ALMANAC – Un diario che ci unisce

Pubblicato il 17/06/2016 da

Lo split con i Rage non sembra aver demoralizzato per nulla Victor Smolski. L’ex chitarrista, una volta lasciata la corte di Peavey Wagner, infatti non si è perso d’animo e si è gettato anima e corpo nel ‘suo’ progetto Almanac, una nuova band in cui troviamo ai microfoni ben due vecchie volpi della scena metal come David Readman (Pink Cream 69) e Andt B. Franck (Brainstorm). Che l’eccitazione in casa Smolski fosse alta lo capivamo dalla freschezza e qualità del prodotto, quindi è stato un piacere per noi di Metalitalia.com raggiungere telefonicamente il chitarrista di origini bielorusse nella tranquillità della sua  casa…

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CIAO VICTOR, IMMAGINO TU SIA IL PRIMO AD AMMETTERE DI AVER TRAVERSATO UN PERIODO UN PO’ DI  TEMPESTA TRA LA FINE DELL’ANNO SCORSO E GLI INIZI DI QUELLO CORRENTE… CI RACCONTERESTI QUELLO CHE HAI PASSATO SUBITO PRIMA LO SPLIT CON I RAGE, SUBITO DOPO E ORA CON LA CREAZIONE DI QUESTO NUOVO PROGETTO, GLI ALMANAC?
“Non hai tutti i torti, il periodo non è stato tranquillo. Per quanto riguarda l’accaduto con i Rage, posso dirti che la decisione di smettere è maturata l’anno scorso, dopo l’ultimo tour, ma in realtà ‘fermentava’ da tempo. Gli ultimi due anni di attività con i Rage infatti non erano stati proprio bellissimi. Diciamo solo che non camminavamo più nella stessa direzione, non ci muovevamo più insieme, che è quello che una band dovrebbe sempre fare. Non trovo parole migliori che dirti che eravamo diventati come… pigri. Il tour stesso non ci smuoveva, era diventato come un lavoro, uno di quelli che fai a forza. Nessuno aveva voglia di far niente insieme, dal semplice provare i pezzi prima del concerto alle attività di composizione o altro. Le sessioni di scrittura dopo l’album ‘21’ erano ridicole, in pratica scrivevo qualcosa solo io, non c’era nessun vero lavoro di squadra. Penso che Peavey, per dirtene una, non abbia portato nemmeno un idea in tutto quel lasso di tempo. Per dirla tutta, i Rage erano diventati routine, non passione. E non è questo che chiedo alla musica. Non restava che farei bagagli e cercare nuovi compagni. Compagni fuori da quel business che in ultima battuta aveva affossato i Rage”.

QUESTO CI PORTA AGLI ALMANAC. HAI DETTO IN ALTRE INTERVISTE CHE QUESTA BAND TI HA RIDATO LA GIUSTA ‘MOTIVAZIONE’… DI CHE MOTIVAZIONI STIAMO PARLANDO, QUINDI?
“Per tutta la mia vita non ho mai accettato compromessi. Mi sono sempre allenato tanto, impegnato tanto, scritto tanto… ho sempre messo il 100% di me in quella che è chiaramente la parte predominante di tutta la mia esistenza. Non è tanto questione di motivazione, quindi, quanto una questione di impegnarsi. Per me era importante trovare quello stimolo che mi ha sempre fatto lavorare, quindi mi serviva solo di poter ricominciare a lavorare con serietà e potermi finalmente riconcentrare nuovamente sulle cose che amo. Cambiare aria è stato importante per me, perché ho ripreso il gusto dei concerti, delle prove, dello studio di registrazione, dei festival. Era solo quello che mi serviva, aria nuova, e non nuove motivazioni. La mia motivazione per lavorare è sempre stata quella di fare buona musica dando il 100% di me, quello che mi bloccava è che con i Rage non potevo più farlo!”.

E IL TUO NUOVO TEAM HA I VOLTI, ANZI LE UGOLE, DI BEN TRE CANTANTI: JEANNETTE MARCHEWKA, DAVID READMAN E ANDY B. FRANCK. CI PARLI DI LORO?
“Tre anni fa, quando lavorai al disco ‘LMO’ con la Lingua Mortis Orchestra lavorai con più cantanti per la prima volta, e le possibilità allora mi sembrarono davvero enormi. Lasciati i Rage, volevo qualcosa che fosse sulla falsariga di quel progetto, qualcosa con più voci, un forte comparto sinfonico e un concept alla base. Cominciai quindi subito a cercare più cantanti, dotati di voci con colori possibilmente molto diversi. Siccome ‘LMO’ è stata la molla che ha dato forma agli Almanac, mi è sembrato sensato che ci fosse qualche artista in comune, e Jeannette infatti proviene proprio da quel progetto. Ha lavorato con me a lungo già da prima, quindi, e abbiamo un’ottima intesa. Per quanto riguarda David Readman, posso dirti che è stato una delle mie prime scelte. Oltre a essere un gran cantante, ha un approccio old school e una timbrica molto hard rock oriented, entrambe caratteristiche che sapevo di volere per i pezzi più epici e ritmati. Andy… beh, è il lato metal della cricca, un cantante che davvero non richiede presentazioni”.

IN EFFETTI SONO I TRE APPROCCI AD ESSERE DIVERSI TRA LORO, NON SOLAMENTE LE TIMBRICHE…
“Proprio così! E lasciami dire che, comunque, approcci e timbriche dei tre si sposano alla perfezione! Penso che una band con tre vocalist con queste caratteristiche sia un esperimento di per sé abbastanza unico, e questo mi ha permesso di lavorare con un range di possibilità molto più ampio del solito. C’è stata molta dinamica, molto su cui spaziare anche solo sul pentagramma, per questo disco, e di questo sono veramente entusiasta”.

IL MONICKER ALMANAC E IL TITOLO “TSAR” DA DOVE PROVENGONO?
“La parola ‘Almanac’ in effetti ha un significato importante, non è solo una parola che suonava bene. L’almanacco è un calendario di eventi importanti , ma in alcune culture ha anche il significato di ‘desiderio per l’anno nuovo’. Quando ho cominciato a lavorare a questo progetto, ho scritto diverse pagine di impegni sulla mia agenda, nel mio calendario… e ogni impegno con altre persone mi sembrava importante. Non solo per me, ma anche per i musicisti che dovevo sentire, per i fan che dovevo incontrare o per i giornalisti con cui dovevo parlare. Quindi perché non pensare al l’almanacco come a qualcosa che ci lega tutti assieme, stabilendo eventi e date importanti? Mi sono affezionato molto a questo concetto”.

PER QUANTO RIGUARDA INVECE IL CONCEPT DI “TZAR”, è STATO TUTTO PENSATO A TAVOLINO DA TE? COME SEI ARRIVATO A QUESTO CONCEPT?
“Volevo un argomento forte, che si sposasse a una musica potente, epica e fiera come quella che stava prendendo forma nelle nostre menti. Solo che a livello di storia, era già stato saccheggiato virtualmente quasi tutto. La Seconda Guerra Mondiale, il fantasy, i vichinghi… tutta roba vista e usata mille volte. La storia russa è più sottile. Tutti sanno che c’è stata, tutti hanno sentito parlare degli Zar e tutti conoscono per dire Ivan Il Terribile, ma in pochi sanno la vera storia dello Zarismo, e dell’impatto che ha avuto sulla popolazione russa. E’ un capitolo di storia interessante, nei personaggi e negli eventi, e si può a mio avviso imparare molto da quelle azioni e da quegli eroi. Così ho scelto il concept e ho dato le necessarie indicazioni, mentre Andy e David hanno scritto i vari testi e le loro linee vocali”.

COME DEFINIRESTI TU LA MUSICA CHE FA DA BASE A QUESTA STORIA COSì EPICA?
Possiamo definirlo come un power metal con forti elementi sinfonici e tre cantanti. Mi sembra una definizione onesta. Mi piace molto comporre musica potente e evocativa, mi piace che ci sia la ‘botta’ aggressiva del metal, ma poi voglio anche sentire la ricchezza dell’orchestra e l’eleganza che essa porta con sè. In definitiva, direi che è un power metal su cui l’attenzione si posa sopratutto sull’arrangiamento e sull’orchestrazione”.

Almanac

ORA CHE IL DISCO è PRONTO E IN VENDITA DA QUALCHE TEMPO, IMMAGINO CHE SIATE MOLTO IMPEGNATI NEL SUO LANCIO COMMERCIALE.
Certo, ora è tempo di promuovere questa nuova creatura! Siamo già in tour da qualche mese, non abbiamo certo perso tempo. Il tour è stato prevalentemente europeo e come avrai già saputo siamo passati anche da voi in Italia (fa riferimento alla data a Brescia del 31 Marzo scorso, ndR). Dopo questo mini-tour, con l’arrivo dell’estate cominceremo a battere invece i vari festival estivi: abbiamo già accordi per presenziare a quelli più grossi in Germania. Dopodichè penso che non ci riposeremo, anche perché inizierà la seconda altra parte del tour, che raggiungerà l’est del mondo, Russia e Giappone. Quello che vogliamo che sia chiaro è che Almanac non è uno studio project a una band a tutti gli effetti e quindi ci vedrete molto in giro! E’ una promessa!”.

“TSAR” È UN PRIMO ALBUM, MA NON LO È CERTO PER TE, CHE SEI UN VERO VETERANO DELLA SCENA. MA FARE UN PRIMO ALBUM PER GLI ALMANAC È STATO COME IL TUO PRIMO ALBUM PER I RAGE, O IL PRIMO ALBUM PER I MIND ODYSSEY? IL SENSO DI ECCITAZIONE È LO STESSO?
“E’ molto simile, anche perchè con gli Almanac è veramente TUTTO nuovo. L’eccitazione che provo forse non è la stessa che provavo con il primo disco dei Rage e con il primo disco dei Mind Odyssey, ma perché forse stavolta è anche più speciale. E’ il primo mio disco in questa band, ma è anche il primo disco della band stessa. E’ tutto nuovo, niente è scritto, non c’è una storia pregressa, possiamo essere noi stessi. Quindi, in qualche modo sono anche più eccitato di vedere come andrà. Questo album è assolutamente senza compromessi, non ho dovuto parlare con nessuno, non ho dovuto limare nessuna parte. E’ un disco in cui c’è il 100% di me stesso, e voglio vedere la gente che ne dirà. Soprattutto con i Rage il compromesso, il bilanciamento tra me e Peavey era onnipresente, mentre qui posso mostrarvi solo Victor Smolski, e vedere che ne pensate. Lo so che gli artisti lo dicono sempre… ma credo davvero che sia il miglior disco della mia carriera! Almeno, è quello che mi caratterizza di più”.

“TSAR” TI CARATTERIZZA COME COMPOSITORE APPUNTO, MA VORREI CARATTERIZZARTI ANCHE COME STRUMENTISTA. TU CHE TIPO DI CHITARRISTA TI RITIENI? UN VIRTUOSO, UN GUITAR HERO, UN SOLIDO RITMICO? TI ABBIAMO SEMPRE VISTO IMPEGNATO IN TUTTI I FRONTI…
“In effetti è difficile da dire. Non ho mai voluto copiare nessuno, e quindi il mio stile è la fusione di molte influenze, non di una sola. Ho una base classica, ma poi i miei gusti personali mi hanno portato verso quelle sonorità rock e blues che mi piace inserire negli assoli. Poi mi piace molto il metal old-school, e quindi come ritmiche cerco sempre qualcosa che soggiorni intorno a quei lidi… Non te lo so dire. Ti posso però dire che in studio non arrivo mai con nessun assolo già pronto. Quando c’è da registrare il solo…semplicemente suono, e poi vediamo se la soluzione è buona. Non riuscirei a scrivermi le note a casa e a risuonarle lì, non ci sarebbe quella freschezza che dico sempre di cercare!”.

UN’ULTIMA DOMANDA RIGUARDA I TUOI MOLTI HOBBY… OLTRE LE MACCHINE DA CORSA, SPORT CHE SAPPIAMO PRATICHI ANCORA, TI PIACE MOLTO APPUNTO ANCHE COMPORRE IN STUDIO, STARE IN TOUR E PASSARE IL TEMPO CON LA TUA FAMIGLIA. HAI GIORNI DI 48 ORE?
“(risate, ndR) Sei simpatico! Scherzi a parte, ci hai beccato, il tempo è e sarà sempre il mio problema principale. Io voglio fare tutto, e non ho mai il tempo per farlo! Seriamente, penso che gli hobby siano importanti: è vero che la musica per me è ancora un divertimento, ma ho bisogno di staccare anche da quel mondo, e lo faccio con le macchine da corsa o con il tempo che passo con gli amici e la famiglia. Niente giorni di quarantotto ore… semplicemente non riesco a stare fermo!”.

 

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