A LIFE ONCE LOST – Sotto la Croce del Sud

Pubblicato il 06/05/2008 da
Da Philly, gli A Life Once Lost ne hanno percorsi parecchi di chilometri. Lo si vede dal piglio trasandato che hanno allo Zoe Club di Milano, dove la sala Cat House è trasformata in un grande camerino condiviso coi ragazzi degli Himsa e, per gran tempo, con gli addetti ai lavori. Il cantante Rob Meadows è il più trasandato di tutti forse, con quella barba lunga e gli occhiali tondi che coprono un viso ancora giovane ma non nascondono gli occhi vivaci. Di certo la persona riflessiva e del tutto propensa nel promuovere la sua band ai microfoni della stampa è lontana dall’animale visto poche ore dopo sul palco, ma anche nel lavoro di pubbliche relazioni traspare un’enorme passione, consapevole tra l’altro che l’ultimo lavoro “Iron Gag”, così zeppo di groove e influenze southern, è di sicuro il migliore della carriera del gruppo. Ecco il resoconto della nostra chiaccherata…

E’ ORAMAI PASSATO UN ANNO DALLA PUBBLICAZIONE DI ‘IRON GAG’, COME LO VEDI IN QUESTO MOMENTO?
“Ne sono soddisfatto al 100%. Quando si pubblica un album devi necessariamente raggiungere un livello di soddisfazione completo, non puoi esserne soddisfatto solo al 75%. E’ la migliore rappresentazione di noi come persone e artisti, ci abbiamo messo tutto noi stessi”.

L’ALBUM HA PORTATO IL SUONO DEGLI A LIFE ONCE LOST AD UN ALTRO LIVELLO: DA DOVE ARRIVA PERO’ L’INIEZIONE SOUTHERN CHE LO CARATTERIZZA? VOI PROVENITE DA PHILADELPHIA!
“Non siamo del Sud, ma il nostro amore per i Pantera, così come quello per Black Sabbath o Meshuggah, ha influenzato il nostro suono sino a renderlo quello che è oggi. Cerchiamo di svilupparci su terreni a noi confortevoli: ‘Iron Gag’ è la direzione che volevamo prendere, quello che vogliamo essere, ciò che ci piace suonare. Certo suona strano sentire quei riff southern da parte nostra, ma se pensi che i Black Sabbath sono inglesi e i Witchcraft svedesi, è lampante che non deve esseci necessariamente una collocazione territoriale”.

PARLIAMO INVECE DEL LATO PSICHEDELICO: COME VI RELAZIONATE ALL’USO DI DROGHE, LEGGERE O PESANTI CHE SIANO?
“Non promuovo l’uso di droghe nei miei testi, e di sicuro nemmeno nelle interviste. Certo non sono totalmente estraneo a quel mondo. Per qualcuno sono simile ad un modello di vita, non è nella mia persona sedermi e parlare di quanto mi faccio o di quanto bevo, quasi fossi una rockstar. Sono concentrato sul suonare, sullo stare in una band, sul ricambiare l’energia che i nostri fans ci danno ogni sera. Anche durante la stesura dell’album e la registrazione la nostra mente era concentrata su quello, non poteva essere in nessun modo distorta da droga o alcool”.

PENSI CHE LE SOSTANZE STUPEFACENTI POSSANO ESPANDERE LA PERCEZIONE ARTISTICA?
“Si, di sicuro possono”.

COME DESCRIVERESTI LA VOSTRA MUSICA A TUTTI COLORO CHE NON CONOSCONO GLI A LIFE ONCE LOST?
“E’ metal… ed è intenso. L’intensità è la nostra migliore caratteristica. Non voglio paragonarmi a nessun nome in particolare perchè si è sempre dimostrato controproducente, ma il live è di sicuro la nostra dimensione migliore, vogliamo colpire il pubblico, far sì che chi ci vede si chieda ‘ma che cazzo sta succedendo’?”.

CON ‘HUNTER’ LA CRITICA VI HA DEFINITO UNA COPIA DEI MESHUGGAH, ORA MOLTI VI ACCOSTANO AI LAMB OF GOD: QUAL’E’ LA TUA RISPOSTA A QUESTI PARERI?
“Leggo spesso recensioni e interviste che ci riguardano, e devo dire che non è il massimo della gioia essere definiti in maniera simile a dei cloni. Alla fine però si tratta sempre opinioni personali, e come ti ho già detto i gruppi citati fanno sicuramente parte dei nostri gusti artistici, quindi non perdo di sicuro il sonno dietro a questi giudizi. Considerando poi le migliaia di band in circolazione il discorso si può fare per chiunque, vorrà dire che risulteremo interessanti ai fans di Meshuggah e Lamb Of God”.

A PROPOSITO DI LAMB OF GOD: IL LORO CANTANTE RANDY BLYTHE HA LAVORATO AD ‘IRON GAG’ COME VOCAL PRODUCER: COSA HA PORTATO AL TUO STILE?
“Sia Randy che Rob (Caggiano) in passato ci hanno aiutato moltissimo con il loro punto di vista, essendo fantastici musicisti. Randy ci ha raggiunto sin dalla pre-produzione e dalla stesura dei testi, ma il suo contributo non è stato per nulla invasivo: sono fin troppo orgoglioso nel mio voler essere personale, nel mio distanziarmi dal resto dei cantanti in circolazione. La sua approvazione però mi ha spinto tantissimo a livello di intensità, e mi ha fatto raggiungere dei livelli a cui non ero mai arrivato in precedenza”.

E’ VERO CHE UNA VOLTA HAI DOVUTO CANTARE AL POSTO SUO NEI LAMB OF GOD, SENZA ALCUN PREAVVISO?
“E’ vero! suonavamo con i Lamb Of God e i Converge nel New Jersey, ai tempi di ‘New American Gospel’. Accadde che Randy, che aveva passato il giorno libero con un amico, non si era svegliato per tempo e aveva comunicato ai ragazzi che probabilmente non sarebbero arrivati in tempo al locale del concerto, a causa del ritardo e di un traffico completamente impazzito. Mi fu chiesto allora di prendere il suo posto, mentre ero al banchetto del merchandise… e la mia risposta è stata ovviamente affermativa! E’ stata un’esperienza pazzesca, guardavo i miei compagni che impazzivano sotto il palco e mi sembrava di vivere un sogno, come suonare nella band con i fratelli maggiori. Seguo i Lamb Of God dai tempi in cui si chiamavano Burn The Priest, non mi pareva vero”.

CHE MI DICI INVECE DI DEVIN TOWNSEND? E’ DAVVERO PAZZO?
“Lo conoscemmo in occasione del Sounds Of The Underground nel 2005 e meglio all’Ozzfest 2006, dove in più di un’occasione condivisi il palco per cantare qualche pezzo degli Strapping young Lad. E’ un personaggio davvero unico per la sua straordinaria energia e per il suo modo in cui si relaziona col pubblico, esponendosi totalmente. Dimostrò di apprezzare moltissimo la nostra musica, così cominciò a raggiungerci anche quando provavamo nei buchi che caratterizzano un tour del genere. E’ sembrato naturale chiedergli di collaborare con noi, ma sfortunatamente era occupato a produrre i Darkest Hour, ma non ha rinunciato a mandarci un assolo per ‘Detest’. Lo vediamo come uno scienziato pazzo”.

SIETE PASSATI, PRIMA DI APPRODARE ALLA FERRET, PER IL ROSTER DELLA DEATHWISH REC., CHE CONTINUA A DIMOSTRARE DI POSSEDERE UN TALENTO RAGGUARDEVOLE NELLO SCOPRIRE GRUPPI INTERESSANTI…
“Adoro le band della Deathwish: i ragazzi dei Blacklisted e dei Reign Supreme sono miei carissimi amici, e amo Trash Talk, The Blinding Light, Rise And Fall, gli stessi Converge ovviamente, 100 Demons… Quell’etichetta è fantastica!”.

QUAL’E’ LA COSA MIGLIORE DEL SUONARE IN EUROPA?
“Suonare in Europa! Abbiamo girato gli Stati Uniti per sette anni, ci sono ragazzi che ci hanno visto una ventina di volte. E’ la prima volta invece che suoniamo nel vecchio continente, non avete nulla per giudicarci, non vediamo l’ora di esibirci e conquistare il pubblico, che siano presenti 20 persone o 500. Siamo in tour senza guadagnarci nulla, solo per soddisfare la nostra voglia di suonare e per seguire il nostro cuore”.

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