WITHIN TEMPTATION: The Aftermath – A Show In Virtual Reality

Pubblicato il 19/07/2021

Report a cura di Elio Ferrara

Come ormai noto, in questo periodo legato alla pandemia, soprattutto per il blocco dei concerti, diverse band si sono industriate nel trovare alternative per poter comunque arrivare al pubblico in qualche modo. Questa soluzione dei Within Temptation è in effetti alquanto particolare e probabilmente anche unica nel suo genere: “The Aftermath” (la cui prima assoluta è stata fissata per il 15 luglio) infatti non è il tipico live in streaming, perchè si tratta di un vero e proprio spettacolo registrato (probabilmente in presa diretta ma non necessariamente), che potrebbe avvicinarsi quasi a qualcosa di simile ad un lunghissimo videoclip, ma che invece presenta una scaletta vera e proprio come un concerto. Qualche minuto prima Sharon den Adel ha intrattenuto i fan con un “questions and answers” in diretta, ma puntualissimi alle ore 20 CET ecco che inizia lo show.

Per l’occasione, la band ha ideato una sorta di concept, con una voce narrante che viene visualizzata come una grande testa robotica (molto simile a quella che si intravede nel video di “The Purge”) ed è suddiviso di fatto in quattro parti, in ciascuna delle quali vengono eseguite tre canzoni, per una durata complessiva di un’ora. Da notare che i musicisti non interagiscono particolarmente tra di loro e anche quando si possono vedere vicini, sono comunque ad una distanza di circa tre metri l’uno dall’altro.
Nella prima parte, la band si trova circondata da uno scenario post-apocalittico, come se si trovasse in mezzo ad una città distrutta, tra palazzi in rovina e con attorno decine di monitor, nei quali vengono proiettate diverse immagini. Tutti i membri della band sono interamente vestiti di nero, con Sharon den Adel (che cambierà look per ognuna delle quattro parti) che indossa un lungo abito con un cinturone molto vistoso. I Within Temptation aprono le danze con “Forsaken”, in un’atmosfera cupa e con prevalenza di luci blu. In occasione di “Paradise (What About Us)”, compare sulla sommità di un grattacielo diroccato Tarja Turunen, che duetta con Sharon den Adel a distanza, mentre i loro primi piani vengono proiettati in un grande monitor alle spalle della band.
Per la seconda parte, lo scenario cambia completamente: adesso si vedono delle statue colossali e un paesaggio quasi infernale, tanto che in certi momenti si vedono delle fiamme che bruciano sotto il palco sospeso e le luci sono in prevalenza rosse. A differenza della prima parte, c’è ora solo un monitor rettangolare stretto e alto, mentre Sharon che ha un vestito diverso, in contrapposizione all’ambiente circostante, indossa delle ali come quelle di un angelo. In questa parte la band ne approfitta per proporre due dei brani più recenti, ovvero due singoli pubblicati l’anno scorso, “The Purge” e “Entertain You”.
La terza parte, è interamente caratterizzata da duetti: lo scenario è adesso più simile a quello di un pianeta arido e brullo. Dopo la solita parte narrata, tutti i membri della band adesso compaiono vestiti interamente di bianco, ad eccezione di Sharon (che lo è solo in parte) che introduce la bellissima “And We Run”, in duetto con il rapper Xzibit. A seguire, viene presentata una nuova canzone, “Shed My Skin”, dove compaiono Rudy Schwarzer e Christoph Wieczorek degli Annisokay: si tratta di un brano nel quale la band sembra voler proseguire la tendenza verso una sorta di alternative metal (qui c’è persino qualcosa di metalcore) con sonorità elettroniche, in parte inaugurata con l’album “Resist”. Potrebbe trattarsi di un’indicazione per il prossimo album, che la band conta di far uscire verso la fine dell’anno prossimo ma, a detta della cantante (chiaramente al di fuori di questo contesto), in realtà sarebbero pronte non più di tre canzoni, mentre il grosso dell’album è ancora totalmente da comporre, quindi vedremo che direzione verrà scelta. Questa parte si conclude con “Firelight”, per un duetto con Jasper Steverlinck, che è quello dove senza dubbio c’è una maggiore interazione tra i due cantanti, i quali prima si trovano su delle piccole piattaforme volanti che poi si avvicinano, finchè non si ricompongono con tutto il resto del palco, ritrovandosi così più vicini.
Per la quarta e ultima parte, gli scenari sono ormai totalmente spaziali e la band si trova a suonare in mezzo a paesaggi cosmici e miriadi di stelle. Sharon indossa uno strano copricapo rosso (sembra ricordare quasi un corallo) con un vestito dal colore sgargiante. Il brano conclusivo è “Angels”, introdotto dal piano di Martijn Spierenburg, con Sharon che per la prima volta rivolge qualche parola di saluto al pubblico andando così a concludere lo spettacolo con quest’emozionante brano.
In conclusione, “The Aftermath” è in effetti qualcosa di alquanto innovativo: da una parte c’è questo concept che ha permesso alla band di inglobare, in un certo senso, diversi brani della propria discografia, dall’altra c’è una componente visiva molto importante, che vede proiettati i musicisti appunto in questa sorta di realtà virtuale. Inutile soffermarsi sulla performance dato che, non essendo propriamente in diretta nè in streaming, non poteva che essere perfetta. Uno show in cui si mescolano con abilità realtà e finzione, tra scenari e immagini spettacolari, nel quale la band, partendo da situazioni apocalittiche, lancia un messaggio di rinascita e speranza. Magari è anche una sorta di metafora di quello che sta succedendo ma, al di là di questo, bisogna riconoscere come i Within Temptation abbiano saputo realizzare un’ora di puro intrattenimento, con un impegno e uno sforzo davvero notevoli e con risultati senz’altro apprezzabili.

Scaletta:

Forsaken
Our Solemn Hour
Paradise (What About Us)
The Purge
Entertain You
Raise Your Banner
And We Run
Shed My Skin
Firelight
The Reckoning
Supernova
Angels

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