AD FINEM OMNIA – Verso la fine di tutto

Pubblicato il 27/06/2022 da

Autori di un debut album fortemente influenzato dal black metal europeo degli anni ’90, gli Ad Finem Omnia sono un duo con le idee ben chiare sulla natura del proprio progetto musicale: i cileni suonano come un mix tra Dissection, Darkthrone, Drudkh, pennellano veli di malinconia all’interno di composizioni esaltanti e veloci, mai troppo cadenzate ma cariche di lugubri sentori. Il loro “No Peace No Dawn” ha fatto più di qualche giro sui nostri stereo, rimanendo anche a distanza di qualche mese un ascolto funzionante e passionale. Parliamo di musica e di altro con Ricardo Araya (un cognome un programma!), chitarrista e voce, nonché basso, della band. 

 

PRESENTERESTE LA VOSTRA BAND AI LETTORI?
– Siamo gli Ad Finem Omnia, duo cileno di black metal, composto da Pablo Vera alla batteria e me, Ricardo Araya, chitarra, basso e voce. Il progetto è relativamente giovane, nato nel 2020, in pieno lockdown. Dopo un demo uscito proprio in quel periodo abbiamo lavorato e fatto uscire il nostro primo full length.

CHE TIPO DI ALBUM È “NO PEACE NO DAWN”?
– Contiene alcune canzoni che erano incluse nel demo, oltre a brani nuovi. Nove pezzi che per me rappresentano molto bene il black metal che ci piace suonare, qualcosa capace di omaggiare il suono classico degli anni ‘90 senza rinunciare tuttavia a un’impronta personale, senza pretendere di ‘reinventare la ruota’; si tratta di musica onesta e forse semplice, ben radicata nella tradizione.

DI COSA PARLANDO I TESTI? C’È UN TEMA PRINCIPALE?
– Non è decisamente un concept, se è quello che intendi, ogni canzone è indipendente. Tuttavia c’è una specie di approccio in comune, ovvero una visione pessimista e lugubre del mondo e del futuro. I testi spaziano dalle riflessioni sulla società alle esperienze personali, e ad alcune questioni filosofiche. E come ho detto prima, probabilmente hanno tutti in comune il fatto di essere avvolti in un ambiente cupo e oscuro.

COME MAI UN NOME COME AD FINEM OMNIA? QUALE SENTI ESSERE IL VOSTRO MESSAGGIO?
– Il significato del nostro nome è “verso la fine di tutto”. Questo può essere sia un monito apocalittico per tutta l’esistenza che un messaggio liberatorio. Sappiamo che alla fine, molto tempo dopo la nostra morte, sia il pianeta che il sistema solare e l’intero universo cesseranno di esistere. Questo può essere spaventoso, ma ci umilia anche per la nostra insignificanza e ci chiama a trarre vantaggio da ciò che abbiamo qui e ora. Chissà, forse la fine di tutto è l’unica cosa che dà un senso alla nostra breve esistenza.

QUALI SONO LE VOSTRE INFLUENZE MUSICALI?
– Principalmente gruppi come Sargeist, Sarkrista, Totenwache, Spectral Wound, Antzaat, Sad, Halphas. E penso che soprattutto con il suono lo-fi della demo sia impossibile non menzionare i Darkthrone di “Transilvanian Hunger”. Inoltre, ovviamente, molte altre band degli anni ’90.

IN OGNI CASO HO PERCEPITO LA VOSTRA MUSICA COME QUASI EUROPEA! QUALCOSA STILE DRUDKH, QUANDO NON DISSECTION, CHE NE DICI?
– È fantastico, sono due band che amiamo. I Drudkh sono una delle band preferite di Pablo e i Dissection uno dei miei nomi preferiti. Penso che sia fantastico che, senza volerle imitare, si possano vedere quelle influenze che ci portiamo sempre dietro.

PARLIAMO SEMPRE DI ISPIRAZIONI: QUALI SONO QUELLE NON MUSICALI?
– Il cinema è sempre un importante carburante per la nostra mente. Anche alcuni classici della letteratura di fantascienza, come Asimov, Bradbury, Philip K. Dick, ecc. Anche un po’ di filosofia, all’interno della quale includo alcune correnti occulte come Thelema. Storia e politica contribuiscono un po’. E infine, forse è un po’ un cliché, ma non posso smettere di citare la natura, poiché avendo accesso a grandi montagne, deserti e foreste come quelle del Cile, è difficile che non rimanerne influenzati.

IL METAL ESTREMO E’ SEMPRE STATO PIUTTOSTO ATTIVO IN SUDAMERICA, E ULTIMAMENTE IL CILE STA FACENDO UN BEL PO’ DI RUMORE! COME VANNO LE COSE PER CHI SUONA HEAVY METAL DALLE VOSTRE PARTI?
– In effetti, il livello delle bande cilene è aumentato negli ultimi anni. Il Cile è probabilmente il paese dell’America Latina con il maggior numero di metallari dopo il Brasile. Ho notato che le band locali stanno diventando sempre più interessate alla professionalizzazione e questo si traduce in una migliore produzione di album e una maggiore proiezione all’estero, un maggiore contatto con etichette ben posizionate. Questo è molto positivo per il metal in Cile.

CI VOLETE SUGGERIRE QUALCHE BUON GRUPPO DELLE VOSTRE PARTI?
– Rimanendo in ambito black metal, posso consigliare Selbst (che è originario del Venezuela, ma attualmente vive in Cile), Dead Moon Temple, Animus Mortis, Gates of Tyrant. Quando si parla di death metal, mi vengono in mente Inanna, Coffin Curse e Suppression, il cui album di debutto è appena uscito ed è davvero buono.

GLI AD FINEM OMNIA SONO DA CONSIDERARSI UNA LIVE BAND? VI VEDREMO SUONARE DAL VIVO? AVETE MAGARI QUALCOSA DI GIA’ PIANIFICATO?
– La verità è che siamo nati come progetto di studio. La mia intenzione è che rimanga tale e concentrarmi sulla produzione di musica e album. Ma allo stesso tempo preferisco non precludermi nessuna possibilità. Chissà, forse le cose andranno a finire che in futuro saremo tentati di suonare dal vivo, i musicisti nella nostra cerchia non mancano.

IMMAGINO COMUNQUE CHE PARTECIPIATE AD ALTRI PROGETTI.
– Beh si: noi due siamo i membri fondatori dei Sol Sistere, una suggestiva band black metal che ha già tre album completi, e devo aggiungere che il terzo, omonimo, è stato pubblicato solo nell’ottobre 2021, quindi lo stiamo ancora promuovendo e ricevendo le ultime recensioni, che sono state per la maggior parte molto favorevoli. A parte Sol Sistere, non abbiamo più altri progetti attivi. Pablo ha avuto molta esperienza come bassista in altre band, inclusi gli Animus Mortis. Il resto non è degno di nota.

ANCHE SE NON ANCORA FINITA DEL TUTTO, IL COVID-19 INIZIA A NON ESSERE PIU’ IMPATTANTE COME QUALCHE TEMPO FA, ANCHE SE OVVIAMENTE È MEGLIO NON CANTARE ANCORA VITTORIA. TUTTAVIA, I CONCERTI SONO RICOMINCIATI, COME I FESTIVAL, I VIAGGI ETC… COME AVETE VISSUTO QUESTA SITUAZIONE, DA PERSONE E DA MUSICISTI?
– Ad Finem Omnia è nato durante il lockdown, quindi è stato un modo per tenerci occupati ed essere musicalmente produttivi, il tutto durante un lungo periodo in cui Sol Sistere non ha potuto suonare dal vivo. Alla fine, gli spettacoli sono stati nuovamente possibili, anche se con una capienza limitata. Attualmente, alcune limitazioni per i partecipanti sono state appena revocate in Cile e abbiamo uno spettacolo di lunga durata in programma per maggio. Direi anche che tutto questo ha influito sui nostri piani per un terzo tour europeo, ma ora forse possiamo organizzarlo per il 2023. Nel frattempo, i piani con Ad Finem Omnia continuano ad essere quello di scrivere e pubblicare altro materiale.

CI SONO POI ALTRE COSE TERRIBILI CHE ACCADONO NEL MONDO, COME LA GUERRA IN EUROPA. CREDI CHE POSSA ESSERE UN EVENTO CHE TOCCHERA’ ANCHE I MUSICISTI DALLA VOSTRA PARTE DEL MONDO (ESEMPIO BANALE, I TOUR)?
– Non possiamo ignorare situazioni così importanti e ovviamente abbiamo tenuto d’occhio questi accadimenti. Tuttavia, parlando dal punto di vista pratico, la vita al di fuori della zona di conflitto sembra andare avanti normalmente in termini di festival musicali e concerti, quindi sarebbe facile pensare di organizzare un tour e non essere colpiti da questa guerra. E se parliamo dal punto di vista specifico di Ad Finem Omnia, che è una studio band, tanto più è facile immaginare che la contingenza non ci toccherà. La nostra label, Purity Through Fire. si trova in Germania e la verità è che, da quanto si può vedere, non ha avuto problemi operativi.

LA VOSTRA MUSICA È VIOLENTA, CON UN APPROCCIO QUASI FILOSOFICO. NON VI CHIEDO UN PUNTO DI VISTA SU QUESTA PARTICOLARE GUERRA RUSSO-UCRAINA (A MENO CHE NON NE ABBIATE UNO, OVVIAMENTE), MA RIGUARDO IL CONCETTO DI GUERRA STESSO. CREDI CHE GLI ARTISTI DOVREBBERO ESSERE IN QUALCHE MODO COINVOLTI, IN SENSO COMUNICATIVO? E COME? AVETE UN MODO DI APPROCCIARVI A QUESTA TEMATICA?
– È assolutamente un fatto valido che i musicisti metal si occupino di questioni attuali, lo vediamo dagli anni ’80 e continuiamo a vederlo oggi. Ora, però, penso anche che sia comprensibile volerne stare fuori. Nel nostro caso particolare, come band non ci riferiamo a questioni o contingenze politiche, ma è possibile che queste influiscano sui nostri pensieri e riflessioni e, quindi, si riflettano nei testi in qualche modo, ma sempre da un modo più aperto, prestandosi a diverse interpretazioni. Forse il nostro testo più diretto in questo senso è “Doomed To Death”, che parla del più grande massacro di lavoratori in Cile, avvenuto nel 1907. Lì puoi vedere che i testi non sono espliciti nel menzionare questo incidente, ma piuttosto descrivono i fatti come le vittime li hanno vissuti.

STATE SCRIVENDO QUALCOSA DI NUOVO? QUALI SARANNO I VOSTRI PROSSIMI PASSI?
– Vogliamo essere una band produttiva, vogliamo continuare a scrivere e pubblicare nuovo materiale con una certa frequenza, quindi abbiamo già iniziato a muovere i primi passi in questa direzione. Siamo felici dell’accoglienza che il nostro debutto ha avuto finora, quindi naturalmente vogliamo continuare il nostro lavoro.

 

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