ALLHELLUJA – Running with the devil

Pubblicato il 12/09/2006 da

Definiti dalla critica una band death’n’roll, gli Allhelluja sono in realtà molto di più. Prova ne è il nuovissimo “Pain Is The Game” – successore del fortunato debut “Inferno Museum” – album che oltre alle ovvie influenze Entombed ci presenta una band che non ha paura di cimentarsi con lo stoner e persino con il blues! Ne abbiamo parlato con il batterista e portavoce Stefano Longhi…


AD UN ANNO E MEZZO DI DISTANZA DALLA SUA PUBBLICAZIONE, TI VA DI TRACCIARE UN BILANCIO DI “INFERNO MUSEUM”?

“Il bilancio è ottimo, forse addirittura inaspettato! ‘Inferno Museum’ ha riscosso un successo di pubblico e di critica che è andato oltre alle nostre aspettative. Abbiamo ricevuto consensi clamorosi dalla stampa italiana, ma anche dall’estero: magazine come Terrorizer (UK), Rock Hard (D), Legacy (D) Decibel (US) e addirittura Burrn! (Jap), solo per citarne alcuni, hanno esaltato ‘Inferno Museum’ come uno dei dischi più freschi ed interessanti del 2005. La stampa italiana ha accolto l’uscita del disco in maniera davvero calorosa, per non dire clamorosa! Siamo stati votati band rivelazione dell’anno da Rock Hard e Metal Hammer, recensioni ultra-positive ovunque e le email o i commenti sul nostro sito di Myspace (www.myspace.com/allhelluja) e su quello ufficiale (www.allhelluja.com) sono davvero esaltanti! Anche dal punto di vista vendite il bilancio è ampiamente positivo. L’album, distribuito in tutto il mondo, ha raggiunto dei risultati che non potevamo neanche immaginare!”.
QUALI SONO SECONDO TE LE PRINCIPALI DIFFERENZE MUSICALI CHE INTERCORRONO TRA INFERNO MUSEUM” E QUESTO NUOVO LAVORO? PERSONALMENTE NON TROVO CI SIANO TROPPE DIFFERENZE STILISTICHE, MA CREDO CHE I RIFF, I RITORNELLI E LE MELODIE SIANO NETTAMENTE MIGLIORI…
“Lo stile non è cambiato, la nostra è un’identità decisa, forte e compatta. E’ forse cambiato l’impatto delle canzoni contenute in ‘Pain Is The Game’, molto più dirette e aggressive. Abbiamo lavorato molto sulle linee vocali ed il risultato è davvero pazzesco. In 40 minuti siamo riusciti a costruire un treno che va dritto in faccia all’ascoltatore, una vera mazza da baseball sulle gengive… Mantenendo il nostro stile, che come sai miscela lo stoner dei Kyuss e il death’n’roll degli Entombed, passando per Corrosion Of Conformity, Down, Black Label Society, Unsane, Motorhead, e tante altre band dallo spirito e dall’attitudine marcia. ‘Pain Is The Game’ va dritto al punto e forse scopre carte che con ‘Inferno Museum’ erano ancora da giocare… Ma è la naturale crescita di un gruppo!”.
COME SI È SVOLTO IL PROCESSO DI SONGWRITING QUESTA VOLTA? JACOB HA AVUTO MODO DI DARE IL SUO CONTRIBUTO?
“Io e Massimo scriviamo i pezzi e Jacob ascolta delle versioni demo; io registro delle linee vocali che Jacob è libero di interpretare a modo suo. E’ tutto molto semplice, non siamo una band che decide a tavolino, lasciamo che siano l’istinto e il feeling del momento a trasportarci nella composizione dei brani. Il contributo di Jacob è stato fantastico, oltre alle aspettative. Ora si sente parte della band al 100% ed ha voluto avere continue notizie ed aggiornamenti sul processo compositivo. Quando poi è venuto il suo turno ha così commentato… ‘Questa volta voglio essere un vero cantante, non voglio solo provarci!’… Ed è andata esattamente così, ha trascorso notti intere in studio a provare e riprovare… Jacob è per gli Allhelluja il vero centravanti di sfondamento… Ha una forza impressionante ed è riuscito a rendere facili anche cose quasi impossibili! Ascoltare per credere!”
QUALI SONO I BRANI CHE RITIENI I PIÙ RAPPRESENTATIVI O I MIGLIORI DI “PAIN IS THE GAME”? PERCHÈ?
“Tutti hanno un significato particolare perché a livello di liriche io faccio sempre un lavoro molto impegnativo e cerco di tirar fuori dal profondo di me stesso tutto quello che mi porto dentro, a volte in maniera sarcastica, a volte in modo più disturbato e stravolto. ‘Are You Ready? (Ready For Your Massacre)’: è ispirata liberamente al libro ‘La Linea Mera’ di Grangè (autore francese, il cui best-seller credo sia stato ‘I Fiumi Di Porpora’ da cui poi è stato tratto l’omonimo film); un libro che parte lento…ma che alla fine lascia un segno molto particolare, una storia molto intrigante, sadica e ossessiva, e in linea con l’Allhelluja pensiero…perverso e disturbante! ‘Superhero Motherfucker Superman’: una riflessione che parte del super-ego; puoi vederci Nietzsche o ‘Amerycan Psycho’, o più semplicemente la condizione di ogni uomo che lotta per superare dei limiti, fallendo miseramente. ‘Demons Town’: sono io e ciò che di più importante nella mia vita ho perso. ‘Hey J’: tante domande a J che non è altro che Jesus…ovviamente sono ancora in attesa di risposte…”.
CHE MI DICI DELL’OMAGGIO A JOE COCKER IN “SOUL MAN”?
“Più che un omaggio è stata una coincidenza. Il pezzo è nato con groove blues-soul dalla vena Unsane e Down, e suonandola mi ha ricordato ‘You Can Leave Your Hat On’, colonna sonora di ‘Nove Settimane E Mezzo’ di Joe Cocker, un’icona-rock marcissima per antonomasia, che onestamente trovo davvero accostabile a un Lemmy della situazione! Da li è partito il gioco sul testo con riferimenti diretti al pezzo blues-soul di Joe Cocker, con tanto di citazione e delle lyrics che invece parlano di un collezionista di anime che non vuole svelare la sua identità e rimanere nel mistero. Da qui il titolo ‘Soul Man’. E’ stato divertente unire le due situazioni, paradossalmente credo sia il testo più riuscito ed interessante”.
IL DISCO È STATO REGISTRATO IN ITALIA MA MIXATO E MASTERIZZATO IN DANIMARCA. PER QUALE MOTIVO?
“Ci siamo trovati benissimo con ‘Inferno Museum’ seguendo questa procedura e l’abbiamo ripetuta. Jacob è un ottimo professionista anche in fase di mixaggio. Ha un suo studio (Smart’n’Hard) dove lavora come produttore. La masterizzazione è stata invece affidata a Tue Madsen che al momento è forse il top per band come la nostra, avendo lavorato con formazioni del calibro di The Haunted e Sick Of It All, solo per citarne alcune.”
“INFERNO MUSEUM” ERA UN CONCEPT ALBUM. SI PUÒ DIRE LO STESSO DI “PAIN IS THE GAME” O I TESTI DELL’ALBUM TRATTANO ARGOMENTI DIVERSI?
“Nessun concept nel vero senso della parola. Ma un filo che lega ogni brano e che parte dal titolo ‘Pain Is The Game’. Il gioco da giocare è la vita, il gioco più doloroso che si possa affrontare se solo pensiamo che siamo macchine a tempo determinato. Il ticchettio dell’orologio è nella nostra testa giorno dopo giorno…1 anno, 10, 100… Chi può conoscere il risultato se non chi ci ha destinato a questo gioco, un sadico, il vero serial killer primordiale, il Creatore?!”.
SPENDIAMO QUALCHE PAROLA SULLA PARTICOLARISSIMA COPERTINA?
“La copertina è opera di Chad Michael Ward, artista americano che ha già avuto modo di lavorare con Marilyn Manson, Fear Factory, Soil, Billy Idol e tante altre band come Hatesphere, Necrodeath, Darkane. E’ una cover di impatto una sorta di lavanda dei piedi al contrario… visto che non si tratta di acqua, ma di sangue”.
CI SARÀ LA POSSIBILITÀ DI VEDERVI DAL VIVO PRIMA O POI? MAGARI A QUALCHE FESTIVAL, VISTO GLI IMPEGNI DI TUTTI I MEMBRI DELLA BAND…
“Ci stiamo lavorando, questo è un nostro obiettivo!”.
CHE COSA ASCOLTANO GLI ALLHELLUJA IN QUESTO PERIODO? C’È QUALCHE NUOVO ALBUM CHE È RIUSCITO AD ENTUSIASMARVI?
“Le cose che ascoltiamo sono ciò che poi entrano nella nostra musica! Entombed, Down, Black Sabbath, Corrosion Of Conformity, Unsane, Clutch, Crowbar, Hermano, Soundgarden, Slayer. Ultimamente posso dirti che mi sono piaciuti moltissimo gli album di Danko Jones, un gruppo svedese stoner sconosciuto, gli Sparzanza, il nuovo Stone Sour ed il nuovo The Haunted (che uscirà a fine ottobre) ed ho riscoperto alla grande l’ultimo album – uscito 2 o 3 anni fa – dei The Cult, oltre a quello degli Slipknot (a tratti…). Sono curioso di sentire il nuovo Black Label Society, ho sentito pareri contrastanti, ma voglio giudicare con le mie orecchie! Idem per quanto riguarda il nuovo Audioslave. Aspetto con ansia anche il nuovo Entombed…e devo assimilare al più presto il nuovo Slayer! Anche il nuovo Mastodon, infine, mi incuriosisce!”.
QUALI SONO AD OGGI GLI OBIETTIVI DEGLI ALLHELLUJA? CHE COSA VOLETE OTTENERE CON “PAIN IS THE GAME”?
“Non ci sono obiettivi stratosferici. Nessuna dichiarazione clamorosa, vogliamo che la gente possa partecipare ed entrare nel nostro mondo musicale. Per una questione di feeling, di mood, di attitudine, di adrenalina o di semplice orgasmo da musica. Andiamo avanti suonando ciò che ci piace, cercando di dare il massimo e cercando sempre di offrire un prodotto di qualità con dei contenuti sui cui riflettere musicalmente, graficamente e a livello di testi. Se ci riusciamo, obiettivo raggiunto”.
GRAZIE PER L’INTERVISTA! A TE LA CONCLUSIONE!
“Non sono bravo con ciò che ha a che fare con le conclusioni… Sono un uomo che ha tanti dubbi, molte incertezze e fa forza davvero su poche cose sicure. Il limite tra follia, genio e normalità è così labile che non saprei se esaltare l’una o l’altra esasperazione emotiva. Concludo dicendo: cercate di giocare la vostra vita con le carte che vi hanno messo a disposizione: c’è chi ha un mazzo pieno, chi ha i jolly e chi invece soltanto degli scarti… Buona fortuna e che vinca il…no, non funziona così (ride di gusto, ndR)!!!!”.

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