Articolo a cura di Andrea Raffaldini
A breve li vedremo calcare il palco del Metalitalia.com Festival 2013, ma quale modo migliore di ingannare il tempo che ci separa dal loro show che proporre una succulenta anteprima di “Electric Punishment”, la nuovissima fatica partorita dalla mente di Geoff Thorpe e compagni? Gli americani, seppure non ne abbiano bisogno, si confermano una delle formazioni portabandiera dell’heavy metal old school di matrice americana, il loro sangue ribolle di energia e vitalità, qui tradotte in pezzi diretti, violenti e senza compromessi. Nessun arzigogolo, nessun virtuosismo, nessuna svendita alle logiche di mercato. Volete musica metal? I Vicious Rumors sono la band giusta per voi.
Data di pubblicazione: 29 aprile 2013
Etichetta: SPV
I AM THE GUN – 06:03
Note lente e glaciali aprono il brano che, dopo una manciata di secondi, esplode in tutta la sua furia assassina. Geoff Thorpe e Thean Rasmussen macinano riff su riff, mentre il cantato sporco di Brian Allen tesse linee vocali corrosive. Il ponte ci ricorda sonorità vicine ai Megadeth, ma con l’esplosione del ritornello la personalità indiscussa dei Vicious Rumors torna a spiccare. La parte centrale di “I Am The Gun” rallenta e lascia spazio ad un lungo ed ispirato assolo, prima di ripartire con la stessa rabbia di prima. Come brano di apertura non si può chiedere di meglio, “I Am The Gun” è una mazzata sui denti.
BLACK X LIST – 04:26
Con “Black X List” i Vicious Rumors salgono in cattedra ad insegnare a tutti gli sbarbatelli degli ultimi anni cosa significa suonare heavy metal. Allen è in gran spolvero, alterna acuti halfordiani a litanie macabre degne del più marcio King Diamond, per tornare infine sulle sue classiche coordinate stilistiche. Su questo brano veloce, sono proprio le linee vocali a dare la giusta atmosfera, in quanto se cantato diversamente ci troveremmo di fronte ad un brano lineare e scontato. Ottima scelta.
ELECTRIC PUNISHMENT – 06:09
La lunga title track (oltre sei minuti) rallenta la velocità d’esecuzione, ma raddoppia la sua pesantezza: la chitarra di Thorpe suona quadrata e cadenzata, insieme ai poderosi colpi di Larry Howe dietro alle pelli. Questa struttura di accordi viene portata avanti per tutta la canzone, ripetutamente, fino a quando una brillante chitarra solista spezza il ritmo con una piccola dose di melodie. “Electric Punishment” sarebbe perfetta se durasse un minuto in meno; dall’ascolto ci sembra invece che i Vicious Rumors abbiamo voluto tenerla un po’ troppo lunga. Scelta libera, certo, ma che ha finito per appesantire il risultato finale.
D-BLOCK – 03:45
La rabbia dei Vicious Rumors è incontenibile. “D-Block” si colloca a metà tra lo speed metal ed il thrash: gli americani spingono al massimo sulla tavoletta dell’acceleratore, riuscendo in poco più di tre minuti a vomitare sull’ascoltatore un quantitativo impressionante di rabbia e adrenalina. “D-Block”, suonata dal vivo, potrebbe risultare altamente pericolosa, perché sulle note di questo brano è d’obbligo il pogo più scatenato ed incontenibile. Dopo oltre trent’anni di carriera i Vicious Rumors possiedono ancora energia da vendere e riescono a suonare più violenti di gran parte dei colleghi in circolazione. Di sorprese non ce ne sono, solo la certezza di trovarsi di fronte ad un muro corazzato innalzato a suon di riff ed heavy metal.
ESCAPE (FROM HELL) – 06:56
Tempo di melodie ed atmosfere per riprendere fiato dopo la prima parte di “Electric Punishment”. “Escape (From Hell)” si presenta come lento dalle strofe lente e toccanti, ancora una volta interpretate magistralmente da Brian Allen. Con l’avvicinarsi del ritornello, le chitarre salgono di intensità fino a trasformare il brano in una power ballad decisa, ma passionale ed ispirata. Spesso e volentieri questo tipo di canzoni suonano in modo piatto e già sentito, rivelandosi dei meri riempitivi. Non è il caso di “Escape (From Hell)”, che per intensità diventa uno dei momenti più ispirati del disco. Nella parte finale i Vicious Rumors accelerano come di consuetudine, per creare la giusta tensione smorzata dall’assolo conclusivo.
DIMESTORE PROPHET – 04:26
Dopo il precedente momento melodico, è tempo per il martello di battere nuovamente sull’incudine. “Dimestore Prophet” parte in quarta a suon di acuti halfordiani. Heavy metal tradizionale per un brano destinato a far rivivere le atmosfere degli anni Ottanta. Non particolarmente brillanti per inventiva, i Vicious Rumors preferiscono andare sul sicuro con ciò che sanno fare meglio. “Dimestore Prophet” non raggiunge picchi di intensità particolarmente alti, ma si mantiene su livelli discreti. Di certo furia ed adrenalina non mancano.
TOGETHER WE UNITE – 03:35
Su “Electric Punishment” non poteva mancare un inno al metallo, alla fratellanza e all’amore per la nostra musica preferita. “Together We Unite”, titolo emblematico, si concretizza come anthem epico e maestoso, dalle melodie se vogliamo abbastanza ruffiane, ma in grado di farci alzare il pugno al cielo in nome dell’heavy metal. La canzone è la più frivola e leggera del disco, ma riesce a far breccia nel cuore di ogni metalhead che si rispetti. Pensata per esaltare il pubblico dal vivo e farlo cantare a squarciagola.
ETERNALLY – 04:46
Con “Eternally” i Vicious Rumors compiono il loro primo e palese passo falso. Lento e cadenzato, questo pezzo suona scialbo ed insipido. Per la prima volta le parti vocali non propongono nulla di interessante, le melodie sono contenute e banali, la potenza é tenuta a freno in una canzone anonima e poco riuscita. Filler, riempitivo…non troviamo altro modo per etichettare questo scivolone da parte della band. Fortuna vuole che il minutaggio sia breve, la fine arriva in un batter d’occhio.
THIRST FOR A KILL – 04:43
Grazie al cielo i Vicious Rumors si riprendono con “Thirst For A Kill” e tornano ad affilare le loro spade. Metallo veloce ed energico insieme a lunghe cavalcate compongono un brano lineare, diretto ed uguale dall’inizio alla fine, che fa dell’impatto il suo punto di forza. Rispetto alla prima parte del disco, la formazione americana sembra essersi un po’ rilassata, perché in questi ultimi minuti di ascolto la ‘frizzantezza’ è andata pian piano smorzandosi.
STRANGE WAYS – 03:24
Il discorso iniziato su “Thirst For a Kill” continua con la conclusiva “Strange Ways”, cover dei Kiss nonchè mid tempo non proprio brillante che serve per rimpinguare il minutaggio del disco. Un ritornello praticamente assente e strofe spente scrivono la parola fine su un disco che, dopo una partenza in grande stile, si è smorzato nell’ultima volata verso il traguardo. Peccato, perché i Vicious Rumors in mano possedevano tutte le carte vincenti in grado di confezionare un capolavoro degno dei tempi d’oro.

