Speciale a cura di Alessandro Corno
Nel 2009 il rientro di Fabio Lione alla voce dei Vision Divine aveva portato alla realizzazione di “9 Degrees West of the Moon”, un album appena discreto che a detta di chi scrive non regge il confronto con i lavori precedenti, soprattutto quelli con Michele Luppi alla voce. Oggi invece la band del chitarrista Olaf Thorsen e tra le formazioni italiane più seguite in ambito power progressive metal ha tre anni in più alle spalle nei quali il reintegro di Fabio sembra essersi consolidato al meglio, dando vita al nuovo “Destination Set To Nowhere”. Il lavoro è basato su un concept futuristico che sommariamente può essere descritto come il viaggio di alcuni umani alla ricerca di un nuovo pianeta dove sfuggire al degrado socio politico della Terra. Una ricerca della serenità che dovrà fare i conti con la natura umana stessa, la quale inevitabilmente porterà sul nuovo pianeta al medesimo degrado da cui i viaggiatori erano fuggiti e da cui saranno costretti a fuggire nuovamente verso una destinazione ignota Il disco, di cui Metalitalia.com vi offre questa descrizione traccia per traccia, pare avere tutte le carte in regola per dare un nuovo slancio ai Vision Divine. Come al solito l’articolo non è una recensione definitiva, per la quale ci riserviamo ancora qualche ascolto.
Etichetta: earMUSIC
Data di pubblicazione: 14 settembre 2012
www.visiondivine.com
01 – S’ IO FOSSE FOCO – 1:51
Una bella intro sinfonica predominata da arpeggi e tastiere con narrazione della celebre poesia di Cecco Angiolieri, “S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo”, dalla quale il brano prende il nome.
02 – THE DREAM MAKER – 05:03
Prima vera canzone del disco è una composizione variegata che alterna parti tirate in doppia cassa e frammenti in cui il riff e i ritmi si fanno più complessi o “progheggianti” a rallentamenti con aperture melodiche su cui il cantato di Fabio Lione si fa più delicato. Il ritornello con cui culmina il brano non è dei più di presa del lavoro. Un discreto pezzo d’apertura che prepara alle successive, e almeno ai primi ascolti più convincenti, tracce. Da sottolineare una produzione dai suoni puliti e potenti, probabilmente la migliore di cui i Vison Divine hanno mai potuto disporre.
03 – BEYOND THE SUN AND FAR AWAY – 03:58
Altro brano in cui troviamo un’alternanza tra parti dall’umore differente. Qui la band opta per strofe lente dalle atmosfere rarefatte e ritornelli immediati sostenuti da una blanda doppia cassa. La melodia della linea vocale è sempre molto accessibile e l’interpretazione di Fabio non fa una piega, prodigandosi anche di una notevole dimostrazione di potenza nel finale. Buona anche la parte centrale solista a cura di tastiera e chitarra.
04 – THE ARK – 05:42
Forse il pezzo che a un primo ascolto cattura di più l’attenzione per via del suo melodicissimo e arioso ritornello che resta in mente da subito. Le cupe atmosfere che accompagnano l’inizio del brano sono infatti solo la conferma che la band nel corso di ogni pezzo punta spesso sulle già citate variazioni di ritmi e umori. Molto melodico e quasi malinconico il primo solo di chitarra nel break a centro brano, ben contornato da un tappeto di tastiere che portano ad una seconda, e questa volta virtuosa, parte solista di tastiera e chitarra prima della reprise finale del ritornello.
05 – MERMAIDS FROM THEIR MOONS – 05:23
Pezzo già diffuso come anteprima e che si colloca a un livello qualitativo buono ma non tra i migliori del lavoro. Anche qui è il ritornello con la sua melodia catchy a farla da padrone. Per chi ancora non lo avesse sentito, il brano consiste in un mid tempo dalle strofe con riff più aggressivo e cantato potente leggermente sporcato a cui si accostano le aperture dei ritornelli. Su di essi la linea vocale è più ariosa e contornata dalle backing vocals in tono più basso tipiche dei Vision Divine con Lione al microfono.
06 – THE LIGHTHOUSE – 04:38
Il pezzo più prettamente power metal del lotto. Riff veloce e doppia cassa guidano un sound di derivazione Stratovarius, Labyrinth o brani più tirati dei Vision Divine del primo omonimo album. In un pezzo del genere il ritornello non poteva che essere dinamico e di facile presa. Un buon episodio che piacerà soprattutto a chi ama la vena power e meno prog del gruppo, anche se in certi frangenti, come sui veloci scambi solisti tra tastiera e chitarra, non brilla di originalità.
07 – MESSAGE TO HOME – 06:17
Il primo e convincente lento del lavoro. Melodia malinconica affidata alla chitarra, sottofondo di piano e cantato delicato ed espressivo. Ottima interpretazione vocale e ritornellone diretto e cantabilissimo. Il brano a metà cambia pelle per qualche attimo con una momentanea accelerazione che precede una melodica parte solista di chitarra, preludio alla reprise del ritornello. Classico lento il cui chorus dal vivo farà cantare il pubblico.
08 – THE HOUSE OF THE ANGELS – 05:11
Si cambiano coordinate con questa traccia dal riffing più aggressivo a cui si associa un cantato a tratti sporco. Non ci si aspetti però un pezzo diretto e semplce, perchè un primo break improvviso porta la strofa al lento e soave bridge che introduce il ritornello. Quest’ultimo, non tra i più diretti del disco, vede invece il rientro di una ritmica in doppia cassa lineare. A centro brano la parte più progressive power nella quale, accanto a un’ottima prestazione della sezione ritmica, sono presenti i virtuosismi di chitarra e tastiera.
09 – THE SIN IS YOU – 04:38
Uno dei pezzi più catchy e melodici del lavoro. In certi frangenti di questo mid tempo tastiere e melodie di piano ricordano gli Amorphis più orecchiabili degli ultimi album, tanto per dare un’idea. Anche qui il ritornello è molto accessibile e tra i migliori sentiti sull’album.
10 – HERE WE DIE – 04:15
A fare da contrappeso al precedente pezzo ci pensa il brano più aggressivo del lavoro, un up tempo dal riffing thrashy e con voce sporcata sulle strofe. Il ritornello è invece di nuovo immediato, caratterizzato da un’apertura ariosa con maggior presenza di tastiere e cantato pulito.
11 – DESTINATION SET TO NOWHERE – 04:17
Lento che riprende l’arpeggio di “S’io Fosse Foco” e che fa praticamente da outro. Bella la leggera e triste melodia della linea vocale accompagnata da un malinconico sottofondo di piano. Molto melodico anche l’assolo di chitarra che a sua volta richiama alla melodia principale del brano.

