Quando si parla di band ‘di culto’, spesso lo si fa a sproposito.
Ma non nel caso degli Acid Bath: una delle primissime band a esprimere in musica quel disagio umano, sociale e – possiamo dire – anche geografico che ha preso forma nei primi anni Novanta a New Orleans e dintorni: lo sludge, prima ancora che fosse definito così sulle riviste, un genere che ha avuto nel gruppo di Dax Riggs e Sammy Duet una voce particolarmente originale e sofferta, ahimè anche a livello personale.
Senza gossip o scontri personali, fu infatti la tragica morte del bassista Audie Pitre a mettere la definitiva pietra tombale sulla loro esistenza, in una fase in cui dopo due soli dischi avevano già saputo conquistare un pubblico decisamente trasversale e gli onori della critica. Da allora, altri progetti hanno visto coinvolti i membri storici rimasti, ed è passato solo un anno esatto da che – assoldati altri due amici da altre band vicine, come leggerete qui sotto – hanno deciso di tornare a calcare i palchi e celebrare, dopo quasi trent’anni, un’avventura sepolta troppo presto, probabilmente.
La promozione dell’ormai sempre più imminente concerto di Milano, di supporto a System Of A Down e Queens Of The Stone Age, ci ha dato l’opportunità di contattare Sammy Duet per una chiacchierata su passato, presente e futuro della band.
SAMMY, LA PRIMA DOMANDA È SCONTATA. GLI ACID BATH SI SONO SCIOLTI UFFICIALMENTE QUASI TRENT’ANNI FA; QUINDI, VORREI SAPERE SE TU E GLI ALTRI RAGAZZI SIETE RIMASTI IN CONTATTO IN QUESTI ANNI E COME MAI AVETE DECISO DI RIUNIRVI.
– Sai, non c’è stato nessun rancore tra noi quando ci siamo sciolti la prima volta. È successo, e basta. Ma siamo sempre rimasti in contatto nel corso degli anni, anche se in modo ‘informale’: ogni tanto ci sentiamo per sapere come stiamo, siamo sempre rimasti amici.
Questa reunion è una seconda possibilità per la nostra amicizia, ed è una cosa positiva.
È MOLTO BELLO SENTIERTELO DIRE, PERCHÉ HO SEMPRE PENSATO CHE FOSTE AMICI FIN DA PICCOLI, AVENDO UNA BAND INSIEME DALL’ADOLESCENZA. DATE PROPRIO LA SENSAZIONE DI UNA REUNION ‘SINCERA’, SE MI PASSI IL TERMINE.
– Assolutamente. Ne avevamo parlato vagamente nel corso degli anni, ma credo che il momento non fosse quello giusto, forse ora è arrivato. Di certo non ringiovaniamo, quindi tanto vale farlo finché siamo ancora fisicamente in grado di farlo.
QUESTO È UN PUNTO INTERESSANTE; SU QUESTE PAGINE O SUL NOSTRO PODCAST RIFLETTIAMO SPESSO SU REUNION, TRIBUTI E COSE DEL GENERE, E IL MIO PENSIERO È, “SÌ, AMO LA VOSTRA BAND, MA AVETE QUASI OTTANT’ANNI. PER FAVORE, SMETTETELA!”.
– Esatto! (ride, ndr).
E CHE MI DICI DEI SOSTITUTI CHE AVETE SCELTO AL BASSO E ALLA BATTERIA? SUONI GIÀ CON ZACK NEI GOATWHORE, MENTRE SHANE, SE NON SBAGLIO, HA AVUTO UNA BREVE ESPERIENZA NEI CROWBAR. COME SONO STATI COINVOLTI? AVETE PROVATO A CONTATTARE JIMMY (BATTERISTA ORIGINALE DELLA BAND), PRIMA?
– Beh, sai, Jimmy ha avuto dei problemi personali, quindi sapevamo fin da subito che non sarebbe stato coinvolto, o non avrebbe potuto dedicar il tempo necessario alla band. Quindi, visti i miei trascorsi con Zack Simmons nell’altra band, sapevo già che era la persona giusta per prendere il suo posto.
Peraltro, dopo tanti anni passati con lui, ogni tanto capitava che ci ritrovassimo in un bar dopo un concerto o simile e che partisse una canzone degli Acid Bath e lui ne iniziasse a parlare con entusiasmo, giuro che all’inizio non sapevo che fosse un nostro fan. Ci è sembrato logico coinvolgerlo, perché sapevo che era la persona giusta e che si sarebbe dedicato al 100% per assicurarci il miglior risultato possibile.
E la stessa cosa è successa con Shane; lo conoscevo perché, come hai ricordato, suonava con i Crowbar, e anch’io ho passato parecchi anni con loro. Per inciso, anche in quel caso non c’è mai stato alcun rancore, ho dovuto fare una scelta, un atto di fede verso i Goatwhore, diciamo, ma siamo ancora tutti ottimi amici.
Ma a dirla tutta, la cosa che mi ha fatto prendere in considerazione Shane per questa reunion è che prima di lui avevamo già un’altra persona che provava con noi, e Shane mi ha contattato per dirmi, “Ehi, se questo ragazzo non dovesse funzionare, sarei molto interessato a farlo io”.
A un certo punto ci siamo resi conto che l’altro bassista non poteva dedicare tutto il tempo che avrebbe voluto a questo progetto, anche perché finché provavamo solo non conoscevamo la portata della cosa. Pensavamo solo, “Ah, potrebbe andare bene, ma potrebbe non piacere a nessuno”. Poi, all’improvviso, è esploso tutto. Il ragazzo che avevamo con noi ha una famiglia e dei figli, la situazione per lui stava diventando un po’ folle, quindi è stato sincero: “È meglio che mi faccia da parte ora piuttosto che mettervi in difficoltà più avanti, quando sarò costretto a farlo a un certo punto per via di impegni a casa”. A quel punto, perché cercare altrove quando avevamo una persona totalmente coinvolta nella situazione, pronta a partire?.
Si è presentato alla prima prova e ha fatto tutto alla perfezione, quindi non c’era motivo di cercare altrove: Shane era la persona giusta al momento giusto.
COME HAI DETTO, A UN CERTO PUNTO LA SITUAZIONE È ESPLOSA, SOPRATTUTTO GRAZIE A QUESTO TOUR CHE VI VEDE COINVOLTI CON BAND ENORMI COME I QUEENS OF THE STONE AGE E I SYSTEM OF A DOWN.
COME HA PRESO FORMA QUESTA PECULIARE LINE UP?
– In realtà, sono stati i System of a Down a contattarci, sono da sempre nostri grandi fan. Ovviamente non ne avevo la minima idea, ma quando hanno sentito che eravamo tornati insieme hanno pensato: questa è una delle nostre band preferite di tutti i tempi, ci piacerebbe davvero che venissero in tour con noi.
Noi ci siamo detti, “Perché no? Andiamo a fare del rock n’roll!”.
QUANDO AVETE INIZIATO NEL 1991, IL SOUND DI NEW ORLEANS ERA QUASI COMPLETAMENTE IGNORATO, SE NON PROPRIO IGNOTO AL RESTO DEL MONDO. EPPURE, GLI ACID BATH E LE BAND DI QUEL GIRO RIMANGONO, A MIO PARERE, TRA I GRUPPI CON IL SUONO PIÙ ORIGINALE E INTENSO DI QUEGLI ANNI. COME AVETE DEFINITO IL VOSTRO SOUND? ERA SEMPLICEMENTE IL VOSTRO APPROCCIO SPONTANEO O QUALCOSA DI SOTTERRANEO CHE CIRCOLAVA NELLA ZONA?
– In quel periodo c’eravamo noi, i Crowbar, gli Exhorder, gli Eyehategod, c’erano tutte queste band che facevano qualcosa di simile. C’era una manciata di gruppi che potevano essere considerati sludge o doom provenienti dagli Stati Uniti. E ci sembrava la cosa giusta da fare in quel momento, anche se quel tipo di musica non era affatto popolare all’epoca; era un periodo in cui, per quanto riguarda la scena più underground, era più focalizzata sul death metal: tutti volevano sentire gli altri suonare più velocemente.
Mentre noi, tutti quelli di New Orleans, siamo andati un po’ al contrario. Ma non è stata una cosa consapevole, tipo “oh, suoneremo lentamente perché tutti suonano veloce”.
Non so se fosse qualcosa di intrinseco alla scena musicale locale o se fosse semplicemente l’atmosfera di allora a New Orleans, ma ci sembrava di creare qualcosa di nostro, piuttosto che seguire le orme di tutti gli altri, all’epoca.
E SICURAMENTE È STATO QUALCOSA DI PECULIARE. HO SEMPRE VISTO GLI ACID BATH COME UNA PERFETTA FUSIONE TRA BLACK SABBATH E MELVINS, CON UN’ATTITUDINE MELODICA E, A MODO VOSTRO, ROCK AND ROLL DISTINTIVA. È UNA DESCRIZIONE IN CUI TI RITROVI?
– Assolutamente, hai colto nel segno quello che volevamo creare!
COME HO GIÀ DETTO, PER ME LA SCENA DI NEW ORLEANS, ALMENO IN QUELLA SUA PRIMA INCARNAZIONE, È STATA UNA DELLE ESPRESSIONI PIÙ INTERESSANTI DEL METAL NELL’ULTIMO SCORCIO DI SECOLO. INTENSO, PRIMORDIALE, CON QUESTA CHIARA SENSAZIONE DI UNA FAMIGLIA DI MUSICISTI CHE LAVORAVANO SULLA STESSA LUNGHEZZA D’ONDA.
COME RICORDI QUEI GIORNI, A UN LIVELLO PIÙ PERSONALE?
– Non saprei… non credo che ce ne rendessimo conto all’epoca. Questa cosa della ‘famiglia’ non è di certo solo una percezione esterna, nella scena eravamo e siamo tutti amici. Non è come a Los Angeles o in una grande città del genere, dove tutti sono in competizione tra loro. Eravamo tutti ottimi amici e volevamo solo creare la musica più pesante del pianeta. E, ripeto, lo siamo tuttora. Per dirti, l’anno scorso sono andato a una festa a base di gamberi con Jimmy Bower e c’era anche Kirk dei Crowbar. Ci vediamo ancora spesso, è tutto molto cool.
E HAI CITATO JIMMY BOWER, CHE È UN PO’ COME IL PREZZEMOLO NEL CIBO. HA SUONATO PRATICAMENTE CON TUTTE LE BAND DELLA ZONA. E, INCONTRATO DI PERSONA, MI SEMBRA ANCHE UN UOMO MOLTO ALLA MANO.
– Sì, è un tipo fantastico, assolutamente!
TORNANDO ALLA MUSICA, TU E MIKE (SANCHEZ, L’ALTRO CHITARRISTA DELLA BAND, NDR) ERAVATE UNA DELLE POCHE COPPIE DI ‘ASCE’ NELLA SCENA: QUASI TUTTE ERANO BAND CON UN SOLO CHITARRISTA, E LA VOSTRA INTESA ERA FANTASTICA, EPPURE NON AVETE MAI AVUTO ALTRI PROGETTI INSIEME.
MI CHIEDO SE ALL’EPOCA DELLO SCIOGLIMENTO VI SIATE TROVATI AD AVERE OBIETTIVI MUSICALI DIVERSI, O AVEVATE SEMPLICEMENTE ESPRESSO TUTTO CIÒ CHE AVEVATE DA SCRIVERE?
– In quel periodo succedevano molte cose, a livello personale, per molti di noi nella band. Come ho detto, non c’era rancore, ma ognuno di noi voleva provare cose diverse. Ed è fondamentalmente quello che è successo. Ci sono state diverse ragioni per cui ci siamo sciolti, e non entrerò nei dettagli, ma come ho detto, non ci sono stati veri e propri problemi a livello personale.
Tuttavia, la scomparsa del nostro bassista, Audie Petrie, credo abbia avuto un ruolo importante nella nostra prima chiusura, perché lui era così… come posso dire? Ha scritto gran parte della musica, e credo che Mike e Dax saranno sicuramente d’accordo con me su questo: continuare a scrivere musica senza di lui era quasi terrificante, perché lui era il nostro punto di riferimento, e poi ci è stato portato via. Quindi, invece di cercare di sminuire ciò che avevamo creato e di andare avanti, abbiamo semplicemente deciso di fermarci e proseguire su strade diverse.
LE COPERTINE DEI VOSTRI ALBUM ERANO PIUTTOSTO FAMIGERATE: LA PRIMA ERA UN DIPINTO DI JOHN WAYNE GACY, L’ALTRA DEL DOTTOR KEVORKIAN. QUANTO DI TUTTO CIÒ ERA UNA PROVOCAZIONE, O QUALE MESSAGGIO VOLEVATE TRASMETTERE?
– La questione in realtà è che non riuscivamo a decidere collettivamente come band nemmeno la copertina dell’album, perché ognuno aveva la sua idea di come dovesse essere, e non riuscivamo proprio a metterci d’accordo su un’unica proposta. Quindi ci è stata presentata quell’idea, tipo: “Beh, perché non usate le opere di questi serial killer, o come volete chiamarli?”. All’inizio eravamo un po’ titubanti, ma oggi, ripensandoci, ha perfettamente senso, perché, insomma, molti dei nostri testi sono quasi una rappresentazione di ciò che passa per la mente di un serial killer prima di uccidere, o mentre uccide, capisci?
E non è che i testi siano cruenti, con cadaveri o cannibali, è più un tema di disperazione assoluta. È più che altro ciò che succede nella testa dell’assassino, quando si prepara a fare ciò che farà, o mentre lo fa. Quindi ha senso, no? È come se i testi di Dax fossero un viaggio dentro a quel tipo di mente, e in qualche modo quelle copertine li rendevano più intensi.
PARLANDO DI COSE MACABRE, QUESTO È SICURAMENTE UN ASPETTO SIGNIFICATIVO ANCHE DELL’APPROCCIO DEI GOATWHORE, L’ALTRA BAND CHE DA ANNI TI VEDE IMPEGNATO. DIREI A UN LIVELLO PIÙ HORROR, SATANICO.
DI NUOVO, TI CHIEDO QUANTO DEL CONCEPT DELLA BAND È PURA IMMAGINE O UNA PROFONDA ESPRESSIONE DI UNA DOTTRINA TUA O DI ALTRI MEMBRI DELLA BAND?
– Beh, siamo esseri umani, e nella psiche umana c’è sempre quell’angolo oscuro in fondo alla mente: alcune persone scelgono di abbracciarlo, altre scelgono di reprimerlo. E mi fermo qui.
LA VIA D’USCITA È QUASI LA STESSA PAROLA: TROPPA REPRESSIONE O TROPPA ESPRESSIONE.
– Esattamente!
RESTANDO SUL TEMA, GUARDO LA PARETE DIETRO DI TE – SI NOTANO POSTER E MEMORABILIA DI FILM HORROR, NDR – E MI COLPISCE COME MOLTI METALLARI, IN SENSO LATO, SIANO ANCHE APPASSIONATI DI QUESTI TEMI: SERIAL KILLER, FILM HORROR, DI SOLITO IN UN MODO, COME DIRE, POSITIVO.
PERCHÉ LI AFFRONTIAMO, LI GESTIAMO, E A VOLTE ABBIAMO PIÙ OCCASIONI DI RIDERCI SOPRA. E IL SOUND DI NEW ORLEANS, SOPRATTUTTO NEL VOSTRO CASO, ERA DAVVERO LEGATO A QUESTE COSE. CREDI CHE ABBIAMO QUALCOSA DI GENETICO CHE CI PORTA AD ASCOLTARE QUEL TIPO DI MUSICA O A GUARDARE QUEL TIPO DI FILM?
– Fin da piccolo sono sempre stato attratto da quel genere di cose, credo. Penso che sia quasi qualcosa di innato, o ci si nasce o non ci si nasce, l’unico modo in cui riesco a spiegarlo. Lo capisci fin da giovanissimo se ti appassionerai a questo genere per tutta la vita o se sarà solo una fase.
E la cosa positiva è che per la maggior parte di noi non è una fase. Resteremo come siamo fino al giorno della nostra morte. Appassionati di heavy metal, di horror, delle cose più oscure della vita, capisci? E come ho detto, o ne sei attratto fin da giovanissimo e ti accompagna per tutta la vita, oppure non lo sei affatto, sarai una persona normale da quel momento in poi.
SE HA SENSO DEFINIRSI ‘NORMALI’, POI.
– Appunto!
ULTIMA, SCONTATA DOMANDA: QUELLO CHE STATE FACENDO È SOLO UN TOUR CELEBRATIVO, UN REGALO UNICO PER I VOSTRI FAN, O PENSATE CHE CI SIA LA POSSIBILITÀ DI NUOVA MUSICA PER GLI ACID BATH?
– Vedremo cosa succede, andiamo avanti un giorno alla volta. Per quanto riguarda nuova musica, non è sicuramente fuori dal regno delle possibilità che potremmo dire, “Ehi, scriviamo una canzone e vediamo cosa succede”; non voglio chiudere la porta a questa possibilità, anche se non è qualcosa che stiamo iniziando a perseguire in questo momento.
INSOMMA, VEDREMO COME PROCEDE SI SVILUPPA L’INTESA TRA DI NOI, COME FUNZIONA E COME LA PERCEPIREMO NOI GIÙ DAL PALCO.
– Esatto! Come ho detto, non è da escludere. Ma non è qualcosa che stiamo ancora prendendo in considerazione… c’è sicuramente la possibilità!

