ANCIENT RITES – Musica dal sapore antico

Pubblicato il 21/04/2015 da

E’ sempre un piacere ascoltare e poter ancora parlare di un gruppo come gli Ancient Rites. La band belga ha una carriera dalla doppia faccia: nella prima parte sono stati accomunati al black metal, mentre nella seconda sono un fenomeno lasciato al momento in un limbo stilistico a metà strada tra il metal estremo e quello classico tinto di epicità. La testimonianza del cantante Theys è significativa perchè fa capire quanta ancora sia l’energia che anima questa formazione e poco importa se gli album ultimamente escono con il contagocce, ormai il nome Ancient Rites non corre più il rischio di cadere nel dimenticatoio. In questa intervista abbiamo cercato di ripercorrere tutta la lunghissima carriera della band per conoscerla un po’ più in profondità. Un atto dovuto verso una realtà storica capace ancora di dare alla luce ottimi lavori come l’ultimo “Laguz”.

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FINALMENTE SIETE TORNATI, ANCIENT RITES! NOVE ANNI PER PUBBLICARE UN NUOVO ALBUM SONO DAVVERO TANTI! COSA E’ SUCCESSO IN TUTTO QUESTO TEMPO?
“Nove anni sono tanti. Alcuni hanno pensato che la band si fosse sciolta, ma non è così. In ogni caso in molti sanno che siamo una band indipendente, non abbiamo un manager che ci impone di realizzare gli album con una periodicità serrata. Non facciamo parte di questa industria musicale. Fattori interni ed esterni sono la ragione del nostro silenzio. Abbiamo dovuto affrontare dei cambi di line-up perché alcuni hanno dovuto dare la priorità alla vita privata. Nel corso degli anni abbiamo scritto del materiale nuovo in attesa che i tempi fossero maturi per la pubblicazione. L’industria discografica è cambiata, ora le etichette difficilmente ti offrono un buon budget per i costi presso uno studio di registrazione. Non abbiamo mai voluto produrre un album di qualità scadente e così abbiamo aspettato il momento giusto sotto tutti i punti di vista. Arriviamo in studio preparati e non perdiamo tempo, ci sono ovviamente dei cambi all’ultimo minuto, ma vengono fatti solo per ottenere un miglior risultato assieme al produttore che ci segue. Si tratta sempre di un lavoro molto difficile. E’ vero, ci vuole sempre un po’ di tempo prima di vedere uscire un nuovo album degli Ancient Rites, ma sappiate che noi ci mettiamo il cuore. Ad ogni modo personalmente negli ultimi anni sono anche stato coinvolto in altri progetti musicali”.

QUANDO AVETE INIZIATO A SCRIVERE LE CANZONI DEL NUOVO ALBUM? POTETE DESCRIVERCI COME E’ NATO IL PROCESSO COMPOSITIVO DI “LAGUZ” E DOVE L’AVETE REGISTRATO?
“Sino a ‘Fatherland’ avevamo sempre registrato presso gli Spacelab Studio in Germania. Prima di entrare in studio avevamo già modificato la pre-produzione e avevamo registrato un demo con delle orchestrazioni. Tutta la band ha contribuito alla scrittura dei nuovi brani. La pre-produzione è stata fatta dai nostri chitarristi ed includeva le parti orchestrali di tastiera. I nostri produttori hanno tutti studiato musica classica ed ogni dettaglio del demo che portiamo in studio viene vivisezionato prima che cominci la registrazione dei pezzi. Poi se tutto va bene iniziano le registrazioni, modificando ciò che va cambiato per migliorare i brani. Alla fine ricevo la base definitiva sulla quale talvolta sono costretto a modificare all’ultimo momento il testo perché tutto deve incastrarsi alla perfezione. Talvolta sono i miei testi ad ispirare gli altri componenti della band nella stesura dei brani o nel creare un certo mood. Il concept di ‘Carthago’ esisteva prima della parte musicale, altre volte è la musica ad ispirare i miei testi. Soltanto una volta che le registrazioni, la masterizzazione ed il mixaggio sono ultimati abbiamo una chiara visione dell’insieme dove tutti gli elementi devono per forza unirsi in maniera naturale”.

STAVOLTA SIETE STATI ISPIRATI DALLA MITOLOGIA NORDICA E L’ALBUM PORTA IL NOME DI UNA RUNA. AD OGNI MODO NON CREDO POSSA ESSERE CONSIDERATO COME UN CONCEPT ALBUM ED I TEMI TRATTATI SONO VARI, COME DEL RESTO ERA SUCCESSO SU “RUBICON”.
“Sono sempre stato affascinato dalla storia ed in particolar modo sin da bambino amavo le storie delle ere passate e facevo sempre tante domande a mio padre. Passavo ore ad immaginare i mondi antichi. Negli anni questa passione non si è affievolita, anzi. Col tempo mi sono avvicinato alle fonti e non solo ai libri storiografici. Mi piacciono tantissimi periodi storici, ma devo costringermi a focalizzare la mia attenzione su un periodo limitato da trattare su una release degli Ancient Rites. Con il titolo “Rubicon” ho scelto qualcosa di storico, ma anche filosofico e mitologico. Una singola parola talvolta nasconde molti significati. Per quanto riguarda il nuovo album, l’antica runa ‘Laguz’ è associata alla moderna lettera L, il suo elemento è l’acqua, l’oceano, ed è connessa con l’energia vitale e le sue origini: il viaggio spirituale e corporale, i sogni, l’occultismo, l’iniziazione ed il processo evolutivo. E’ un simbolo femminile ed il suo colore è il verde scuro. E’ connessa alla Luna e all’influsso che questa esercita sulle maree. Quando i nostri antenati leggevano le rune, ‘Laguz’ anticipava tempi difficili, ma che si potevano superare con forza e perseveranza. C’è anche una connessione tra questa runa e la situazione della band: la band ha sempre dovuto lottare per sopravvivere, specialmente in questi ultimi anni. Cambi di line up, la perdita della nostra sala prove, la situazione economica, l’assenza di un contratto discografico, la mancanza di un budget per i gruppi underground come il nostro… molti sono stati gli ostacoli, ma abbiamo superato la tempesta ed ora eccoci qui con il nuovo album. C’è una connessione anche tra ‘Laguz’ e la mia vita privata: negli anni passati ho lottato contro la morte e continuo a farlo cercando di prevenire il dilagare di un cancro maligno che vuole far terminare la mia vita un po’ troppo presto. Nei momenti più bui pensavo e questa runa, il mio viaggio era attraversato dalla sua stella. Non sono una persona religiosa, ma sono legato al simbolismo ancestrale delle rune. E’ importante conservare un animo ottimista nei momenti più bui, come quando vieni addormentato con l’anestesia prima che inizi un intervento chirurgico”.

SI TROVANO DIVERSI ELEMENTI COMUNI TRA I DUE ALBUM: FORSE PER LA PRIMA VOLTA AVETE REALIZZATO DUE RELEASE CHE SI POSSONO ACCOMUNARE E POSSONO ESSERE CONSIDERATE COME UN’UNICA GRANDE OPERA DIVISA IN DUE PARTI: ‘RUBICON’ E ‘LAGUZ’. SIETE D’ACCORDO?
“La tua è una buona idea. Ogni album ha una sua identità, ma siccome hanno molti punti in comune per quel che riguarda la musica ed i testi, gli elementi epici e orchestrali, un titolo molto forte riferito a storie o filosofie del nord (Laguz) e del sud (Rubicon), allora per tutti questi punti di contatto credo questi due lavori si possano accomunare”.

SE NON ERRO LA VOSTRA FORMAZIONE NON E’ CAMBIATA MOLTO NEGLI ULTIMI ANNI, FORSE E’ QUESTO IL SEGRETO DEL MANTENIMENTO INALTERATO DEL VOSTRO STILE SUGLI ULTIMI DUE ALBUM?
“Come sai quattro membri della band sono rimasti gli stessi, ma i compositori principali sono cambiati e poi ci siamo scambiati gli strumenti. Su ‘Rubicon’ ad esempio c’erano tre chitarristi, il nostro bassista Domingo su quest’album ha invece suonato la chitarra. Le individualità sono cambiate e ognuno ha portato le sue nuove capacità, ma gli Ancient Rites non sono soltanto dei singoli individui, il nostro sound è sempre un fattore ben riconoscibile”.

CREDEVO DI TROVARE PIU’ ATMOSFERE NORDICHE O VICHINGHE SU UN ALBUM INTITOLATO CON IL NOME DI UNA RUNA: “LAGUZ”. INVECE IL PATHOS HA PIU’ UN SAPORE DEI TEMPI ANTICHI PIUTTOSTO CHE MEDIEVALI O FOCALIZZATI SU UNA SINGOLA CIVILTA’ COME AD ESEMPIO QUELLA DEI VICHINGHI…
“Vero. Capisco cosa intendi. I nostri album hanno titoli storici dai contenuti mitologici, filosofici e contengono tanti altri significati. Pertanto non deve sorprendere il fatto che il nuovo album non sia monotematico. Pensiamo ad esempio al titolo ‘Rubicon’ del nostro penultimo album. In molti sanno della decisione storica di Giulio Cesare di passare il fiume Rubicone in armi con le sue legioni per dirigersi a Roma. Facendo questo egli infranse una legge sacra secondo cui nessuno poteva oltrepassare quel confine in armi senza provocare una guerra civile. La famosa frase ‘alea iacta est’, il dado è tratto, si riferisce proprio a questa situazione. Ormai era troppo tardi, non si poteva più tornare indietro. L’espressione ‘oltrepassare il Rubicone’ è diventata un concetto universale: quando una o più persone prendono una decisione che cambierà la loro sorte o quella degli altri allora utilizzano questa frase. Pertanto la scelta di questo titolo sottintende anche ad un significato filosofico e non solo storico, lo stesso discorso vale per ‘Laguz’. I nostri album sono dei viaggi attraverso mondi ed epoche diverse. Ogni canzone è un singolo viaggio che contiene al suo interno svariati significati. Assieme ai testi, alle orchestrazioni, alla musica metal desideriamo offrire all’ascoltatore una chiave per accedere a questi mondi del passato che descriviamo. Ogni canzone crea una visione nella mia mente e riflette parte del mio personale viaggio attraverso la vita”.

COSA VI PIACE IN PARTICOLARE DELLE TRADIZIONI NORDICHE E PAGANE? NEI VOSTRI TESTI PARLATE DI MOLTISSIME CULTURE, MA QUASI MAI (SE NON SULL’ALBUM “DIM CARCOSA” NELLA CANZONE “ON GOLDEN FIELDS”) DEI VOSTRI ANTENATI, OVVERO DEI CELTI CHE VIVEVANO PIU’ O MENO NELLA ZONA CHE OGGI CHIAMAMO BELGIO PRIMA DELLA CONQUISTA DA PARTE DEI ROMANI. COME MAI?
“Domanda interessante che merita una dettagliata risposta riguardo alla nostra storia complicata. La tradizione pagana nord europea fa parte della mitologia germanica che fa capo al dio Odino. Non mi sto rifacendo al mondo religioso vichingo, ma a quello germanico in generale, al quale in parte appartengo. In Belgio ci sono tre comunità: una nel nord, la più grande, che parla il fiammingo ed è quella a cui appartengo. Nel sud c’è la comunità che parla in francese e ad est c’è quella che parla tedesco. Nell’antichità i confini erano ovviamente assai diversi. Lo stato del Belgio è nato nel 1830 e ha preso in effetti il nome dalla popolazione dei Belgi che vivevano in questa zona. Queste terre erano zona di confine tra i Celti ed i Germani e furono sconvolte dalle guerre condotte dai Romani. Un recente studio sul DNA ha mostrato che la popolazione fiamminga dell’odierno Belgio è discendente diretta dei Germani provenienti dalla Germania Cisrenana, giunti in seguito alle devastazione della guerra gallica. I Belgi sopravvissuti furono assorbiti col tempo dai Germani (Tungri ed Eburoni). Dunque la realtà è un po’ più complessa. Avevo menzionato gli Eburoni ed il loro re Ambiorige nella canzone ‘Mother Europe’, per esempio, sull’album ‘Fatherland’. Scrissi anche un brano chiamato ‘Celtic Dream’ in onore degli originari abitanti di queste regioni. Nella canzone ‘Frankenland’ sul nuovo album è spiegata la complessità di questa nostra storia. Nel sud del paese si stabilirono poi i Franchi e si fusero con la popolazione gallo-romana. I confini linguistici e culturali esistono ancora oggi nel nostro paese. E’ la complessa storia di questa regione che spiega la complicata situazione di questa terra, delle sue comunità, religioni, lingue e culture”.

LO STILE CHE AVETE TROVATO CON “DIM CARCOSA” E’ DAVVERO INCREDIBILE E SIETE GLI UNICI AD AVERLO. SEMBRATE UN BIZZARRO INCROCIO DI GENERI APPARTENUTI IN PASSATO A BAND QUALI BLIND GUARDIAN, BAL SAGOTH, MA ANCHE HAGGARD E SPECIALMENTE BATHORY. C’E’ STATO UN GRUPPO IN PARTICOLARE CHE IN PASSATO HA INFLUENZATO IL VOSTRO STILE O CHE VI HA DATO L’ISPIRAZIONE PER CREARE QUESTO GENERE, UN MISTO DI ELEMENTI SPEED, SINFONICI ED EXTREME METAL?
“Grazie per le tue gentili parole. Credo che non siamo mai stati influenzati da altri gruppi, eccetto i Bathory. I gruppi che hai menzionato li conosco solo di nome. Agli inizi non avevamo alcun punto di riferimento, alcuni di noi ascoltavano musica medievale, altri hard rock classico, altri ancora NWOBHM o l’allora nascente black metal. Credo che in quel primo periodo abbiamo assimilato diverse influenze da svariati generi musicali più che da qualche band in particolare. Quando uscì il black metal scandinavo ci diedero subito l’etichetta balck metal, ma eravamo assai diversi dai gruppi scandinavi. La critica non capì che noi eravamo una band formatasi prima dell’arrivo di quel tipo di black metal, non eravamo noi ad aver copiato qualcuno. Chi conosce la nostra storia riesce a capire queste differenze di musica e testi rispetto alle altre band. Oggi potremmo firmare molti contratti dove ci viene richiesto di tornare a suonare quello che facevamo nei primi Anni ’90 perchè sarebbe ‘più mainstream’ o perchè si deve ‘suonare in stile black metal norvegese’. Ma noi continuiamo a rifiutarci di vendere la nostra identità, non siamo guidati dai soldi e non diamo retta a chi ci dice ‘cambiate stile e vi mettiamo sotto contratto’. Un gruppo deve continuare a seguire la propria strada al di là delle mode e delle opinioni altrui, altrimenti se non c’è più l’anima la musica rimane un lavoro come tutti gli altri”.

ANCHE LA PRODUZIONE DI “LAGUZ” MI RICORDA QUELLA DI “RUBICON”, IL SOUND E’ DAVVERO SIMILE. AVETE VOLUTO RICREARE APPOSITAMENTE LE STESSE ATMOSFERE? AD OGNI MODO “LAGUZ” HA UN SUONO MIGLIORE PERCHE’ E’ PIU’ LIMPIDO ED I SINGOLI STRUMENTI SI SENTONO MEGLIO.
“No, non guardiamo mai al nostro passato quando registriamo un nuovo album. Sono d’accordo con te quando dici che su ‘Laguz’ tutti gli strumenti possono essere ascoltati in maniera distinta. Negli Ancient Rites tutti gli elementi vengono messi assieme, sia quelli metal che quelli classici/orchestrali. Gli aspetti della musica sono stati intensificati, sono più complessi. Uno dei nostri produttori, Oliver Phillips, è un grande musicista classico ed un cantante, ho lavorato assieme a lui durante la registrazione delle mie parti vocali. Egli ha curato le parti orchestrali dell’album, ha mescolato elementi classici ad influenze medievali. Questi elementi epici aiutano a creare una grande atmosfera e a rendere visualizzabili le immagini nella mente dell’ascoltatore, come se si trattasse di un film più che di una canzone. Mi piace questa soluzione, persino nel nostro primo demo facemmo un’intro che voleva essere un po’ una colonna sonora. L’essenza dei nostri dischi non è cambiata e chi critica i nostri ultimi lavori dovrebbe capirlo e comprenderebbe che dopotutto, tralasciando le parti orchestrali, non c’è poi troppa differenza tra gli Ancient Rites di un tempo e quelli di adesso. Non torniamo indietro, a noi piace esporare nuovi universi musicali e continuare lungo il nostro percorso. In questo non ci vedo niente di male”.

AVETE CAMBIATO ETICHETTA A CAUSA DEL LUNGO PERIODO DI INATTIVITA’? COSA MI DITE IN MERITO ALLA VOSTRA NUOVA LABEL, LA MASSACRE RECORDS? SIETE SODDISFATTI SINORA?
“Dalla nostra vecchia etichetta avevamo ricevuto l’offerta per un album soltanto. L’ultima volta in cui sono stato in contatto con loro è stato per chiedergli se erano interessati alla compilation per il nostro ventesimo anniversario. Per i nostri primi dieci anni avevamo fatto uscire la release ‘The First Decade’. Pensavo si trattasse di una buona idea visto che la maggior parte dei vecchi album sono esauriti da anni. Mi risposero di essere interessati solo al materiale nuovo e al limite ad un DVD da abbinare al nuovo album come bonus per il ventesimo anniversario. Ma in quel momento non avevamo ancora il materiale sufficiente e così poi non se ne fece più niente. Mentre stavamo scrivendo i nuovi brani entrammo in contatto con delle etichette underground tedesche e con un fan di vecchia data della nostra band che lavorava per la Massacre Records. Noi eravamo liberi ed accettammo l’offerta di questa etichetta. Ma ci sono anche altre parti coinvolte, a partire dalla Gordeon Music che ha curato la promozione dell’album e che ha fornito il budget assieme alla Massacre per la registrazione in studio del nuovo album. E’ un piacere lavorare assieme alla Gordeon Music Promotions, abbiamo molte interviste in programma ed il feedback dell’album è positivo. Sembra che anche la Massacre Records stia facendo un buon lavoro”.

AVETE INIZIATO PIU’ DI 25 ANNI FA. COSA RICORDATE DEI PRIMI PERIODI? DOPO COSI’ TANTI ANNI COSA NE PENSATE DEL VOSTRO PRIMO DEMO E DEL DEBUT ALBUM? LI CONSIDERATE ANCORA A PIENO TITOLO PARTE DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA OPPURE OGGI NEL 2015 QUESTI LAVORI APPARTENGONO SEMPLICEMENTE AD UN LONTANO PASSATO?
“Ricordo tutto molto bene. Quando iniziammo negli Anni ’80 nessuno era interessato nel nostro stile, prima che esplodesse il black metal in Scandinavia. Registrammo un demo, ‘Dark Ritual’, era qualcosa di alternativo e di molto estremo rispetto alle band glam. Poco dopo il nostro chitarrista morì in un incidente stradale assieme ad un altro chitarrista con cui solitamente suonavo. Il batterista si suicidò. Il chitarrista rimasto alla fine se ne andò perchè non gli andava più quel genere. Egli mi aiutò fintanto che non trovai una nuova line-up. Ci finanziammo da soli il nostro debut Ep ‘Evil prevails’ e creammo una nostra etichetta chiamata Fallen Angel Records, nome preso da un brano del nostro primo demo. Con il primo EP il nostro nome circolò nell’underground. Venne realizzato con una diversa copertina dalla Rags Records per l’America del Sud, mentre tramite la Warmaster Records uscì come split LP. Ci finanziammo da soli anche per le registrazioni di ‘The Diabolic Serenades’, album fatto uscire per una label di nostri amici. Purtroppo uno di questi sparì dalla circolazione con tutti i nostri soldi. Non vogliamo far soldi con la musica e ci siamo fatti da soli, ma in quel periodo iniziale tutto quanto remava contro di noi. Le cose migliorarono una volta che il nostro nome circolò con più insistenza a livello internazionale. Ora è difficile anche se sei conosciuto perchè il mercato è cambiato, nessuno ti offre un budget per registrare un album, e tutti fanno il download della release invece di acquistarla. Non sono contro il download, ma essendo della vecchia guardia preferisco avere un CD tra le mie mani. E’ difficile che un gruppo underground riesca a sopravvivere. Quando il nostro nome inziò a circolare non mancarono gli atti sabotatori nei nostri confronti solo perchè non eravano politicamente corretti dato che criticavamo ogni forma religiosa fondamentalista. Anche la stampa ci denigrò, venimmo accusati di diffondere l’odio e di tante altre cose. I nostri primi lavori sono una parte importante della storia degli Ancient Rites e rappresentano un determinato periodo. Ascoltare musica di qualche decennio fa è sempre molto strano perchè tornano in mente tanti ricordi di gioventù. Credo ancora in ciò che abbiamo fatto in passato, ma bisogna guardare le cose sotto la luce di quel determinato periodo”.

IL TUO MODO DI CANTARE E’ MOLTO PARTICOLARE: SEMBRA UN SUSSURRARE, SPESSO I TESTI SEMBRANO PARLATI E NON CANTATI. MA QUESTO MODO E’ INCREDIBILMENTE EVOCATIVO E VA CONSIDERATO COME UN VOSTRO PUNTO DI FORZA. COM’E’ NATA L’IDEA DI QUESTO CANTATO COSI’ PARTICOLARE?
“Grazie. Credo che tu abbia capito il mio approccio alla musica molto bene. Talvolta vengo criticato per il mio stile, ma come dici tu correttamente io uso questa tecnica per evocare i mondi che descrivo. Visualizzo nella mia mente il senso del testo e cerco di trasmetterlo all’ascoltatore ignorando le regole standard che deve avere un cantato screaming o pulito. Mi piace essere un narratore che racconta gli eventi epici e drammatici che accadono nelle nostre storie. Quando registro le parti vocali faccio viaggiare la mente in una sorta di trance controllata. Mi isolo in una stanza con soltanto una piccola luce e mi metto ad evocare le parole che siano in armonia con la musica. In una critica dicevano che io avrei dovuto gridare su ogni frase per dare maggior enfasi ai testi, ma è una loro opinione. Io credo piuttosto che le parole controllate e chiare descrivano al meglio le visioni nella loro drammaticità, in altre parti invece grido o canto per accentuare ciò che sto descrivendo, ma voglio che le parole siano comprese e comprensibili. Non mi sono ispirato a nessuno e tu hai compreso il mondo degli Ancient Rites alla perfezione”.

VOLETE SPIEGARCI L’APPROCCIO CHE AVETE AVUTO STAVOLTA PER LA STESURA DEI TESTI? QUAL E’ PER ESEMPIO IL VOSTRO PUNTO DI VISTA QUANDO PARLATE DI UNA CITTA’ COME CARTAGINE?
“L’album attirerà gli ascoltatori in un viaggio che li porterà indietro nel tempo ed in mondi antichi. Ci sono dei concetti filosofici, che non vogliono insegnare niente a nessuno, ma possono offrire un’ispirazione per leggere l’album tra le righe. Per quanto riguarda ‘Carthago’ descriviamo la sua ascesa e caduta, la cultura, le invenzioni, ma anche quella che forse è stata la sua religione, il suo lato oscuro ovvero il sacrificio di esseri umani. Descrivo come il mondo ellenico e romano hanno osservato con diffidenza Cartagine e di come l’hanno descritta nei testi storici, ovviamente faziosi. Il mio punto di vista è neutrale, cerco solo di dare diverse luci alla civiltà cartaginese, fatti realmente accaduti e teorie ancora da dimostrare. Essendo europeo sarebbe in teoria più facile per me comprendere meglio la cultura romana, ma io non giudico nei miei testi. L’esercito cartaginese, ad esempio, aveva soldati che per massima parte non erano cartaginesi, ma nemici europei dei Romani, come ad esempio i Galli. Ed i Galli c’erano anche nelle forze ausiliarie romane. La faccenda non era così semplice, spesso la storia non è solamente bianca o nera. C’è stato un periodo in cui il mondo sembrava spaccato in due: uno sotto l’influenza cartaginese e l’altro sotto il comando romano. Da una parte c’era il stratega cartaginese Annibale, dall’altra c’era Scipione. Sono stato a visitare le rovine di Cartagine in pieno deserto su un cammello. Sono entrato in quel che resta del tempio di Baal, mi piace l’atmosfera dei posti antichi, come ad esempio l’Asia Minore”.

OLTRE ALLA MUSICA, QUALI SONO GLI ALTRI INTERESSI DEI MEMBRI DEGLI ANCIENT RITES? QUESTI VI INFLUENZANO NEL MODO DI SCRIVERE LA MUSICA ED I TESTI? SE SI’, IN CHE MODO?
“Non posso rispondere per gli altri. Tutti sono molto interessati alla musica, ma io esploro anche altri campi che influenzano il mio cantato ed il mio stile di scrivere i testi. Prima ti ho menzionato i miei viaggi, i luoghi storici ed i musei che ho visitato. Ho una libreria enorme che include anche scritti medievali. Ho lavorato per diverse compagnie free-lance di grafica e ho pubblicato alcuni lavori, in parte il nuovo artwork dell’album è opera mia. Questo è l’esempio di come altri miei interessi si combinano comunque con la passione per la musica e tornano utili per gli Ancient Rites. Tra qualche mese un mio romanzo a fumetti scritto tanto tempo fa verrà pubblicato assieme ad una compilation in supporto ad una fondazione per i bambini colpiti da tumore. La storia si basa su alcune figure e leggende del folklore medievale della città fiamminga di Ghent. Il tutto ha un tocco dark, ma non troppo estremo perchè il pubblico stavolta è molto ampio. Ho iniziato con il bianco e nero, poi ho tradotto i testi in inglese e alla fine ho colorato il romanzo, un dark thriller in stile film noir che si svolge in due periodi: nei tempi antichi e negli Anni ’80. Il romanzo si chiama ‘Devil’s Charm – The Ancient Curse’. Gli ingredienti sono la storia, gli omicidi irrisolti, organizzazioni occulte, il paganesimo, un tocco soprannaturale e un po’ di umorismo macabro. Ci sono diversi personaggi: c’è un ispettore di polizia che si chiama Van Roy, un cacciatore di nome Crazy Sid. C’è persino una parte che si svolge nella scena metal degli Anni ’80. Qualcuno che lesse il romanzo mi face osservare che tutte le cose da me scritte appena terminato il libro si avverarono e giocarono un ruolo nefasto ai danni della band. E’ un pensiero buffo, ad ogni modo un anno dopo la fine del romanzo fondai gli Ancient Rites. Tutto questo per dire come le forme d’arte che io pratico alla fine si combinano assieme. Faccio anche parte di due associazioni medievali. Far parte di queste associazioni è un modo per ricordare il proprio passato e soprattutto per mantenerlo vivo. Faccio anche parte di un gruppo storico e culturale molto legato alla runa Laguz, organizziamo rievocazioni storiche, ma anche viaggi nella natura. Il nostro stemma è la runa Laguz su un drakkar a simboleggiare il viaggio della mente e del corpo dipinto su una maglietta di color verde. Spero di poter avere più vite perchè il tempo a disposizione è sempre troppo poco in una vita soltanto”.

GRAZIE PER LA VOSTRA INCREDIBILE DISPONIBILITA’, SPERO DI POTERVI VEDERE DAL VIVO IN ITALIA E DI POTER ASCOLTARE A BREVE UN ALTRO NUOVO ALBUM!
“Grazie per questa interessante conversazione. Speriamo di tornare nel vostro paese, con il gruppo o come semplici turisti. I miei ricordi migliori li ho proprio dai miei viaggi in Italia, anche suonarci con gli Ancient Rites è sempre stato molto bello. Auguro a te e ai lettori di Metalitalia.com tutto il meglio. Alzo il bicchiere alla vostra salute!”.

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