A cura di Matteo Cereda
Non accadeva dal lontano 1988 (“Keeper Of The Seven Keys Pt.II”), che Kai Hansen e Michael Kiske si ritrovassero insieme in uno studio di registrazione per dar vita ad un vero e proprio full-length. All’epoca ne uscì senza mezzi termini un capolavoro che cambiò in qualche modo gli standard di un certo tipo di heavy metal, poi furono solo sporadiche collaborazioni più o meno riuscite. In questi vent’anni i tempi sono cambiati e così i musicisti in questione, con il chitarrista da sempre fedele scudiero della scuola power-classic metal impegnato con i suoi Gamma Ray e il cantante da poco rientrato in ambito (hard) rock dopo una serie di scorribande pop pseudo-soliste. In tanti si saranno chiesti cosa aspettarsi dalla ri-unione di queste icone della musica metal, avvalorata dalla presenza di colleghi di sicuro talento quali Dannis Ward al basso, Kosta Zafiriou alla batteria e Mandy Mayer alla chitarra. Un nuovo capolavoro? La delusione dell’anno? Un disco dei Gammary con Kiske alla voce? O forse i Place Vendome con Kai Hansen alla chitarra? Finalmente siamo arrivati al dunque, “Unisonic” sta per sbarcare sugli scaffali dei negozi (per l’occasione concedetemi l’anacronismo), e noi in anteprima vi raccontiamo le prime impressioni di questo ritorno!
UNISONIC
Michael Kiske – voce
Kai Hansen – chitarra
Dannis Ward – basso
Kostas Zafiriou – batteria
Mandy Meyer – chitarra
UNISONIC
Data d’uscita: 30/03/2012
Etichetta: EarMusic/Edel
1-UNISONIC
Si parte su ritmiche accelerate con questo pezzo omonimo, già edito da tempo, basato su sonorità metal melodiche caratterizzate da una doppia cassa blanda. Non mancano i riferimenti ai primi Helloween, soprattutto nel bridge che apre ad un ritornello scarno e invero piuttosto ripetitivo. Non possiamo parlare di una gran ricerca melodica, ma il tiro non manca di certo.
2-SOUL ALIVE
Mid-tempo di stampo hard rock, anch’esso già edito e convincente sin dai primi ascolti. La strofa è dinamica, ma a colpire nel segno è il refrain principe, questa volta incentrato su una linea vocale più elaborata. Da segnalare anche il break centrale rallentato, in mezzo ai due soli di chitarra, in cui un Kiske decisamente espressivo spazia su diversi registri tonali con grande naturalezza. Non dispiacciono nemmeno gli atmosferici inserimenti di tastiere in grado di rendere il sound più profondo ed elegante, rimandando a certe soluzioni già colte nel repertorio dei Place Vendome.
3-NEVER CHANGE ME
Kai Hansen mette la firma su questo pezzo con un giro “allegrotto” tipicamente suo che costituisce il tema portante della canzone. La strofa è rilassata, dalle tinte pop, con un Kiske positivo sui bassi, mentre il bridge è tutto ad appannaggio del singer tedesco, liberato da qualsiasi forma di arrangiamento strumentale, ideale per aprire al ritornello frizzante e divertente incentrato su standard melodic metal. L’effetto è immediato e non servirà un secondo giro di ascolti per ritrovarvi a canticchiare una linea vocale che sprigiona positività da tutte le note.
4-I’VE TRIED
Un mid-tempo dinamico, ottimamente supportato dall’egregio lavoro ritmico del duo Dennis Ward-Kosta Zafiriou, che unito agli eleganti arrangiamenti delle chitarre, riporta nuovamente alle sonorità AOR oriented dei Place Vendome. Oltre al succitato dinamismo, a rendere il pezzo gradevole, ci pensano scelte melodiche azzeccate con un Kiske decisamente votato agli alti.
5-NEVER TOO LATE
Nuovamente lo zampino di Kai Hansen sembra imperversare su questa canzone diretta e dall’umore altamente positivo. Non mancano i riferimenti al passato in questo caso, e nella fattispecie notiamo rimandi a “Heaven Can Wait” nella strofa e “I Want Out” nello special centrale. Il ritornello invece è, tanto per cambiare, ispirato e memorizzabile sin dal primo ascolto, promettendo grande coinvolgimento in sede live.
6-RENEGADE
Gli Unisonic mantengono fede al percorso stilistico sin qui intrapreso su questo debutto, con un pezzo che riprende sonorità più moderne ed hard rock oriented. Il riff in apertura si presenta groovy e ribassato, come non avevamo ancora sentito, così come il cantato di Kiske appare variegato su diversi registri tonali. Registriamo anche in questa occasione linee vocali ben confezionate, capaci di garantire alla canzone il giusto appeal melodico.
7-MY SANCTUARY
Un hard rock frizzante giocato su un riff semplice ma molto efficace che domina una strofa incalzante. Con il bridge gli Unisonic sembrano tirare il fiato aprendo le chitarre, un modo non proprio innovativo ma ben riuscito per lanciare il refrain portante contraddistinto da una buona linea vocale sufficientemente ricercata, in cui Kiske parte alto per poi modulare sui medi nella seconda parte.
8-STAR RIDER
Un’altra traccia di grande impatto, graziata dal magnifico ritornello corale, che non mancherà di coinvolgere intere platee dal vivo. Il ritmo è quasi marziale, mentre il cantato di Kiske, incentrato sugli alti, si erge in tutta la sua potenza per la gioia dei nostalgici.
9-WE RISE
La penultima traccia del disco segna un ritorno su sentieri tipicamente heavy metal con un riffing più pesante e ritmiche accelerate, non immuni da passaggi in doppia cassa. Il ritornello tuttavia si mantiene ancora su tempi medi, regalando ancora emozioni dal punto di vista melodico, grazie alle semplici linee interpretate alla grandissima da Kiske.
10-NO ONE EVER SEES ME
Non potevano che essere le dolci note di una ballata a congedarci dal debutto degli Unisonic. Dunque spazio alle chitarre pulite ed alle orchestrazioni ad accompagnare un Kiske in grande spolvero, su linee vocali che invero rimandano un po’ a quella “Feed My Stone” del suo omonimo disco solista.


