A cura di Luca Filisetti.
VIRGIN STEELE
"THE BLACK LIGHT BACCHANALIA"
SPV/Audioglobe
In uscita il 27/10/2010
L’opener riporta l’orologio indietro di qualche anno, ai tempi dei due ineguagliabili "The Marriage Of Heaven And Hell". Il brano é un mid upper tempo di puro power heavy americano, filtrato sotto l’ottica tipica dei Virgin Steele. L’epicità non é ancora ai massimi livelli, ma é comunque presente. Da segnalare alcune buone armonizzazioni chitarristiche, un buon assolo di Ed Pursino e un David DeFeis molto misurato nella sua interpretazione. Buon inizio, seppure il brano sia troppo lungo e ripetitivo.
Il ritmo e l’incedere della strofa portante sono presi di peso dal songbook degli Slough Feg, quindi la matrice é quella heavy epic. Il ritornello é melodico ma tutt’altro che scontato. Per i primi minuti la traccia si sviluppa su di un mid tempo discretamente complesso, poi sale in cattedra la sei corde di Pursino ed il brano si metallizza di colpo. Iniziano a prendere corpo anche le tastiere di DeFeis. Molto buono il crescendo d’intensità, aletrnato a melodie portanti tutto sommato non distanti dal prog.
Traccia breve, molto epica e cinematografica, decisamente coinvolgente e che rimanda ad una rivisitazione in chiave contemporanea della prima fase della carriera dei Virgin Steele. Nonostante importanti aperture melodiche, la struttura del brano é decisamente compressa, in contrasto con l’ariosità alla quale la band ci aveva abituati da anni. DeFeis non eccede mai nell’interpretazione, nonostante la presenza di cori peraltro mai troppo pacchiani.
Dopo una breve intro molto epica ci troviamo davanti ad un mid tempo dalle ritmiche semplici e classiche ma dalle linee vocali ariose, sostenute da un pianoforte splendido. Nel refrain ritroviamo l’indole epic pomp rock dei Virgin Steele. Squarci di heavy epic mutuati dal primo "Marriage" si alternano a partiture più complesse e meditate. DeFeis insiste sugli acuti, con risultati ottimi. Brano a suo modo struggente ed evocativo.
Power ballad piuttosto virile, che evita smancerie e sdolcinatezze. Il lavoro del pianoforte rimanda alla scena progressive; l’epicità non viene a mancare, anche se viene espressa in maniera più delicata e soffusa. Pursino evita ogni tipo di masturbazione strumentale, risultando concreto e toccante come non mai.
Anche in questo brano si assiste ad una sorta di riscrittura delle partiture dei due "Marriage" in chiave più progressiva e con un minore utilizzo dell’epicità. Meravigliosa a questo proposito la semplicità con la quale vengono introdotti bridge e chorus; lo stesso ritornello é di quelli vincenti, con un DeFeis che utilizza le sue tonalità più alte, come sempre senza strafare e con un senso della misura che é proprio dei grandi. Nel complesso il brano ha un’indole piuttosto solare, fermo restando la complessità degli arrangiamenti. Grandissime alcune accelerazioni ritmiche sul finire di canzone.
Inizio e finale sono di chiara matrice Savatage, ammantati di un mood oscuro. Il brano si evolve poi in uno straordinario epic prog come solo i Virgin Steele sanno scrivere, alternando delicatezza, grazia e pesantezza. Un cambio di ritmo introduce alla parte centrale di canzone, dove DeFeis istrioneggia accompagnato dalle tastiere in chiave solista. Assolo fantastico di Pursino, all’uscita del quale il brano torna ad essere molto cupo ed epico. Gli ultimi minuti sono entusiasmanti, con continue battaglie tra tastiere e chitarra e un DeFeis evocativo come non mai: puro heavy epic metal! Dopo una parte più controllata per sole voci e tastiere, questo capolavoro termina così come era iniziato. Stupendo!
Mid tempo roccioso ed insinuante, come sempre ricco di aperture melodiche che però stavolta riescono solamente a scalfire la corazza ritmica. Ci troviamo davanti ad un ibrido tra "Invictus" e "The House Of Atreus", con l’ago della bilancia che pende a favore del primo. Bellissimo e molto teatrale il periodo centrale, dove tra un gran lavoro di chitarra e tappeti di tastiere, i nostri trovano una quadratura del cerchio tra la seconda e la terza fase della loro carriera. Brano sempre in bilico tra semplicità estrema e complessità degli arrangiamenti e delle sovrastrutture.
Breve ballata per piano e voce, con gli altri strumenti ridotti al ruolo di mero accompagnamento. La canzone non brilla certo per originalità, ma probabilmente in mano altrui si sarebbe risolta in un inascoltabile polpettone. Ottima prova di DeFeis comunque. Da segnalare solamente una certa magniloquenza nel finale che nobilita il brano.
Roccioso mid upper tempo di heavy a stelle e striscie, sopra il quale DeFeis accarezza le orecchie degli ascoltatori con una performance piuttosto morbida ma eccellente. Molto presenti melodie di matrice pomp prog che contrappuntano le spigolosità del brano. Pursino partorisce un paio di riff eccezionali! Il break centrale, una sorta di preghiera, fonde in sè il titanismo dei due "Atreus", un certo barocchismo mutuato da King Diamond e dei passaggi non distanti dalla musica classica ottocentesca. Se si aguzza l’orecchio si noteranno certo le influenze dei Savatage e dei Crimson Glory più riflessivi, quelli di "Astronomica". Dopo l’assolo un meraviglioso groviglio inestricabile di chitarre, voci e tastiere ci reintroduce al bridge e al ritornello e, successivamente al veloce finale del brano.
Brano molto delicato, fatto di melodie leggere ed eteree di matrice pomp prog. Tutto é giocato sui toni acuti di DeFeis e su passaggi quasi allegri se paragonati al resto dell’album. La traccia é decisamente spiazzante, forse ci si aspettava un’uscita più energica, ma brilla comunque di luce propria. A livello stilistico (ma non attitudinale) é l’episodio che più si allontana dai canoni medi dei Virgin Steele.

