Under the sign of the black metal (part I)

Pubblicato il 25/02/2003

SUOMI FINLAND…

Mentre la Bora, che gelida e potente dalla Siberia arriva sino alla mia città, si abbatte come un lupo affamato sulla preda di turno, scruto il cielo notturno da una spoglia radura battuta da questo soffio mortifero. Il cielo, mare nero fatto di misteri ed infinità costellato di rocce emananti flebili luci pallide, mistico scenario solcato dal freddo sibilo del vento, mi riporta alla mente una miriade di laghi intervallata da gelide terre emerse: la Finlandia.
Le emozioni che questa terra ha saputo regalarmi (musicalmente parlando) nel corso degli anni sono state davvero tante…
Finlandia, terra scandinava e madre feconda di moltissime band estreme dell’universo metal, capace di contribuire in modo determinante all’affermarsi del black metal quale genere peculiare degli anni ’90. Dopo una prima nidiata estrema e sostanzialmente omogenea nell’attitudine, la Finlandia ha partorito una scena musicale sui generis grazie all’originalità di gruppi animati ed influenzati dai fenomeni più disparati.

LE FASI “AMORFICHE”…

Difficile, come al solito, ricostruire le fasi primordiali di un fenomeno spontaneo e alcune di esse sono destinate a rimanere per sempre avvolte nel mistero. Non è più un mistero, però, che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 tra i primi a muovere le torbide acque musicali in quelle terre furono i gruppi death metal (o gravitanti attorno alla musica estrema in genere), alcuni dei quali rimasero all’interno di questo filone mentre altri se ne discostarono piuttosto repentinamente.
Tra i pionieri ricordo i MORDICUS, ma soprattutto gli AMORPHIS.
Nati, questi ultimi, dall’unione di membri provenienti da tre band (ABHORRENCE, SOLUTION e NUXVOMICA), realizzarono il demo “Disment of soul” e quindi l’omonimo 7”, esordio discografico di una carriera in continua ascesa. Il combo di Helsinki divenne nella prima metà degli anni ’90 un  punto di riferimento all’interno del panorama death metal e col tempo seppe personalizzare il proprio approccio alla musica estrema partorendo quel capolavoro noto come “Tales From The Thousand Lakes”. Uscito per la Relapse Records e registrato nei famosi Sunlight Studios (sotto la direzione di Tomas Skogsberg), “Tales…” è un esempio magistrale di death/doom metal contaminato da altri generi musicali e da una certa melodia (grazie anche agli inserimenti tastieristici). Interessante è notare il modo in cui le tematiche per gli Amorphis assunsero una direzione peculiare: la band trainata dal chitarrista e (ottimo) cantante Tomi Koivusaari ha sentito sin dal principio la tradizione del proprio paese come qualcosa di importante tanto da prospettare nelle tematiche del loro primo full-lenght (“The Karelian Isthmus”) l’ipotetica riconquista (in chiave fantastica) della Karelia, ossia la vera culla della cultura finnica ora però fuori dai patri confini (si trova infatti nell’odierna Russia). La Karelia, la lingua nazionale (che a noi suona tanto diversa per il fatto che non si tratta di una lingua indoeuropea), il Kalevala (libro sulla tradizione e mitologia finnica preso come riferimento dagli Amorphis per le lyrics di “Tales…”), la Natura (tanto affascinate ed oscura quanto ostile), altro non sono che orizzonti mentali e muse ispiratrici per diverse band finlandesi sulle quali la tradizione (in tutte le sue sfumature) continua ad esercitare un’attrazione dominante.

BEHERIT, …AND OCEANS

Sempre alla fine degli anni ’80, sotto i raggi di una luna funerea, molte band estreme erano in procinto di divulgare il loro verbo malsano e anticristiano. Mi riferisco, in particolar modo, alla black metal cult band di Rovaniemi, i BEHERIT. Fautori prima di tre demo, di cui lo storico “Demonomancy” e poi dell’indimenticabile debutto “The Oath Of Black Blood” (esempio estremo di blasfemia sonora), i Beherit non furono soltanto i padri della scena black metal finnica, ma furono pure tra i primi a tracciare nuovi sentieri verso quell’universo sonoro (oggi tanto in auge) che abbina la freddezza del black metal più misantropico al gelo sonoro dato dal mondo inanimato delle macchine (dai synth alle drum-machine). Fu il loro album “H418 ov21.C” a contribuire alla svolta in chiave futuristica del black metal. Glaciali riff di chitarra dal suono tagliente innestati su sound inanimati messi a disposizione dalla tecnologia, questi i nuovi orizzonti aperti da gruppi coraggiosi come i Beherit in tempi in cui osare significava spesso perdere credibilità.
Apro una parentesi sui gruppi locali che, in un secondo momento, seguirono questa scia: i DIABOLOS RISING, creazione sperimentale e blasfema del leader degli Impaled Nazarene Mika Luttinen e di Vampyr Daoloth dei greci Necromantia. I LEGENDA (nati per iniziativa di Kimmo Luttinen, uscito dagli Impaled Nazarene capitanati dal fratello Mika) dal sound pesante, gelido ma allo stesso tempo atmosferico. Il gruppo di Kimmo ha esordito con un discreto “Autumnal”, lavoro dai ritmi cadenzati che rievoca lo spettro malvagio dei primi Samael. Maggiormente coinvolti da suoni futuristici sono senz’altro gli …AND OCEANS dell’ultimo periodo. Abbandonata la strada del black metal sinfonico per lanciarsi verso nuove, tecnologiche sonorità, con l’album “AMGOD”, gli AO ricordano a tratti i riff accattivanti e gli inserti di synth usati dai The Kovenant, piuttosto che le sonorità più ostili sfruttate dagli ultimi Satyricon o Dodheimsgard.

IMPALED NAZARENE

Tornando a parlare delle band storiche della terra dei laghi, ecco uno dei gruppi fondatori del black metal finnico, i controversi, odiati, pazzi IMPALED NAZARENE. Nati per volere di membri provenienti dai MUTILATION (i fratelli Luttinen) e dagli ASPHIXIATION , gli IN furono estremi e irriverenti sin dal loro primo, storico demo del ’91 “Taog Eht Fo Htao Eht” (da leggersi al contrario!). Iconoclasti e dissacranti, gli IN suonarono live per la prima volta a Kempele facendo da apripista ai Beherit! “Una band estrema necessita di atteggiamenti estremi”, è questo il pensiero di Mika che ci fa capire come mai ai loro primi concerti gli IN si presentassero sul palco nudi e ricoperti di sangue infastidendo più di qualche benpensante. Dopo oscuri e sempre personali lavori  “Tol Cormpt Norz Norz Norz” (che tradotto significa qualcosa come ‘saremo tutti 666’!), “Ugra Karma” (le cui lyrics sono scritte in lingue differenti poiché il cantante Mika sostiene che “Questa iniziativa altro non è che un esperimento inteso come una sorta di sfida con me stesso e contemporaneamente motivo di crescita espressiva”) e “Suomi Finland Perkele”, il gruppo ha cambiato la propria musica trasformandola in “nuclear metal” (come la definiscono loro). Pur avvicinandosi ad una certa attitudine compositiva punk-oriented, la loro musica suona sempre estrema (e rimane sempre presente la predisposizione nichilista del combo) così come estremi sono sempre rimasti i loro testi (da “Sadhu Satana” a “Punishment Is Absolute”, e si potrebbe continuare ancora per molto). Per capire meglio uno dei personaggi più controversi e fuori di testa della scena, è bene riportare alcune frasi “celebri” dello stesso Mika Luttinen: “Credo che la religione in tutte le sue forme sia una stronzata, ma alcuni aspetti del satanismo li trovo interessanti, altri ridicoli”. Il suo stile di vita? “Non me ne frega nulla di niente e di nessuno”. Appassionato di maschere antigas, “drogato” di sesso, interessato un tempo a tematiche quali l’Armageddon, il sesso estremo, pratiche feticiste, o anche a tematiche senza senso (come nella canzone “Motorpenis”), Mika conserva un atteggiamento provocante, un po’ istrionico, ma sempre coerente e non si abbassa a compromessi e questo lo rende un personaggio genuino sia nel bene che nel male.
Accanto ai giovani IN, altre band estreme davano sfogo alle loro emanazioni criptiche: i THERGOTHON (poi THIS EMPTY FLOW) che col demo “Fhtagn Nagh Yog Sothoth” impressero un marchio indelebile nella storia del doom metal, un lamento dai toni catacombali, catartici e ossessivi come non si era mai sentito prima.

UNHOLY, BLACK CRUCIFIXION, VINTERMESTRE, BLASPHEMOUS EVIL

Gli UNHOLY, gruppo interessante il cui primo demo risale persino all’89 e che negli anni seguenti registrò altri 3 demo dal suono marcio e dai ritmi lentissimi per poi intraprendere la strada di un doom metal avanguardistico, hanno visto la maturazione nel corso della loro carriera e le loro lyrics, durante lunghi anni di vita, hanno finito con il rappresentare, in “Rapture”, (come loro stessi affermano) “una particolare condizione mentale, l’estasi; l’uomo diventa capace di tutto quando concepisce contemporaneamente la sua più cupa e luminosa espressione. Questa condizione è una sorta di mito che bisognerebbe imparare e conoscere”. Il loro viaggio verso l’espressione musicale estatica continua tutt’ora.
Alfieri di questo filone musicale furono anche i BLACK CRUCIFIXION che però in seguito divennero i PROMETHEAN, allontanandosi da sonorità estreme anche se pur sempre sperimentali. Tornando al black metal tradizionale, quegli stessi primi anni ’90 furono percorsi da altri gruppi pronti a sfogare la furia iconoclasta che li animava. Lontani da qualsiasi fonte luminosa si muovevano i BELIAL, i MORNINGSTAR, i MYTHOS (tutt’ora ancorati alle profonde radici del death/thrash), i THROM DARR, autori nel ’92 di “As A Wind Cries”; sempre durante quello stesso anno venne poi battezzata la conversione alla nera fiamma dei BLACK DAWN (in seguito NOCTURNAL FEAST), le cui ceneri in seguito alimentarono la nascita nel ’95 degli …AND OCEANS.
Segnalo ancora un gruppo che calca le lande ghiacciate già da un decennio, i VINTERSEMESTRE, black metal senza fronzoli, semplice ma efficace e qualitativamente di livello medio-alto.
Per concludere questa prima parte dedicata alle band cosiddette “storiche” del panorama finnico, ecco due nomi fondamentali non solo per il black metal locale, ma per quello mondiale: i Pest e gli Horna.
I PEST, anche se purtroppo si sono sciolti, continuano con il loro spirito a vagare nei corpi dei BLASPHEMOUS EVIL, nuova reincarnazione del maligno. Ciò non toglie che questo gruppo abbia lasciato un marchio indelebile nella storia del black metal, visibile in quei piccoli capolavori di arte nera quali “Towards The Bestial Armageddon” e “Hail The Black Imperial Hornsign”.

HORNA

Giungiamo così agli HORNA, cavallo di razza uscito dalle scuderie della tedesca Solistitium (ora Millenium Music), piccola casa discografica dall’innato talento nello scoprire band validissime del calibro di Perished e Thy Grief, tanto per citarne alcune. ‘Pure unholy black metal music’ suonata con perizia, qualità e in pieno stile norvegese (quello degli albori) con l’aggiunta di un tocco old style (Hellhammer, Venom e Celtic Frost); il gruppo inoltre sembra animato da una ferocia satanista che funge da stimolo, ed il tutto è sorretto da un’attitudine veramente estrema. Gli Horna sono una band attivissima e molto produttiva (numerosi 7”, il 10” “Perima Vihassa Ja Verikostossa” e quattro full-lenght), i cui membri sono presenti in diversi side-project – ma questo è un altro capitolo. L’attitudine “true” degli Horna si riflette nelle loro parole: “Il vero black metal deve essere supportato da un approccio satanico e macabro nei testi e la musica ne deve essere un oscuro riflesso; la musica quindi è un aspetto differente delle nostre personalità e riflessioni. La nostra filosofia di vita può essere, semplificandola, ‘facciamo ciò che vogliamo’ poiché noi sosteniamo meno limitazioni, un nuovo ordine sociale, l’abbandono del cristianesimo e lo sterminio della razza umana”…pure fucking extreme attitudes!

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