ANCIENT BARDS – Anime cinematografiche

Pubblicato il 26/07/2025 da

Abbiamo atteso molto (troppo!) tempo per incontrare un nuovo disco degli Ancient Bards, band che negli anni ha scalato diverse posizioni nella preferenze degli appassionati in ambito symphonic power metal.
Il nuovo “Artifex” non delude le aspettative e conferma il gruppo, proveniente da Rimini e dintorni, tra i migliori esponenti del genere grazie ad un sound personale costruito sulla voce magica di Sara Squadrani, su un livello tecnico strumentale di elevato livello e sul songwriter trionfale e cinematografico di Daniele Mazza.
Abbiamo raggiunto proprio quest’ultimo per farci raccontare tutte le novità che gravitano attorno alla band e a questa nuova e scintillante release, in attesa di rivederli finalmente anche all’opera dal vivo, a Settembre, il secondo giorno del nostro Metalitalia.com Festival in compagnia di Stratovarius, Rhapsody Of Fire e molti altri.

CIAO DANIELE E BENTORNATI! “ARTIFEX” CONTINUA E CONCLUDE LA STORIA CHE ERA INIZIATA CON “ORIGINE – THE BLACK CRYSTAL SWORD SAGA PART 2”. COME MAI AVETE ATTESO SEI ANNI PER TORNARE CON DEL NUOVO MATERIALE? ERA TUTTO PREVISTO O AVETE AVUTO DEI RITARDI, MAGARI COME TANTE ALTRE BAND LEGATE ALLA PANDEMIA?
– Ciao e grazie di cuore! Sì, l’attesa è stata davvero lunga, sei anni sono tanti! Nel frattempo siamo sicuramente invecchiati un po’, ma ci piace pensare di essere anche diventati un po’ più saggi… o almeno lo speriamo! (Risate, ndr)
Il ritardo non era assolutamente previsto. In realtà la pandemia non ha avuto un impatto diretto sul processo: semplicemente, alcuni membri della band hanno affrontato situazioni personali importanti che giustamente richiedevano tutta la loro attenzione. Abbiamo sempre cercato di portare avanti le registrazioni nei momenti in cui era possibile, ma ovviamente i tempi si sono dilatati.
In fase finale, si è aggiunto anche un piccolo ulteriore slittamento legato alle tempistiche della label. Nonostante tutto, la cosa più bella è stata vedere che chi ci segue non se n’è mai andato: ritrovare tutto quel calore e quell’entusiasmo dopo così tanto tempo è stato per noi un’emozione enorme. È un onore sapere che ci aspettavano a braccia aperte!

IL DISCO È RICCO DI TANTI SPUNTI, UN VERO VIAGGIO SONORO CHE RIPORTA ANCHE ALLA GRANDI SOUNDTRACK HOLLYWOODIANE. UNO DEGLI ELEMENTI PIÙ DETERMINANTI SONO CERTAMENTE I CORI! COME AVETE LAVORATO PER OTTENERE QUESTO ECCELSO RISULTATO?
– Durante la scrittura e l’arrangiamento delle parti orchestrali, ho percepito fin da subito che questo album aveva un’anima particolarmente cinematografica, più marcata rispetto al passato. Uno degli elementi su cui mi sono concentrato molto sono stati proprio i cori: volevo che questa volta avessero un impatto maestoso, avvolgente, quasi tridimensionale.
Per ottenere quel tipo di intensità e profondità, sapevo che non bastava un coro campionato, serviva un vero coro, con tante voci reali.
Mi è subito tornata in mente una corale che avevo ascoltato diversi anni fa in un concerto del maestro Morricone, diretti proprio da lui. Ricordavo che erano di Rimini, quindi li ho contattati… e loro hanno risposto con un entusiasmo incredibile! Insieme al direttore del coro e al suo assistente abbiamo scritto le partiture vocali, e poi, in un solo pomeriggio, abbiamo registrato tutto dal vivo in un teatro della nostra città.
Il risultato finale è stato esattamente quello che avevo immaginato, un’emozione fortissima!

UNO DEI BRANI CHE HO AMATO FIN DA SUBITO È STATO “UNENDING”. SARA HA UN’INTERPRETAZIONE DAVVERO EMOZIONANTE, OLTRE CHE TECNICA. E’ DAVVERO COMPITO ARDUO NON EMOZIONARSI OGNI QUALVOLTA CI SI METTE ALL’ASCOLTO. COME È NATO QUESTO PEZZO E CHE MESSAGGIO VUOLE DARE DAL PUNTO DI VISTA DEI TESTI?
– Prima di tutto, grazie di cuore per le bellissime parole! “Unending” è nata, dal punto di vista musicale, con l’intento di raccontare l’amore di una madre per i suoi figli, un amore così profondo e potente da superare ogni ostacolo, da dare la forza di affrontare qualsiasi difficoltà, fino al punto di sapersi separare da ciò che si ama di più, pur di proteggerlo.
Partendo da questa idea musicale, Sara è riuscita a dare ancora più forza e significato al brano con le sue parole e la sua sensibilità. Ha saputo cogliere e amplificare quell’emozione, rendendola ancora più intensa e toccante.
È davvero un’emozione grande per me sapere che chi ascolta riesce a percepire questa profondità e a lasciarsi coinvolgere.

DANIELE, SEI UN COMPOSITORE SEMPRE PIÙ RICONOSCIUTO, NON A CASO HAI COLLABORATO IN VARI PROGETTI NEGLI ULTIMI TEMPI. MULARONI (SIMONE, CHE SI E’ OCCUPATO DELLE REGISTRAZIONI AI SUOI DOMINATION STUDIO) È DA ANNI AL TOP PER LE PRODUZIONI. COME RIUSCITE A COLLABORARE INSIEME?
– Negli ultimi tempi sono stato piuttosto impegnato con diversi progetti per altre band, e lo sono ancora adesso, collaborando con alcune realtà del panorama metal europeo. È un’attività che è nata un po’ per caso, ma devo dire che si è rivelata davvero stimolante, oltre che molto gratificante!
Alcuni di questi lavori, oltre ovviamente a quelli con gli Ancient Bards, li ho condivisi proprio con Simone Mularoni. Lavorare con lui è sempre un piacere: è un professionista incredibile, estremamente meticoloso e con uno standard qualitativo altissimo. Lo conosco da tanti anni, e col tempo ho imparato tanto osservando il suo modo di lavorare.
Quando ci ritroviamo a collaborare sugli stessi progetti, tutto scorre in maniera molto fluida. C’è una conoscenza reciproca del nostro approccio, e questo ci permette di ottimizzare i tempi e di raggiungere risultati eccellenti in modo naturale. È davvero bello quando la sinergia funziona così bene!

LA VARIETÀ DEGLI ARRANGIAMENTI E DEI VARI MOOD CHE POSSIEDONO I BRANI È UN’ALTRA ARMA VINCENTE DEL DISCO. COME RIESCI A LAVORARE SULLE VARIE COMPOSIZIONI CREANDO ORCHESTRAZIONI SEMPRE VARIE CAPACI DI ARRICCHIRE LA CANZONE IN SÈ?
– In teoria, è un lavoro piuttosto semplice: gli arrangiamenti prendono forma mentalmente in modo quasi immediato, guidati dal mood che la storia richiede. Questo perché con “Artifex”, più che negli album precedenti, il mio obiettivo era che la musica diventasse a tutti gli effetti la colonna sonora della narrazione.
La parte più lunga e complessa, invece, è la produzione vera e propria. Tutti gli arrangiamenti orchestrali sono eseguiti da me, proprio come si farebbe con una vera orchestra sinfonica. Richiede molto tempo e cura, ma il risultato finale ha un impatto cinematografico che, per me, ripaga ogni sforzo.
Proprio per questo ho voluto puntare sulla varietà: non volevo che l’ascoltatore rimanesse ancorato a un solo tipo di atmosfera, ma che potesse attraversare paesaggi emotivi diversi, toccando più corde possibili.
Ovviamente si tratta di un’esperienza molto soggettiva, ma questo era il mio intento di base, creare un viaggio musicale che accompagnasse davvero ogni momento della storia.

SU “MINISTERS OF LIGHT” SIETE RIUSCITI A FAR COESISTERE ALLA PERFEZIONE ORCHESTRAZIONI EPICHE CON ARRANGIAMENTI MODERNI ED UNA DOSE DI MELODIA, SOPRATTUTTO NEL RITORNELLO, CHE NON PUÒ CHE COLPIRE FIN DA SUBITO. PENSI SIA UNO DEI BRANI PIÙ RIUSCITI E MATURI ALL’INTERNO DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA?
– “Ministers Of Light” è un brano che ha diviso completamente il nostro pubblico, e ti dirò con tutta sincerità: me lo aspettavo. C’è chi lo considera il pezzo più potente e riuscito di “Artifex”, e chi invece proprio non riesce ad apprezzarlo. Ed è assolutamente comprensibile, perché è effettivamente un brano che si discosta dal nostro stile abituale.
Quello che posso dire con certezza, però, è che il brano è perfetto per raccontare quella specifica parte della storia. È un pezzo nato con l’intento preciso di esplorare nuove sonorità, di sperimentare, fondendo l’energia del metal con l’impatto emotivo e la tensione tipica della musica da trailer cinematografico.
Se per ‘maturità’ intendiamo anche la capacità di ampliare i propri orizzonti senza perdere la propria identità, allora sì, per me “Ministers Of Light” è un brano maturo.
È un passo avanti nella nostra evoluzione, ed è bello vedere come, anche attraverso il confronto e le opinioni contrastanti, la musica riesca comunque a generare dialogo e riflessione.

QUANDO SI PENSA AGLI ANCIENT BARDS, VENGONO ALLA MENTE SUBITO TU E SARA, LE DUE FIGURE PIU’ IN VISTA; IL MASTERMIND DA UNA PARTE E LA VOCE ANGELICA – OLTRE CHE LA FIGURA PRINCIPALE, ANCHE NEI VOSTRI VIDEO – DALL’ALTRA. MA SAREBBE UN ERRORE SOTTOVALUTARE CIÒ CHE GLI ALTRI COMPONENTI RIESCONO A DARE, CONTRIBUENDO A CREARE IL SUONO DELLA BAND. LE CHITARRE IN QUESTO DISCO SONO POSSENTI, IL BASSO COLPISCE E CON LA BATTERIA FORMA UNA SESSIONE RITMICA ESPLOSIVA. INSOMMA SIETE UNA BAND DALLA TECNICA ELEVATA. CHE PAROLE SPENDERESTE PER LORO?
– Gli Ancient Bards nascono da un’idea iniziale di una persona che supervisiona un po’ tutto il progetto, ma ciò che realmente dà vita alla band è il contributo di ciascun membro. Ogni brano prende forma e forza grazie all’apporto unico che ognuno di noi sa dare, e il risultato finale, con tutte le sue sfumature, rifiniture e dettagli, è ciò che rende il sound immediatamente riconoscibile.
Ogni componente della band ha una propria identità musicale molto marcata. Prendiamo ad esempio gli assoli di Martino (Garattoni, bassista, ndr): sono inconfondibili. Non importa in quale contesto li ascolti, riesci sempre a riconoscere il suo stile. Lo stesso vale per Claudio (Pietronik, chitarrista solista, ndr): il suo tocco è assolutamente unico. Quando ascolti i suoi assoli senti subito che è lui, quel modo in cui ‘parla’ con le corde è qualcosa di davvero personale.
E non è da meno la sezione ritmica: i passaggi di Fede (Gatti, batterista, ndr) e la precisione di Simone (Bertozzi, chitarrista ritmico, ndr) creano una base solida ma ricca di carattere. È proprio questa unione di stili, sensibilità ed esperienze a rendere gli Ancient Bards ciò che sono. Un’identità forte, ma soprattutto collettiva.

POSSIAMO AFFERMARE CHE UN BUON PUNTO A FAVORE DELLE NUOVE COMPOSIZIONI STIA NEL FATTO CHE, SEPPUR COMPLESSE E RICCHE DI MOLTE INFLUENZE E SFACCETTATURE, RIESCANO A COLPIRE PUR LIMITANDOSI ENTRO UNA DURATA LIMITATA RISPETTO AL PASSATO DOVE SPESSO VI DILUNGAVATE MOLTO ED ERA NELLA NORMALITA’ TROVARE LE CLASSICHE SUITE DI OLTRE DIECI MINUTI. INSOMMA FORSE “ARTIFEX” È ALLO STESSO TEMPO FACILE ALL’ASCOLTO QUANTO MAGGIORMENTE COMPLESSO NEL SUO INSIEME. CHE NE PENSI?
– Personalmente, credo che “Artifex” sia il lavoro più maturo e riuscito che abbiamo realizzato come Ancient Bards, ma allo stesso tempo riconosco che possa risultare uno dei più complessi da assimilare.
A differenza del passato, mancano quei brani più immediati e ‘catchy’, come potevano essere “The Birth Of Evil” o altri pezzi più spensierati. Questo perché “Artifex” è fortemente incentrato sulla narrazione e sulla visione d’insieme, e ha un approccio più cinematico e concettuale.
In questo contesto, la durata più contenuta dei singoli brani aiuta l’ascoltatore a restare coinvolto senza sentirsi sopraffatto. Va detto, però, che in origine gli ultimi quattro brani erano stati pensati come un’unica suite di circa diciotto minuti; col tempo, però, ho maturato l’idea che suddividerla nei suoi quattro atti sarebbe stata una scelta più accessibile.
In questo modo, chi ascolta per la prima volta può godersi il viaggio completo dall’inizio alla fine, ma già dal secondo ascolto può tornare facilmente alla parte che lo ha colpito di più. È una soluzione che rende l’esperienza più flessibile, senza perdere la coerenza narrativa.

NON AVETE MAI SUONATO MOLTO DAL VIVO, COME MAI? PENSATE DI INTENSIFICARE QUESTO ASPETTO IN FUTURO? TRA L’ALTRO SARETE PRESENTI PROPRIO AL NOSTRO METALITALIA.COM FESTIVAL E L’ATTESA È ALTISSIMA DOPO TANTI ANNI DI ASSENZA DALLE SCENE.
– Hai ragione, la nostra attività live è sempre stata piuttosto limitata, e in passato non è stato per nostra scelta. Ti racconto volentieri com’è andata: fino all’uscita di “Origine”, abbiamo cercato in tutti i modi di portare la nostra musica dal vivo, facendo davvero molti sacrifici. Purtroppo, la risposta da parte di agenti e promoter è stata spesso deludente, quando non addirittura inesistente.
Inoltre, le proposte per tour o aperture di concerti prevedevano sempre costi molto elevati, completamente fuori dalla nostra portata. Una regola a cui non ho mai voluto rinunciare è stata questa: gli Ancient Bards non avrebbero mai pagato per suonare. Di conseguenza, abbiamo dovuto rifiutare molte offerte di quel tipo lì, e purtroppo erano davvero tante. Non voglio dire che questa sia la norma nel settore, ma purtroppo per noi è stato così.
Oggi la situazione è diversa. Come dicevo, siamo cresciuti, siamo diventati più vecchi e saggi, e le nostre priorità personali sono cambiate. Ognuno di noi ha impegni importanti, sia in altre attività che in altre band, quindi organizzare un live è diventato più complicato.
La cosa più curiosa è che, proprio quest’anno, ho ricevuto più richieste di concerti in tutta Europa di quante ne abbia mai ricevute in passato. Ho dovuto dire no a oltre venti proposte!
Questo però non significa che gli Ancient Bards non suoneranno più dal vivo: al contrario, ci saranno live, ma saranno meno e molto selezionati.
Come hai sottolineato, quest’anno suoneremo solo al Metalitalia.com Festival, e sarà un appuntamento speciale per noi. Nel frattempo, ci concentriamo sulla produzione del nuovo album e sul lavoro in studio, che rimane comunque il fulcro della nostra attenzione mediatica.

SIETE ATTIVI DAL 2006 E NEL 2010 AVETE DEBUTTATO CON UN DISCO CHE ATTIRÒ SUBITO LE ATTENZIONI DI TUTTI GLI AMANTI DI QUESTE SONORITÀ, INTITOLATO “THE ALLIANCE OF THE KINGS – THE BLACK CRYSTAL SWORD SAGA PT.1”.
COSA RICORDI DI QUEI TEMPI, DI COME È NATA LA BAND, DEL CONTRATTO CHE VI LEGA ANCORA OGGI CON LA LIMB MUSIC E DI COME FU ACCOLTO QUEL ESORDIO?

– Ripensando a quegli anni mi scende quasi una lacrimuccia di nostalgia! Eravamo dei ragazzini pieni di entusiasmo, con una voglia enorme di buttarci a capofitto in questo mondo. C’era molta più spensieratezza, e l’importante era suonare: eravamo pronti a fare qualsiasi sacrificio e ne abbiamo fatti davvero tanti.
Dal punto di vista compositivo, il nostro modus operandi non è mai cambiato, ma inevitabilmente ogni album rispecchia il proprio tempo, e credo che questo si percepisca molto, a partire proprio da “The Alliance Of The Kings”, che ha un sound decisamente più giocoso e leggero. Considera che quell’album l’ho scritto praticamente tra i banchi di scuola, prima ancora di formare la band. Cosa c’era di più spensierato delle ore passate tra i libri? (Risate, ndr)
Solo dopo ho conosciuto Martino, gli ho fatto sentire i brani, e così è nata la decisione di fondare gli Ancient Bards.
Con “Artifex” si chiude anche il nostro capitolo contrattuale con la Limb Music. Avevamo un accordo per cinque album, e questo è l’ultimo. Quando firmai quel contratto ero ancora un ragazzo, e per me la cosa più importante era poter pubblicare la nostra musica. “The Alliance Of The Kings” uscì in un momento perfetto, nel 2010: i social network stavano prendendo piede, ma non erano ancora saturi come oggi, la promozione su carta aveva un peso importante e comparire sulle riviste era un grande valore. Grazie alla Limb abbiamo avuto queste opportunità.
Inoltre, in quel periodo il nostro genere era un po’ in pausa: i Rhapsody erano fermi e c’era tanta voglia di power metal sinfonico. Quell’esordio fu incredibile, una risposta fantastica da ogni punto di vista, un’emozione difficile da replicare. Questo non vuol dire che gli album successivi siano andati peggio, anzi: le cose sono sempre andate molto bene, ma la prima volta è sempre qualcosa di speciale.
Detto questo, il passato è passato. Il futuro è tutto da scrivere. Dal punto di vista discografico non so cosa ci riserverà, ma una cosa è certa: gli Ancient Bards continueranno a raccontare la saga della Black Crystal Sword, come abbiamo sempre fatto.

NON CI RESTA CHE DIRE: “CI VEDIAMO A SETTEMBRE!
– E’ stato un super piacere. Ci vediamo a settembre e non vediamo l‘ora!

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