AKERCOCKE – Sex’n Satan nelle parole di Jason

Pubblicato il 15/07/2001 da

Gli Akercocke sono una delle rare proposte in campo estremo provenienti dalla terra di Albione. Inutile ogni confronto con i cuginetti Cradle of Filth, il genere porposto dal gruppo del mio interlocutore è un massiccio brutal-black metal con qualche incursione in campo industriale. Il nuovo “Goat of Mendes”, pur non essendo un capolavoro, è un disco tutt’altro che banale e le ideologie alla base del concept degli Akercocke sono tanto serie quanto inquietanti…
Ok, cominciamo con una mia curiosità…cosa significa Akercocke?
E’ un nome che si trova nella versione inglese del libro “Doctor Faustus”, di Robert Knight -non confoderlo con il Faust di Goethe-, è il nome di una scimmietta che viene data al protagonista come compagno di viaggio, rappresenta Mefistofele, ed il suo nome è Akercocke. Questo animale è immortale, perchè viene da Satana, per cui il protagonista non la può uccidere anche se lei continua parlare….

E anche voi siete prodotto di Satana?
Ci puoi giurare…

Ok, entriamo nello specifico del nuovo album, cosa ci puoi dire riguardo “Goat of Mendes”?
Vai a comprartelo! No, scherzo, ti dirò…il nuovo album segna un progresso rispetto al primo (“Rape Of The Bastard Nazarene”), il suono è migliore e i pezzi sono più epici, ci siamo distaccati dalle nostre influenze, anche perchè le nostre influenze sono cambiate…ehi scusa, ma c’è un fottuto telefono cellulare che continua a suonare e non riesco a trovarlo (a questo punto si apre un siparietto in cui sia io che Jason siamo colti da un attacco irrefrenabile di riso e per due minuti buoni l’intervista diventa unicamente incentrata sul ritrovamento del “fucking mobile phone” che si scoprirà essere poi sotto il sedere del mio interlocutore…ndZiru)…ok scusa, dicevo le nostre influenze sono cambiate; al tempo del nostro primo album non ne sapevamo molto di metal “moderno”, non c’era un gran fermento qui a Londra e allora noi ci ascoltavamo solo i nostri vecchi dischi di Voivod, Bathory o Celtic Frost. Era la musica con cui eravamo cresciuti ed era la nostra principale influenza. Poi abbiamo cominciato a sentire roba diversa, perchè abbiamo avuto la possibilità di guardarci intorno. Ma le nostre influenze più marcate sono rimaste le stesse: Killing Joke, Autopsy, Suffocation, Diamanda Galas (grandi ragazzi! ndZiru) e Dead can Dance.

Ho letto sulla vostra biografia che sei interessato alla musica elettronica e alla scena power-electronics/industrial…
Sì, assolutamente, sono contento che tu me l’abbia chiesto, perchè molte delle cose che mi piacciono vengono dall’italia, come Lory D., lui è un genio! In lui trovo cose che mi ispirano, fa qualcosa che solo lui fa, è indefinibile. Un po’ come i Voivod nel metal. Quella di Lory D è musica potentissima, innovativa, perchè quando tutti facevano le stesse stronzate elettroniche, la scena di Roma faceva assolutamente quella che voleva…Il genere di “estremo” proposto dalla musica elettronica mi interessa molto e cerco di infilarlo anche nel suono degli Akercocke quando posso. E’ una cosa che voglio cercare di fare sempre di più, perchè l’estremo è fatto di diversi colori e alcuni di essi non li puoi dipingere con una chitarra e una batteria, hai bisogno di qualcosa di più, non vogliamo limitarci. Quest’album è ancora un compromesso fra le due influenze, quella metal e quella industrial/elettronica, ma ti assicuro che il prossimo album avrà un lato elettronico molto più incisivo…

Nelle vostre canzoni parlate spesso di donne e molti dei titoli del primo album sono semplicemente nomi femminili, chi sono queste ragazze?
Sì, nel primo album c’erano canzoni come “Justine” o “Nadja” e altre tre con nomi di donna; sono cinque delle sette succubi che vengono offerte al compagno di Faust, perchè era in grado di parlare sette lingue e Faust gliene donò una per ogni lingua. Ognuna di loro ha diverse preferenze sessuali…una ama essere sculacciata, l’altra ama la fellatio e così via. Avevamo preparato canzoni anche per le altre due, ma non hanno passato il nostro “controllo qualità”, non ci piacevano abbastanza. Anche nel nuovo album c’è molto materiale sulle donne, ci interessa il rapporto fra sesso e morte…in generale parlo molto di donne…come tutti gli uomini! (ride).

Parli anche molto di satanismo, demonologia e magia, cosa rappresentano per te?
E’ tutto, è la mia vita! Io sono un adoratore di Satana, e la mia band, che mi rappresenta del tutto, è un modo per glorificarlo. Parlo delle cose che amo. Amo le donne ed amo Satana, sono due parti dello stesso cerchio magico; la glorificazione della donna diventa glorificazione dell’avversario. Sesso, morte e magia hanno un potere enorme per me…

Parli di sesso e magia, ha qualcosa a vedere con Crowley e la dottrina del Thelema?
Capisco la tua domanda, ma ti posso assicurare che non voglio avere niente a che fare con Crowley. Crowley era un pazzo, un drogato e amava scopare con gli uomini, non significa niente per me. “Il libro della legge” (“The Book of the Law”, l’opera più conosciuta di Crowley), dice anche cose vere, ma sono tutte cose che dovresti capire da solo se sei un vero satanista, non deve dirtele qualcuno, non mi serve un idiota come Crowley che mi dica queste stronzate. Non mi importa di cosa ne pensa Ozzy…

Perchè suonate indossando abiti eleganti? Siete solo eccentrici o c’è di più?
Semplicemente perchè ci vestiamo così tutti i giorni, semplicemente non siamo tipi da “jeans e t-shirt”; anche perchè, vedi, se vuoi entrare in contatto con un circolo magico serio qui, non ti accetterebbero mai se ti vestissi male. Penserebbero che sei una specie di sfigatello metallaro e nessuno ti prenderebbe sul serio. Capisci, è un modo per poter entrare in questi circoli. Molte delle persone che potresti incontrare in una setta sono del tutto normali, normali lavoratori ben vestiti, persone per bene si direbbe! Noi siamo dei gentleman, comunque, questa è la ragione! (ride…)

Mi parli del primo periodo e della formazione degli Akercocke?
C’era una band “embrione” degli Akercocke, chiamata Salem’s Orchid, fondata nel 1990, suonavamo spesso a Londra. Suonavamo una musica piuttosto strana con canzoni lente e lunghe; probabilmente eravamo un gruppo black metal, ma a quel tempo tutto ciò che la gente conosceva qui di black metal erano i Venom. La gente non sapeva come approcciare a noi…Eravamo dei precursori forse. Avevamo un piccolo seguito a Londra e il tapetrading dei nostri demo andava bene un po’ dappertutto. Ora la gente forse ci capisce di più…

Avete cominciato negli stessi anni dei Cradle of Filth, quindi?
Certo, eravamo in contatto con loro, ora lo siamo un po’ meno, però ogni tanto ci sentiamo con Dani. Era un periodo in cui sia noi che loro cercavamo di fare delle date in giro; loro venivano dalla campagna e ogni tanto ci chiedevano se potevano suonare con noi a Londra, era divertente! Ovviamente ora siamo molto contenti del successo che stanno avendo. Ora il metal estremo è molto più in vista anche qui in Inghilterra e molti ragazzi che probabilmente ascolterebbero gli Slipknot ora conoscono i Cradle of Filth, e forse poi si interesseranno ai Dimmu Borghir e via via fino ai Darkthrone e quello che è il vero black metal! E’ una gran cosa, qui in Inghilterra il metal è nato, ma ora non c’è praticamente nulla, nè concerti, nè altro, ma se un gruppo come i Cradle ha successo, questo significa maggiore esposizione per tutti! La scena qui sta ricominciando a crescere ed è una cosa positiva.

Il vostro primo album era un’autoproduzione, come mai questa scelta?
Abbiamo pagato tutto con i nostri soldi…dalle registrazioni alla masterizzazione e tutto il resto. Penso che sia stata una mossa piuttosto intelligente, in un certo senso ci siamo ispirati alla cultura della musica dance per questa operazione; chi fa dance non si deve preoccupare di roba tipo contratti, fanno tutto da soli e fanno girare i loro demo, è fantastico e noi abbiamo tentato di esportare questa idea nel metal!Ora che la nostra etichetta e la Peaceville, il messaggio di Satana si sta diffondendo sempre di più, ma noi abbiamo preteso che la nostra etichetta ci lasciasse una totale libertà artistica.

La prima parola che mi è venuta in mente sentendo l’album è stata “Progressive”, cosa ne pensate?
Uhm, non saprei…gli Akercocke sono progressivi nel senso che stanno cercando di fare qualcosa di nuovo, qualcosa di mai sentito e penso che questo sia il reale significato della parola. Ma se c’è qualcosa nella parola “progressive” che ci inserisce in un certo genere, beh, non mi interessa, non mi interessano queste definizioni. In definitva siamo “progressive” nel senso che vogliamo far progredire la musica estrema!

Ultime parole?
Tutti dovrebbero venerare satana. E le donne. (ride)

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