ABORYM – Aprite il terzo orecchio alla Svolta in Negativo

Pubblicato il 11/03/2017 da

Oltre a non aver bisogno di presentazioni, gli Aborym non devono nemmeno aspettare di pubblicare un album per far subito sprecare fiumi di inchiostro, tra chi li esalta e chi è pronto a crocifiggerli per le loro scelte musicali. Certamente, però, alla band di Fabban non è mai mancato il coraggio di sperimentare e l’onestà creativa, che a nostro parere trova perfetto compimento nell’ultimo e interessante “Shifting.Negative”; un lavoro che taglia definitivamente il cordone ombelicale con il black metal delle origini, senza nostalgia o arroganza: la loro sperimentazione ha semplicemente fatto un altro passo in avanti, con ben poco interesse nei confronti delle aspettative del pubblico. Ne abbiamo parlato in maniera decisamente approfondita con il loro fondatore Fabban e con Dan V e Narchost, i due chitarristi della band.

CIAO A TUTTI E BENVENUTI SU METALITALIA. PARTIAMO SUBITO DAL VOSTRO NUOVO ALBUM: GIÀ IN PASSATO SIETE SEMPRE STATI UNA BAND DECISAMENTE POCO ORTODOSSA, MA VOLEVATE SPIAZZARE COSÌ TANTO IL VOSTRO PUBBLICO?
Fabban: “Non facciamo musica per spiazzare il pubblico. Noi facciamo musica perché siamo musicisti e ci fa bene farlo, è il nostro DNA e spiazzare il pubblico è una delle nostre ultime preoccupazioni. Tantomeno facciamo musica per assicurarci una fetta di pubblico e per vendere centinaia di migliaia di copie e, last but not least, non abbiamo mai fatto qualcosa che abbiamo già fatto in passato. Aborym è una formazione fortemente proiettata verso l’avanguardia, la sperimentazioni musicale e ‘Shifting.Negative’ rappresenta quella che è la nostra nuova incarnazione. Abbiamo definitivamente abbandonato alcuni clichè che iniziavano a starci stretti, abbiamo chiuso definitivamente le porte ad ambienti che non ci eccitano e non ci fanno vibrare cose internamente e abbiamo deciso di fare esattamente ciò per cui siamo naturalmente predisposti. Tra le altre cose ora esiste una line-up completa a calcificare quanto appena detto. Abbiamo voltato le spalle a tutto e tutti, ma pare che in molti non vogliano voltare le spalle a noi”.
Dan V: “Si tratta di un album abbastanza eterogeneo. Credo che le influenze stilistiche frutto di una vita intera di ascolti siano fuse in maniera molto organica come suggerisci tu; non sento alcuna forzatura o scelta autoimposta, alle mie orecchie l’ascolto delle tracce suona fluido e scorrevole nonostante sia un disco vario e con una trama piuttosto fitta. Uno dei miei passatempi preferiti è leggere o sentire di persona quali riferimenti  sente chi ascolta, spesso vengono fuori nomi davvero improbabili, altre volte c’è chi fa centro pieno, altre ancora mi sorprendo a riflettere su ‘cazzo è vero non ci avevo pensato’”.
Narchost: “Se c’è una cosa che non ci è mai interessata è il voler ‘spiazzare’ il nostro pubblico come obiettivo prefissato. Quel che ci interessava, ed abbiamo voluto realizzare con ‘Shifting.Negative’, è scrivere e produrre un disco di ottima musica, in cui adottare (come sempre fatto da Aborym in passato) soluzioni che fossero nuove, per noi, sotto ogni punto di vista. Musicale, lirico, compositivo e di produzione. Il provare strade nuove, percorsi che siano nuovi per noi è la molla che ci spinge ogni volta a scrivere materiale inedito. Ci tengo a sottolineare il ‘per noi’ perché è inevitabile che, ponendosi da questa prospettiva, si possa anche finire a provare ed utilizzare delle soluzioni che già altri artisti hanno utilizzato prima di noi in passato, alcuni anche con notevole successo. Ovviamente questo per noi non ha alcun peso, perché se qualcosa ci piace e funziona, non vediamo perché non utilizzarlo, pur se altri lo hanno già fatto prima. Se la strada è nuova per Aborym, ciò basta. Dico questo perché sembra che ultimamente, soprattutto in ambito metal, si abbia la tendenza da una parte ad accettare passivamente qualunque ‘copia di copia di copia’ all’interno dei vari sottogeneri esistenti, dando contro per partito preso invece ad ogni artista che abbia la sfortuna di finire per scegliere, in maniera onesta e seguendo il proprio percorso, delle soluzioni che riconducano ad un sound già sentito in precedenza, e ricollegabile ad altre realtà musicali magari anche già ampiamente affermate. La differenza tra chi, seguendo il proprio percorso di ricerca, finisce per ‘ricordare’ qualcos’altro e chi invece esplicitamente non fa altro che seguire un trend è più sottile di quel che si pensi, e per questo ci tengo a precisarla”.

A PROPOSITO DEL CAMBIO DI SONORITÀ, PARE EVIDENTE IL RIMANDO NEL TITOLO, ALMENO PER QUANTO RIGUARDA “SHIFTING”. “NEGATIVE” A COSA LO LEGATE? AL VOSTRO PASSATO MUSICALE O AD ALTRO?
Narchost: “Hai presente i vecchi negativi delle macchine fotografiche? Quando ancora si facevano le foto per davvero, con una macchina vera ed un rullino (e non con un aggeggio di plastica che costa 700euro solo perché ha sopra una mela morsicata, la cui unica funzione reale è quella di rincoglionirci il cervello). Ecco, il negativo in quel senso lo potevi guardare e anche sviluppare da entrambi i lati. Quando lo facevi, ti accorgevi di tanti altri dettagli che sfuggivano a immagine dritta. Funzionava soprattutto con i primissimi piani del volto umano… Vederne uno sviluppato al contrario rivelava molto meglio la totale asimmetria dello stesso volto, ed aveva un effetto straniante. Ecco, ‘Shifting.Negative’ è così per noi. E’ un disco che vale in entrambi i sensi, dritto e al rovescio. E svela la sua anima molto più se l’ascoltatore stesso si pone da una prospettiva ‘alla rovescia’ nell’ascoltarlo, rispetto a come ascolterebbe un qualunque altro disco. Riadattando un’immagine molto orientale, potrei dire che per esso bisogna aprire il proprio ‘terzo orecchio’. In un senso meno metaforico e più diretto, la parola negativo ha collegamenti praticamente in tutti i testi presenti sull’album, perché una delle sensazioni che abbiamo cercato di mostrare con essi è proprio la ‘negatività’ come motivo di fondo della realtà attuale. Si badi bene, il nostro non è un inno alla negatività, ma una presa di coscienza di essa. Non la stimiamo, nè la ricerchiamo per partito preso. La presentiamo viceversa all’interno della nostra arte come semplice concetto sotteso alla realtà quotidiana che viviamo tutti i giorni sulla nostra pelle”.

PERSONALMENTE L’ABBIAMO TROVATO UN LAVORO, SE NON TROVATE PARADOSSALE LA DEFINIZIONE, MOLTO ORGANICO, EPPURE PIENO DI SORPRESE E VARIAZIONI. COME LO DEFINIRESTE, VOI?
Fabban: “Lo trovo un disco menefreghista, sfrontato, diretto e come dici tu molto organico, dai molteplici cambi umorali. Ho iniziato a scriverlo nel 2013, quindi ho avuto molto tempo per lavorare in pre-produzione focalizzando sui dettagli e le sfumature, le registrazioni sono state volutamente realizzate in tre studi diversi con tre sound engineers diversi e con skills e caratteristiche diverse, abbiamo avuto per la prima volta il supporto di un produttore/supervisor, nonchè grande professionista come Guido Elmi, e l’impagabile lavoro di mixing e mastering di Marc Urselli. In tutta la pre-produzione che è durata circa un anno e mezzo ho lavorato da solo e con il mio solito metodo, ovvero impostando delle demo che mi servono per lanciare input agli altri musicisti e rispetto al passato ho avuto molta più velocità e fluidità lavorando sui sequencer e sui computer. Ho lasciato molto spazio agli eventi accidentali, soprattutto lavorando nel mondo dell’Eurorack dove alcune soluzioni ottenute attraverso l’interazione di diversi moduli, filtri, fx, oscillatori, riverberi, delay sarebbero state difficilmente riproducibili nello stesso modo. Rispetto al passato ho avuto molte più macchine a disposizione e le mie conoscenze sono ovviamente cresciute rispetto a tre anni fa, posto che molte cose le ho imparate sbagliando. In questo disco le soluzioni sono arrivate dopo mesi di tentativi andati male, dopo aver smontato e rimontato alcune strutture… ho passato mesi a lavorare sui suoni, sulle frequenze, sull’interazione dei synth e sul come combinarli tra loro. Inoltre ho sentito l’esigenza di una sorta di rapporto fisico con le macchine: lavorare spesso su sequencer e sui computer ti fa perdere la manualità che hai quando suoni magari una chitarra o una batteria. Quindi ho preferito suonare molto i synth, le tastiere, il piano, mettendoci le mani sopra, e ho lasciato molto spazio anche alla manualità sui pedali: fuzz, distorsori, riverberi… ne abbiamo usati tantissimi e sempre registrando le modulazioni live. Altro fattore per me fondamentale di questo disco è stato il tentativo di combinare l’anima acustica con quella digitale e penso di esserci riuscito. In pochi si sono accorti che in questo disco suona una Ludwig del 1970 ad esempio. Eppure è li, perfettamente miscelata con il resto”.
Narchost: “Direi che la tua definizione è perfetta, per nulla paradossale. Ci hai preso in pieno. Organico se non sbaglio era uno dei termini utilizzati più spesso anche in fase di missaggio e di mastering con Marc Urselli. Dal punto di vista delle sonorità, questo aspetto probabilmente ha differenti cause: innanzitutto molta dell’elettronica che senti sul disco è suonata su strumenti reali e non programmata sulla tastiera di un pc. In secondo luogo abbiamo anche posto molta attenzione alla tipologia di macchine utilizzate per realizzare le parti elettroniche: pochissimi plug-in digitali e molte macchine analogiche, per farla breve. Il contributo maggiore in tal senso lo hanno dato due persone più di altri: Luciano Lamanna, autentico guru della strumentazione synth a moduli, in fase di registrazione, e Marc Urselli (il quale non ha bisogno di presentazioni) in fase di missaggio e mastering. Il primo ci ha aiutato moltissimo a creare, ed il secondo a mantenere quella sensazione di organico, di calore, quella ‘pasta sonora’ tutta particolare che non era presente sui lavori precedenti, realizzati invece quasi interamente in digitale”.

DAL PUNTO DI VISTA DELLA PRODUZIONE È UN LAVORO VERAMENTE NOTEVOLE: ANCHE DOPO UNA DECINA DI ASCOLTI SPUNTANO NUOVI SAMPLES E PICCOLO PASSAGGI DI CHITARRA QUA E LÀ A SORPRENDERE L’ASCOLTATORE. QUANTA PARTE DEL LAVORO È STATA IN PRESA DIRETTA E QUANTA POST-PRODUZIONE?
Fabban: “Come dicevo prima abbiamo lasciato molto spazio all’improvvisazione. Molte idee sono venute fuori in studio, soprattutto durante le incisioni di chitarra con Dan V, ma le strutture delle demo, una volta fissate, non hanno subìto grosse variazioni. In post-produzione e soprattutto in fase di mixaggio abbiamo dovuto scrollarci di dosso quella che Marc Urselli definisce la demo-love. Abbiamo avuto bisogno di settimane di ascolti per abituarci al disco mixato, che ti garantisco suona lontano anni luce dalle demo sui cui abbiamo iniziato a lavorare in studio. Ciò a cui ti riferisci nello specifico, ovvero tutte quelle che noi chiamiamo ‘stelline’ sono parte del lavoro di arrangiamenti sui cui ho lavorato con Dan V e Stefano Angiulli per la parte synth, e con Luciano Lamanna per quanto riguarda i modulari”.
Dan V: “Se per presa diretta intendi la registrazione in contemporanea di più membri della band, di presa diretta qui non c’è un solo secondo; se per post-produzione intendi l’uso (abuso?) di software di nuovo, non c’è un solo secondo di musica che sia stata generata così. Siamo entrati in studio in due, per le parti di batteria acustica ci siamo affidati ad Andrea Mazzucca, tutto il resto è stato suonato ed inciso principalmente da Fab e me, contemporaneamente giorno dopo giorno ci arrivavano le parti dei guest che hanno collaborato con noi. Tutto quello che senti su Shifting.Negative è suonato, non ci sono trick né scorciatoie.Il lavoro è stato particolarmente complesso, Fab aveva ben chiaro in mente cosa avrebbe voluto da questo disco, il che ci ha portato a lavorare in tre diversi studi con altrettanti fonici/producer, ognuno dei quali scelto per competenze specifiche. Insomma, non proprio quella che si direbbe ‘na passeggiata”.
Narchost: “Abbiamo utilizzato un modo di procedere nella realizzazione dell’album molto più affine alla musica elettronica (dove il confine tra il ‘suonato’ e il ‘programmato-mixato’ non esiste proprio) che alla musica rock-metal (dove questa distinzione è invece molto netta, e a volte anche fin troppo abusata). In altri termini, abbiamo iniziato sin da subito, quando ancora eravamo alle demo di pre-produzione, a pensare ai suoni e alle parti programmate, ragionando quindi già da allora in termini di mix e di post-produzione, e siamo contemporaneamente andati avanti a registrare parti, per usare le tue parole, in presa diretta, praticamente fino agli ultimi giorni prima di chiudere il nostro pre-mix e mandare tutto da Urselli a New York per il mix e mastering definitivo”.

TRA LE PRINCIPALI ISPIRAZIONI DI QUESTO LAVORO CI SONO SICURAMENTE I NINE INCH NAILS, COME TESTIMONIATO ANCHE DALL’APERTO OMAGGIO DI “10050 CIELO DRIVE”. CHI ALTRO CITERESTI, COME RIFERIMENTO MUSICALE?
Fabban: “In tanti avvicinano questo disco a Nine Inch Nails senza sapere di farmi un enorme complimento. Una cosa è essere avvicinati a NIN, una cosa è essere avvicinati a gruppi come Mayhem, Darkthrone o Cannibal Corpse. Mi tengo stretti i NIN quindi. Direi che i miei riferimenti sono tanti, ma quando faccio musica cerco di tenere fuori dal mio cervello tutto ciò che mi piace e cerco solo di concentrarmi sui testi. Il mio obiettivo è attribuire un’ anima musicale al testo. Sono un grande fan della vecchia scuola industrial: Cabaret Voltaire, Clock DVA, KMFDM, Einstürzende Neubauten, Nurse With Wound, ma anche Young Gods, Ozric Tentacles, una delle mie band preferite. Ce ne sono tanti. Poi adoro la vecchia scena pop anni 80: Duran Duran, Tears for Fears, Spandau Ballet, Alphaville. Ascolto anche heavy metal classico, hard rock, hair metal, prog, folk, musica classica, elettronica, jungle, drum n bass, dubstep. Sono addirittura un fan di Michael Jackson, pensa. Mi piace la musica di qualità, qualunque essa sia. In linea di massima adoro artisti che riescono a cambiare pelle rimanendo sempre unici e creativi”.
Narchost: “Che il disco sia ispirato, ed in particolare ‘10050 Cielo Drive’ omaggi i NIN ce lo state dicendo voi là fuori. La cosa non può che farci piacere,perché essere accostati alla più grande band industrial-rock di sempre, nel bene e nel male, non può che lusingarci. Ma torno a quanto ho già voluto sottolineare in chiusura della prima domanda: se qualcosa ci piace e riteniamo che suoni bene in un nostro brano, lo usiamo per noi e fine, fregandocene se la cosa sia anche molto simile ad una soluzione già utilizzata da altri artisti in passato, che siano i NIN, i Police, Madonna o Michael Jackson. Se Aborym non ha mai utilizzato prima quella strada, e quella strada ci piace, la prendiamo senza indugi, senza voltarci indietro, ma soprattutto, senza curarci delle eventuali impronte già lasciate, su di esso, da altri prima di noi. Per quanto riguarda altri riferimenti musicali, anche qui risponderei: tutti gli artisti che ci piacciono ed apprezziamo nella vita di tutti i giorni. Siamo (fortunatamente) un gruppo di persone senza barriere musicali ed elencarli qui tutti sarebbe impossibile. Anche perché molte delle nostre reali ispirazioni per Shifting.Negative siamo sicuri che all’ascoltatore non siano arrivate e non arriveranno mai. Mi spiego meglio portando il mio esempio: durante tutta la lavorazione dell’album sono stato profondamente ispirato dalla discografia intera del grande Stevie Ray Vaughan. Ma nel disco non troverai alcuna parte prettamente blues, o comunque qualcosa che all’orecchio ricordi esplicitamente questo enorme genio della chitarra che era Stevie. Eppure io so che è stato una delle maggiori influenze per quanto ho fatto in Aborym su questo nuovo album. Non ho ascoltato praticamente altro per mesi, anche fino a pochi istanti prima di mettere piede in studio per registrare le mie parti. C’è, ma non c’è… ed è così credo un po’ per tutti noi con le proprie radici musicali”.

VOLETE RACCONTARCI QUALCOSA DEI TESTI? DA QUELLO CHE ABBIAMO INTUITO, CI SEMBRA ESSERE UNA SEMPRE MAGGIORE ATTENZIONE A TEMATICHE ESISTENZIALISTE E INTROSPETTIVE.
Fabban: “Sono testi che ho scritto quando è scattata la molla, alcuni risalgono a parecchi anni fa. Sono testi molto intimi e da un certo punto di vista universalmente validi per chiunque. Ho scritto testi che in qualche modo sono riflessioni e sfoghi sulla vita quotidiana, la mia così come quella di molte persone li fuori. Sono spaccati di vita che si districano su vari strati sociali, varie problematiche legate sia alla sfera privata che a quella sociale con tanto di invettive contro Dio e contro il sistema, contro i potenti che schiacciano i più deboli, contro la massificazione e la ‘manifattura’ dell’ignoranza e dell’informazione sporca, filtrata, indirizzata e programmata. Ho scritto cose sui rapporti tra le persone, su ciò che non abbiamo più e che ci è stato portato via, ho scritto cose che ho provato quando vivevo brutte situazioni in cui non vedevo la fine in fondo al tunnel, in cui non intravedevo nessun futuro anche quando cercavano di vendermene uno. Alcuni testi come ‘10050 Cielo Drive’ riguardano il caso Manson, altri parlano di Weather Underground e dei movimenti rivoluzionari clandestini attivi negli Stati Uniti tra gli anni Sessanta e Settanta. Sono sempre stato affascinato da queste organizzazioni, gente che ha lottato attivamente per detronizzare i potenti e destabilizzare il sistema. Molti erano studenti, altri erano hippy, freak e gente di strada, alcuni erano intellettuali, altri anarchici, alcuni di destra, ribelli, socialisti, comunisti di ferro, eredi dei formidabili beatnik, poeti, liberi pensatori, artisti, rocker, digger, wobblies. Insieme hanno dato vita ad una delle organizzazioni più radicali in assoluto, nata per i diritti civili, come opposizione alla guerra in Vietnam e a tante altre merdate imposte dal sistema. Trovo che sia un argomento molto attuale, a distanza di così tanti anni. Credo che prima o poi tutto questo riesploderà. La gente ha fame, è incazzata ed infelice”.

AVETE CAMBIATO NUOVAMENTE E COMPLETAMENTE LA LINE-UP DELLA BAND; FABBAN, VUOI PARLARCI UN PO’ DELLE PERSONE CON CUI STAI LAVORANDO ORA? ABBIAMO VISTO CHE AL BASSO HAI RECLUTATO NARCHOST, CON CUI AVEVI GIÀ COLLABORATO NEI MALFEITOR.
Fabban: “Lui è sempre stato una sorta di ‘associate’ per Aborym. Ha sempre collaborato con me in passato e in diversi modi, sia come compositore che come musicista aggiunto, e ha suonato con noi anche live. Ho lavorato con lui anche su Drowning Ashes e siamo ottimi amici da diversi anni ormai. Quando mi ha comunicato di aver mollato le band con cui suonava a Milano gli ho aperto le porte e ora è dei nostri. E personalmente ne sono molto felice. Il nuovo chitarrista è il qui presente Dan V.. e durante le incisioni del disco si è aggiunto Stefano Angiulli, altra mia conoscenza ormai decennale, che si è prepotentemente insidiato dietro ai synth dopo aver arrangiato un bel po’ di cose durante le registrazioni. Gianluca Catalani è il batterista che abbiamo avuto il piacere di portare a bordo dopo una lunga serie di provini e in studio con noi c’è Andrea Corvo, sound-engineer/producer che ci segue costantemente sia in fase di prove che per quanto riguarda le prossime produzioni”.
Narchost: “Conservo un ottimo ricordo della seppur breve esperienza nei Malfeitor. Essa ha contribuito a saldare definitivamente il rapporto di amicizia e rispetto che lega me e Fabban e che nasce prima e va ben oltre la pura e semplice collaborazione in ambito musicale. Abbiamo iniziato proprio in quel periodo a cogliere molti dei tratti che abbiamo in comune, come la stessa volontà di non fermarsi mai alla superficie delle cose, la stessa trasversalità negli ascolti musicali e nelle scelte di lettura. Ma soprattutto, la stessa volontà di non percorrere mai due volte la stessa strada. Non abbiamo mai di fatto discusso esplicitamente del mio definitivo ingresso in pianta stabile nella line-up di Aborym. Semplicemente, è stata un’idea neanche troppo conscia da entrambe le parti, nata al tempo della mia prima collaborazione come ‘guest’ su Psychogrotesque e proseguita poi maggiormente sul successivo Dirty. Una ‘volontà’ da entrambe le parti cresciuta spontaneamente con il tempo, in maniera naturale, come ci piacerebbe fosse sempre in ogni aspetto della vita quotidiana”.

AL SOLITO, È INFINITA LA LISTA DEGLI OSPITI: COME LI HAI RECLUTATI E COM’È ANDATA? HANNO CONTRIBUITO ANCHE ALLA STESURA DEI BRANI?
Fabban: “Ehi, non siamo al servizio militare: non reclutiamo nessuno (ride, ndR). Queste cose avvengono in modo naturale quando magari scambi due chiacchiere con alcuni colleghi. Ci si sente per telefono o via email e da cosa nasce cosa. Non c’è assolutamente nulla di ‘commerciale’ in questo: niente marketing, si parla di collaborazioni artistiche. I brani li ho scritti io e ho chiesto ad ognuno di loro interventi specifici studiati in base alle loro peculiarità. Quando è iniziato ad arrivare il loro materiale abbiamo montato tutto e in alcuni casi le take suonavano benissimo: ‘buona la prima’ come si dice. In altri casi ho richiesto alcune modifiche”.
Narchost: “Ognuno degli ospiti dell’album è unicamente funzionale all’album stesso e nulla più. Pur se molti di loro hanno svolto il loro contributo quando ancora la forma finale di ‘Shifting.Negative’ era ben lontana dal realizzarsi, il compito che abbiamo affidato loro non era di prendere parte all’elaborazione della struttura del brano da noi scelto volta a volta, ma di fornire un contributo che fosse anche per loro una strada ‘nuova’, mai percorsa prima. Faccio l’esempio di Quirin dei Ministry, che non è prettamente un chitarrista solista, e che abbiamo volutamente messo noi in questo ruolo per lui inconsueto. A quanto pare ha apprezzato molto e si è divertito a scrivere e suonare i suoi interventi sul disco, anche per questo motivo. Fare una semplice collezione di guest per il puro e semplice fatto di poterne usufruire, senza avere ben chiaro in mente se, anzitutto, possano essere funzionali e in che modo, può essere un gran fallimento. Per fare un paragone con un ambito caro ad alcuni di noi (quello calcistico) si rischia di finire un po’ come il Real Madrid dei cosidetti Galacticos, che in conclusione finì per non portare a casa le vittorie che ci si aspettava da una squadra simile. Noi abbiamo cercato di tenere l’approccio opposto riguardo alle eventuali partecipazioni di collaboratori esterni alla line-up: ogni qualvolta ci si è presentata l’occasione di far partecipare qualcuno sul disco, ci siamo chiesti prima di tutto se quella persona ci servisse realmente su questo album, e successivamente in che modo far sì che il contributo della guest fosse sia funzionale al disco stesso, sia qualcosa che obbligasse il musicista in questione a cambiare le proprie abitudini, ad uscire dalla propria ‘zona di comfort’, dal proprio terreno già conosciuto”.

DA FAN DI VECCHIA DATA DEI MINISTRY, VI CHIEDIAMO IN PARTICOLARE COM’È STATO LAVORARE CON SIN QUIRIN.
Dan V: “Lavorare con una costola dei Ministry nella figura di Sin Quirin è stato un piccolo pezzetto di adolescenza rivissuta. Sono un adepto di zio Al da tempo immemore, e l’idea di poter fornire terreno fertile per un paio di scorribande chitarristiche è stato una specie di flash-back sulla prima volta che mi capitò fra le mani  ‘Jesus Built My Hotrod’; ricordo ancora la faccia che avevo dopo averlo ascoltato tutto per due volte di fila, sembravo William Bill Foster  di ‘Un Giorno Di Ordinaria Follia’ dopo che ha mangiato un toast alla cocaina. Al vostro orecchio non saranno sfuggiti un paio di riferimenti  abbastanza evidenti ai Ministry; credo Sin Quirin abbia apprezzato (personalmente non ho mai avuto contatto diretto con lui, ha gestito tutto Fab). In ogni caso  non aver ricevuto insulti  da parte sua, o il fatto che non abbia cercato di farci saltare in aria con un lanciarazzi in stile D-Fens è una piccola vittoria”.

TORNANDO INVECE ALLE COLLABORAZIONI STORICHE, POSSO CHIEDERTI COM’È ANDATA CON FAUST, DOPO CIRCA UN DECENNIO DI PRESENZA IN PIANTA STABILE NELLA BAND?
Dan V: “Ho conosciuto personalmente Faust a registrazioni quasi ultimate, lui era di passaggio in Italia e in occasione di un happening con Fab ha voluto conoscere il nuovo chitarrista di Aborym, il sottoscritto. Mi ha fatto molto piacere, mi ha un po’ fatto l’effetto del fratello maggiore che vuole sincerarsi che i nuovi adepti alla causa siano all’altezza. Credo che la seconda cosa che ho fatto dopo il consueto ‘nice to meet you’ , sia stato chiedergli scherzosamente di suonare la batteria con noi (avevamo appena iniziato a cercare ufficialmente un picchiatore di pelli). Non impazzisco per i batteristi velocisti, non mi entusiasmano i velocisti in generale,  di lui mi ha sempre colpito il suono  il tiro e lo stile quasi essenziale, è una specie outsider nel suo genere”.
Fabban: “Bard ha una famiglia e ha deciso di diminuire la sua attività musicale per dedicarsi maggiormente a sua moglie e ai suoi due figli. Mi sembra naturale. E poi non credo sarebbe stato disposto a seguire la nostra direzione musicale, conoscendolo; e se non ci fosse stata la famiglia di mezzo penso che le nostre strade si sarebbero divise ugualmente. Ci siamo visti a Roma pochi mesi fa, siamo stati a cena con le nostre famiglie ed è sempre bello rivedersi. E’ un ottimo amico e una gran persona”.

AVETE INTENZIONE DI PORTARE QUESTO LAVORO IN SEDE LIVE, MAGARI SOLO IN FESTIVAL SELEZIONATI?
Dan V: “Il motivo principale per cui abbiamo deciso di completare la line-up è esattamente questo, vogliamo proporre ‘Shifting.Negative’ dal vivo come mamma l’ha fatto, e cioè con tutte le cose al loro posto, non limitandoci all’uso di sequenze o musicisti nascosti nelle botole del palco che ci assicurino quella parvenza di santità e talento sovrannaturale tipico di chi suona più parti contemporaneamente. Eravamo un po’ sfiduciati, ma poi ci siamo guardati attorno e abbiamo realizzato che RG Narchost era già nel carrozzone e ci seguiva come poteva durante le registrazioni facendo la spola tra Milano e Roma, idem per Stefano Angiulli che continuava a mandarci le sue parti di dalla sua base operativa in Puglia; a quel punto ci siamo resi conto che mancava solo il batterista ed era fatta. La fortuna l’universo o il destino o chi per lui, ci ha fatto trovare Gianluca e nel pacchetto c’ha messo pure Andrea Corvo, producer e sound designer con cui continuiamo a collaborare”.

E PER QUANTO RIGUARDA IL VECCHIO MATERIALE? POSSIAMO ASPETTARCI ANCHE DA PARTE VOSTRA UNA TOURNÉE CELEBRATIVA DI UN VOSTRO ALBUM ICONICO (COME PARE ORMAI ESSERE DIVENTATO DI MODA) O IN QUALCHE MODO IL CAPITOLO BLACK METAL, PER GLI ABORYM, È DA CONSIDERARE CHIUSO?
Fabban:
“Non ho mai seguito le mode e non ci sarà nessun tour celebrativo. Escludo categoricamente. Queste cose le fanno i gruppi che non riescono a fare ottimi dischi e che tentano di racimolare dollari suonando roba vecchia di decenni. Ma d’altronde queste merdate esisteranno fino a quando ci sarà gente che starà al gioco. Riguardo il black metal, in molti mi fanno questo tipo di domanda e la mia risposta è sempre la stessa: è un genere che non mi interessa e che ho imparato ad allontanare nel tempo essendomi reso conto di quanta pochezza artistica e attitudinale è composto. Per non parlare del pubblico, poi. Non posso immaginare di poter rivolgere la mia musica ad un pubblico del genere fatto prevalentemente da pupazzi esaltati clonati meccanicamente e con il cervello in merda”.
Dan V: “Fab e io abbiamo parlato molto nei mesi in cui abbiamo lavorato a ‘Shifting.Negative’, tra le altre si discuteva l’idea di riproporre vecchi brani in chiave diversa, nuovi arrangiamenti, senza preoccuparci troppo di attenerci a stilemi ed etichette.  In realtà crediamo che questa libertà espressiva abbia un odore così buono, che non escludiamo di poterne godere anche in fase live, riproponendo quindi anche brani dell’ultimo lavoro in chiave totalmente diversa. Proprio in questi giorni a conferma di ciò, ci siamo trovati d’accordo oltre che esterrefatti, nell’ascoltare un remix di ‘For A Better Past’ inviatoci da un personaggio di cui non posso ancora svelare dati sensibili, e  a tutela di chi legge non mi dilungherò sulla genialità e il peso specifico artistico indiscusso di cui gode e di cui ci ha dato prova, ma sappiate che è davvero quel tipo di artista. ‘E non parlo di mio cugggino’ (cit.) , parlo di talento, quello vero. Il black metal è un territorio che non ho mai  esplorato in lungo e in largo, non ho mai saputo apprezzare alcune cose che ho sempre ritenuto avessero a che fare poco con l’espressione artistica e tanto con la macchina discografica, ma la mia conoscenza è così limitata che non sento di potermi sbilanciare più di tanto. Ho anche io degli ascolti in materia, per darti un’idea su  1000 dischi che compro l’ 1%  è composto da album di gruppi con font illeggibile; diciamo che nella mia collezione di dischi è più facile imbattersi in Gigliola Cinguetti che nell’ultimo dei Dark Funeral”.
Narchost: “Se ti invitassero ad una cena di gala con numerosi ospiti, da chi preferiresti essere accompagnato? Dalla tua nuova fiamma appena conosciuta, giovane, carina, simpatica ed intelligente, o dalla tua ex-moglie che ancora non vuole accettare il fatto che tu l’abbia lasciata e ti rompe pure le palle per gli alimenti? Il nostro vecchio materiale è, per l’appunto, ‘vecchio’ e non avrebbe senso andare a spendere tempo ed energie per rifare cose già fatte, anche se solo in sede live. Intendiamoci: noi non rinneghiamo nulla del nostro passato, siamo comunque fieri di quanto realizzato sui dischi precedenti. Ma proprio perché li abbiamo già fissati come opere compiute, nello spazio e nel tempo, non vediamo alcuna necessità di andare a riprendere qualcosa che ha già avuto la dedizione delle energie di Aborym quando era il suo momento”.

COSA CI POSSIAMO ASPETTARE DAL FUTURO DISCOGRAFICO DEGLI ABORYM?
Dan V: “Continuare a non sapere cosa aspettarvi”.
Narchost: “Nulla di tutto ciò che risiede nel nostro passato, e tutto ciò che invece non abbiamo ancora fatto”.

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