ANCST – Decadenza perenne

Pubblicato il 06/04/2018 da

Nuove pubblicazioni a cadenza regolare e un’attività live sempre più frequente stanno lentamente portando gli Ancst fuori dai piani bassi del circuito underground. Il contratto con Lifeforce Records, etichetta affermata e affidabile, è stata quindi la cosiddetta ciliegina sulla torta per i ragazzi tedeschi, nati come progetto DIY da casa/studio e ora diventati una vera e propria band capace di scomodare paragoni importanti. Il nuovo album “Ghosts of the Timeless Void” ha espresso un irrobustimento nella loro formula black metal/hardcore, ma non sono venuti a mancare tutti gli elementi tipici della proposta, dalle melodie euforiche di matrice crust alle parentesi più cupe prettamente death-black. Ne parliamo in maniera approfondita con il frontman e membro fondatore Tom.

ASCOLTANDO “GHOSTS…” SI NOTA UNA CERTA EVOLUZIONE NEL SOUND DEGLI ANCST. LA PROPOSTA SI E’ APPESANTITA E IN CERTI BRANI SI SENTONO PERSINO ECHI DEL METAL-CORE DEGLI HEAVEN SHALL BURN. COME SIETE ARRIVATI A QUESTO RISULTATO?
– Si è trattata di un’evoluzione naturale. Non mi siedo mai a tavolino per pensare a come cambiare il nostro stile o a come fare prendere al gruppo una certa direzione. Tutto è accaduto in maniera spontanea. Non mi dispiace che vengano fatti dei paragoni con gli Heaven Shall Burn davanti al nuovo materiale: ha senso, visto che probabilmente abbiamo alcune influenze in comune e loro sono una band che abbiamo sempre seguito. Siamo cresciuti con gli Heaven Shall Burn e li abbiamo visti crescere in tutti questi anni.

PER LA PRIMA VOLTA NELLA CARRIERA, GLI ANCST HANNO UN VERO BATTERISTA. QUESTA NOVITA’ HA INFLUENZATO IL VOSTRO MODO DI COMPORRE?
– Non ancora, poichè quando Mihai si è unito al gruppo il 90% del disco era già stato composto. Abbiamo pensato ai brani con in mente la drum machine, ma credo che siamo comunque riusciti a fare un buon lavoro.

GLI ANCST VENGONO SPESSO DESCRITTI COME UN COLLETTIVO. CIO’ SIGNIFICA CHE NON POTETE CONTARE SU UNA FORMAZIONE STABILE E DEFINITA?
– Quella del collettivo è un’idea associabile soprattutto ai nostri inizi. In principio, Torsten e io formavano la line-up del gruppo, ma eravamo sempre pronti ad accogliere input esterni per confezionare la nostra musica. Con il passare del tempo siamo però diventati una band nel senso tradizionale del termine. Ogni tanto collaboriamo ancora con amici e turnisti, magari quando uno di noi ha altri impegni e non può seguire la band, ma oggi gli Ancst non sono più un collettivo.

TORNANDO A “GHOSTS…”, IL DISCO PRESENTA COMUNQUE IL VOSTRO ORMAI COLLAUDATO MIX DI CRUST D-BEAT, BLACK METAL E ALTRI GENERI ESTREMI. DA DOVE DERIVANO TUTTE QUESTE INFLUENZE?
– E’ una questione di socializzazione musicale. Sono cresciuto ascoltando metal estremo, ma poi sono entrato in contatto con l’hardcore. Gli Ancst possono essere visti come la conseguenza di ciò. Come tu stesso hai detto, puoi sentire un po’ di Heaven Shall Burn nella nostra musica, assieme a parti che potrebbero ricordare altre vecchie metal-core band, quando il genere non era solo mosh e tagli di capelli strani. Poi c’è un pizzico di emo crust spagnolo, un po’ di scramz, crust svedese, death e black metal anni Novanta, hardcore-metal. Tutto questo finisce negli Ancst e forma il nostro suono. Ho sempre amato le crossover band capaci di unire i mondi metal e punk.

TANTI ARTISTI IMPIEGANO DEL TEMPO PRIMA DI TROVARE UN LORO STILE, TRASCORRENDO ANNI A PROVARE E MAGARI AD EMULARE REALTA’ GIA’ AFFERMATE. TU COME SEI ARRIVATO A DEFINIRE IL PROGETTO ANCST?
– Sono cresciuto in periferia e il primo gruppo in cui ho suonato era una sorta di alternative rock band perchè non avevo trovato nessuno che amasse sonorità più estreme. La band faceva schifo, però avevamo una sala prove nella quale poter suonare al massimo del volume. Da solo mi sono poi cimentato nell’indie-pop: suonavo nella mia stanza e quello era uno stile che non dava troppo fastidio nel resto della casa. Quel progetto mi ha dato modo di fare esperienza con il processo di home recording, una cosa di vitale importanza se penso a quanto faccio oggi. Quindi ho suonato in una goth metal band, in una tech metal band e in una metal-core band, sino ad arrivare in questa folle grindcore band chiamata Call Me Betty, la quale mi ha fatto entrare definitivamente nel mondo DIY. In quel momento ho iniziato a fissare i miei concerti, a disegnare e stampare il mio merch e a pubblicare i lavori sulla mia etichetta. Si è anche trattato del primo gruppo con cui sono riuscito ad andare in tour. In seguito ho fondato gli Henry Fonda, una powerviolence band, e gli Afterlife Kids, un progetto con cui mescolavo emoviolence e mosh hardcore anni Novanta. I Fonda esistono ancora e hanno oggi una discografia piuttosto vasta che va da tracce di low-fi grind/powerviolence di dieci secondi a un più maturo metallic hardcore/grindcore nelle ultime uscite. Entrambe queste band hanno suonato molto dal vivo. Insomma, questa sorta di carriera è stata importante perchè mi ha dato modo di imparare tante cose nuove e di aprire diverse porte. All’inizio ero incapace di suonare e cantare bene allo stesso tempo, tanto che non riuscivo nemmeno a suonare cover di brani che amavo. Poi con la pratica e con la routine le cose sono migliorate. Tutti partiamo dal nulla, ma una volta entrati nel processo non si finisce mai di imparare.

IL POSTO IN CUI SEI CRESCIUTO HA MAI INFLUENZATO IL TUO MODO DI SUONARE E DI PORTI?
– Sì, assolutamente. Vivo in una grande città senza personalità e ciò influisce sul mio stile di vita. Tutti attorno a me sembrano pazzi e questa cosa esercita un’influenza su di me. Il degrado urbano influenza chiunque. E’ un fattore importante in tema di ispirazione. Non posso cantare della bellezza della natura quando attorno a me vedo solo cemento e colonne di umani sopra di esso. Parlo anche di questo nei miei testi e credo che l’intero sound risenta dell’ambiente in cui viene concepito.

DI COSA PARLA “GHOSTS…”, NELLO SPECIFICO?
– “Ghosts…” non è un concept album; si tratta piuttosto di una raccolta di vari argomenti. Scrivo soprattutto di riflessioni emotive personali e le mescolo con della critica sociale. Persone che si alienano a vicenda, tecnologia che mortifica certi progressi sociali, io che mi sento isolato in una città in cui vivono milioni di persone e così via. Vi è molto di personale, ma credo che le parole possano venire condivise anche da altri, dato che so che non sono il solo a pensarla in questa maniera. Poi vi sono dei testi di matrice politica: analizzo ciò che accade nel mondo, vedi l’Europa e l’aumento di sentimenti razzisti. Per me è importante parlare di questi argomenti. Gli Ancst sono una valvola di sfogo, un modo per incanalare la mia frustrazione. Certe persone vanno in analisi, io compongo canzoni.

PENSI CHE I VALORI DEL METAL E DELL’HARDCORE SIANO CAMBIATI RISPETTO AGLI ANNI ’80 E ’90?
– Non posso esprimermi con assoluta certezza perchè posso solo ricordarmi della seconda metà degli anni Novanta. Tuttavia, basandomi su quanto ho letto e imparato nel tempo, direi che entrambi i generi erano due cose molto diverse all’epoca. Il metal in generale è sempre stato più mainstream ed è riuscito ad attrarre vari tipi di persone, mentre l’hardcore, venendo dal punk, è sempre stato considerato una sorta di outsider, qualcosa di più critico e pericoloso. Non voglio dire che il metal non avesse elementi di destabilizzazione – sarebbe una enorme inesattezza, soprattutto pensando all’impatto sul mondo musicale che hanno avuto i primi gruppi metal – ma nel complesso non aveva sempre a cuore un forte aspetto critico. Detto questo, penso che il metal sia passato dall’essere scioccante al diventare qualcosa di più codificato e accettato. L’hardcore, dal canto suo, ha preso due direzioni diverse: le scene underground e DIY sono diventate sempre più estreme con concetti come veganismo, straight edge, hardline, Islamismo, anarchismo, ecc. L’hardcore più accessibile è invece diventato più mainstream e stantio. Non so dire molto sul metal underground, visto che l’ho sempre trovato mai troppo lontano dalla sua controparte mainstream. Parlo sostanzialmente di commercializzazione. E’ facile che qualcosa diventi noiosa e poco seria quando vi è un grande business dietro di essa che propende per uniformità e affidabilità. Per me non dovrebbe esserci spazio per queste cose nel metal e nell’hardcore. Guarda cosa è accaduto alla techno, all’hip-hop, al rock, ecc. Oggi comunque la gente ha valori diversi e tutto è mischiato. Puoi incontrare vegan straight edge hardcore kid con idee omofobe così come dei black metaller fissati con ecologia e primitivismo.

LA DISCOGRAFIA DEGLI ANCST E’ GIA’ PIUTTOSTO VASTA, NONOSTANTE SINORA ABBIATE RILASCIATO SOLO DUE FULL-LENGTH. PERCHE’ AMATE COSI’ TANTO GLI SPLIT E GLI EP?
– E’ la conseguenza dell’essere molto coinvolti nella scena DIY e di poter registrare a casa. Quando gestisci la tua label, conosci le dinamiche della stampa dei dischi e registri senza l’aiuto di produttori esterni, è facile confezionare e pubblicare nuove uscite. Se invece non hai esperienza con queste pratiche probabilmente finirai per rilasciare meno materiale. Sono inoltre sempre stato un grande fan di EP e split. Sono formati che trovo particolarmente azzeccati. Nel mondo punk e hardcore sono la normalità perchè i brani tendono ad essere brevi e non vi è sempre la necessità di stampare su LP. Gli split sono poi sempre un bel modo per scoprire nuove band. Ho un debole per questo tipo di formati.

NEGLI ANNI SIETE ANCHE DIVENTATI UNA LIVE BAND. PENSI CHE SIA IMPORTANTE PER UNA BAND METTERSI IN GIOCO ANCHE SU UN PALCO?
– Sì, assolutamente. E’ divertente e se vuoi davvero importi con la tua bamd devi suonare regolarmente. Personalmente adoro andare in tour e girare con i miei amici, suonando davanti a persone che spesso apprezzano davvero ciò che stiamo proponendo.

QUALI IMPEGNI AVETE PER IL 2018, PER CONCLUDERE?
– Oltre a “Ghosts of the Timeless Void” abbiamo appena fatto uscire uno split 7″ con i Depravation. A breve saremo in tour in Europa, ma stiamo anche lavorando ad una compilation e ad un altro split. Inoltre, “In Turmoil”, la compilation con tutto il nostro materiale degli inizi, tornerà presto nuovamente disponibile in vinile. C’è altro in cantiere, ma annunceremo a tempo debito.

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