ALGHAZANTH – Il mondo riemerso di Atlantide

Pubblicato il 11/09/2008 da
 
Esiste ancora il black metal sinfonico? Ad ascoltare i finlandesi Alghazanth sembrerebbe proprio di sì! Incuranti del fatto di essere ormai una specie in via di estinzione, il combo finnico continua con coerenza a produrre ottimi album di black metal sinfonico nella sua natura più pura e genuina. Il nuovissimo “Wreath Of Thevetat” è un disco dall’atmosfera incredibile, dove è ancora possibile sentire il riffing black metal allo stato puro, subliminato da maestose parti di synth. Le band che rappresentano ormai la vecchia guardia, oltre ad essere gli unici custodi di un certo tipo di sonorità, si confermano ad alti livelli. Sfortunatamente gli Alghazanth non sono gli Emperor, né i capostipiti di un certo tipo di black metal, e difficilmente il loro positivo esempio servirà a rinfocolare un genere musicale che davvero rischia sempre più l’estinzione. Ma godiamoci queste poche perle riportate alla luce dagli abissi e non lasciamoci sfuggire un album come “Wreath Of Thevetat”, né la sua presentazione ad opera del disponibile Gorath Moonthorn, batterista e fondatore della band.
 

 
CONGRATULAZIONI, ALGHAZANTH, PER IL VOSTRO NUOVO ALBUM DAVVERO DEVASTANTE! NEL 2008 SIETE UNA DELLE POCHE BAND DI BLACK METAL SINFONICO RIMASTE IN CIRCOLAZIONE…
“Ti ringrazio per le tue parole positive. Yes, concordo con te, ormai non ci sono più tante band che suonino ancora black metal in stile sinfonico, almeno non nel nostro paese, eppure credo che lo stesso valga per tutto il panorama internazionale. Molti sono i gruppi che hanno cambiato il proprio approccio alla musica, ma noi continuiamo invece per la nostra strada, non ci interessa seguire la tendenza del momento!”.
 
VUOI PARLARCI DEI CAMBI DI LINE-UP? NON SEI SORPRESO NEL VEDERE CHE CON LA NUOVISSIMA FORMAZIONE GLI ALGHAZANTH IN REALTÀ SUONINO COME NEL PRIMO PERIODO DI CARRIERA, ANCHE SE OVVIAMENTE COME MUSICISTI SIETE MIGLIORATI MOLTO?
“Dopo la realizzazione del nostro album precedente, ‘The Polarity Axiom’, ben la metà dei membri della band è cambiata: è stato un momento delicato, ma non ha mai messo in dubbio la stabilità della band, anzi questo genere di cambiamenti di solito rende il gruppo ancora più forte e determinata di prima. Io, Thasmorg e Grimort abbiamo continuato a lavorare sul nuovo materiale mentre ricercavamo qualche valido musicista da inserire nella band. Alla fine abbiamo trovato le persone giuste: Goat Tormentor come cantante/bassista ed Ekholm alle tastiere. Credimi che non esagero nel dire che questa è la formazione migliore di sempre che ha suonato negli Alghazanth! L’atmosfera è molto rilassata e sembra che tutti abbiano la stessa visione su come debba essere la musica della band, questo ci consente di non scendere a compromessi o di azzuffarci in fase di composizione dei nuovi brani! Riusciamo ad esprimerci in modo naturale, così come nei primi anni e credo che questo rinnovato feeling si possa sentire anche nel nuovo album”.
 
COSA CI PUOI DIRE RIGUARDO ALLA SCELTA DEL TITOLO DELL’ALBUM E DEI TESTI DELLE CANZONI?
“I testi dipingono un quadro assai avvincente, dalla discesa dello spirito nel corpo, agli ultimi momenti antecedenti alla venuta di Mahapralaya. I temi sono interessanti, ma ciò che lega tutte le tematiche presenti è il nostro punto di vista iniziale a partire dal quale sono state create. Il titolo dell’album supporta questa idea generale che si cela dietro i nostri testi, il nostro punto di vista ‘diverso’, sinistro. Questo potrebbe essere anche ciò che si cela dietro le nostre esistenze: il lato oscuro. Alcuni miti presentano Thevetat come uno degli dei di Atlantide. Egli ha avuto il dono innato della Divina Conoscenza pur senza essere stato iniziato ad essa. Sotto il suo comando la magia tornò ad avere un ruolo importante ad Atlantide. ‘Wreath Of Thevetat’ è in definitiva una metafora: il sentiero da seguire è quello che ci porta al nostro trono o alla nostra sconfitta! La via del ‘lato oscuro’ è una scelta pericolosa, ma è il solo modo, per quelli che sono convinti di percorrerlo, di andare oltre la comune comprensione delle cose”.
 
CON IL VOSTRO SECONDO ALBUM, “SUBLIMINAL ANTENORA”, IL VOSTRO STILE SINFONICO MUTÒ IN QUALCOSA DI PIÙ CONTORTO ED OSCURO, ORA INVECE LA VOSTRA MUSICA BLACK METAL HA NUOVAMENTE UN TOCCO COSMICO ED EPICO COME AL TEMPO DELL’ESORDIO. POSSIAMO AFFERMARE CHE SIETE TORNATI ALLE VOSTRE RADICI SONORE?
“Solitamente affermare di essere tornati alle proprie radici del suono è una frase fatta, ma nel nostro caso è successo davvero così. Questo non significa che siamo entrati in una macchina del tempo e scelto come destinazione una decade addietro, ma vuol dire che la mentalità del gruppo è nuovamente concentrata a creare musica pesante con atmosfere epiche in modo più incisivo rispetto agli ultimi tre album, che avevano esplorato un metodo più tecnico in fase di arrangiamenti e composizioni. Non sto dicendo per questo che ‘Wreath Of Thevetat’ sia un album di facile ascolto, ma è certo come l’inferno che è più coerente rispetto ai suoi predecessori. In retrospettiva, secondo il mio parere, ‘Subliminal Antenora’ introduceva un elemento diverso e più complesso nella nostra musica. Abbiamo imparato molto dagli errori di quell’album e siamo poi ripartiti verso qualcosa di ancora più innovativo con ‘Osiris (Typhon Unmasked)’. Dopo questa release la line up degli Alghazanth cambiò, arrivò nuovo sangue ed il nuovo materiale risultò più tecnico a livello di riff e di arrangiamenti. Forse sembra che da un lato voglio mettere i nostri vecchi album e dall’altro la nostra ultima release, ma non è così: ci sono un sacco di cose che mi piacciono e che amo dei nostri lavori passati, semplicemente non gli dò il massimo dei voti. Ad ogni modo hanno rappresentato dei passi importanti sul nostro cammino e sono orgoglioso di averli fatti”.
 
COM’È STATO REGISTRATO IL NUOVO ALBUM?
“L’ordine che abbiamo seguito è quello solito: per prima la batteria, poi il basso e le chitarre, infine tastiere e voce. L’unica differenza stavolta risiede nel fatto che le parti di batteria e tastiera sono state registrate in uno studio di registrazione, mentre gli altri strumenti nella nostra sala prove (complimenti, perché la registrazione è davvero ottima!, NdR). Tutte le parti le abbiamo registrate in brevi periodi, ciascun strumento prende in media un paio di giorni. Abbiamo fatto le cose con calma, non volevamo diventare sordi… e può capitare quando ti chiudi in uno studio di registrazione per un mese di fila e ascolti tutto il tempo ciò che registri. Credo che questo metodo lo utilizzeremo anche la prossima volta perché mi sembra il migliore per poter lavorare in tranquillità”.
 
CON QUESTO OTTIMO ALBUM DOVRESTE PREPARARE UN TOUR EUROPEO, MA SPESSO NOTO CHE I GRUPPI FINLANDESI RARAMENTE VENGONO A SUONARE NEL SUD EUROPA. CREDI CHE STAVOLTA VERRETE ANCHE DALLE NOSTRE PARTI?
“Spero francamente che per noi il tour europeo diventi una realtà nell’immediato futuro perché al momento non c’è niente di simile in cantiere per gli Alghazanth. Tutto quello che riguarda ingenti quantità di denaro, dai concerti agli organizzatori di tour, non è facile da programmare e da portare a termine; solitamente tutto va a farsi fottere e alla fine si suona giusto qualche concerto, ma resta il punto che se ci sarà l’occasione noi saremo pronti a diffondere la piaga nordica al Sud, ci puoi scommettere!”.
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