ABSTRACTER – Ferite aperte

Pubblicato il 13/05/2015 da

Uno dei ritorni più significativi in ambito hardcore/black metal/sludge degli ultimi mesi è senza dubbio rappresentato da “Wound Empire”, seconda prova sulla lunga distanza dei californiani Abstracter. Chiamato a bissare il successo di pubblico e di critica del debutto “Tomb Of Feathers” – vecchio ormai di tre anni – il quartetto di Oakland non ha badato a spese, superando ogni nostra più rosea aspettativa con un’opera matura e imponente, che non a caso sta già facendo impazzire moltissimi fan di gruppi come Amebix, primi Altar Of Plagues e Coffinworm e che sembra proprio destinata a portare il nome dei Nostri ancora più in alto nel circuito di quelli “che contano” in ambito underground. A fronte di simili risultati, una chiacchierata per saperne di più circa gli sviluppi di questo progetto ci sembrava veramente il minimo… 

Abstracter - intervista

CIAO RAGAZZI, BENTORNATI SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM! SONO PASSATI CIRCA TRE ANNI DALLA NOSTRA ULTIMA CHIACCHIERATA, COS’E’ SUCCESSO NEL FRATTEMPO IN CASA ABSTRACTER?
“Dopo l’uscita di ‘Tomb Of Feathers’ abbiamo perso l’intera sezione ritmica e siamo stati costretti a cercare un nuovo bassista e un nuovo batterista. E’ stato un po’ come ricominciare da zero. Abbiamo dovuto provare con varie persone per trovare la soluzione migliore e la cosa ha richiesto logicamente del tempo. Mentre cercavamo, io e Robin (chitarrista e unico membro fondatore della band insieme a me) abbiamo riflettuto a lungo su ‘Tomb Of Feathers’, capendo che non era una rappresentazione molto fedele di ciò che volevamo fare, ma più che altro un lavoro scaturito dai mezzi e dalle capacità di allora, le quali – quando la band nacque – erano alquanto confuse e limitate. Ci siamo trovati d’accordo sul fatto che dovevamo trovare persone che ci permettessero di fare musica molto più ambiziosa, oscura, violenta e rappresentativa dei nostri gusti reali. Dopo una lunghissima ricerca, abbiamo trovato un batterista death metal – Emad – e la sua precisione ci ha finalmente permesso di espandere il nostro sound come volevamo, senza però snaturarne l’essenza primaria. Da lì ci siamo rimessi al lavoro senza sosta per comporre il nostro secondo disco”.

IL CAMBIAMENTO SEMBRA ESSERE UNA PREROGATIVA DELLA VOSTRA MUSICA, TANTO CHE “WOUND EMPIRE” HA POCO O NULLA DA SPARTIRE CON IL PRECEDENTE “TOMB OF FEATHERS”… DA COSA DERIVA QUESTA SCELTA?
“Per i motivi che ti menzionavo sopra. Un conto è iniziare a suonare per divertimento, senza pretese, semplicemente unendoti a chi come te vuole solo sfogarsi e passare del tempo insieme. Ma esprimersi realmente, nei suoni e nelle caratteristiche sonore che uno più ama ed apprezza, quello è tutto un altro discorso. ‘Tomb Of Feathers’ è il risultato di un compromesso tra gente di estrazione diversa che si è ritrovata a jammare insieme, infatti non appena l’anima della band ha cominciato a formarsi non ci siamo più trovati d’accordo sulla direzione da intraprendere. ‘Wound Empire’ invece è un disco nato da un’intenzione ben precisa. Dal desiderio di voler fare un album dal sound e dallo stile pre-esistenti, non il semplice frutto del caso. In ‘Wound Empire’ si sono finalmente materializzati i desideri che io e Robin avevamo sin dal 2010, ma che per scarsità di esperienza e mezzi abbiamo dovuto trascurare prima di poter realizzare. La band ora opererà ancor più nella direzione intrapresa con ‘Wound Empire’, ovvero esplorando buio, pesantezza e violenza”.

LA FORMULA HARDCORE/BLACK METAL/SLUDGE CHE OGGI ADOTTATE E’ ORMAI DIFFUSISSIMA, NON AVETE PAURA DI PASSARE INOSSERVATI IN MEZZO A DECINE DI FORMAZIONI SIMILI ALLA VOSTRA? COSA PENSATE VI DISTINGUA DALLA MASSA?
“Non credo perché le nostre influenze non provengono da nessuna di queste ‘nuove’ band, ma sono frutto di retaggi del passato. Ci ispiriamo a vecchie glorie e poi cerchiamo di imparare dalla loro intensità e creatività per materializzare un nostro mondo. Con le ovvie influenze, stiamo cercando di plasmare un sound unico. Fare musica che assomiglia troppo a qualcos’altro ci alienerebbe e ci farebbe perdere interesse nei confronti di ciò che facciamo. Ci piace suonare insieme proprio perchè quando lo facciamo scaturiscono delle cose che – secondo noi – non hanno luogo da nessun’altra parte. Le nostre basi di partenza sono Corrupted, Swans, His Hero Is Gone, Amebix, Godflesh ed Emperor, ma queste vengono poi metabolizzate dal nostro inconscio in qualcosa di nuovo, di diverso. Per esempio, una band che tutti assumono a nostra influenza sono i Neurosis, mentre in realtà non ci rifacciamo per niente a loro. Questo parallelismo è frutto del caso e non ha alcun fondamento. Solo perché scriviamo canzoni lunghe, tortuose e piene di atmosfera, non significa che automaticamente ci ispiriamo alla band che ha popolarizzato questo modo di suonare. Semplicemente, i Neurosis si sono ispirati a gente come Swans e Amebix, proprio come noi, e quindi credo che le similitudini nascano da questo fatto. Il black metal invece è sempre stato un genere isolazionista, chiuso e poco diffuso. Ora con internet è tutto molto più semplice, attraverso un paio di click la gente può scoprire black metal band di ogni tipo: non deve stupire quindi che ora ci sia molto più interesse nei confronti del genere rispetto ai primi anni Novanta o Duemila, quando questo esisteva soltanto in uno sparuto negozio di dischi della Norvegia. E’ una riscoperta di cui – come ovvio – anche noi facciamo parte, ma semplicemente perchè ci piacciono molto queste sonorità. Secondo me si sente che ciò che facciamo si attiene a poche regole. Non credo ci siano altre band là fuori come noi. Simili forse, ma di certo non identiche”.

COSA NON DEVE MAI MANCARE IN UN BRANO DEGLI ABSTRACTER? SEGUITE UN ITER FISSO QUANDO SI TRATTA DI COMPORRE NUOVA MUSICA?
“Il noise. Se ascolti bene l’album sentirai intere tracce di feedback e distorsione che strisciano in ogni angolo del disco. Queste sono state registrate, mixate e strutturate con gran cura. Negli ultimi anni, soprattutto in fase di registrazione, il noise è divenuta una componente fondamentale del nostro sound. Crea un’atmosfera malsana, allucinatoria e di perenne tensione che rappresenta perfettamente il nostro immaginario. Ci piace fare musica che veicoli paura, pericolo e cattivi auspici. In futuro ci sarà ancora più noise all’interno del nostro sound. Band come Knelt Rote, Locrian e Column Of Heaven hanno ottenuto risultati strabilianti unendo il metal (o il punk) con il noise puro, e sono stati una grande fonte d’ispirazione in questo senso”.

QUAL E’ SECONDO VOI L’EPISODIO PIU’ RAPPRESENTATIVO DELLA TRACKLIST? PERSONALMENTE HO ADORATO “GLOWING WOUNDS”…
“’Glowing Wounds’ è il primo pezzo che abbiamo composto dei quattro e anche l’ultimo che abbiamo terminato. Quel brano è stato rimaneggiato per due anni tanto che ora non ha più nulla a che fare con la primissima versione risalente al 2013. Anche secondo me coincide con l’episodio più riuscito: osa tantissimo e ci ha spinti in territori poco familiari e rischiosi. E’ stata l’unica canzone scaturita da un’esperienza reale. Mi sono trovato dinanzi delle foto scattate dalla stazione spaziale ISS mentre questa sorvolava la West Coast di notte. Si vedevano le luci di Los Angeles, della Bay Area, ecc. Quelle foto mi hanno fatto una strana impressione. Le luci dei centri urbani sembravano ferite suppuranti piene di microbi. Lacerazioni infette sulla superficie terrestre. ‘Ferite illuminate’ appunto. Il nostro pianeta, malatissimo, infestato da una piaga. Questa cosa mi ha colpito e da lì il disco ha preso questa direzione un po’ visionaria e allucinatoria, che si è poi sviluppata nelle tematiche e determinato anche l’intero immaginario”.

“WOUND EMPIRE” E’ UN TITOLO DECISAMENTE AFFASCINANTE E CHE SI PRESTA A NUMEROSE INTERPRETAZIONI; QUALI ARGOMENTI AFFRONTATE NEI TESTI?
“’Wound Empire’ significa ‘impero del dolore’. Uno spazio temporalmente e spazialmente vastissimo – come lo sono spesso gli imperi centenari – dominato da una cosa sola: il dolore, la sofferenza. Gli imperi sono spesso totalitari o a regime antidemocratico, un rinforzo dunque. Dolore che regna incontrastato su tutto e con il pugno di ferro, eternamente. C’è tantissimo altro nelle liriche, ma il titolo in particolare si riferisce a questo”.

TROVO CHE L’ARTWORK RIFLETTA PERFETTAMENTE IL CONTENUTO DELLA VOSTRA PROPOSTA ATTUALE; COM’E’ NATA LA COLLABORAZIONE CON KEVIN GAN YUEN DEI SUTEKH HEXEN?
“Per noi Kevin non è soltanto un amico, ma una grande fonte d’ispirazione. E’ stato naturale mandargli il master del disco con una proposta per l’artwork. Ha ascoltato l’album e letto le liriche per giorni e alla fine se ne è uscito con qualcosa che è una rappresentazione perfetta della nostra visione: un mondo ‘oltre’ l’uomo, sconfinato nel dolore e sfigurato dalla presenza umana. Gli abbiamo chiesto (essendo noi grandissimi fan degli Amebix) una versione contemporanea e molto più moderna di ciò che si vede negli artwork di ‘Arise!’ o ‘No Sanctuary’ e credo che abbia colto perfettamente nel segno”.

VISTE LE VOSTRE INFLUENZE, VI SENTITE PIU’ VICINI AL MONDO METAL O A QUELLO CRUST/HARDCORE?
“Penso che il nostro sound sia un amalgama di due elementi: punk (o post-punk) da un lato, metal influenzato però molto dal punk dall’altro. Volente o nolente, il punk è l’influenza primaria, ma non per scelta, solo ‘statisticamente’ considerando tutte le nostre influenze”.

PREGI E DIFETTI DELL’ESSERE MUSICISTI UNDERGROUND NEGLI STATI UNITI (E IN PARTICOLARE NELLA BAY AREA)…
“Stare in mezzo ai punk ma non esserlo. Vieni giudicato e bollato come ‘impuro’. Noi non siamo niente, né punk né metallari. Siamo solo noi stessi, gente qualunque che non segue alcuna regola o morale. Se ci vedi ‘in borghese’, non calati nella nostra veste di band, sembriamo quattro stronzi qualunque. Il punk spesso si fa vanto di ripudiare ogni regola o legge per poi auto-schiavizzarsi internamente. Spesso i punk pensano di essere liberi, quando invece sono completamente soggiogati a regole e morali imposte da altri. C’è questa cultura che se non vivi nella sporcizia e nel degrado allora sei uno yuppie, ‘uno di loro’, e vieni visto con sospetto. Un controsenso totale. Di positivo c’è la forte cultura DIY e anticonformista (il rovescio della medaglia di ciò di cui ti parlavo prima), un talento smisurato e largamente diffuso (le band della Bay Area non necessitano di alcuna introduzione), e il fatto che tutti suonano e hanno voglia di esprimersi senza seguire i trend del momento. Tanti musicisti investono la loro vita e tutto ciò che hanno nelle loro band e i risultati si vedono”.

QUANTO E’ IMPORTANTE PER VOI LA DIMENSIONE LIVE? E IN QUALI CONTESTI PREFERITE ESIBIRVI? 
“Suoniamo poco, evitando quei bar o quei locali che non permettono ai minori di ventun’anni di entrare perchè all’interno viene venduto alcool. Lo troviamo ingiusto e insensato, quindi siamo soliti esibirci in posti autogestiti o DIY: garage, scantinati, capannoni e squat. Senza palco la band si fonde col pubblico, non ci sono barriere, e l’intensità sale a livelli di guardia. Non c’è alcun desiderio di popolarità o affermazione. Suoniamo poco e quando ci va, solo con gruppi che ammiriamo e rispettiamo”.

PENSATE DI PROMUOVERE IL DISCO ANCHE IN EUROPA? QUANDO I FAN ITALIANI POTRANNO VEDERVI ALL’OPERA SUL SUOLO DELLA NOSTRA PENISOLA?
“A quello stanno pensando prevalentemente le quattro label europee: COF Records, Shove Records, 7 Degrees Records e Vendetta. Siamo stati invitati a suonare al Doom Over Leipzig in Germania ad aprile 2016, quindi ne approfitteremo per programmare un tour europeo attorno a quell’evento. Verremo senz’altro anche in Italia, abbiamo tanti amici da quelle parti”.

C’E’ UN GRUPPO (STORICO O EMERGENTE) CHE REPUTATE SOTTOVALUTATO? E UNO INVECE CHE PROPRIO NON RIUSCITE A SOPPORTARE?
“Beh, direi che la band più sottovalutata e incompresa di sempre siano i Voivod. Questi Deafheaven invece sono la più grande barzelletta mai raccontata nella storia del metal. Il fatto che stiano affermando con convinzione di portare il black metal – un genere di cui non hanno evidentemente mai capito nulla – sul palco con Kanye West credo sia sufficiente a giustificare l’antipatia che molti provano nei loro confronti”.

AVETE IN SERBO QUALCHE ALTRA PUBBLICAZIONE (EP, SPLIT, ECC.) PER L’IMMEDIATO FUTURO? E SE SI’, COSA DOBBIAMO ASPETTARCI?
“Uno split con i canadesi Dark Circles – una band crust-hardcore spettacolare che consigliamo a tutti di scoprire – è in programma per fine anno. Questo split uscirà su Replenish Records (USA) e Sick Man Getting Sick Records (GER). E poi, ancora da definirsi, un altro split nel 2016 con i Funerary, campioni assoluti del funeral doom americano moderno, che uscirà ancora un volta tramite Vendetta Records. Abbiamo anche ben saldo in mente l’appuntamento con il nostro terzo full-length, anche se è impossibile dire quando arriverà e che suono avrà. Noi di certo non abbiamo intenzione di fermarci”.

MOLTO BENE, L’INTERVISTA E’ FINITA. LE ULTIME PAROLE FAMOSE?
“Niente, semplicemente grazie per l’interesse. Siamo veramente riconoscenti a tutti coloro che si dimostrano interessati alla nostra musica”.

2 commenti
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