VUUR – Il nuovo “In This Moment We Are Free – Cities” traccia per traccia!

Pubblicato il 26/09/2017

A cura di Carlo Paleari

L’infaticabile Anneke Van Giersbergen nel corso degli anni ci ha regalato un notevole numero di album e collaborazioni, ma recentemente la cantante olandese ha deciso di focalizzarsi su due diversi aspetti della sua arte. Da una parte la carriera solista, nella quale può esprimere il suo lato più delicato e minimale, con composizioni acustiche ed eteree; dall’altra, invece, il rinnovato amore per l’heavy metal, riemerso anche grazie alla collaborazione con Devin Townsend e Arjen Lucassen. Una volta conclusa la parentesi dei Gentle Storm, infatti, Anneke ha deciso di dare vita ad una nuova band; non un progetto estemporaneo, ma una vera e propria band con la quale dare sfogo alla sua vena creativa. Nascono così i Vuur e, oggi, abbiamo il piacere di presentarvi in anteprima una panoramica sul loro album di debutto, “In This Moment We Are Free – Cities”, che verrà pubblicato il 20 Ottobre dalla InsideOut Music e che rappresenta un viaggio attraverso alcune delle città che più hanno toccato la cantante nel suo girare intorno al mondo.

VUUR
Anneke Van Giersbergen – voce
Jord Otto – chitarra
Ferry Duijsens – chitarra
Johan Van Stratum – basso
Ed Warby – batteria

IN THIS MOMENT WE ARE FREE – CITIES
Data di uscita: 20 Ottobre 2017
Etichetta: InsideOut Music
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01. MY CHAMPION – BERLIN (07:36)

L’apertura di “In This Moment We Are Free” è rappresentata da un brano dalle tinte oscure e plumbee che ci aiuta a stabilire le coordinate stilistiche entro le quali si va a muovere il debutto dei Vuur. Un riff pastoso e pesante ci introduce nella capitale tedesca mentre la chitarra solista disegna una melodia più liquida, appoggiata su un tappeto di tastiere. Dopo quasi un minuto e mezzo appare come un fantasma la leggiadra voce di Anneke e subito il brano svolta su un alternarsi di luci ed ombre che saranno tema portante dell’intero album, con la base strumentale grave e drammatica a fare da contrappunto alle melodie angeliche, soavi e al tempo stesso piene di forza, cantate da Anneke. Il ritornello si apre su una melodia epica dal sapore malinconico costruita in maniera eccellente, alternandosi a strofe più articolate e progressive, dettate dall’incedere delle chitarre e da cambi ritmici che permettono al brano di respirare nei suoi sette minuti e mezzo di durata.

02. TIME – ROTTERDAM (06:40)

Ci si sposta ora nella patria di Anneke con il brano dedicato alla seconda città dei Paesi Bassi: le atmosfere restano cupe e l’intero brano viene fortemente caratterizzato dal riff principale della chitarra che scandisce il tempo con un accordo profondo e ipnotico che si ripete ossessivo, quasi a scandire lo scorrere dei minuti. Attorno a questa spina dorsale, il resto della band e la cantante intessono finezze e trame melodiche, lavorando di cesello affinché il brano possa avere uno sviluppo, senza incorrere nella monotonia. Uno degli episodi più marcatamente heavy dell’album, in cui la componente progressive retrocede in favore dell’impatto oscuro delle chitarre.

03. THE MARTYR AND THE SAINT – BEIRUT (05:35)

Una progressione di note di chitarra doppiate da una tastiera robotica e sintetica apre il terzo brano, dedicato alla capitale del Libano. La voce di Anneke si fa triste e mesta, mentre in sottofondo la musica si muove per contrasto tra ritmi sincopati ed intrecci più complessi. La linea vocale raccoglie man mano tutta la sua forza e raggiunge il climax nel crescendo epico del ritornello, che rappresenta il vertice emotivo in cui gli strumenti smettono le metaforica lotta mostrata nelle strofe per unirsi nell’accompagnamento della voce. Degno di nota anche l’interplay dei musicisti nella parte centrale e un efficace assolo di chitarra.

04. FIRE – SAN FRANCISCO (04:47)

Questa volta è un riff più morbido ad aprire le danze in “Fire”, abbassando un po’ la tensione dei pezzi precedenti, ma la vera sorpresa è ancora una volta la voce di Anneke, che compare spettrale ed eterea, si insinua su note impossibili e scivola sensuale tra gli arpeggi di chitarra, per poi tuffarsi in una picchiata liberatoria, un tuffo nel vuoto prima di risalire. Un pezzo di bravura incredibile che, indipendentemente dai gusti, mostra all’opera un’artista dalle capacità espressive impressionanti. Nella seconda metà, il brano si incupisce nuovamente e le chitarre iniziano a macinare un riff heavy dal sapore classico, firmando in questo modo uno dei brani più lineari e al tempo stesso più sorprendenti dell’album.

05. FREEDOM – RIO (06:06)

Se l’atmosfera dell’album, come abbiamo già detto, rimane generalmente ombrosa, il brano dedicato a Rio De Janeiro non poteva che essere il più luminoso. Parte come una ballad, ma nei suoi sei minuti di durata attraversa diversi stati d’animo. E’ un brano che viene descritto perfettamente anche solo dal titolo: arioso, privo di quel dolore che traspariva in altri episodi, un momento perfetto, come può essere una mattina soleggiata, piena di colore, in cui i pensieri cupi si sciolgono. “In questo momento siamo liberi”, canta Anneke, riprendendo il titolo dell’album, e dando il via ad un intreccio strumentale da capogiro che culmina nel liberatorio e gioioso ritornello. Un efficace momento di stacco, posto saggiamente a metà dell’album.

06. DAYS GO BY – LONDON (06:30)

E’ il momento di tornare nella Vecchia Europa, a Londra, e le atmosfere tornano a farsi metalliche e pesanti. Il brano si evolve su un riffing nervoso e frenetico, quasi a voler descrivere la metropoli tentacolare a cui si ispira. Il lavoro delle chitarre è particolarmente ispirato, con uno stacco di chitarra solista in apertura che dà spinta alla canzone, prima dell’apertura maestosa ed epica con la voce di Anneke sempre protagonista. Anche in questo pezzo, infatti, tutto il comparto strumentale si mette al servizio della cantante, prendendo la sua voce e costruendole attorno una cattedrale. Le trame intessute dai musicisti si fanno vorticose, ma riescono a lasciare sempre intonsa e protetta la voce, che sembra muoversi come nell’occhio di un ciclone, stabile e al sicuro, mentre tutto intorno il mondo si capovolge e i punti cardinali si confondono. Merito anche della solita capacità melodica della cantante di creare linee mai banali eppure perfettamente capaci di imprimersi nella mente dell’ascoltatore.

07. SAIL AWAY – SANTIAGO (06:01)

Una traccia che potremmo definire di ‘consolidamento’: la musica si muove nelle coordinate già descritte, con intrecci strumentali votati al progressive metal, passaggi epici e maestosi e, ovviamente, la voce sublime della cantante a far la differenza. Il ritmo è sostenuto, la melodia convincente e, sebbene la materia prima sia stratificata e mutevole, il brano risulta tra i più accessibili del lotto, quasi lineare, almeno nei termini del genere. Ciò che appare evidente, comunque, è il desiderio della cantante di creare un potente ‘wall of sound’, che si stacca nettamente dal minimalismo di molte sue uscite soliste. Laddove Anneke lavorava per sottrazione, andando all’essenza e denudando la sua voce senza sovrastrutture, ora invece il sound si fa pieno, maestoso, quasi ampolloso nella sua vastità.

08. VALLEY OF DIAMONDS – MEXICO CITY (06:25)

Chitarre elettriche arpeggiate ci introducono in questa nuova composizione che, ancora una volta, parte in maniera più dimessa, per poi gonfiarsi ed acquistare forza man mano che i minuti scorrono. Episodio dalle atmosfere più luminose rispetto alla media delle altre composizioni, vive di passaggi ariosi, con la sezione ritmica che non esagera, svolgendo un buon lavoro di accompagnamento persuasivo e lasciando giusto alle chitarre qualche momento più energico, sempre con un occhio di riguardo alla melodia, sia in fase ritmica che solista.

09. YOUR GLORIOUS LIGHT WILL SHINE – HELSINKI (05:32)

Ci si sposta nella fredda luce del Nord, accompagnati da una introduzione di archi, che fanno da preludio ad un brano dalla melodia pura e incontaminata. In questo caso la band mette un freno alle strutture più vorticose ascoltate in altri passaggi e lascia che la musica si faccia melliflua ed avvolgente. Questa volta è Anneke a regalarci qualche momento di virtuosismo puro, non tanto nel range raggiunto dalle note, quanto piuttosto nella finezza della linea vocale, che si concede qualche svolazzo, mai fine a se stesso, ma capace di dare spessore dove serve. Ottimo anche il dinamismo dato dall’intervento della chitarra solista prima dell’ultimo ritornello.

10. SAVE ME – ISTANBUL

Abbiamo detto che i Vuur non declinano il loro viaggio intorno al mondo raccogliendo la tradizione musicale del Paese visitato, ma al contrario cercando di ricostruirne l’atmosfera attraverso la loro musica e le parole, mantenendo una loro cifra stilistica. Il viaggio ad Istanbul è l’unico che fa (parzialmente) eccezione. In questo caso la melodia viene costruita su scale arabe, che non rappresentano certamente un’idea originale, ma che si sposano alla perfezione con l’atmosfera del pezzo. Allo stesso tempo, però, “Save Me” non suona come un episodio slegato nel contesto dell’album, si interseca con quanto ascoltato finora, mantenendone la coerenza e dando semplicemente una nota esotica che, ad esempio, non avevamo sentito in “The Martyr And The Saint”.

11. REUNITE! – PARIS

Come poteva essere celebrata Parigi, se non con una vena di romanticismo? “Reunite!” è una ballad che parte in maniera delicata e soffusa, con una Anneke semplicemente perfetta nel suo essere malinconica e dolce, con il suo canto che come un sussurro culla e calma l’ascoltatore. Poi – circa a metà – la canzone si allinea con lo stile dell’album, grazie ad un incedere magniloquente, con le chitarre elettriche e le tastiere a sostenere la voce in un metaforico abbraccio finale che pone il sigillo sulla prima opera dei Vuur.

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