ABSTRACTER – Inverno nucleare

Pubblicato il 21/12/2021 da

Dall’assolata California, gli Abstracter continuano a diffondere imperterriti e inamovibili il loro verbo musicale fatto di pura negatività e contaminazione degenere. Una proposta che, man mano che il tempo passa, si fa sempre più lucida e rifinita, e che trova in “Abominion” – rilasciato dalla piccola ma attenta Sentient Ruin lo scorso ottobre – il suo attuale apice espressivo. Black, death, doom, noise… difficile dire cosa suonino esattamente i Nostri; molto più semplice abbandonarsi al flusso dei loro brani ed essere investiti da una colata catramosa a cui – al netto dell’intransigenza messa in mostra – non mancano mai perizia e profondità a livello di songwriting. Dopo averli ospitati più volte sulle nostre pagine in passato, rieccovi dunque gli Abstracter all’apice della forma e dell’ostilità, come sempre rappresentati dalle parole del cantante/membro fondatore Mattia…

LO SCORSO ANNO AVETE RAGGIUNTO IL DECENNALE DI ATTIVITÀ COME BAND. COSA RICORDI DEI VOSTRI PRIMI GIORNI E DEGLI OBIETTIVI CHE VI ERAVATE PREFISSATI ALL’EPOCA? COME GIUDICHI IL VOSTRO PERCORSO MUSICALE FIN QUI?
– Dei primi giorni ricordo tanto entusiasmo, tanta spensieratezza e tanta inconsapevolezza. La band era un passatempo dignitoso per esprimere le idee e la creatività che avevamo in testa da semplici fan di certi suoni, oltre che un modo per celebrare e connetterci con la musica che ci piaceva al tempo. All’epoca, eravamo spinti da desideri molto semplici ed essenziali: suonare qualche show locale, stampare una maglietta, fare uscire un CD o una tape autoprodotti, registrare qualcosa di semi-professionale in uno studio che potesse definirsi tale. Poter semplicemente dire “l’ho fatto anch’io”. Finita lì. Il percorso che ne è seguito è stato totalmente inaspettato e non pianificato, e personalmente lo trovo abbastanza sbalorditivo, se non del tutto incomprensibile. Con il passare del tempo, grazie ai feedback esterni, ci siamo resi conto che forse avevamo qualcosa da dire, e che potevamo avere un nostro posto in un contesto più serio e più ampio della nostra sala prove. Abbiamo ricevuto incoraggiamento e deciso semplicemente di continuare col nostro sound e le nostre idee, con totale naturalezza e spontaneità, per vedere dove la nostra musica ci avrebbe portati. Da lì non ci siamo più fermati.

COME SI INSERISCE “ABOMINION” ALL’INTERNO DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA? CREDO NON SIA SCORRETTO DIRE CHE L’ALBUM RIPRENDA LO STILE DI “CINEREOUS INCARNATE” E DELLO SPLIT CON I DARK CIRCLES, RENDENDOLO PERÒ MOLTO PIÙ FLUIDO E DIVERSIFICATO…
– È il capitolo più completo e devastante della nostra storia. Ha in sé tutto ciò che volevamo sempre essere e fare, dall’artwork, al sound, allo stile, al songwriting, ai riff. Un disco che racchiude tutto il nostro essere e la nostra visione del mondo e della musica. Sarà dura fare di meglio, ma ci proveremo. Sì, il filone stilistico è quello delle ultime due release, anche se ci sono influenze primarie (Godflesh/Jesu, Corrupted, Amebix) che ci portiamo dietro dagli esordi e che dettano ancora pesantemente le linee guida del nostro sound. Il cambiamento in tempi recenti si ricollega principalmente all’arrivo di nuovi membri con più esperienza e con capacità che ci hanno permesso di provare cose nuove, espandere il sound e di incorporare altri aspetti nella nostra musica che prima non erano possibili, anche per via delle origini obiettivamente molto poco ambiziose e umili del progetto; non dico iniziato per ‘cazzeggio’, ma quasi. Come detto, gli Abstracter sono nati come un hobby a tempo perso e/o un esperimento dilettantistico, ma col tempo sono diventati una scommessa: un investimento di lavoro, intenti e sacrifici molto più serio.

A QUESTO PROPOSITO, CREDO CHE I CAMBI DI LINE-UP ABBIANO AVUTO UN RUOLO CHIAVE NELLA RESA FINALE DEL DISCO, SEI D’ACCORDO? COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON G. (BASSO) E JUSTIN ELLIS (BATTERIA)?
– La vera svolta per noi è iniziata con l’arrivo alla batteria di Adam Gambel nel 2016, un batterista grind dalle disinvolte capacità tecniche. Era, ed è, fuori dal comune anche per quanto riguarda l’attitudine, l’intensità e il suonare in modo ‘opprimente’. Dopo quattro anni in sella, Adam ha deciso di lasciare la band a causa della pandemia e di altri problemi personali, per questo non è presente sulla registrazione finale, ma nel periodo in cui è stato nella band ha inconsapevolmente lanciato l’input per provare una formula più abissale, oscura, intensa e – appunto – oppressiva. G. (AKA Lorenzo) è italiano come me, ed anche lui è arrivato qui nella Bay Area per lavoro. Suonava nei Mefitic, una band black/death italiana che già conoscevo tramite le mie conoscenze in Italia e la Nuclear War Now!, che è una label locale. Ci è voluto poco perché i puntini si connettessero e ci mettessimo in contatto tramite la scena estrema del posto. Nello stesso periodo James chiedeva di passare dal basso alla chitarra, in quanto per lui il ruolo di bassista era sempre stata una fase temporanea, un riempitivo per aiutarci, ma lui nasce come chitarrista, e voleva fare quello. Continuava a proporci una formula a due chitarre, e dopo aver provato l’esperimento con il nostro amico Connor Allen dei Dearth (che ha poi deciso di abbandonare perché viveva troppo lontano), ho proposto il ruolo a Lorenzo. La cosa è avvenuta con naturalezza. Come detto prima, invece, Justin alla batteria è stata una scelta venuta da sé dopo la dipartita improvvisa di Adam: è un nostro caro amico da anni, suona con James nei Vale e in altre band locali che formano un giro di amici, per non parlare poi delle sue capacità dietro alle pelli, per nulla scontate… chiedergli una mano per finire il disco è stato tanto naturale quanto opportuno.

IL VOSTRO CONCEPT HA SEMPRE ATTINTO DA IMMAGINARI NEGATIVI E POST-APOCALITTICI, COSA ANCORA PIÙ EVIDENTE OSSERVANDO LA COPERTINA O LEGGENDO I TITOLI DEL NUOVO DISCO. QUAL È IL MESSAGGIO DI CUI VUOLE FARSI PORTAVOCE “ABOMINION”? LO SCOPPIO DELLA PANDEMIA SI È IN QUALCHE MODO RIPERCOSSO SUI TESTI?
– La pandemia centra poco ed è una pura coincidenza del caso, visto che il concept della band esiste praticamente dalle origini. Ma è vero che l’aura buia e negativa del disco e le vicissitudini recenti hanno un collegamento innegabile. Che la natura di tanto in tanto faccia il suo corso e applichi un po’ di sana selezione naturale è un semplice dato di fatto. D’altronde, c’è sovrappopolamento. Che gli esseri umani poi si sentano onnipotenti e al di sopra di tutto e tutti, persino supponenti ed ignoranti sulla conoscenza della Natura e delle sue logiche, è altrettanto un’ovvietà… a differenza di tante band extreme metal, noi abbiamo un concept molto ‘punk’, e preferiamo esplorare con la nostra musica questioni serie e reali. Il nostro è un concept di origine ambientalista, ispirato agli elementi militareschi, anarchici e anti-capitalisti di band come Currupted, Discharge, Winter e Amebix, oltre che a quello nichilista, post-industriale, apocalittico e depersonalizzante dei Godflesh. Nel tempo abbiamo sviluppato queste tematiche in maniera personale, aggiungendo altre influenze per renderle ‘nostre’, vedasi l’aspetto catastrofico e ‘profetico’ dai forti connotati escatologici e sovrannaturali. Com’è facile intuire, “Abominion” è una contrazione di “Abominable Dominion”, ovvero la suggestione di un’era abominevole la cui ombra nefasta si staglia all’orizzonte. Un presagio o una premonizione che vive come un tarlo in tutti noi, insito nella specie. Un male supremo e nascosto che si annida nella natura umana, che da in-potenza potrebbe diventare in-divenire, e spalancare le porte ad un’epoca senza precedenti, se non invertiamo subito la rotta. Il disco introduce la visione di un futuro non troppo lontano, nato dalla follia umana perpetrata impunemente negli anni e da secoli di inquinamento e guerre, che darebbe inizio ad un punto di non ritorno della nostra Storia; un punto in cui la presenza del male puro, da semplice presagio, diventerebbe una presenza reale e tirannica, e il semplice vivere si trasformerebbe in puro tormento e in un’animalesca lotta per la sopravvivenza in un mondo buio, senza più luce solare, devastato e irriconoscibile. “Abominion” tratta quindi tematiche di forte stampo ambientalista e anarchico, calate in un contesto apocalittico come può esserlo quello del capitalismo deviato, dell’iper-industrializzazione, dell’inquinamento, della distruzione di biodiversità e risorse naturali, dell’avarizia e dell’individualismo, delle manie di onnipotenza che caratterizzano gli esseri umani, dell’industria bellica, dell’imperialismo e del militarismo. Ma anche della politica, della religione e della superstizione come strumenti di controllo che contengono il seme dell’autodistruzione e del male. Particolare importanza nel concept di “Abomnion” è rivestito dall’energia atomica e dalla sua aura oscura; una fonte sovrannaturale/divina di intimidazione socio-politica, di dominio, e di follia totale. Ha un effetto inebriante sugli uomini per via di questo suo potere simil-divino e ultraterreno, in maniera letterale visto che sono processi che naturalmente avvengono solo a livello cosmico o stellare e che non esistono sulla Terra, se non ricreati artificialmente. Come se chi riesce a brandirne il controllo abbia accesso al potere sovrumano e assoluto di dominare su qualsiasi cosa. È uno strumento che droga la mente e lo spirito come pochi, e che dà la sensazione di essere onnipotenti, invincibili, al di sopra di tutto e tutti. Anche se non sembra ha forti connotati mistici e sovrannaturali, e la sua influenza sulla psicologia e il comportamento umano è reale ed evidente.

C’È STATO UN MOMENTO – NON TROPPO TEMPO FA, A DIRE IL VERO – IN CUI TUTTI IN AMERICA VOLEVANO SUONARE SLUDGE SPORCATO DI BLACK METAL. CREDI CHE ORA CHE IL TREND HA INIZIATO AD ESAURIRSI GLI ABSTRACTER POSSANO RACCOGLIERE I FRUTTI DELLA LORO COSTANZA?
– Credo che ogni cosa nasca dal contesto in cui è calata. Noi siamo una band che è sempre stata ai margini, mai popolare, e mai in sella ad una qualsivoglia onda. Tutt’ora siamo essenzialmente degli emarginati. E non abbiamo mai fatto nulla per renderci più trendy nel corso degli anni, anzi. Il nostro sound è cambiato, ma preserva una coerenza di fondo marcata, perché l’intento di suonare musica lenta, cadenzata e negativa per dare all’ascoltare un senso di ineluttabilità e impossibilità di scappare (con ritmi abissali e brani lunghi) è rimasto invariato per noi e forse non cambierà mai. Si sono poi aggiunti nuovi elementi e nuove sfaccettature per cercare di non ripeterci e per creare qualcosa di diverso ogni volta, che continuasse a stimolarci e darci nuovi slanci e motivazioni. Con il suo mutare, la nostra musica è rimasta sia coerente con se stessa, sia moderna e attuale. Credo che “Abominion” sia un disco che stimoli l’immaginazione e dia nuovi slanci interpretativi su cosa significa essere ‘estremi’ al giorno d’oggi, pur non allineandosi ad alcun trend.

IN QUESTO MOMENTO DI CRISI DELLA PRODUZIONE DI VINILI E DI ALTRI FORMATI FISICI, COME GIUDICHI IL MERCATO DISCOGRAFICO?
– Anche noi stiamo aspettando da mesi i vinili di “Abominion”. Da quello che sappiamo, l’industria del vinile è altamente disfunzionale; ma non da oggi, da anni ormai, da quando è diventata un trend. Non riesce a star dietro alla domanda che cresce e non riesce a fare alcun salto di qualità per adeguarsi ai tempi che cambiano. Aspettare un anno per avere un prodotto semplicissimo, che costa cinque euro in costi di produzione e che è rimasto praticamente invariato per sessant’anni, è una cosa imbarazzante che dovrebbe far interrogare più di un addetto ai lavori. Dovrebbero vergognarsi tutti della mediocrità che stanno perpetrando nell’industria, anche perché vengono agevolate le release delle major con i soldi mentre gli artisti e le label underground sono messi in fondo alle liste di attesa, ingiustamente. Come al solito comanda una cosa sola: il denaro. Un miliardario che pre-ordina una Ferrari in edizione limitata personalizzata aspetta meno per la consegna di una band punk che vuole far uscire un disco in vinile. Interroghiamoci.

IN CARRIERA SIETE RIUSCITI A TOGLIERVI DIVERSE SODDISFAZIONI, INCLUSA QUELLA DI UN MINI-TOUR IN GIAPPONE. COSA RICORDI DI QUELL’ESPERIENZA?
– Esperienza bellissima in un paese incredibile, che avrebbe bisogno di pagine e pagine per essere descritta con lucidità. Alcuni dei nostri show più indimenticabili li abbiamo tenuti là durante quel tour. Il Giappone è particolarmente attento a tutto ciò che è estremo e oscuro. Siamo molto legati al Giappone ed il Giappone a noi. Come fu per “Cinereous Incarnate” uscito su Daymare Recordings, anche “Abominion” è uscito sul territorio nipponico in edizione CD limitata e personalizzata, stavolta tramite Obliteration Records, ottima label extreme metal di Tokyo.

QUALI PENSI POSSANO ESSERE LE OPERE DI ALTRI ARTISTI UTILI A COMPRENDERE MEGLIO LA MUSICA DEGLI ABSTRACTER?
– La letteratura anti-natalista di David Benatar, l’oscurità dei Triptykon, la follia degli Swans, le atmosfere infernali e ultraterrene di Lustmord, l’oblio dei Tyranny…

COSA CAMBIERESTI DELLA SCENA UNDERGROUND CONTEMPORANEA?
– Il razzismo e altre cose simili che cercano di normalizzare concetti aberranti solo perché corrispondono alla descrizione facile e di davvero bassa connettività intellettiva di ‘estremo’ (e dunque ‘accettabile’ perché si parla di heavy metal). Per piacere. Come disse qualcuno in tempi non sospetti: “Still think swastikas are cool? In the real Fourth Reich, you will be the first to go”. Una semplice banalità, che mette a nudo splendidamente il concetto stesso di poser. Tanti invertebrati privilegiati con la lingua sciolta non durerebbero il tempo di un scoreggia nei contesti storici che romanzano, revisionano e riabilitano con ignoranza nostalgica.

POTESSI SCEGLIERE, CON CHI TI PIACEREBBE CONDIVIDERE IL TOUR BUS PER LA PROMOZIONE DI “ABOMINION”?
– Dico Fuoto Fatuo, o Altarage.

RICORDI COME SEI ENTRATO IN CONTATTO CON LA MUSICA PESANTE? PRIMO DISCO E PRIMO CONCERTO DI QUESTO TIPO?
– Il disco che mi spalancò le porte del metal estremo fu “Diatribes” dei Napalm Death, quando uscì a metà degli anni Novanta. Molti lo odiano, ma io lo trovo ancora oggi uno dei loro album più originali, unici e coraggiosi. A quel tempo ero ancora fermo a Slayer e Sepultura, e non avevo mai sentito quella che era praticamente la stessa cosa ma calata in una veste più ambigua, cangiante, deformata e fuori dagli schemi. Mi sconvolse. A conti fatti, anche il crust grind di “Scum”, un decennnio prima, nacque e fu concepito come musica prettamente sperimentale (per allora), dunque non capisco il disappunto dei fan verso “Diatribes”; un altro ottimo lavoro di una band che è sempre stata, in fin dei conti, sperimentale di natura, prima ancora che metal. Il primo concerto estremo se non sbaglio fu proprio quello dei Sepultura quando uscì “Roots”, e avevo quindici anni. Fu un’esperienza paranormale, anche se col senno di poi erano in una fase controversa della loro carriera. Evidentemente ai quindicenni di allora, me compreso, gasava quello (ride, ndR).

QUALI SONO I PROGRAMMI DEGLI ABSTRACTER PER IL FUTURO?
– Difficile a dirsi, in quanto le cose sono tornate tutto tranne che alla normalità, purtroppo. Cercheremo di fare un release show non appena arriveranno i vinili di “Abominion” a gennaio, poi si vedrà. Fare piani e previsioni di questi tempi sembra impossibile, e pianificare qualsiasi cosa nel futuro è un’impresa. Speriamo di replicare almeno quanto fatto per “Cinereous Incarnate”: un piccolo tour della West Coast, un altro della East Coast (dove non siamo ancora mai stati), due-tre settimane in Europa, tornare in Giappone e forse andare in Australia e Nuova Zelanda, una cosa di cui parlavamo con i Golgothan Remains, una band death metal australiana del roster Sentient Ruin. Ora due di noi hanno figli piccoli e tutti abbiamo lavori full-time molto impegnativi, dunque è tutto molto complicato. Scrivere il successore di “Abominion” è una priorità altrettanto importante!

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