caso nostro. Contemporaneamente Gianpaolo, che già aveva esperienze alle tastiere in altri progetti, ha iniziato a sottoporci le sue idee, e subito si è creata un’alchimia veramente magica: la soluzione ai nostri problemi era sotto il nostro naso, ma nessuno di noi se n’era accorto! Così abbiamo iniziato a comporre a pieno ritmo, i pezzi uscivano una meraviglia, i risultati sorprendevano anche noi stessi. Siamo davvero orgogliosi di ciò che abbiamo creato, Simone è stato un elemento importante nella nostra storia ma alla luce di ‘Mare Nostrum’ non ne sentiamo più la mancanza, se non dal punto di vista umano e di amicizia.”

DOPO DIVERSI ANNI, AVETE CAMBIATO ETICHETTA. C’È QUALCHE MOTIVO IN PARTICOLARE CHE NON VI HA LASCIATO SODDISFATTI DEL LAVORO DI SCARLET?

(Cristiano) “No, non c’è mai stato nessun tipo di problema con la Scarlet, i ragazzi dell’etichetta sono in gamba e con loro abbiamo sempre lavorato bene e in piena sinergia. Eravamo in scadenza di contratto, prima di rinnovare abbiamo voluto farci un giro tra le etichette più importanti, e la Locomotive si è mostrata interessata. Loro sono una grande etichetta con artisti del calibro di Grave Digger o Astral Doors, e siamo stati felici di accettare la loro proposta. Si tratta di una label forte in Europa e che gestisce, stampa e distribuisce oltre oceano tutte le produzioni delle grandi etichette metal europee. Ha una rete distributiva molto vasta e capillare e questo farà sì che il nuovo album sarà facilmente reperibile in tutto il mondo, anche negli States dove da sempre abbiamo un buon seguito nonostante le difficoltà e i prezzi dell’import.”
(Francesco) “Con Scarlet abbiamo passato i migliori anni della nostra carriera, il loro staff ha sempre creduto in noi ed i rapporti, col passare del tempo, sono andati ben oltre la semplice professionalità lavorativa. Ancora adesso continuiamo a sentirci con Stefano, il quale è stato il primo a farci i complimenti per il nuovo contratto.  Se ci avesse risposto un’etichetta di pari importanza, avremmo preferito rimanere con Stefano e soci. La Locomotive è un’etichetta veramente professionale, con tre uffici, uno in Spagna, distribuito addirittura da Warner, uno in America, territorio dove distribuisce gran parte delle etichette più blasonate della scena europea, ed uno in Germania. Il loro impatto sul mercato è, per forza di cose, più incisivo di quello della Scarlet, quindi abbiamo deciso di provare questa nuova opportunità. Speriamo che il futuro ci dia ragione, per il momento sta andando tutto liscio.”

IL SOUND DEI NUOVI PEZZI È MOLTO EPICO, UNA SORTA DI UNIONE TRA GLI STORMLORD ATTUALI E QUELLI DI “UNDER THE SIGN OF THE SOWRD”/”SUPREME ART OF WAR”. E’ STATA UNA SCELTA PIANIFICATA?

“No, è stata l’alchimia magica di cui ti parlavo prima a portarci su questa strada. Da una parte mi viene da dirti che per la prima volta dai tempi di ‘Spureme Art Of War’ non abbiamo avuto paura di essere noi stessi.”

17 ANNI DI CARRIERA NON SONO POCHI, QUAL È IL VOSTRO BILANCIO SULLA BAND, SIETE DEL TUTTO SODDISFATTI DI QUESTI ANNI?

“Sicuramente sì, sono stati anni pieni di soddisfazioni e speriamo che tante altre ne verranno. In diciassette anni di attività ci sono state alcune persone che ci hanno aiutato, molte con cui abbiamo collaborato e moltissime che hanno cercato di ostacolarci, è normale e fa parte del mondo della musica e in generale di tutte le cose. Certo anche noi abbiamo fatto i nostri errori e abbiamo avuto i nostri momenti difficili, ma alla fine siamo sempre riusciti a spuntarla. L’importante è trasformare le cose negative in preziosa esperienza per non ritrovarcisi.”

PARLIAMO DELLA CANZONE “STORMLORD”: UN PEZZO CHE VI SIETE AUTODEDICATI?

“Sì, non lo nascondiamo, ‘Stormlord’ è un pezzo auto celebrativo, sia musicalmente che dal punto di vista lirico, con la sua invocazione al Signore della Tempesta. Si tratta di un pezzo complesso nella sua semplicità, per certi veri vicino ai Summoning. Era stato inizialmente scritto da Giampaolo a fine anni novanta, per poi essere lasciato nel cassetto. Il suo incipit epico è incredibile, e quando l’ha proposto in sala prove ci siamo messi subito a lavorarlo e renderlo degno del titolo che porta.”

DA POCO È USCITO UN VOSTRO BEST OF DELLA SCARLET, IN CUI È STATO RIPROPOSTO IL VOSTRO PRIMO MINI CD “UNDER THE SIGN OF THE SWORD”.  ATTUALMENTE VI RAPPRESENTANO ANCORA I BRANI DI QUEL MINI-CD?

“Sicuramente sì come attitudine, non molto a livello musicale. Eravamo giovani ed inesperti, e nella band c’erano tante lacune. Ad oggi ne amiamo al genuinità e la spontaneità, anche se non lo rinneghiamo affatto, è stato comunque un pezzo importante della nostra storia, che ha segnato il passaggio all’epico di matrice black.”

SIETE STATI DA POCO CONFERMATI AL GODS OF METAL. CREDETE CHE CON LOCOMOTIVE POTRETE INTRAPRENDERE TOUR ANCORA PIÙ IMPORTANTI DI QUELLI FATTI IN PASSATO?

“Al momento è presto per dirlo, anche se la Locomotive già si sta muovendo per noi in questo senso. Abbiamo 17 anni di storia e buoni dati di vendita alla mano, ma entriamo in una realtà così grande con la massima umiltà e con i piedi ben ancorati per terra. Per noi si tratta di un traguardo, ma è ovvio che, con loro, abbiamo ancora tutto da dimostrare. Per ora pensiamo solo a fare il massimo, è sono fiero che il nostro biglietto da visita sia ‘Mare Nostrum’, vedremo cosa ci riserverà il futuro.”

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