WHITE SKULL: “Under This Flag” traccia per traccia!

Pubblicato il 26/04/2012

A cura di Andrea Raffaldini

Sono passati dodici anni da “Public Glory, Secret Agony”, l’ultimo disco dei White Skull con Federica “Sister” De Boni alla voce. Da allora la formazione capitanata da Tony Fontò ne ha passate di cotte e di crude: ben due cantanti si sono alternati al microfono, ma per la gioia dei fan, il nuovo “Under This Flag” sigla un nuovo sodalizio tra la band e la loro storica cantante. Sin dalle prime prove, il chitarrista e leader Tony “Mad” Fontò non ha nascosto la sua soddisfazione nel constatare la mancanza di ruggine ed un’alchimia ritrovata talmente forte da far dimenticare i lunghi anni di assenza da parte di Federica. Metalitalia non si è quindi lasciata sfuggire l’occasione, in attesa dell’uscita dei negozi il prossimo 14 Maggio, di offrire una succulenta anteprima dei nuovi brani.


WHITE SKULL

Federica “Sister” De Boni – voce
Tony “Mad” Fontò – chitarra
Danilo Bar – chitarra
Jo Raddi – basso
Alex Mantiero – batteria

UNDER THIS FLAG
Data di pubblicazione: 14 Maggio 2012
Casa discografica: Dragonheart Records/Audioglobe

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01. Hunted Down
  04:32
Un giro cupo di chitarra funge da intro per creare il giusto grado di tensione nell’ascoltatore. Dopo pochi secondi, gli inconfondibili riff di Tony “Mad” esplodono in una tipica manifestazione di heavy metal di scuola teutonica. Finalmente possiamo riascoltare le linee vocali sporche e graffianti di Federica “Sister”, fino all’epico ritornello corale che ci riporta alle sonorità di dischi come “Tales From The North”. Le tastiere appaiono in forma limitata nel refrain, con l’intento di gonfiare l’enfasi delle vocals. Danilo Bar non risparmia i suoi veloci assoli dal gusto sopraffino. “Hunted Down” da subito si candida come il potenziale brano di apertura dei prossimi show, energia ed adrenalina a tutto volume.

02. Bottled Mind 03:12
“Bottled Mind” si mantiene su tempi veloci, Alex Mantiero picchia la sua batteria quasi a voler sparare cannonate. Il brano richiama i migliori episodi di formazioni quali Grave Digger, senza per questo sacrificare la spiccata personalità dei White Skull. Il refrain digrignato e rabbioso fa di questo brano uno dei più diretti ed aggressivi dell’intero disco. Nessuna sorpresa, tante certezze, il teschio bianco è una conferma per gli amanti dell’heavy metal più puro ed incontaminato.

03. Red Devil  05:00
Un assolo funambolico e l’inconfondibile batteria “ad elicottero” danno inizio a “Red Devil”, fino ad annullarsi per lasciare spazio ad una strofa lenta ed atmosferica in cui spicca il cantato di “Sister”, in piena forma vocale nonostante i tanti anni di inattività. Niente paura, ben presto i nostri pestano sull’acceleratore per tuonare decibel senza remore. La parte centrale del brano è dominata da un ritornello maestoso,  zeppo di cori e gonfiato dalle tastiere dell’ex membro Alex Lucatti, che non ha mancato di aiutare la band. La produzione firmata New Sin è una conferma, ad ogni strumento viene data la giusta visibilità, senza sacrificare nessuno.

04. Lost Alone 05:19
Un mix di cori ed assoli di chitarra alzano il sipario su un brano quadrato e cavalcante. “Lost Alone” porta avanti la concezione teutonica di metallo pesante in modo ineccepibile, da promozione con lode. Ancora una volta la forza del brano risiede in un refrain ispirato e “studiato” per far cantare il pubblico durante i concerti. Danilo Bar sfoga la sua passione per gli Iron Maiden con assoli che entrano in testa sin dal primo ascolto.

05. Under Thi Flag  04:30
La title track si annuncia a suon di doppia cassa, Federica tuona rabbia pura mentre i due axe-man macinano riff su riff. “Under This Flag” suona ruvida e furente, solo nella parte centrale tornano le immancabili atmosfere epiche che fanno battere piedino e scatenare un headbanging incontrollato. La canzone ha una struttura lineare e consolidata: l’unico intento dei teschi bianchi pare quello di distruggere ogni cosa su cui passano sopra. Sulle tonalità basse “Sister” dimostra una maggiore incisività rispetto al passato. “Under This Flag” è un classico brano heavy/power metal , nonché un futuro cavallo di battaglia.

06. A.O.D.  05:09
Brano lento ed emozionante, questa ballad è costruita su intense linee vocali e su chitarre calde ed avvolgenti. Tastiere in piccole dosi supportano il sound del brano, che si candida come uno dei migliori lenti mai scritti dai White Skull. La voce di Federica, a metà tra pulito e sporco, incanta grazie ad una sentita interpretazione del testo.  La sei corde di Danilo Bar non delude, in ambito solista ha ben pochi rivali nel momento di sfoderare soli di grande impatto emotivo. Per chi scrive, “A.O.D.” verrà ricordato come uno dei migliori estratti da “Under This Flag”.

07. Prisoners Of War 05:17
Altro grande brano firmato White Skull. Potenza e melodie infarciscono strofe e ritornello, quest’ultimo suonato veloce in classico power metal style. Il ponte tra strofa e parte centrale, struggente ed emozionale, fonde rabbia ed intensità per dar vita ad un mix vincente. Ancora assoli maideniani non si fanno attendere, le chitarre si sovrappongono e si alternano in un’entusiasmante fase solista. Alex Maniero non risparmia le sue pelli e picchia come un forsennato. “Prisoners Of War”, nei suoi cinque minuti di durata, racchiude tutte le sfaccettature del sound creato dai veneti.

08. War After War  05:04
L’incipit ci presenta un mid tempo cadenzato e roccioso, mentre nei pressi del refrain i White Skull accelerano in un crescendo di intensità. “War After War” prosegue in modo lineare e diretto, si tratta di uno degli episodi più canonici del disco e non riserva sorprese. La band punta sul muro sonoro e, senza ombra di dubbio, l’obiettivo è stato raggiunto. Il finale sfuma con linee vocali evocative ed atmosferiche.

09. Nightmares 06:34
Un bordata devastante come un diretto in volto. Le cannonate di batteria scandiscono riff che si protraggono veloci e taglienti. Le tastiere, qui più presenti, ancora una volta danno una maggior pienezza al sound e all’epico ritornello. A metà brano troviamo un intermezzo dolce e struggente interpretato magnificamente da Federica, qui impegnata su linee che richiedono la voce pulita. Il finale, come da copione, riprende il refrain per terminare il brano a tutta velocità.

10. Freedom’s Not Free 03:52
Canzone molto corta, “Freedom’s Not Free” si staglia su un livello leggermente inferiore di intensità rispetto ai precedenti capitoli.  Siamo di fronte ad un’altra power track che si mantiene su tempi veloci. Tirata dall’inizio alla fine, nessuna esitazione, tanta grinta e furore.

11. You Choose  03:14
“You Choose” segue la filosofia del precedente brano, in poco più di tre minuti spara a tutto volume montagne di riff, doppia cassa e vocals sporche ed aggressive. Ci stiamo avvicinando verso la fine dell’ascolto, ma i White Skull non hanno nessuna intenzione di regalarci qualche secondo di respiro.

12. Redemption  05:09
Finale con il botto, dopo due canzoni non proprio eccelse, i teschi scrivono la parola fine ad “Under This Flag” nel modo che gli viene meglio. Strofe e refrain godono di un cantato epico supportato dagli immancabili cori. Le linee melodiche si rivelano assolutamente azzeccate e di facile assimilazione. “Sister” si trova a suo agio anche su tonalità abbastanza alte, “Redemption” farà scintille se proposta dal vivo. Siamo davvero giunti alla fine, “Redemption” non potrebbe far di meglio per dare il bentornato ad una delle formazioni più amate della scena italiana.

2 commenti
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