A PALE HORSE NAMED DEATH – Oltre La Luce Verde…

Pubblicato il 13/01/2012 da

Inutile negare che la morte improvvisa di Peter Steele abbia creato un certo scompiglio ed abbia naturalmente costretto i musicisti coinvolti nei Type O Negative a reinventarsi una carriera ex novo. Il primo a proporre del materiale inedito é stato il drummer Sal Abruscato, che ha dato vita agli A Pale Horse Named Death, con i quali ha pubblicato il discreto esordio “And Hell Will Follow Me”. Il batterista, da sempre alter ego di Steele e collaboratore di un’altra band di culto – i Life Of Agony – ha messo tutto sé stesso nel nuovo progetto, alternando momenti cupi e crepuscolari ad altri frangenti più vicini alle istanze del grunge seattleiano. Alla vigilia della calata italica della band, Metalitalia.com ha approfittato per scambiare quattro chiacchiere proprio con Abruscato, che si è dimostrato estremamente soddisfatto di quello che é il primo passo della terza fase della propria carriera; quella decisiva, dove lui é al centro del progetto e non funge da comprimario per i vari Steele o Keith Caputo. Lasciamo quindi a lui la parola…

QUAL ERA L’IDEA ALLA BASE DELLA BAND QUANDO L’HAI FONDATA?
“Ho pensato al concept nel gennaio 2009: volevo semplicemente confezionare qualcosa che suonasse vintage e aggressiva allo stesso tempo”.

DI RECENTE VI SIETE SEPARATI DAL CHITARRISTA BOBBY HAMBEL E AVETE RECLUTATO EDDIE HEEDLES: DUE MUSICISTI TALENTUOSI, MA DALLO STILE MOLTO DIFFERENTE. COME SEI GIUNTO A EDDIE?
“Conosco Eddie dal 2008 e per me è sempre stato perfetto, ce l’ho sempre avuto in mente. Quando Bobby ha deciso di farsi da parte l’ho ricontattato e, come mi aspettavo, non ha fallito all’audizione”.

COME È NATO IL TUO SODALIZIO CON MATT BROWN? SIETE AMICI DA TEMPO?
“Sì, io e Matt siamo amici da 20 anni e già nel 2002 suonavamo insieme in una band chiamata Supermassiv. Sapevamo che prima o poi saremmo tornati a collaborare e quando ha ascoltato le mie prime canzoni ha voluto subito entrare nel progetto”.

TU SEI SENZA DUBBIO LA MENTE DELLA BAND, DATO CHE HAI SUONATO PRATICAMENTE OGNI STRUMENTO E TI OCCUPI ANCHE DELLE PARTI VOCALI. POSSIAMO CONSIDERARE “AND HELL WILL FOLLOW ME” UNA SORTA DI ALBUM SOLISTA DI SAL ABRUSCATO?
“È stata una sfida in cui ho voluto cimentarmi con questo album: ho voluto concretizzare la musica esattamente come ce l’avevo in mente. Ma non lo chiamerei un progetto solista, è solo ‘And Hell Will Follow Me’ che rappresenta me”.

LA MUSICA È GENERALMENTE CUPA E SINISTRA, MA QUA E LÀ EMERGONO DELLE MELODIE CHE SANNO DI VECCHIO ROCK. POTREMMO DEFINIRLA UNA SORTA DI VERSIONE MODERNA DI CERTO GRUNGE INTROSPETTIVO?
“Come preferisci… chiamala come vuoi. Io mi preoccupo solamente di comporre ciò che mi piace”.

COSA PUOI DIRCI INVECE DELLA PARTECIPAZIONE DI KEITH CAPUTO?
“Ho pensato che sarebbe stato bello avere Keith sull’album: siamo amici di vecchia data e sapevo che sarebbe riuscito a donare al lavoro un pizzico in più di profondità”.

RIMANENDO IN TEMA KEITH, COSA RICORDI DELLA TUA ESPERIENZA CON I LIFE OF AGONY? HAI SUONATO A LUNGO CON LORO…
“È una band molto importante per me: ho contribuito a scriverne la storia e con loro ho tenuto degli show incredibili. Però ho sempre saputo che avrei dovuto lasciarli e fare altro per progredire come artista”.

COME SEI SOLITO COMPORRE LA TUA MUSICA? QUANTO IMPIEGHI A FINALIZZARE UNA CANZONE?
“Dipende dalla canzone… a volte mi bastano un paio di giorni, ma può anche capitare che impieghi mesi per potermi dire soddisfatto di un brano”.

E DA DOVE SEI SOLITO TROVARE ISPIRAZIONE?
“Sono ispirato da qualsiasi cosa che è taboo… il lato oscuro e malvagio della vita. A volte mi basta descrivere un mio stato d’animo, altre volte traggo ispirazione da qualcosa che ho visto in TV o che ho letto”.

DURANTE IL GIORNO SEI UNA PERSONA DIVERSA DA QUELLA CHE SALE SUL PALCO?
“Sì, in molti aspetti. Sono un padre e un marito, mi prendo cura della mia famiglia e della mia casa. Amo lavorare alla mia casa, sono una persona dalla buone doti pratiche. Quando mi esibisco viene però fuori un altro lato della mia personalità, quello più aperto e istintivo”.

IL POSTO IN CUI VIVI INFLUISCE SULLA MUSICA CHE CREI?
“Non molto, tutto sta nella mia testa”.

PARLANDO DI LIVE, COSA CI SI DOVREBBE ASPETTARE DAI VOSTRI CONCERTI?
“Un ottimo rock show, interpretato da una band che suona alla grande e che si diverte sul palco. Inoltre, posso essere molto imprevedibile… dipende dal mio umore”.

HAI DICHIARATO CHE IL DOWNLOADING STA UCCIDENDO LA MUSICA. SECONDO TE VI È UN MODO PER USCIRE DALL’ATTUALE SITUAZIONE DI CRISI?
“Ridurre il prezzo dei CD e promuovere di nuovo il vinile”.

UN’ULTIMA DOMANDA SUL COMPIANTO PETER STEELE: QUAL È IL RICORDO PIÙ VIVO CHE HAI DI LUI?
“Ricordo soprattutto il grande musicista che era in lui. Ho imparato tantissimo da Peter, mi ha insegnato quasi tutto quello che c’è da sapere su come scrivere una canzone e curare il sound. Era il mio mentore”.

GRAZIE, SAL…
“Grazie a voi e ai fan, è sempre un piacere suonare in Italia”.

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