TURILLI / LIONE RHAPSODY: studio report ed intervista in anteprima per “Zero Gravity (Rebirth And Evolution)”!

Pubblicato il 01/05/2019

A cura di Carlo Paleari

Foto di Natalia Ghiani (Food for Ravens Photography)

Come ormai d’abitudine, c’è stato un notevole chiacchiericcio intorno alla nascita dei Turilli/Lione Rhapsody: da una parte chi ha gioito nel vedere questa formazione dei Rhapsody continuare a fare musica dopo il “Farewell Tour” del ventennale; dall’altra coloro che hanno espresso con forza le proprie perplessità nei confronti dell’ennesima incarnazione di una band che aveva dichiarato di voler calare il sipario sulla propria travagliata storia. A questi ultimi, Fabio Lione e Luca Turilli rispondono con un lavoro che non guarda assolutamente al passato, ma che pone le basi per un percorso nuovo, diverso e assolutamente non sovrapponibile a quello dei Rhapsody Of Fire di Alex Staropoli.
Siamo stati invitati, dunque, nella sede della Nuclear Blast, che pubblicherà il debutto dei Turilli/Lione Rhapsody, per una listening session in anteprima. Sfortunatamente in questa occasione (tenutasi a metà marzo) non abbiamo avuto la fortuna di ascoltare il lavoro nella sua interezza: tre dei dieci brani, infatti, erano ancora in fase di lavorazione e il restante materiale doveva ancora ricevere il mix finale. Abbiamo atteso, quindi, di poter ascoltare il lavoro completo per potervi raccontare le nostre prime impressioni su questo atteso ritorno.

Fabio Lione – voce
Luca Turilli – chitarra, tastiere
Dominique Leurquin – chitarra
Patrice Guers – basso
Alex Holzwarth – batteria

ZERO GRAVITY (REBIRTH AND EVOLUTION)
Data di uscita: 28 Giugno 2019
Etichetta: Nuclear Blast
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01. PHOENIX RISING (06:14)
La nuova creatura di Luca Turilli e Fabio Lione risorge come l’araba fenice dalle ceneri del passato, segnando però fin da subito le nuove coordinate sonore, che prendono una nuova direzione, raccogliendo ovviamente in parte l’eredità di ciò che è stato, ma portandolo fin da subito in una nuova dimensione. “Phoenix Rising” si apre in maniera cinematografica, non più guardando al mondo del fantasy, che da tempo non rappresenta più i gusti dei due musicisti, ma creando un set più vicino a quello di un kolossal fantascientifico. I primi secondi del brano sembrano pensati come l’accompagnamento di un trailer, da vedere rigorosamente su grande schermo, con i bassi della sala a vibrare direttamente nello stomaco. Pianoforte e chitarre acustiche iniziano a farsi strada, mentre una voce dal passato (si tratta della registrazione del lancio dell’Apollo 11) scandisce un conto alla rovescia per il lancio di una navicella spaziale lanciata verso nuove frontiere da esplorare. “3…2…1…0! All engines running!”. La canzone entra così nel vivo ed inizia a dettare le coordinate, alcune già note, altre meno: rimane l’epica, la maestosità delle orchestrazioni, il coro in evidenza, l’energia delle chitarre lanciate sulla batteria di Holtzwarth, ma si percepisce anche la volontà di creare qualcosa di sempre più articolato e maturo, che vada oltre la semplice melodia immediata del power metal. L’apertura melodica del ritornello è di grande effetto e possiamo apprezzare il sempre ottimo Fabio Lione, mentre le atmosfere futuristiche e moderne vengono sottolineate da inseriti sintetici di tastiere, che però si mescolano anche a sonorità esoteriche ed etniche, figlie di una ricerca etnomusicologica che ha coinvolto i due artisti e che comparirà anche in altri passaggi. Un buonissimo inizio!

02. D.N.A. (DEMON AND ANGEL) (04:19)
Il secondo brano vede la presenza di Elize Ryd degli Amaranthe come ospite a duettare con Fabio. Le due voci si amalgano in maniera eccellente e se la listening session nella sede della Nuclear Blast non era riuscita a valorizzare questo aspetto, la cosa appare evidente quando passiamo all’ascolto in cuffia, che permette di apprezzare lo splendido lavoro di Simone Mularoni, a cui è toccato l’arduo compito di accompagnare Fabio e Luca nella gestione della complessa massa sonora creata per “Zero Gravity”. Il brano si sviluppa intorno al duetto, dando il giusto respiro alle melodie vocali, completando il tutto con un contorno strumentale stratificato, ma più lineare per l’ascoltatore. Si lavora molto sull’impatto: le chitarre profonde di Turilli giocano un ruolo non meno importante, supportate da una sezione ritmica meno lanciata e più groovy. Nella scelta di un potenziale singolo di lancio, proprio per queste sue caratteristiche che avvicinano il sound dei Rhapsody a formazioni come i Within Temptation, “D.N.A. (Demon And Angel”) potrebbe essere una scelta vincente, pur non rappresentando pienamente le molte sfaccettature dell’album.

03. ZERO GRAVITY (05:53)
Questa volta tocca alle orchestrazioni di Turilli prendere posto al centro del palcoscenico: la voce di un soprano accompagnata dalle note di un pianoforte fa da introduzione al canto espressivo e pieno di Lione. L’introduzione orchestrale ci riporta alla tradizione del nostro Paese, alla lirica e al melodramma, un patrimonio che naturalmente i due musicisti non rinnegano, adattandolo alle loro esigenze. Poco dopo entrano gli altri strumenti, ma la nostra sensazione è che l’intera composizione si stata costruita intorno alla voce di Fabio, che, da parte sua, si muove con sicurezza tra le partiture sinfoniche. Nella seconda metà del brano trova spazio ancora la musica etnica, tra percussioni e sonorità indiane; un passaggio arioso e delicato a spezzare la tensione, prima della corsa finale, trascinante e veloce.

04. FAST RADIO BURST (05:07)
Le tastiere sintetiche e cibernetiche tornano a farsi sentire in maniera preponderante nell’introduzione di “Fast Radio Burst”, prima di dare il via alla linea melodica principale. La canzone si muove cercando l’equilibrio tra l’impatto delle chitarre e il dialogo con le tastiere a fare da contraltare. Pur senza soffrire di difetti macroscopici, però, questa canzone non riesce a fare breccia, risultando meno a fuoco rispetto a quanto ascoltato finora: gli spunti di interesse non mancano, ma in questa occasione l’ascoltatore si trova un po’ spaesato, privato di una direzione ben chiara. Troviamo ancora molte delle caratteristiche già citate per i brani precedenti, ma ci manca quel guizzo che invece è ben presente in altri capitoli di “Zero Gravity”.

05. DECODING THE MULTIVERSE (06:19)
Una canzone che parla del Multiverso certamente non può accontentarsi di essere semplice ed immediata, ed infatti “Decoding The Multiverse” trova la sua dimensione ideale in un gioco continuo di contrasti. Da una parte i passaggi eleganti di pianoforte e dall’altra l’energia e la velocità del power metal. Power metal che, in realtà, è ormai una definizione che calza troppo stretta. L’approccio della band, infatti, ha ormai più punti in comune con il progressive, con composizioni ad incastro, dai molteplici livelli di lettura. Questa nuova incarnazione dei Rhapsody non cerca la melodia immediata: spesso la trova, perché fa parte del suo DNA, ma in primo luogo cerca di trovare soluzioni diverse, di soddisfare una ricerca ed un bisogno di andare avanti. “Decoding The Multiverse”, in questo senso, è particolarmente esemplificativa: un saliscendi tra passaggi atmosferici ed eleganti e momenti più classicamente rhapsodiani. Particolarmente interessante la chiusura che, prima di una volata finale, vorticosa e trascinante, si concede un passaggio quasi da musical di Broadway.

06. ORIGINS (02:28)
Come anticipato in apertura, durante la listening session abbiamo potuto ascoltare solo sette dei dieci brani contenuti in “Zero Gravity”. Per la stesura di questo articolo abbiamo potuto recuperare i tasselli mancanti in modo da dare al lettore un quadro completo. Arriviamo quindi al primo di questi tre brani: “Origins” in realtà rappresenta praticamente un’introduzione strumentale al brano successivo. Cori maschili e femminili dialogano e si intrecciano su una base sinfonica, su cui si innestano i restanti strumenti nel creare quell’effetto maestoso e cinematografico che rappresenta un nucleo fondamentale nello stile di Luca Turilli.

07. MULTIDIMENSIONAL (04:42)
Anche “Multidimensional” conferma con forza la volontà dei nuovi Rhapsody di creare brani sempre più stratificati e progressivi. Il suono delle chitarre di Turilli si fa più corposo, mentre le tastiere si innestano con un tema à la “Perfect Strangers” dei Deep Purple. La canzone mantiene un’impronta melodica accessibile a tutti, ma ancora una volta è l’ascolto in cuffia a far cogliere le numerose sfaccettature: la voce di Lione si armonizza attraverso molteplici linee vocali sovrapposte, così come la trama strumentale che regala continui cambi tra passaggi più veloci, stacchi atmosferici, inserti digitali e parti orchestrali.

08. AMATA IMMORTALE (05:04)
Non poteva mancare, in questa prima opera dei Turilli/Lione Rhapsody, una ballad e, almeno in questo, la band punta sul sicuro. Secondo brano non ancora completato al momento della preview in terra germanica, “Amata Immortale” si apre nella prima parte con un pianoforte che rimanda a Chopin e al Romanticismo, con Fabio Lione che cita Leopardi ed interpreta il testo in maniera sentita e drammatica. Successivamente entrano in scena gli archi e poi il brano esplode nel suo culmine con l’orchestra a dare forza e maestosità mentre la voce, che si sposta sul registro lirico del tenore, sale di intensità, riprendendo la grande storia musicale del nostro Paese.

09. I AM (06:55)
Terzo e ultimo episodio tra quelli esclusi dall’anteprima, “I Am” rappresenta in realtà uno dei momenti più interessanti dell’intero album. Una breve introduzione che sembra rimandare al celebre tema di “Profondo Rosso”, dopodiché il brano prende la sua strada, tra power e progressive metal à la Dream Theater. In questo senso, notevole l’apertura melodica, elegante, in cui si sentono anche echi degli ultimi Angra, ma la vera sorpresa arriva nella seconda metà della canzone, in cui Turilli e Lione ci regalano un passaggio influenzato dai Queen di “A Night At The Opera”, un break sulla scia della celebre sezione operistica di “Bohemian Rhapsody”, che si incastra senza stonare all’interno del brano, prima di riprendere le atmosfere maestose e progressive della prima parte, tra assoli incrociati e fughe strumentali.

10. ARCANUM (DA VINCI’S ENIGMA) (06:25)
Il capitolo conclusivo di “Zero Gravity” ne rappresenta anche il culmine espressivo, un vero e proprio manifesto della strada intrapresa con convinzione dai nuovi Rhapsody di Turilli e Lione. Torna ancora il cinema delle grandi produzioni, questa volta omaggiando le atmosfere misteriose dei thriller a tema storico di Dan Brown. Il brano si apre con un coro ecclesiastico, che lascia spazio ad un organo a canne che recupera le atmosfere à la Goblin già citate nel precedente brano. Entrano quindi un coro femminile, le orchestrazioni maestose e sinistre, che si incastrano però su una base di tastiere e chitarre moderne e potenti. La summa di queste componenti è strana, ma affascinante: una sorta di crossover tra le atmosfere de “Il Nome Della Rosa”, “Il Fantasma Dell’Opera” e “Il Codice Da Vinci”, tenuti insieme dallo stile epico e magniloquente dei Rhapsody. Torna la lingua italiana, la bellezza della nostra tradizione operistica: la sensazione che ci ha lasciato l’ascolto di questa composizione è quella di voler ribadire come i Rhapsody siano fin dal primo album una realtà di respiro internazionale, ma che trova la sua forza anche nelle sue radici italiane, in quel patrimonio culturale che ha pochissimi rivali nel mondo. “Arcanum (Da Vinci’s Enigma)” è forse il brano più complesso del disco, che necessita di numerosi passaggi per essere colto nella sua interezza, tuttavia fin dal primo ascolto appare evidente come proprio questa canzone sia quella più esplicativa del nuovo corso intrapreso dai due musicisti. “Rinascita ed evoluzione”, appunto.

Terminata la listening session, ci dedichiamo ad una lunga chiacchierata con Fabio Lione e Luca Turilli, che si rivelano particolarmente entusiasti della loro nuova opera e curiosi anche di carpire le prime reazioni di fronte ad un lavoro così ambizioso e complesso, con quell’aspettativa che, a dispetto dell’esperienza ormai più che ventennale, è propria di chi sta pubblicando un album di debutto. I due concetti alla base di tutto sono scritti bene in chiaro nel titolo: rinascita ed evoluzione. Basta con il passato, il futuro di Fabio e Luca riparte da qui.

LA PRIMA DOMANDA DELL’INTERVISTA È QUASI OBBLIGATORIA: CI ERAVAMO LASCIATI CON UN TOUR D’ADDIO CHE CELEBRAVA IL VENTENNALE DEI RHAPSODY. C’ERANO STATE DA PARTE VOSTRA DIVERSE DICHIARAZIONI SUL FATTO CHE QUEL TOUR SAREBBE STATO UN VERO E PROPRIO CAPITOLO CONCLUSIVO, INVECE CI RITROVIAMO OGGI A PARLARE DI QUESTO NUOVO PROGETTO.
Luca: – Voglio dire subito che per noi quello è stato un capitolo conclusivo: come avevamo detto, ci sono molte canzoni che abbiamo suonato per l’ultima volta e quello che stiamo facendo adesso è stato impostato in maniera completamente diversa, a partire da un nuovo logo, una nuova visione musicale, liriche molto differenti… Anzi, noi addirittura volevamo iniziare con un altro nome, però il mercato non ce lo permette. Vedendo come funzionano le cose, non saremmo nemmeno potuti partire… Il nome del gruppo doveva essere proprio Zero Gravity, una nuova band dopo i Rhapsody.

ECCO, PERFETTO, AVETE APPENA ANTICIPATO QUELLA CHE SAREBBE STATA LA MIA DOMANDA SUCCESSIVA: PERCHÈ PROSEGUIRE CON UN NOME COME QUELLO DEI RHAPSODY, DANDO QUINDI UNA SORTA DI CONTINUITÀ TRA I DUE PROGETTI?
Luca: – Nessuno di noi voleva farlo, ma per potere andare avanti… Però abbiamo voluto mettere subito in chiaro che “rebirth and evolution” sarebbe stato il motto della band. Abbiamo impostato tutto il lavoro su questo concetto, anche nella campagna di crowdfunding l’abbiamo detto chiaramente: noi siamo questo, vogliamo proporre qualcosa di nuovo, una produzione moderna, proprio per chiarire la nostra posizione. Poi certo, ci sono queste canzoni di stampo medievale, che ormai non c’entrano più nulla con noi e che abbiamo suonato per l’ultima volta. Certe hit rimarranno, ovviamente, ma solo quelle che staranno bene con il nuovo corso.

COSA VI HA SPINTO, INVECE, A RIPARTIRE NUOVAMENTE CON LA BAND? VOGLIO DIRE, RICORDO CHE C’ERANO STATE DELLE TUE DICHIARAZIONI, LUCA, IN CUI AVEVI DETTO CHE CON IL TOUR D’ADDIO AVRESTI PROPRIO DATO L’ADDIO A QUESTO STILE.
Luca: – Sì, confermo, io avevo deciso di uscire proprio dal metal, e anche Fabio avrebbe dovuto fare altro…
Fabio: – Sì, lo stesso vale per me. Il fatto è che ci siamo trovati bene in tour. Il tour stesso è andato benissimo, ci hanno fatto tantissime proposte, alla fine erano sette/otto anni che non lavoravamo insieme. Ci siamo detti, forse potremmo andare avanti se – e solo se – diamo un’evoluzione al sound, alla band, in tutti gli aspetti, a partire dalle liriche che scrive Luca, a suoni particolari, etnici, indiani, sperimentare passaggi più prog, molti più elementi… Poi puoi riconoscere qualche elemento del vecchio sound, vicino ai Rhapsody.

INFATTI BISOGNA DIRLO, QUESTO PRIMO ASCOLTO È STATO MOLTO DIVERSO DALLE ASPETTATIVE CHE CI ERAVAMO CREATI. NON AVENDO ALTRI ELEMENTI, MA CON IL NOME RHAPSODY IN COPERTINA, PENSAVAMO A QUALCOSA DI PIÙ VICINO A QUANTO GIÀ ASCOLTATO IN PASSATO. UNA SORTA DI PROSEGUIMENTO, APPUNTO.
Luca: – Ah no, no. Il “Farewell Tour”, per noi era proprio un addio. Non potrei mai pensare di fare un tour d’addio e poi dopo riproporre le stesse cose.
Fabio: – Esatto, abbiamo messo la parola ‘farewell’ proprio perché con quel tipo di testi, con quel tipo di sound, pensiamo di aver detto quello che dovevamo. Poi non saremmo onesti con noi stessi, dato che vogliamo fare qualcos’altro.
Luca: – Sarebbe stato come estorcere soldi alla gente. Dire ‘sai che c’è, facciamo questo che andiamo sul sicuro’. No, no…
Fabio: – Sarebbe stato molto più semplice: più facile da cantare, più facile da comporre, meno tempo in studio…
Luca: – Figurati, un album fatto così, alla vecchia maniera, ci avremmo messo due settimane, ormai fa parte del nostro DNA. Ma un artista ha bisogno di altri stimoli, dopo vent’anni, è anche giusto. Noi per primi ascoltiamo cose diverse: io non ascolto più power metal da dieci anni, perché dovrei fare qualcosa che non ascolto più da dieci anni?
Fabio: – Tu pensa che nella mia carriera io ho iniziato cantando pop. Poi ho conosciuto le persone con cui ho cantato nei miei primi gruppi, ho iniziato anche io ad ascoltare hard rock e metal, però non mi sono mai sentito un cantante power metal: la mia impostazione è completamente diversa. E lo stesso vale anche per Luca come compositore che non è, non voglio dire ‘limitato’ perché sembrerebbe offensivo per chi fa bene questo mestiere, ma riesce ad avere una visione più completa su più generi: combinare la musica heavy con la musica etnica, la classica, elementi progressivi…
Luca: – Diciamo che per noi non era bello essere associati ad un solo stile solo perché è quello con il quale abbiamo avuto successo. Ci sentiamo un po’ stretti. Per esempio, nel mio caso, continuano a collegarmi al fantasy, quando io sono dieci anni che non scrivo una canzone con tematiche fantasy (o al massimo una, a voler fare proprio i pignoli). E invece tutti a dire ‘Luca Turilli, spade, spadoni’, quando io ormai detesto quel genere. Addirittura non ho mai visto una puntata di “Game Of Thrones”!

“DETESTO IL FANTASY”: PERÒ QUESTA È UN’AFFERMAZIONE DI UN CERTO PESO DETTA DA TE, CHE COMUNQUE HAI CREATO UNA VERA E PROPRIA SAGA IN MUSICA INTORNO A QUESTO GENERE!
Luca: – Ma no, aspetta, all’epoca certo che amavamo quel genere! Non voglio assolutamente rinnegare niente! Però adesso non potrei più, perché non ascolto quel genere, non mi piace.
Fabio: – Anche io, da cantante (ma se fossi un musicista sarebbe esattamente lo stesso), mi sentirei limitato. Tu pensa se dopo vent’anni mi ritrovassi a cantare esattamente le stesse cose.

BENISSIMO, IL VOSTRO PUNTO DI VISTA È CHIARISSIMO E QUELLO CHE MI DITE HA PERFETTAMENTE SENSO. PERÒ DAL PUNTO DI VISTA DEI FAN, CHE MAGARI VEDONO IL NOME RHAPSODY E MAGARI VORREBBERO QUELLO CHE HANNO SEMPRE AMATO, PENSATE CHE RIUSCIRANNO A SEGUIRVI IN QUESTO NUOVO PERCORSO?
Luca: – Non lo so, penso che perderemo alcuni fan e ne guadagneremo di nuovi. Ogni transazione artistica ha quest’effetto. Prendi ad esempio i Nightwish: “Wishmaster” e dopo “Once”. Ora, nel nostro caso non è così drastico: oggi non abbiamo portato tre canzoni che sono più vicine allo stile dei Rhapsody, ad esempio c’è la ballata super epica tipo “Lamento Eroico”, con Fabio che canta come Bocelli, orchestra, una parte cinematica tipo trailer con cori e quant’altro. Preso che nel suo insieme la differenza con i Rhapsody non sia così scandalosa, anche per un vecchio fan della prima ora. Però al tempo stesso è uno stile più moderno, che potrebbe piacere ad un’audience più vasta, tipo ai fan degli Epica. Quindi basta con i flautini di una volta, o meglio, il flauto sì, ma inteso come strumento etnico, che mi dà una serietà, un’emozione diversa.
Fabio: – Io sono curioso di vedere le reazioni. D’altra parte anche tu poco fa hai detto che sei rimasto sorpreso, che ti aspettavi comunque qualcosa di più in linea con il passato. Ecco, magari così come sei rimasto sorpreso tu, anche qualche altro nostro fan potrà essere altrettanto colpito. Anche se, come diceva Luca, già nella campagna di crowdfunding avevamo messo bene in chiaro le nostre intenzioni.

ECCO, VISTO CHE SIAMO FINITI SULL’ARGOMENTO, COME MAI, PUR AVENDO ALLE SPALLE UN COLOSSO COME LA NUCLEAR BLAST, VI SIETE DOVUTI ATTIVARE CON UNA CAMPAGNA DI CROWDFUNDING?
Luca: – Era l’unica possibilità per un album di questo tipo, che ha dei costi altissimi. Ti posso dire una cosa in più, anche se non abbiamo l’abitudine di rivelare questi dettagli: in vent’anni non c’è mai stato un album dei Rhapsody con un costo al di sotto delle sei cifre. Senti un sacco di band che ti dicono che con venti/trentamila euro si possono fare delle grandi produzioni: per i Rhapsody non è mai stato così, ce li abbiamo sempre messi di tasca nostra.

QUINDI, IN PRATICA, IL CROWDFUNDING SERVIVA A COMPENSARE IL BUDGET MESSO A DISPOSIZIONE DALLA NUCLEAR BLAST.
Fabio: – Esatto, di certo io e Luca non ci siamo messi in tasca neanche un euro di quei soldi, anzi (ride nrR)! Poi puoi iniziare ad avere dei guadagni con i live, ma all’inizio è tutto investimento, però da un punto vista artistico abbiamo la certezza che il prodotto è così come lo volevamo.
Luca: – La nostra idea è questa: restare in studio fino all’ultimo giorno, se necessario, ma uscire quando il prodotto per noi è perfetto. E questo non molti possono permetterselo, perché il mercato è cambiato drasticamente, non ci sono più i super-budget di una volta.
Fabio: – E poi, come abbiamo detto all’inizio, la nostra è una rinascita, un ripartire da capo, come se fossimo una band nuova, quindi non potevamo pensare di ottenere un budget faraonico, sebbene l’etichetta ci supporti al massimo e li ringraziamo per tutto. Posso farti, però, una domanda, per curiosità: qual è la canzone che ti ha colpito di più oggi?

PERSONALMENTE SONO RIMASTO MOLTO COLPITO DAL BRANO CONCLUSIVO, “ARCANUM (DA VINCI’S ENIGMA)” E POI ANCHE DALLA TITLE-TRACK. ANZI, A QUESTO PUNTO NE APPROFITTO PER CHIEDERVI UNA COSA SU QUESTE COMPOSIZIONI. HO AVUTO LA SENSAZIONE CHE IN QUESTI BRANI VENISSE FUORI TUTTA LA TRADIZIONE ITALIANA: DALLA MUSICA CLASSICA, AL TEATRO, ALLA LIRICA, LA NOSTRA CULTURA.
Fabio: – Ah sì, sì, d’altra parte noi siamo innamorati della nostra cultura musicale. Sia di quella classica, ma anche di voci come quelle di Massimo Ranieri, Al Bano… cantanti che non andavano a fare i talent, X Factor. Avevano delle grandi canzoni, scritte col cuore, suonate da ottimi musicisti, con l’orchestra, tipo a Sanremo o a Canzonissima. Abbiamo delle canzoni che ancora oggi sono fantastiche, incredibili. Possiamo anche prendere in giro artisti come Toto Cutugno o Al Bano, ma in Germania li conoscono, in Brasile li conoscono. Vado lì e mi cantano “L’Italiano”…

INVECE PARLANDO DELLA REGISTRAZIONE DELL’ALBUM, OGGI MENTRE CI PRESENTAVATE IL LAVORO, LUCA, HAI FATTO RIFERIMENTO AD UNA PARTICOLARE CURA DEI PIÙ PICCOLI DETTAGLI, ADDIRITTURA L’USO DI SUONI BINAURALI.
Luca: – Sai, io ho conosciuto queste cose attraverso la meditazione e lo yoga, quello vero non quello occidentale, basato su semplici esercizi ginnici, parlo del vero yoga meditativo e spirituale. Grazie ad esso ho avuto esperienze che la gente normale definirebbe paranormali, mentre sono normali per coloro che praticano la vera meditazione tibetana e indiana. Utilizzi delle pratiche di respiro particolari, usate dai monaci buddhisti, che ti permettono di scoprire delle cose incredibili, perché vai a stimolare delle parti del cervello che ti fanno avere delle esperienze sensoriali: inizi a vedere delle cose, ti rendi conto che per quarant’anni hai vissuto come uno zombi. Per te fino a quel momento la realtà era una, poi invece improvvisamente inizi a vedere campi magnetici e cose di questo tipo, ti rendi conto che cose di cui avevi solo sentito parlare sono vere ed è come una rivelazione.
Ho iniziato così, poi pian piano mi sono interessato anche alla parte scientifica, mi sono messo in contatto con uno scienziato (che poi è diventato addirittura un esperto mistico della Cabala) che lavora al CERN di Ginevra, e ho iniziato ad approfondire concetti come la vibrazione, la multidimensionalità… Ed è proprio così, è come entrare in un’altra dimensione, vivi e percepisci le cose in maniera diversa, cosa che ti rende più complicata anche la vita di tutti i giorni, perché devi cambiare completamente prospettiva.
Ecco, quindi studiando tutti questi argomenti da un punto di vista anche scientifico, mi sono interessato all’uso dei toni binaurali, per stimolare questi punti del cervello. C’è chi si fa di acido (ride, ndR), e chi invece utilizza la stimolazione sonora! In quest’album abbiamo curato molto il sound design, anche grazie a questi suoni moderni che certamente non avremmo potuto usare in una saga fantasy. Ci piace definire questo disco un ‘living album’, un album vivente.
Anche le liriche, in questo senso, sono importantissime: ora non ho con me il testo completo, ma mi piacerebbe farti leggere quello di “Arcanum”, che parte da Leonardo Da Vinci, che era totalmente addentro a questi temi di cui ti ho parlato, attraverso la geometria sacra e via dicendo, per arrivare attraverso la sua arte ad un vero e proprio portale per l’evoluzione umana. C’è qualcosa di magico che viene fuori nelle liriche di questo disco, tra l’interpretazione eccezionale di Fabio e il significato dei testi.
Non c’è la narrazione di una storia come in passato, ma metafore, allegorie, ossimori… Poi coloro che non seguono questi argomenti potranno godersi l’armonia dei versi e il canto di Fabio; chi invece ha studiato certe cose, ci troverà anche molto altro. Se si è abbastanza sensibili, l’ascolto di quest’album con il giusto stato d’animo, in cuffia, in un stato di rilassatezza, può dare delle sensazioni particolari. Anzi, è già successo a due persone che poi ce ne hanno parlato.

CERTO CHE È UN PO’ SCONFORTANTE IL PENSIERO DI TUTTA QUESTA ATTENZIONE AL DETTAGLIO, AL SOUND, ALLE FREQUENZE, QUANDO POI UNA GROSSA FETTA DEL PUBBLICO ASCOLTERÀ L’ALBUM SEMPLICEMENTE ATTRAVERSO UNO SMARTPHONE, O ADDIRITTURA SU YOUTUBE, CON LE CASSE DEL PC.
Luca: – Ah, certo, ci fa male pensare che un album così possa essere ascoltato attraverso degli MP3, magari di qualità scadente… È la frustrazione dei musicisti! Pensa che su “Decoding The Multiverse” abbiamo usato proprio una frequenza particolare, che serve appunto a convogliare il significato di ‘decodificare il multiverso’, e sicuramente andrebbe a perdersi in un ascolto di questo tipo.

INVECE, FABIO, CAMBIANDO DISCORSO: ALLA LUCE DI QUESTO NUOVO PROGETTO CHE TI STA ASSORBENDO IN MANIERA COSÌ PROFONDA, COME VEDI LA TUA COLLABORAZIONE CON GLI ANGRA? SARÀ POSSIBILE PER TE RIUSCIRE A PORTARE AVANTI ENTRAMBI GLI IMPEGNI?
Fabio: – Con gli Angra abbiamo fatto tantissimi concerti di supporto ad “Ømni”, l’ultimo album; ne abbiamo fatti più di cento e quindi abbiamo deciso di prenderci una pausa – a tempo determinato, può essere un anno, un anno e mezzo, non lo so – in primo luogo perché vogliamo dedicarci ad altre cose separatamente, per far sì che in questo lasso di tempo ciascuno possa comporre anche del nuovo materiale, e poi anche perché dopo più di cento concerti è anche giusto che una band si prenda un minimo di tempo per riposarsi. Siamo contenti dei risultati ottenuti, l’album è piaciuto a tutti, vedremo quindi quando avremo del materiale per un nuovo album… Non penso che arriverà in tempi brevissimi: non siamo tedeschi, io sono italiano e loro brasiliani, magari diciamo un anno e poi diventano due! Soprattutto perché ovviamente vogliamo sempre presentare delle canzoni di un certo livello. Quello che posso dire è che non ho intenzione di fare altro, di formare altre band, altri progetti: mi trovo bene e voglio bene agli Angra, se avremo un futuro, bene; amo il lavoro che ho fatto con Luca. Punto. Certo, poi se mi dovessero chiamare gli Iron Maiden, ecco… (risate generali, ndR). Diciamo che dopo tanti anni non sento più la necessità di formare nuove band, realizzare collaborazioni, forse, se ci sarà spazio in futuro, magari un disco solista, giusto per togliermi uno sfizio. E anche in quel caso sarebbe comunque qualcosa di completamente diverso, non certo un album metal con pezzi veloci e via dicendo.

IMMAGINO CHE CI SARÀ UN TOUR ANCHE PER “ZERO GRAVITY”.
Fabio: – Sì, ovviamente è quello che speriamo. Al momento abbiamo qualche data confermata in alcuni festival, qualche altra a fine anno fuori dall’Europa, credo quindi che per un tour vero e proprio si dovrà aspettare febbraio dell’anno prossimo.

È MOLTO PRESTO PER PARLARNE, MA A QUESTO PUNTO, STANDO A QUELLO CHE MI AVETE DETTO, DOBBIAMO ASPETTARCI UNA PREDOMINANZA DEI NUOVI BRANI CON GIUSTO GLI EPISODI DEI RHAPSODY PIÙ VICINI AL SOUND ATTUALE.
Luca: – Sì, esatto, solo quelle che avranno un senso in questo nuovo percorso. Nel tour d’addio, come abbiamo detto, abbiamo suonato per l’ultima volta molte canzoni: sappiamo di avere molte hit che i fan vorrebbero sentire, ma abbiamo dato abbastanza, questa volta volta niente flauti né clavicembali.
Fabio: – Però è chiaro che bisogna dare al pubblico anche il tempo di abituarsi alle nuove canzoni. Fare un intero tour senza nemmeno una canzone dei Rhapsody non sarebbe possibile in questo momento. Molte persone magari non avranno ancora avuto modo di ascoltare i nuovi pezzi, che saranno comunque ancora molto recenti, ma non vediamo l’ora di portare i nuovi brani in tour.

PER QUANTO RIGUARDA LA FORMAZIONE SARÀ IDENTICA A QUELLA DEL “FAREWELL TOUR”? CONTINUERETE A USARE DELLE BASI PER LE PARTI DI TASTIERA?
Luca: – Sì, però vedremo, se ci sarà modo pensavo di suonare io alcune parti di tastiera, ma bisognerà capire bene come fare, perché comunque occuparmi dal vivo di due strumenti sarebbe difficile. Vedremo, vedremo.

HO SENTITO COMPOSIZIONI DAVVERO PIENE DI SPUNTI, QUASI COME ASCOLTARE QUATTRO CANZONI IN UNA: NON SARÀ FACILE PORTARE DAL VIVO UN ALBUM COME QUESTO.
Luca: – Beh, un po’ ci siamo abituati. Se pensi anche semplicemente ai vecchi Rhapsody, c’era già una certa complessità rispetto ad una band tradizionale. Ci viene quasi naturale.
Fabio: – Può sembrare strano detto così, ma per me e Luca il bello è proprio questo. Perché pensare di fare un tour con canzoni così ricche e complesse, ti dà molti più stimoli. Non voglio dire che ci piacciono le sfide, ma quasi. È chiaro che bisogna sempre essere professionali, però se ti ritrovi per la quarantesima volta a fare due accordi e le stesse tre note di voce, ci sta che ti pesi di più. Non ce la faremmo, è giusto essere onesti con noi stessi.
Luca: – Pensare di suonare a settant’anni “Emerald Sword”, no (ride, ndR)! Finirei come Kurt Cobain che teneva scordata la chitarra apposta perché non sopportava più “Smells Like Teen Spirits”. No, meglio di no!

C’È SEMPRE UN PO’ QUESTO SCONTRO, TRA LA VOLONTÀ SACROSANTA DELL’ARTISTA DI ANDARE AVANTI E, PERDONATEMI IL TERMINE, IL ‘DIRITTO’ DEL FAN DI ASCOLTARE LE CANZONI CHE VI HANNO RESO FAMOSI.
Fabio: – Bisogna trovare la giusta via di mezzo. Credo che sia giusto avere noi, come artisti, la scelta di poter proporre uno spettacolo – parlerei di spettacolo più che solo di canzoni – però allo stesso tempo, siamo consapevoli del fatto che devi dare alcuni brani storici, che i fan vogliono sentire. Facendo le dovute scelte, perché comunque non devi rovinare lo spettacolo: non puoi mettere un brano che oggettivamente non c’entra nulla.
Luca: – Che poi comunque abbiamo tante canzoni che possono adattarsi a questo contesto. Ad esempio mi viene in mente “Riding The Winds Of Eternity”, che già all’epoca suonava un po’ prog, starebbe benissimo in una setlist di questo tipo. Mentre magari una canzone più medievale, tipo “Wisdom Of The Kings” non c’azzecca molto…

E I TUOI BRANI SOLISTI PUBBLICATI COME LUCA TURILLI?
Luca: – No, no, quel vecchio progetto ormai è morto ma sono contento di aver chiuso quel capitolo solista inserendo alcune di quelle canzoni negli ultimi concerti dei Luca Turilli’s Rhapsody, cantate tra l’altro splendidamente da Alessandro Conti, presente anche in questo album di debutto in veste di corista… Ma io ho proprio cambiato ascolti, non riuscirei nemmeno più ad ascoltare i miei vecchi album. Attualmente ascolto di tutto e di piu’, adoro il metal moderno di stampo sinfonico, Within Temptation, Dream Theater, Rammstein ma anche Queen, Adele e i Muse. [aggiornato su richiesta dell’artista]

MI SPIACE, MA NON POSSO FARE A MENO DI FARVI UN PAIO DI DOMANDE SU ALEX STAROPOLI E I RHAPSODY OF FIRE, CHE SONO USCITI CON IL PRIMO ALBUM DI INEDITI CON GIACOMO VOLI ALLA VOCE. AVETE AVUTO MODO DI ASCOLTARLO?
Luca: – Pochissimo, giusto un paio di minuti di una canzone per vedere il genere, ho capito che fanno le stesse cose di prima e non ho approfondito ulteriormente.
Fabio: – Io invece ho sentito due brani.

E TI FA STRANO, FABIO, SENTIRE UNA VOCE DIVERSA DALLA TUA AL MICROFONO?
Fabio: – Preferisco non parlarne, perché potrei sembrare spocchioso e non lo sono. Mi fa strano in generale sentire delle band senza alcuni elementi storici: per esempio, al Rock In Rio ho visto una band che non avevo mai visto dal vivo, i Queen. Punto. Non continuo. Ma non perché io mi reputi chissà che, però ci sono dei casi in cui musicalmente ti dà una sensazione strana.
Luca: – Comunque tanta gente parla di competizione. Non ce n’è assolutamente, perché noi siamo una band completamente diversa. Ognuno ha il suo spazio. Noi auguriamo il meglio ad Alex e ai suoi compari, loro fanno quello che piace a loro, e noi facciamo quello che piace a noi.

ECCO, ALL’USCITA DELL’ALBUM NOI DI METALITALIA.COM ABBIAMO INTERVISTATO ALEX E, PUR SENZA VOLERSI COMPRENSIBILMENTE SBILANCIARE, QUALCHE ACCENNO ALLA VOSTRA BAND L’HA FATTO: CI HA DETTO “QUANDO DUE PERSONE NON SI SONO MAI POTUTE VEDERE PER VENT’ANNI E POI SI RIMETTONO ASSIEME… NON PUÒ CHE ESSERE IL MIRACOLO DELL’AMORE!”. VOLETE DARE UNA VOSTRA RISPOSTA A QUESTA FRASE?
Fabio: – È altrettanto strano che uno parli di guardare negli occhi una persona, mentre ti fa chiamare per due ore tutti i giorni da qualcun altro, perché non ha mai parlato con te per due anni… Comunque, noi ci siamo trovati benissimo assieme e siamo contentissimi che Holzy, Dodo e Patrice (Alex Holzwarth, Dominique Leurquin e Patrice Guers ndR) abbiano deciso di sposare la nostra causa, con un sound nuovo, evoluto, differente. Quando abbiamo iniziato li abbiamo avvertiti che sarebbe stato molto diverso, avrebbero tranquillamente potuto dirci di no, invece ne sono stati felicissimi. Siamo contenti di quello che abbiamo raggiunto e di quello che speriamo potremo fare, ma non vogliamo entrare in competizione con nessuno. Non so se il loro album è bello o brutto, se è andato bene o male: spero per loro che vada bene.

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